Ti do la mia parola


Sono emozionata. Oggi esce il mio ultimo libro Ti do la mia parola, dedicato a mia figlia Giulia che compie 37 anni. Lo considero un testamento spirituale. A 73 anni arriva il momento del bilancio vita. Lascio a chi vorrà mantenere un mio ricordo, acquistando il libro, la mia parola, anzi i miei giochi di parole.

Grazie al mio editore Ferdinando De Martino di L’Infernale Edizioni, a Fabrizio Caramagna che ha scritto la prefazione, a Virago347 che mi ha regalato la copertina, a Claudio Rosa De Martino, l’editor. E grazie a quei lettori e a quelle lettrici che vorranno leggermi.

Ti do la mia parola di Rosanna Marani https://www.amazon.it/dp/169447237X/ref=cm_sw_r_tw_dp_U_x_hjYKDbZ521JWA di @amazon

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Dal pallone all’aforisma – TI DO LA MIA PAROLA – di Rosanna Marani
 
Dopo la precedente uscita di Po(s)sesso, la raccolta poetica di Rosanna Marani, la Regina del pallone, l’apripista del giornalismo sportivo ritorna sulle scene con TI DO LA MIA PAROLA.
 
In questo nuovo libro Rosanna Marani affronta la pagina con aforismi e pensieri frammentati, autoconclusivi e filosofici grazie ai quali prova a dare, appunto, la sua parola.
 
Il tutto nasce dall’esigenza di regalare a Giulia, figlia dell’autrice, un qualcosa di realmente importante e significativo. Cosa può esserci di più intimo e viscerale della parola di uno scrittore, donata così ad una persona?
 
Un regalo non solo per la figlia, quindi, ma anche per tutti i fan della scrittrice che ha conquistato pubblico e critica con la precedente raccolta poetica. In molti chiedevano a gran voce un libro di aforismi e da amanti del sito personale della scrittrice e delle sue pagine social abbiamo deciso di lavorare con lei a questo progetto che è uscito il 1° ottobre su Amazon.
 
Se amate l’arguzia del pensiero e l’irriverenza di una penna maliziosa… non dovrete fare altro che comprare il nuovo libro di Rosanna Marani: TI DO LA MIA PAROLA.

RASSEGNA STAMPA

TPI

Ti do la mia parola, il nuovo libro di Rosanna Marani è un regalo per la figlia Giulia

La giornalista Rosanna Marani ha deciso di dedicare a sua figlia il suo nuovo libro di aforismi

Rosanna Marani, Ti do la mia parola: il nuovo libro della Regina del Pallone

Rosanna Marani torna in libreria con “Ti do la mia parola”, un libro che tratta di aforismi e pensieri frammentati, autoconclusivi e filosofici grazie ai quali prova a dare la sua parola.

Rosanna l’ha definito un testamento spirituale, un regalo a sua figlia che compie 37 anni.

Dopo la precedente raccolta poetica “Po(s)sesso” uscita nel 2017, la Marani torna in libreria con l’esigenza di regalare alla sua figlia autrice, Giulia, qualcosa di importante e significativo.

Cosa può esserci di più intimo e viscerale della parola di uno scrittore, donata così ad una persona?

Un regalo, “Ti do la mia parola”, non soltanto per la figlia ma anche per quei lettori affezionati alla Marani che ha conquistato pubblico e critica con la precedente raccolta poetica.

“Ti do la mia parola” è arrivato su Amazon il primo ottobre 2019.

Per acquistare il libro, potete visitare qui la pagina Amazon.

Rosanna Marani, dalla Gazzetta dello Sport alla libreria

Chi non conosce Rosanna Marani, deve sapere che è una giornalista e conduttrice televisiva. Conosciuta anche come la Regina del Pallone, Rosanna si è affermata nel mondo del giornalismo collaborando nel 1973 con la Gazzetta dello sport intervistando Gianni Rivera.

Rosanna Marani è stata la prima donna a diventare giornalista professionista sportiva nel 1976 e anche la prima a condurre una trasmissione sportiva in tv (Bar Sport). E da qui ha poi proseguito la carriera in televisione.

Nel 2013 ha pubblicato la lirica “Veglia”, aggiudicandosi la seconda edizione del Premio “Alda Merini” di Poesia.

Del suo nuovo libro, “Ti do la mia parola”, la Marani ha dichiarato: “A 73 anni arriva il momento del bilancio vita. Lascio a chi vorrà mantenere un mio ricordo, acquistando il libro, la mia parola, anzi i miei giochi di parole”.

Infine, i ringraziamenti: “Grazie al mio editore Ferdinando De Martino di L’Infernale Edizioni, a Fabrizio Caramagna che ha scritto la prefazione, a Virago347 che mi ha regalato la copertina, a Claudio Rosa De Martino, l’editor. E grazie a quei lettori e a quelle lettrici che vorranno leggermi”.

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Cinquew News

ottobre 02, 2019

Cinquew News: Cosa può esserci di più intimo della parola donata di una scrittrice? Leggere il libro di Rosanna Marani

MILANO – Dal pallone all’aforisma – Ti do la mia parola – di Rosanna Marani. Dopo la precedente uscita di Po(s)sesso, la raccolta poetica di Marani, la Regina del pallone, l’apripista del giornalismo sportivo ritorna sulle scene con questo nuovo libro.

In questo nuovo lavoro editoriale Marani affronta la pagina con aforismi e pensieri frammentati, autoconclusivi e filosofici grazie ai quali prova a dare, appunto, la sua parola. Il tutto nasce dall’esigenza di regalare a Giulia, figlia dell’autrice, un qualcosa di realmente importante e significativo.

Cosa può esserci di più intimo e viscerale della parola di uno scrittore, donata così a una persona? Un regalo non solo per la figlia, quindi, ma anche per tutti i fan della Signora della Tv che ha conquistato pubblico e critica con la precedente raccolta poetica. In molti chiedevano a gran voce un libro di aforismi e gli amanti del sito personale della scrittrice e delle sue pagine social hanno deciso di lavorare con lei a questo progetto che è uscito il 1°ottobre 2019 su Amazon.

Se amate l’arguzia del pensiero e l’irriverenza di una penna maliziosa… non dovrete fare altro che entrare nel nuovo libro di Rosanna Marani: Ti do la mia parola (I. Edizioni).

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La Gazzetta dello Spettacolo

Ti do la mia parola, di Rosanna Marani

Dopo la precedente uscita di Po(s)sesso, la raccolta poetica di Rosanna Marani, la Regina del pallone, l’apripista del giornalismo sportivo ritorna sulle scene con Ti do la mia parola.

In questo nuovo libro Rosanna Marani affronta la pagina con aforismi e pensieri frammentati, autoconclusivi e filosofici grazie ai quali prova a dare, appunto, la sua parola.

Il tutto nasce dall’esigenza di regalare a Giulia, figlia dell’autrice, un qualcosa di realmente importante e significativo.

