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Algia


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Algia

Algia

Crepa

Sberciata

Nel groviglio

Di sguardo

Ottuso

Piega

Sgualcita

Nella barricata

Di pensiero

Abbottonato

Nicchia

Ispida

Nel paradigma

Di grido

Confuso

Saliva

Incollata

Nella mestizia

Di attimo

Sfuso

Unghiata

Ritorta

Nel sentore

Di abbraccio

Palpitante

Struggimento

Deglutito

Nel respiro

Di odore

Sfiatato

Annunciazione

Squillata

Nella speranza

Di volontà

Tenace

Algia

Fessura

Di mancanza

Algia

Sbrego

Di amore

Algia

Convocazione

Di te

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Nel tempo


Nel tempo

Nel tempo

Nel tempo

Del tempo

Che

Era il tempo

Di te

La

Cacofonia di un istante smarrito

Lo

Scioglilingua di un desiderio rattrappito

Il

Fervore di un nome indimenticato

La

Frenesia di un battito stonato

Lo

Scippo di un dolore preferito

Il

Rimpianto di un peccato impunito

La

Certezza di un ricordo scheggiato

Lo

Stupore di un languore affamato

Il

Sapore di un labbro bagnato

Una fuga

Dal tempo

Del tempo

Che

Era il tempo

Di te

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Ciò che Caino non sa


Ciò che Caino non sa

Diavolo di un angelo di una donna! Maria Teresa Infante, infaticabile Ambasciatrice di pace, una ne pensa (e scrive, è poetessa raffinata), e una ne organizza e pubblica.

La battaglia per la difesa dei diritti della donna è un suo impegno costante che condivido con determinazione.

E’ uscita infatti l’Antologia poetica e letteraria del gruppo Facebook “Ciò che Caino non sa”, edita da La Lettera Scarlatta, sensibile alle problematiche relative all’universo femminile, ideata e coordinata da lei, che racchiude le opere di 75 autori, che ha come logo identificatore, l’immagine del dipinto “Oltre” in copertina, nonché già simbolo del gruppo poetico dell’artista Enrico Frusciante.

In questa Antologia, figurano due mie scritti, una poesia e una lettera: La mia rondine, inno alla nostra femminile libertà sessuale e Alla cortese attenzione di mia madre, ovvero due modi di essere donna e madre.

Grazie Maria Teresa Infante, a nome di tutte le donne.

Ciò che Caino non sa  Antologia_0001 Maria Teresa Infante

Antologia_0002

La mia rondine

La mia rondine 1 La mia rondine 2 La mia rondine 3

http://lortodirosanna.wordpress.com/2012/02/25/la-mia-rondine/

Rondine

La mia rondine

Noi donne

Noi donne perbene

Viste quando il pensiero conviene

Solo come Madonne

Noi donne

Noi donne sane

Viste quando il pensiero è inane

Solo puttane

Io donna

Non sono madonna

Non sono puttana

Dell’anima parlare si può

Ohibò

Rovistarla tutta

Anche con grossezza brutta

Succhiarle il sapore

Sentirne l’odore

Di romanticismo

Di puro lirismo

Lasciarle il volo

E mi consolo

Candido

Bianco

Stanco

Di colomba

Ma nei sussurri

Buzzurri

Ben di altro

Si dice

Far si deve come Orfeo per Euridice

Non la testa voltare

Non il sesso guardare

Non l’orgasmo godere

Ma nei sussurri

Buzzurri

Che san di volgare

Di sconcio

Di rancio

Per truppe di maschi

Laschi

In erezione

Che non lascerebbero

Come potrebbero?