Cosa può esserci di più intimo e viscerale della parola di uno scrittore, donata così ad una persona?

Un regalo non solo per la figlia, quindi, ma anche per tutti i fan della scrittrice che ha conquistato pubblico e critica con la precedente raccolta poetica.

In molti chiedevano a gran voce un nuovo progetto ma soprattutto un libro di aforismi, per cui se amate l’arguzia del pensiero e l’irriverenza di una penna maliziosa… questo è il libro che fa per voi.

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Lo dice  L’Infernale Edizioni, il mio editore. Che sia di parte?

361 MAGAZINE

29 OTTOBRE – Lifestyle

Rosanna Marani dedica un libro alla figlia: “Ti do la mia parola”

La giornalista Rosanna Marani ha deciso di dedicare a sua figlia il suo nuovo libro di aforismi

Rosanna Marani, giornalista e conduttrice televisiva torna in libreria con “Ti do la mia parola”. Il libro di aforismi è dedicato a sua figlia Giulia, sulla soglia dei 37 anni ed è disponibile su ‘Amazon’. “È un testamento spirituale” ha affermato l’autrice. Pensieri frammentati, riflessioni e tanto cuore. Un regalo, non solo per Giulia, da custodire gelosamente. Dopo la raccolta poetica “Po (s)sesso” uscita nel 2017, arriva una dedica intima e autentica.

Rosanna Marani ha iniziato la sua brillante carriera nel mondo del giornalismo sportivo, collaborando nel 1973 con la Gazzetta dello sport, intervistando Gianni Rivera. È stata la prima donna a diventare giornalista professionista sportiva nel 1976 e anche la prima a condurre una trasmissione sportiva in tv, ‘Bar Sport’. Da quel momento l’amore per la televisione l’ha accompagnata per tutta la sua vita. Non a caso è stata definita la Regina del Pallone.

“A 73 anni arriva il momento del bilancio vita. Lascio a chi vorrà mantenere un mio ricordo, acquistando il libro, la mia parola, anzi i miei giochi di parole”.

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Il Fatto Quotidano

Ancora grazie a Ricky Farina. È stato un bellissimo incontro il nostro

  Ricky Farina Filmmaker e aforista

SOCIETÀ- 7 NOVEMBRE 2019

L’aforisma è l’arte dell’incontro. E con Rosanna Marani gioco sull’orlo del precipizio

La vita è l’arte dell’incontro, ma anche l’aforisma non scherza. Grazie alla mia passione per gli aforismi di recente ho conosciuto Rosanna Marani, scrittrice di aforismi, poetessa, giornalista. Ci siamo capiti al volo, e siamo precipitati in un’amicizia labirintica fatta di orizzonti di parole, riflessioni sul filo del rasoio e paradossi danzanti. Ho sentito in lei la voglia di giocare, giocare con la vita, con le parole, con i sentimenti, senza fare male a niente e nessuno, tranne che alla banalità e alle convenzioni che riducono l’esistenza a un rantolo burocratico.

Rosanna è stata la pioniera del giornalismo sportivo femminile, la prima donna a scrivere di calcio sulla mitica Gazzetta dello Sport, ha conosciuto tutti ma proprio tutti, e aveva l’ammirazione di Gianni Brera, tanto per fare un nome, e basti questo. Adesso è una bella donna di 73 anni che vive in un appartamento elegante, con la sua gatta e i suoi ricordi, una maglietta di Maradona all’entrata, con autografo e dedica speciale, la targa del premio Alda Merini, l’Ambrogino d’oro, le foto dei suoi amori e dei suoi figli e una testa piena di aforismi zampillanti, con la quale esercita la sua intelligenza e la sua ironia.

Donna forte, volitiva, lottatrice, femminista, combattente, animalista, vegetariana, passionale, di classe, leale e letale, nel senso che la senti sempre pronta a fulminare con un gioco di parole la nostra eventuale stupidità. L’aforisma ci unisce, il pensiero asistematico e guizzante, siamo due spadaccini dell’intuizione, così io affondo con un “Dio è autistico: vive in un mondo tutto suo” e lei risponde con “Boria: parole al vanto”. Allora io le faccio un fendente con “La donna è l’unico enigma penetrabile” e lei mi prende in controtempo con “Felicità: fare il tutto esaudito”. Non pago tento un assalto con “La principessa daltonica non si accorse che il principe era azzurro” e lei mi colpisce al petto con una botta dritta che suona così: “Ci sono uomini tutti di un pezzo e altri tutti di un prezzo”.

Insomma, avrete capito che ci piace giocare, anche sull’orlo del precipizio, siamo dei sarti della vertigine. Rosanna mi è simpatica, per questo le ho fatto un film ritratto e le ho offerto pure un margarita, con il sale da mettere sulle nostre ferite, perché il dolore non sia mai insipido, e nemmeno la vita. Come dice Rosanna: “Invecchiare non è rassegnarsi, ma evolversi buttando a mare la zavorra del superfluo e lasciare galleggiare l’incanto dell’essenziale”.

Il libro di aforismi di Rosanna, dedicato all’incantevole figlia, si chiama Ti do la mia parola, e io vi do la mia parola che ne vale la pena, per un motivo semplice: gli aforismi rendono più intelligenti.

 

ROSANNA https://youtu.be/5OxM0iCBTXk di @YouTube

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https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/07/laforisma-e-larte-dellincontro-e-con-rosanna-marani-gioco-sullorlo-del-precipizio/5545906/

Funweek

Grazie a Vittorio Lussana per questa scoppiettante intervista.

PEOPLE

Intervista a Rosanna Marani: “Un aforisma vi seppellirà”

Una gran donna e una collega meravigliosa, di primissimo livello, che di recente ha dato alle stampe un libro […]

di VITTORIO LUSSANA – 15 Novembre 2019

Una gran donna e una collega meravigliosa, di primissimo livello, che di recente ha dato alle stampe un libro di aforismi a dir poco geniali nel tratteggiare una società, quella italiana, sempre più immersa tra i paradossi dell’assurdo

Rosanna Marani è stata la prima giornalista ad affermarsi in un settore per lungo tempo precluso alle donne: quello del giornalismo sportivo. Dopo di lei, nulla fu più come prima. Io stesso, all’inizio del mio percorso professionale, frequentavo redazioni in cui la presenza femminile era ridotta al minimo, o relegata in settori specifici, come il costume o la moda. Ma nel breve volgere di qualche lustro, anche le redazioni romane si riempirono di ragazze pronte ad affrontare il mondo. Un merito indiscutibile, un coraggio senza pari, che l’hanno vista recentemente insignita del prestigioso ‘Ambrogino d’oro’. Senza dimenticare, ovviamente, l’onorificenza ricevuta antecedentemente di ‘Cavaliere dell’ordine al Merito della Repubblica italiana: “Per avere aperto la strada alle donne ad una professione, quella del giornalismo sportivo, a loro preclusa prima del suo avvento”.

L’amore per la nostra professione l’ha via via portata a condurre trasmissioni televisive seguitissime, in cui ha incontrato e intervistato tutti i più grandi campioni dello sport italiano e internazionale. Una carriera costellata di scoop meritatissimi, voluti e realizzati con grande tenacia e professionalità. Il suo lavoro e la sua firma hanno a lungo dato lustro a giornali importanti, come la ‘Gazzetta dello sport’ – la mitica ‘rosa’ – il ‘Giornale d’Italia’ e il ‘Resto del Carlino’, prima di vederla inoltrarsi in un mondo, quello dell’informazione televisiva, che negli anni ’80 del secolo scorso era ancora nella sua fase embrionale di sviluppo. Come nel caso di ‘Telemilano’, la prima rete televisiva della Fininvest. Un monumento del giornalismo italiano e un’eccellente ‘inviata’, che riusciva sempre a intervistare – a ‘portare a casa’, come si dice nelle redazioni ‘vere’ – chiunque, anche chi proprio non voleva ‘parlare’, come Gianni Rivera, oppure era considerato un personaggio difficilissimo da raggiungere come Rosa Bossi, la mamma di Silvio Belusconi.

Un ‘pezzo di Storia’ del nostro giornalismo, che di recente ha riscoperto il valore della parola e della poesia. Già nel 2013 ha pubblicato una lirica, intitolata ‘Veglia’, che ha vinto la seconda edizione del premio di poesia ‘Alda Merini’. E adesso questo nuovo libro di aforismi, intitolato ‘Ti do la mia parola’ (L’Infernale edizioni), in cui si è scatenata in una serie di calembours e giochi di parole illuminanti e geniali, a dimostrazione di uno ‘spirito’ creativo di primissimo livello. Perché quando Rosanna si mette in testa di fare qualcosa, lo fa sempre al meglio, con una grinta e una professionalità che, oggi, non troviamo più da nessuna parte. Ma proprio da nessuna parte…

Rosanna Marani, prima di ‘infilarci’ in una gara di aforismi, vorrei parlare dalla tua gatta, molto simile alla mia, per chiarire ai lettori cosa significa incontrare un amore così puro: quello di un animaletto affettuoso, pulitissimo, che non fa il ‘territorio’ come nel caso dei felini maschi: confermi?

”Confermo. Poppy, la mia coinquilina tricolore e bipolare, mi permete di assistere a uno spettacolo continuo e quotidiano: la pura essenza dell’animalità. Solo nello sguardo di un animale si può leggere la lealtà, poiché un animale è puro, non avendo il pregiudizio di sé”.

Perché un libro di aforismi?

”Mia figlia Giulia mi domandò, un giorno in cui era particolarmente riflessiva, di pensare a lei, giacché immaginava si sarebbe sentita sola, senza alcuno da interrogare e da cui ricevere risposte per le sue domande, dopo il mio… ‘trapasso’. Le chiesi, perciò, a quali domande avrei dovuto rispondere fino a che fossi stata in tempo. Lei replicò: ‘Risposte sulla vita, mamma’. Ecco, diciamo che, con queste riflessioni, con questi aforismi, con questi calembours, con questi giochi di parole, le sto lasciando un prontuario post mia dipartita, sperando di accontentarla”.

Ma non siamo già assediati da forme di sintesi che non spiegano nulla e tendono a semplificare la complessità del mondo di oggi?

”Oggi, più che altro siamo assediati da un muro di parole ‘vagolanti’ nel disordine, sia di grammatica, sia di contenuto: altro che sintesi! Parole ignoranti e martellanti, che dicono nulla e che diventano slogan di facile apprendimento. Pochi, pochissimi ormai, si occupano della curanza della parola stessa. Nella società della fretta, della superficie, l’aforisma, come una freccia, colpisce e svela il cuore del pensiero per coloro che sono golosi di sapere. Credo che la parola sia un amo, il pensiero la lenza e l’emozione la preda. E sono convinta che la parola esprima il nostro pensiero; che il nostro pensiero esprima il nostro essere; che il nostro essere esprima la nostra sensibilità; che la nostra sensibilità esprima il nostro sentimento; che il nostro sentimento esprima il nostro stile. Dunque, il nostro stile esprime la nostra parola. Siamo circondati da inetti e ignoranti, da imbecilli della peggior specie, da autentici analfabeti. Ciò che loro non capiscono, poiché privi di intelligenza emotiva, di profondità di pensiero e di ricchezza di linguaggio, è un attentato alla propria mediocrità. Sono confusi, irritati, in quanto fugge loro il significato intrinseco della parola stessa. Allora aggrediscono verbalmente, per farci sapere che, se non l’hanno capita loro, la riflessione non vale un acca, per far tornare rasoterra, ovvero la loro dimensione, qualsiasi volo pindarico”.

Quindi, secondo te, l’aforisma è una sintesi logica dotata di sostanza, mentre il propagandismo politico di oggi non ne ha?

”Dici bene: propaganda. E per la propagando occorrono non militanti, ma ‘militonti’: questo penso. Sarebbe auspicabile riappropriarsi del linguaggio e della sua valenza. Oggi, si usa una minima varietà di vocaboli. Vanno per la maggiore: truffatore, turlupinatore, bugiardo, frodatore, corruttore, corrotto, ladro, spergiuro. La parola assume una responsabilità etica, nella profondità del suo significato. E se chi la proferisce ne carpisce il significato, ma non lo onora poiché ne abusa, commette già peccato di amoralità. Infatti, è la parola stessa che definisce qualsivoglia funzione e l’associa alla sua precipua etica. Sacerdote a carità, politico a onestà, per esempio. Quando il sacerdote si corrompe, quando il politico si corrompe, corrompe la parola stessa e la sua funzione, delegando alla propria furbizia meschina il suo non valore, deprivandola, appunto, della sua responsabilità etica”.

Siamo forse tornati al ‘sinistrese’, alle parole utilizzate come ‘gusci vuoti’?

”I confini del nostro mondo sono i limiti del nostro linguaggio. E parlare senza assumersi la responsabilità del significato della parola che si pronuncia, è mera esibizione di sterile vaniloquio, che inficia ogni nostro rapporto civile e sociale. La conseguenza è il diffondere e far radicare un pensiero ignobile, povero di contenuti, che si manifesta con il linguaggio ignobile, scarno di vocaboli, che conduce all’azione ignobile, priva di morale”.

Dio esiste, ma ha una colpa ben precisa: arriva sempre in ritardo. È un mio aforisma: cosa ne pensi? Ho talento? Posso migliorare?

”Oh, sì! Basta, per me, applicarsi alla lettura dei quotidiani: il giro dell’immondo in 80 minuti, fonte perenne di ispirazione”.

Sei femminista, animalista e vegetariana: a destra potrebbero pensare che sei una ‘radical chic’, è così?

”Non so se sono ‘radical’, né se sono ‘chic’. So che le etichette si mettono ai barattoli non alle persone. So di essere il risultato di addizioni, di attimi, di sottrazioni, di errori, di moltiplicazioni, di illusioni, di divisioni, di emozioni. Godo della libertà di essere me stessa come frutto della disobbedienza agli schemi imposti, della ribellione all’ipocrisia dei vincoli, consapevole di aver corso il rischio di averla, la libertà, come sola compagna, al tramonto della mia vita. E sono certa che la libertà individuale si ottenga raggiungendo un buon stato di asocialità personale”.

La maglietta di Maradona: ce la spieghi? Una sorta di cimelio del più grande talento calcistico di tutti i tempi?

Per i miei 70 anni, Diego Armando Maradona ha voluto farmi un regalo speciale: la sua maglia. E me l’ha fatta recapitare con la sua dedica. Lo intervistai per Tmc, travestendolo da Babbo Natale. E quella intervista fu ripresa da mezzo mondo. Si prestò gratuitamente e volle, per compenso, solo il costume rosso”.

Però non hai visto chi e cos’era, in campo, Paulo Roberto Falcao: l’intelligenza al potere…

”Certo che l’ho visto: apprezzato e intervistato”.

Non ti pare che esistano, in Italia, numerosi ed eccessivi problemi antropologico-culturali?

”Stiamo vivendo un periodo orrendo, o almeno questa è la mia percezione. In fondo alla luce c’è un tunnel da percorrere. Siamo immersi nella rete, risucchiati anima e corpo. Costantemente connessi alla solitudine virtuale e perennemente disconnessi dalla nostra presenza reale. Viviamo vite immaginarie e immaginifiche. E la rete è spesso, troppo spesso, tale a un teatro di periferia, dove si esibiscono ‘guitti’ senz’arte né parte, che interpretano, giulivi e beoti, la squallida rappresentazione della loro meschinità. ‘Postano’ notizie false, tese soltanto a reiterare la grettezza e la pochezza dell’umanità in innumerevoli, compulsive, condivisioni di fradiciume di un pensiero nemmeno originale, ma scopiazzato l’uno dall’altro, per dimostrare di esistere, accodandosi alla vigliaccheria di una tremenda ‘catena sporca’ di senso di vita. Manca, a costoro, scimuniti tra i più scimuniti, il pavimento della cultura, della sensibilità, del raziocinio e della responsabilità di appartenere al consesso umano. Ma invece di ‘picconare’ la terra e pavimentarla con pensieri che siano pensieri e non sputi di parole, camminano sul tetto sconnesso dell’ignoranza, completamente fieri di sé. Il risultato è che la società si ritrova allo sbando. Non offre esempi di modelli morali. La crisi economica, lo spettacolo da basso impero offerto dai politicanti, l’abbrutimento dell’estetica della coscienza e il degrado dei costumi suscitano, sommuovono, aizzano solo i bassi istinti. E così i più deboli e indifesi sono massacrati, anche fisicamente. Mogli, bambini, animali: non c’è differenza alcuna, tra le vittime. Creature che non sanno difendersi, che non hanno antidoto alla rabbia di quei bruti. ‘Feccia’, poiché individui o uomini non possono essere chiamati, che sanno, inoltre, di poter farla franca. Tutto parte dall’esilio della cultura: è la cultura il ‘diaframma’ che separa il bene dal male. Il bene, ovvero la bontà, nasce dalla bellezza. E la bellezza è, di per se stessa, etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo, sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura, che è bontà, che è bellezza, che è etica. Ma la vita, oggi, vale solo per chi ha quattrini, al fine di acquistarla. Già: la vita, oggi, noi l’abbiamo messa in saldo”.

E stata la ‘rete’ a farci approdare a tutto questo?

“Credo sia così. La ‘rete’ permette anche al ‘cretino’ di fare carriera. Quando si esprime abborracciando l’aborto di pensiero con senso sgrammaticato e incompiuto, egli è ai ceppi di partenza. Ascende a un gradino, quello dell’imbecille, quando tenta di spiegarsi. E assurge alla vetta, quella dell’idiozia, quando si azzarda a rispondere. Il cretino non si accontenta mai: vuole la conferma della sua oscurità intellettiva esibendosi in un triplo salto mortale, poiché inconsapevole di non poter far di conto sulla rete del pudore e sul paracadute dell’intelligenza. La rete, che offre asilo gratuito a tutti, anche a coloro che nulla hanno da dire e lo dicono malissimo, ha mostrato, ancora una volta, il peggio del peggio di noi stessi. Lo squallore del non pensiero di chi fomenta l’odio, di chi solletica gli istinti stercorari della massa: solo un groviglio di tubi digerenti inneggianti al razzismo, allo sfregio della morte, che è silenzio e dolore, dimostrando un livore arrogante, pretestuoso e presuntuoso, come brandello di un ‘Io’ che non esiste, esibito ad alibi che dimostra e mostra la propria meschina, inutile, vita. Sono la prova evidente di una mia riflessione: c’è chi ci mette la faccia e c’è chi ci mette la feccia. A loro, il mio dispregio più totale, per quello che importa”.

Un ultimo aforisma, a cui vorrei che rispondessi per le rime: l’Italia è una cinquecento ‘scassata’ dotata, tuttavia, di freni potentissimi…

“L’Italia s’è destra! Oggi, il degrado alberga nell’inciviltà della maleducazione dell’uomo, che sia cittadino o che sia governante. Accomunati dalla volgarità del loro comportamento, sia individuale, sia collettivo. Ergo, la massa acefala è paragonabile alla casta politica nullafacente. Il degrado è deteriorata disarmonia, è arrogante disordine, è abominevole incuria dell’anima genetica e sociale. Il problema della politica è che, oggi, abbiamo una sinistra ‘ambidestra’ e una destra ‘sinistrorsa’. E tutte e due usano entrambe le mani per distruggere le speranze del nostro Paese. Si fanno sentire a mano a mano che si avvicinano le elezioni, hanno la mano pesante per imporre le loro arroganti tasse, hanno le mani in pasta per spartirsi le prebende, hanno le mani lunghe per afferrare le bustarelle. Se ne stanno con le mani in mano spesso e volentieri di fronte ai nostri problemi urgenti e fondamentali di sopravvivenza. Non danno una mano ai cittadini, formano spesso Partiti e movimenti di seconda mano, sono abilissimi nel far man bassa di ogni valore democratico, mettono le mani avanti quando sono ‘beccati’ con le mani nel sacco o si fanno prendere dal delirio di onnipotenza. Vengono alle mani tra di loro per affermare una presunta supremazia e danno, con la loro inettitudine, l’ultima spinta al compimento del degrado dell’Italia, incapaci di cedere la mano alla democrazia. E nonostante se ne lavino le mani, non riescono a mantenere le mani pulite. Noi cittadini siamo fuori mano dal loro percorso e col cuore in mano, possiamo solo mandarli a ‘quel paese’, mentre ci mangiamo le mani per la rabbia o ci mettiamo le mani nei capelli per la disperazione. E ci chiediamo, sconsolati ma non arresi, rivolgendoci al cielo: ‘Ehi, da lassù, che ce la date una mano?’ Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà mai. Solo tramonto per i nostri giovani, che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze. Dunque, è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta; dunque, è quella pratica che ci si attende dai media liberi; dunque, è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica ciò che indirizza la morale dei cittadini. Insomma, uno ‘specchio’ in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti, che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune, sia dalla equità e dalla giustizia nell’applicazione delle leggi, riflette a sua volta il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi; la morale, invece, è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che l’emulazione della mediocrità, esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi derubato”.

Insomma, siamo di fronte a un vero e proprio ‘tracollo’ sociale?

“E’ sotto gli occhi di tutti. Io non posso dimenticare le colpe dei  media che ci vengono propinati. Giustappunto i reality, le isole, i grandi fratelli e la rete. Persa la ‘buona scuola’, latitante la ‘buona famiglia’, scomparsa la ‘buona società’, rinnegata la nostra ‘buona politica’, la nostra maestra analfabeta resta la maleducazione. Oggi, vige il niente e nel niente: ci si annulla. Noi esseri umani abbiamo perduto la nostra unicità, ci spalmiamo in questo nulla, facendo marmellata di qualunque vibrazione, seppur negativa, dell’anima. Siamo diventati campioni di pigrizia mentale, livellati dalla pochezza del linguaggio, incitati solo dalla vanità dell’immedesimazione in questo ‘peggio’ propinato dai media e dai social, che ci inducono al coma del pensiero. Crediamo vera una realtà verosimile, quella che mostra una indecente gara al peggio, dipanata su un palcoscenico virtuale, dove i protagonisti sono smidollati, svaccati, rozzi, ignoranti bipedi. Figure anonime, spesso, che non hanno alcuna connessione col cervello: un organo ormai atrofizzato, che lascia campo libero alla volgarità del vivere, alla banalizzazione dei sentimenti, allo sfruttamento delle smanie di esserci sotto il cono di un qualsiasi riflettore. Chi ci guadagna su tale degradante spettacolo se la ride, mentre la collettività si appiattisce e gli annoiati delinquono. Perché anche seguire il gregge, è delinquenza, seppur intellettuale. Caro Vittorio, ogni giorno si tocca con mano il peggio dell’uomo: non resta che la caparbietà di continuare a combatterlo”.

Qualche aforisma dei tuoi, adesso: ti va?

”Boria: cercare l’ego in un pagliaio. Egocentrismo: essere trafitti da un colpo di sono. Presidente americano: Trump l’oeil. Modaiolo: non avrai altro Dior al di fuori di me. Politica: sbagliando s’impera. Adulterio: Non c’è due senza tre. Guru napoletano: Sai Babà. Eolico: giramenti di pale. Cyberspionaggio: cavallo di Trojan. Spam: meglio tardi che mail. Internet down: bandiere a mezz’ hashtag. Inquinamento ambientale: molto tumore per nulla. Politica: avere le mani in casta. Le parole della politica? Le ultime parole fumose. Politici condannati: poco fumus (persecutionis) e tanto arresto. È buona norma imparare a farsi morti con coloro che non si fanno vivi. Poligamia: non badare a spose….”.

vittorio lussana

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Grazie a Malgorzata Barbara Paluch. Il suo commento mi regala gioia e soddisfazione. Il massimo a cui potere aspirare!
5,0 su 5 stelle Un libro da tenere sul comodino!
18 novembre 2019
È veramente uno di quei volumi che si dovrebbe tenere sul comodino per consultarlo quando se ne sente il bisogno! Una raccolta di aforismi che riguardano varie sfere della vita, dall’amore alla politica. Estremamente acuta e ironica, l’autrice riesce anche a giocare con la lingua, creando le associazioni d’idee che a volte sorprendono per la loro genialità. Certe osservazioni suscitano le profonde riflessioni, certe altre fanno sorridere, altre ancora sembrano tratte dai nostri stessi pensieri di cui non ci rendiamo neanche conto… Bellissimo, consigliato a tutti, anche come regalo, perché non perderà mai l’attualità. Io ho preso due esemplari – uno in versione e- book, per averlo sempre vicino, e un altro in versione cartacea, da regalare, appunto!

Ti do la mia parola di Rosanna Marani
https://www.amazon.it/dp/169447237X/ref=cm_sw_r_tw_dp_U_x_46N1Db50DC621 di @amazon
#tidolamiaparola #linfernaleedizioni #rosannamarani #giochidiparoledirosannamarani

Selfie Ti do la mia parola

Grazie Anna

Grazie Giacomo

Grazie Gioia

Grazie Giulia

Grazie Paola

Grazie Ricky

Grazie Roberto

Grazie Andrea

Grazie Leticia

 

 

Grazie Barbara

Grazie Fabrizio

 

https://lortodirosanna.wordpress.com/?p=14708

Ancora grazie a Giancarlo Antonini

Ancora grazie a Giancarlo Antonini, che “mi” ha tradotto in inglese!

From the ball to the aphorism – I GIVE YOU MY WORD – by Rosanna Marani

After the previous poetry collectionPo(s)sesso, released in 2017 by Rosanna Marani, the Queen of the ball, the forerunner of sports journalism comeback with TI DO LA MIA PAROLA.

A book that deals with fragmented, self-concluding, philosophical aphorisms, and thoughts thanks to which she tries to give voice to her word.

Everything stems from the need to give Giulia, her daughter, something essential and significant. What could be possibly more intimate and visceral than the word of a writer, thus given to a person?

Many were clamoring for a new project but, above all, for a book of aphorisms. If you love the wit and incisiveness of thought, the irreverence in writing, all you need to do is read the new book by Rosanna Marani: “I give you my word – Ti do la mia parola

Of her new book, Marani said: I’m excited. Today “my latest book, “I give you my word,” dedicated to my daughter Giulia, who turns 37 years old, is released. I consider it a spiritual testament. At 73, I need to take stock of my life. I leave it to those who want to keep my memory by purchasing the book, my word, or rather my puns”.

Thanks to my publisher Ferdinando De Martino of L’Infernale Edizioni, to Fabrizio Caramagna, who wrote the preface to Virago347 who drawn and gave me the cover, to Claudio Rosa De Martino, the editor. And thanks to those readers who want to read me.

About the author

Who does not know Rosanna Marani, should know that she is a journalist and TV presenter. Also known as the Queen of the Ball, Rosanna became successful in journalism by collaborating in 1973 with the Gazzetta dello sport interviewing Gianni Rivera.

Rosanna Marani was the first woman to become a professional sports journalist in 1976 and also the first sports broadcast on TV (Bar Sport). Later, continuing her career on television.

In 2013 she published the lyrics “Veglia,” awarded the second edition’s best poetry collection “Alda Merini” prize.

Yet, one more thought: Build online relationships, not links. “The edges of our world are the limits of our language” by Rosanna Marani: The word. The legacy for days.

A life of purpose, meaning, and direction. Grazie Rosanna Marani.

Giancarlo Antonini

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Chiazze di poesia … Il rubinetto


Dal bicchiere ricolmo delle tue labbra Fonte d’amore Bevo vita

L'Orto di Rosanna

20130618-084850.jpg
Stilla Flusso Acqua Goccia

Secondi Palpiti Battiti Vibrazioni

Sensazioni Fruscii Sibili Tintinnii

Scrosci Percezioni Rumore Pozza

Sete Arsura Secchezza

Disidratazione Saliva Rivolo

Il rubinetto

Scandisce l’attesa

Scorre batticuore

Ritma il tempo di te

Dal bicchiere ricolmo delle tue labbra

Fonte d’amore

Bevo vita

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Un grazie muto


Un grazie muto. Perché un grazie muto, così, ogni tanto, rivolto a chi ci ha preceduto, a chi ha lottato per offrirci la libertà con cui oggi ci esponiamo e di cui abusiamo, è doveroso.

Dal mio libro #tidolamiaparola

#aforismi #grazie #muto #rivolto #chi #preceduto #lottato #offrirci #liberta #doveroso #giochidiparoledirosannamarani

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Grazie a Martina Tomat, a Mattia D’Arienzo e a One Tv Emilia Web


Grazie a Martina Tomat, a Mattia D’Arienzo e a One Tv Emilia Web. È stato un piacere chiacchierare con chi mi ha accolto con tanta gentilezza.

È stato bello cavalcare i ricordi a One Tv Emilia

VIDEO

Grazie a tutti e a tutte per l’apprezzamento

A TU PER TU CON L’APRIPISTA DEL GIORNALISMO SPORTIVO IN ROSA, L’IMOLESE ROSANNA MARANI. PRIMA FIRMA FEMMINILE DELLA GAZZETTA DELLO SPORT, PRIMA GIORNALISTA SPORTIVA PROFESSIONISTA E MOLTO ALTRO.

Giulia, Roberto e…l’intervistata!
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Parlare senza assumersi la responsabilità


Nella foto: Illustrazione di Eiko Ojala

Parlare senza assumersi la responsabilità del significato della parola che si pronuncia, è esibizione di uno sterile vaniloquio, che inficia ogni nostro rapporto civile e sociale.

Dal mio libro #tidolamiaparola

#aforismi #parlare #senza #responsabilità #significato #parola #esibizione #sterile #vaniloquio #giochidiparoledirosannamarani

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Scorrazzando in rete


Nella foto: Selfie a la Rembrandt by Cmsmasters

Scorrazzando in rete, annoto che ogni giorno di più si attesta tra le “professioni” universalmente riconosciute ed accettate e ben retribuite, dal consesso umano che non fa una piega ma china il capo, è la figura del cialtrone, che domina ed impera in qualsivoglia settore della nostra società. Prosit.

Dal mio libro #tidolamiaparola

#aforismi #scorazzando #rete #attesta #professioni #retribuite #consesso #umano #china #capo #cialtrone #impera #società #prosit #giochidiparoledirosannamarani

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Il nostro castello incantato


Ti corro dentro Amore di me

L'Orto di Rosanna

Il nostro castello incantato

Ti corro dentro

Amore di me

Aspetto

Di bere

Lontano

Ma con te

L’assaggio

Del nettare da

Succhiare

Avidamente

Perfuso nel sangue

Che bolle

E s’impregna

Di sorsi di vita

Nel nostro castello incantato

Dove rimbomba

Musicante

Il colpo

Del tamburo

D’orgoglio

Di essere

Fusi

Saldati

Insieme

Nell’oro

Di lega d’acciaio

C’è differenza

Tra la pelle di un uomo

Che trova la donna

Per sé

E

La pelle di donna

Che trova l’uomo

Di sé?

No che non c’è!

La macchia

Di noi

È un punto

Chiazzato

Di mani intrecciate

Di dita avvoltolate

Che non dà lati

Né spigoli

Né linee dritte

Solo percorsi infiniti

Solo viottoli irretiti

Riflessi

L’un nell’altro

Conchiusi

Saremo racchiusi

Senza inizio né fine

Nel cerchio

Di noi

Come io ti voglio

Come tu mi vuoi

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Passi colorati


L’asfalto Tastiera Di buche Cunette Dossi Di pensiero

L'Orto di Rosanna

Passi colorati

L’asfalto

Tastiera

Di buche

Cunette

Dossi

Di pensiero

E’ strada

Grigia

Che percorre

Il nero

Tragitto

Della solitudine

Ormeggiata

Al riflesso

Lisca

Fossile

D’amore

I piedi

Ruvidi

Di fatica

Tradita

Dal tempo

Avanzano

Sugli scalini

Di speranza

Balzi

Da camminare

Passi colorati

D’onore

Orme

Tracciate

Di emozioni

Sparsa

L’acedia

Torpore

Malinconico

Legato alle

Briccole

Sprofondate

Nella laguna

Di occhi

Dove

Cincischia

Il fiotto

Dello sciabordio

Dell’anima

Onda

Arricciata

Nella vita

A te

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Spirale


Spirale Involuta Volteggia Fumo Di donna Aromato

L'Orto di Rosanna

Spirale

Spirale

Involuta

Volteggia

Fumo

Di donna

Aromato

Dell’ essere

Uomo

Dentro

Pensiero

Nobile

Di te

Tossisce

Insistente

Non è mai

Cenere

L’amore

E’ lunatica

Favilla

Di carbone

Che insuffla

Fiato

Per appiccare

Incendio

In ventre

Del cuore

Piromane

Primitivo

Nel bosco

Rami

Foglie

Di voglia

Radici

Di estasi

Spirale

Evoluta

Soffia

Brividi

Su

Pelle

Di me

E folleggia

Ardore

Mentre

Brucia

Carni

Bollenti

Bramate

Strinate

Di noi

Nostre

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Nessun uomo può imporci la sua visione di vita


Nessun uomo può imporci la sua visione di vita.
La nostra visuale scavalca gli orizzonti limitati dei benpensanti, dei retrogradi, degli ottusi.
Noi abbiamo in dote il piccone dell’intelligenza e il trapano della costanza.
E li sappiamo usare con perizia.
Le primedonne, pioniere di sentieri inesplorati dal talento femminile imbrigliato dalla retorica e dalla soperchieria maschile, hanno cambiato le carte in tavola, calando l’asso del coraggio e la scala reale della vittoria sul pregiudizio.
E hanno triplicato la posta rischiando lo sberleffo per difendere un diritto.
So quel che dico: sono stata la prima giornalista sportiva della storia de La Gazzetta dello Sport.
Evviva noi che ce l’abbiamo fatta, in spregio ai luoghi comuni e ai soloni del tradizionalismo.
Evviva tutte le donne che ce la faranno a cambiare le regole del gioco!

#8marzo #primedonne #pioniere #diritto #primagiornalistasportiva #gazzettadellosport #giornatainternazionaledelladonna

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A proposito di donne nei posti di potere… Il giornalismo di Rosanna Marani e Brera


Ringrazio il Direttore Stefania Piazzo per questo attestato di stima che mi rende felice.

A proposito di donne nei posti di potere… Il giornalismo di Rosanna Marani e Brera
2 MARZO 2021
5 esatti anni fa scrissi un resoconto su un evento di formazione giornalistica dedicato a Gianni Brera.
C’erano solo uomini, per di più distratti e noiosi.
Vi ripropongo questo scritto perché in un tempo in cui il tema delle pari opportunità e della presenza delle donne nelle istituzioni tiene banco (il giornalismo, che esprime un servizio pubblico, informare, per molti versi io lo colloco nei servizi istituzionali), serve ribadire quale sia il ruolo delle donne, serie e competenti, nella comunicazione.
Tutto ciò non può che giovare alle sinapsi.


di STEFANIA PIAZZO

Evento di formazione professionale, obbligatoria, dell’Ordine dei giornalisti, dedicato a quell’arcimatto di Gianni Brera. Bene, un cantore della nostra terra, forse più longobardo che lombardo, padre di un nuovo lessico che le scuole petalose ancora ignorano. Per non parlare dei colleghi. Ma, ad un certo punto, nel cuore della sala ricolma di giornalisti, si apre il pendolo del silenzio e del brusio dell’imbarazzo quando, tra saluti, salamelecchi, teste canute che parlano di Brera parlando di se stessi, salutano prima il fratello di Gianni “che vedo in prima fila”…e fa nulla se il figlio e collega, Paolo, non se la prende considerando il lapsus quasi cavallerescamente un complimento… alla memoria dello zio defunto!
Poi, dopo lo svarione funereo, gli oratori si sorprendono se la sala non è gremita dalla nuova generazione. Altri morti sul campo. Quale nuova generazione? Quella dei giovani disoccupati o dei giovani che nessuno più assume perché questo lavoro non è più quello che loro ricordano? D’altra parte se si scambiano i vivi per morti e viceversa…
Tra il Brera paracadutista e quello pioniere della Gazza, è stato un percorso a ostacoli, dove ha brillato, in cinque ore di formazione obbligatoria, un oratore che ha spiegato cosa fosse il dizionario di Gianni Brera. 10 e lode.
Ma si poteva far di più. Te lo chiedi perché, dopo che l’ultima mezz’ora di corso taglia il traguardo della resistenza fisica delle 5 ore, inchiodati ad una sedia rigida per 5 crediti di formazione, sale sul palco l’ultimo oratore.
Oratore del quale, nel brusio e nella confusione italica di chi già si alza e si mette in fila per farsi segnare il codice a barre della presenza, non percepisci più né il nome né la sostanza. E’ il caos. Ma il finale a sorpresa è dietro l’angolo: ad un certo punto, qualcuno si appoggia nella calca alle luci della sala. Snaticando, come avrebbe scritto Brera.
E l’oratore, calato il buio nell’auditorium ma conquistato stoicamente il microfono, prosegue da eroe della resistenza, la sua relazione. Al buio. È il crepuscolo degli dei. Se hanno parlato gli altri, è suo diritto raccontare la sua versione. Cosa abbia detto non si sa, tanta è stata ad un certo la conquista dell’uscita, e la penombra che ha dato sfogo alla stanchezza.
Ma perché affrontare così Brera? Perché farne stanchezza e “strematezza” e far perdere magari il senso anche delle ultime parole per ricordarlo, per insegnarlo? Con un po’ di vergogna, sono uscita dalla sala.

 

Allora, ti chiedi come mai in quella carrellata di memorie personali e di citazioni funebri smemorate, a qualcuno non sia passato per la testa di invitare a parlare di Gianni Brera una sua e loro collega (una donna, magari, non avrebbe guastato il convivio professionale), la prima donna che lavorò in Italia alla Gazzetta dello Sport, Rosanna Marani.
La prima giornalista (sportiva) donna del nostro Ordine professionale a parlar di calcio anche in tv. La sola, e unica, che campeggia nei corridoi della Gazzetta nel corridoio delle immagini dei padri nobili della Gazza assieme a Brera, l’unica tra quei presenti oratori ad aver vinto l’Ambrogino d’Oro per la sua colta carriera di donna dello sport giornalistico e non solo (non primadonna… come accade per molti uomini) a Milano e in Lombardia, pur non essendo lombarda come Brera. Ma di classe, con il premio di poesia Alda Merini da “spadellare”. Basta per avere titoli di relatore ad un corso di formazione

E la sola che può vantare, a differenza di tante penne presenti, una prefazione ad un suo libro sul calcio, “Una donna in campo”, scritta con padana passione da Brera, che ne onorava l’intrigante irriverente intuizione ruspante. Ecco, la prossima volta, si passi il microfono anche a chi svecchiò, e non poco, quel giornalismo alla Gazzetta e nel mondo giornalistico, subendo quelle che erano anche le prime mosse dell’ostruzionismo professionale. Una donna in redazione, era da snobbare. Ma una volta può bastare. O no?
Ora Rosanna, una testa pensante su cui Brera ha scritto, è citata tra le donne di un altro Gianni, quel Rivera di cui è uscita in questi giorni la biografia.
E la Marani, raccontata assieme alla Fallaci da Rivera, tocca palla!
Come scriveva Brera della Marani, donando neologismi al nostro mestiere, “In dolce vampiriasi, rifatti i connotati ai nostri Achilli”.
E allora, per Rosanna e per chi ama Brera, ecco la prefazione che Gianni scrisse al suo libro.

Da Una donna in campo (Sansoni-Agielle, 1975)
Prefazione di Gianni Brera
“In dolce vampiriasi, rifatti i connotati ai nostri Achilli”
 
La Rosanna Marani è l’ultimo buon acquisto del giornalismo sportivo italiano. Viene dalle Romagne, che sono molte, ma la sua Romagna è diversa da tutte, precisamente come e quanto è diversa lei dalle romagnole, donne fiere ed estroverse, diciamo pure brulle per schiettezza di toni e robustezza di forme.
Lei, la Rosanna, evoca a prima vista un titolo dell’Amalia Guglieminetti. I suoi occhi sono grandi e languidi. Il visino è delicato, d’un pallore che intriga a illazioni ingenue fino al sospetto.
Ora, nessuna astuzia è raffinata come questa di apparire debole e indifesa. La Rosanna deve averlo capito dalla nascita. Il suo istinto è della gatta trepidante e schiva. Mentre ti chini a tentare una carezza, lei ti applica vampiretti metallici nei punti migliori, e ti sugge sangue e sentimento con impercettibili moti delle labbra, battiti di ciglia lunghe e molli, sorrisi così timidi da farti impettire nel medesimo istante in cui ti gioca.
Non è, si badi, la donnetta che mena il torrone per gabola. È così squisitamente femmina che si lascia soltanto indovinare. E per intravedere la minima piega della sua anima, ti garbi o no, devi mettere a nudo tutto te stesso. Avrete notato che i campioni da lei intervistati le danno tutti del tu. Bene, questa è perfidia autentica. Sotto la più comune battuta di dialogo è la sua vera invenzione.
Eccomi inerme e docile a portata delle tue sgrinfie. Avanti, mettile fuori e di botto mi coglierai come un tenero uccellino. Tu esegui (jam dixi) e lei facilmente constata se queste famose sgrinfie le possiedi per davvero.
Sembra nulla. È la prima offerta, magari accompagnata da teneri sospiri di donna – tutta – immersa – nella – professione – che adora. Le è venuto il ticchio, un certo giorno, e ci s’è provata.
Niente di sulfureo. Ritrattini innocenti, inviti a denudarsi come sentimento comanda («se mettre à nu» era l’imperativo categorico e insieme la civetteria dei romantici veri): intanto la memoria annota secondo fantasia e impotenza di verità. Non una frase forzata fuor dalla comune concinnitas di un dialogo alla buona. Chi le resiste è un perverso, un frigido prevenuto, insomma qualcuno che somiglia pochissimo a un uomo.
Dio mio, si può mai rimanere indifferenti di fronte a così fragile creatura? Ha il registratore, questo è vero: ma lo porta con sé per non tradire le tue parole: avanti, fa’ che non girino a vuoto le rotelle dei nastri. Il sorriso è più timido che invitante. Proprio in questi attimi ella ti applica i vampiretti alle tempie, al costato, dovunque pulsi più celere e copioso il sangue. Non appena te ne accorgi, nonché ritrarti, abbassi le corna ad ariete.
Non valgono sospetti, non ritrosie. Ti ha giocato, senti: e dato che sei in ballo decidi di ballare. Così, non conosco uno solo che abbia saputo difendersi in decenza.
Questa mammola gentile è anche mammina e te n’ha soavemente avvertito. In effetti l’amore non poteva pre­miarla in altro modo, dopo averla delusa come tocca, per solito, alle anime squisite. Sarai così meschino da non tenerne conto? Avanti, Frate Eligio, smetti di fare ambi­gui nodi al cordone francescano.
La canarina di Benetti si dà a cantare non appena il suo dio riapre gli occhi sul giorno. Per lui cantano anche le femmine, vedi caso. Mo­rini si proclama nato dal mare, come Venere e il fiore dei Vichinghi, ma riconosce che la sua è terra buona per gli ortaggi. Allodi si confessa nudista per qualche attimo, in una certa occasione da spilletti marini: ha persino visto comici sbruffoletti sui bianchissimi quarti degli offician­ti: e si è subito dato alla fuga.
Rosanna prende atto e riferisce. Allodi sa dipingere bene (ha un fratello naif, che non vuol dire ingenuo, come ai tempi del Doganiere): riesce a disegnare Babbo Natale nei suoi primi approcci con l’Inter; e chiama Via­ni maestro, per fortuna senza balbettare per vezzo, come soleva quell’altro birbone.
Rosanna è candidamente feli­ce anche di queste menzogne. Cosa racconta Sandro Maz­zola di suo padre? È lecito mandare Edipo a lezione di ragioneria?
Giocasta piccola-borghese non va contro natura. Mazzandro non deve pentirsi di nulla. Il padre è già stato ucciso da un Ippogrifo estraneo ai suoi com­plessi.
Rag. dott. Ivanhoe Fraizzoli, dopo aver mimato Di Stefano, eccomi pronto a ripetere Boniperti in vesti nerazzurre: sarò io il Suo manager domani.
E di Albertino Barbè riesce a dire che è un Diogene atipico. Vedi che definizione t’inventa questa falsa novi­zia del reportage! Ha ventisei anni ma ne dimostra sedici e in realtà si comporta da veterano nell’età critica.
Non chiedetemi altro che fedeltà alle vostre parole. Ecco qui il registratore. Vediamo se funziona (qualche tasto pigia­to a tempo, rotelle che vanno a ritroso con un sibilo, il sovrapporsi schizoide delle frasi, cento e cento canarini impazziti per chiunque di noi si senta Benetti una volta
nella vita.
E poi diamo un titolo al libro che raccoglie le sue svelte biografie scritte e parlate. «Una donna nel pallone», suggerì subito il sadico di turno. «Tutti biotti in spogliatoio». «Una donna in campo». «Nudi con me». E lei, senza parere, ti allenta un «Calcio sotto le lenzuola», ma anche «Il calcio non è la mia droga».
Perché esitare, domando? Et in circensibus ego. Si parafrasa Emilio Cecchi e si ammette una verità.
Per il momento non si parla di ciclismo. Le prime esperienze da suiveuse sono state troppo candide per non allarmare i poveri di spirito. Rosanna si è sentita al Giro come l’amante travestita di Dumas dietro ai Mille.
Nessuna mai era stata più pura. Ahimè, il giornalismo non consente nulla agli ingenui.
Se non vuoi offenderti alle accuse, cerca tu stessa di provocarle con atti reali. Qui il candore di Rosanna è andato oltre l’immaginabile. Uomini di scarsa fantasia hanno gabellato l’invidia per pudore.
Rosanna è tornata raggiando moderatissima rabbia. Sbatteva le palpebre e dilatava gli occhioni. Avendo smesso i blue jeans, era tutta da credere e anche, se posso dirlo, da cattare.
Così le è stato ordinato, quasi per espiazione, questo libro che riscrive gli Achilli come sono. Un atto di modestia esemplare anche nell’astuzia più raffinata.
Identità rifatte come da tempo non sapevamo. Cordiali figure ritrovate fuor dai furori mitomani della cronaca più muscolare. Baciamo dunque la mano a Rosanna che ha fatto centro.
È il più eccitante fenomeno di vampiriasi realizzato in tutta innocenza.
Non so, onestamente, cosa si possa chiedere di più fino e di più amabile a una collega che è anche una donna…
Onestamente, dico. Altrimenti, chi non saprebbe!?
A questo punto: «Ne ultra crepidam!», si raccomanda allarmato il barone Sansonik, degno editore; e sa benissimo, lui, vecchio satiro umanista, di non avere per nulla equivocato sulle intenzioni.
Gianni Brera


Stefania Piazzo

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