Nessuna pulzella

Non sol la più bella

Indenne

Dalla scopata

Virtù offuscata

Tal la percezione

Basta

A punire la fanciulla

Vergine nella sua vita culla

Che deve apparire

Morire

Casta

Altrimenti immorale

La reputazione

Deve rimanere immortale

Non da desiderio colta

Da spasmo di contrazione

Eccitazione

Sensuale sensazione

Fatale

Che la ragazza

Sarebbe pazza

Della rondine

No non può parlare

La sua rondine

In gabbia ha da lasciare

Sacripante

Massacrante

Avere cucita

Ferita

La bocca

Le labbra

Quelle labbra di fuoco

Che non s’accontentan di poco

Far finta tocca

Per rimanere

Santa dipinta

Di non sentire

Nessun richiamo

Che urla la sua voce

Prima di essere messa

In croce

Che scatta

Voglia matta

Da sotto l’ombelico

Si lo so si lo dico

Va lontano

Serpeggia

Fa delle carni la sua reggia

Brucia ansima si torce

Le viscere contorce

Di piacere avvolge

Di libidine sconvolge

La mia rondine

Tenuta al chiuso

Riposta al disuso

Dai perbenisti

Della religione igienisti

Da ogni loro freno

Coglione

Vuole andare

Vuole liberamente parlare

Vuole provare tutta

Come succosa frutta

La sessualità naturale

Perlustrare

Scoprire

Esplorare

Succhiare

Odorare

L’anima si

Può?

La rondine no?

No No No

Non ci sto

Divento per la gente

Poco intelligente

Puttana

Seguo la mia tardiva mattana

E chi se ne cale

Non faccio alcun male

E chi se ne frega

La pia donnetta prega

Non sono uno scalpo di pube

Implume

Come vuole

Il maschio costume

Da collezionare

Che a me stessa so badare

Due lombi da fottere

Da penetrare

Quel che sono lo so

Una donna intera da amare

Una rondine che vuole

Gustare

Il suo rapporto sessuale

Il buco della serratura

E non per paura

Ho oscurato

In camera mia da letto

Entra sol chi ho invitato

Per mio e suo diletto

Mi arrogo il diritto

Anche se non è da nessuna parte scritto

Di far ciò che mi piace

Ciò che desidero veramente

Ciò che la mia rondine vuole

In faccia al mondo

Perseguire il suo sole

La mia rondine è viva

Evviva

Finalmente

Che al cuore non mente

E’ vera

E’ primavera

Tanta primavera

Prima che giunga sera

Alla cortese attenzione di mia madre

Alla cortese attenzione di mia madre1 Alla cortese attenzione di mia madre2 Alla cortese attenzione di mia madre3Alla cortese attenzione di mia madre4 Alla cortese attenzione di mia madre5

 

 

http://lortodirosanna.wordpress.com/2012/01/29/quarto-libro-1lettera-alla-cortese-attenzione-di-mia-madre/

Alla cortese attenzione di mia madre

Mamma

Comincio da te, Olinda.

E’ giocoforza, considerato che hai aperto il tuo ventre per sputarmi in faccia al mondo.

Pensavo, chissà, che avrei faticato meno a respirare.

Pensavo che sarei riuscita prima, ad inghiottire il liquido amniotico per succhiarmi il pollice da sola.

Invece da trent’anni mi incuti timore.

Come l’eco che sento quando il dover decidere, deride i miei riflessi e li fa lenti.

Ti ricordi, mi ripetevi spesso?

“Questo non si fa.”

“Io ti ho fatto e io ti disfo.”

A te mamma, chi aveva insegnato che… “ Questo non si faceva? “

E che…”Quello invece si?”

E dimmi, lo pensavi veramente, di avere diritto di vita e di morte su di me, soltanto perché mi avevi partorito dalle tue trame?

Ero “cosa” così tua?

Oppure ti spingeva alla bestemmia, la maternità viscerale, quella mischiata da voci del sangue, da istinti vetusti, dal senso del pensare solo al bene dei figli e al loro futuro protetto e così via, con spinte della tradizione tramandata delle azdore?

Così sì è fatto, così si deve fare, perché se no: “La gente………che dice la gente……”

La molla che ti portava all’esasperazione, lo riconosco, era la mia cattiveria a non seguire le tue ordinate, perentorie direttive oppure il fatto di renderti conto che avevo già maturato a dieci anni, un mio senso individuale di libertà?

E’ strano, parlando con te, io ancora pendo dalle tue labbra.

Ti domando, non ti dico.

Sarà che mio figlio Gabriele è giovane e giovane è il mio non istinto materno.

Ma cerco di capire.

La vocazione al sacrificio, è la vocazione unica, concessa e permessa alla donna, per il tuo credo rassegnato.

Per il tuo modo di essere succube e di non essere donna, quindi altro.

Un satellite che mai potrà diventare pianeta!

Almeno come lo intendo io.

Che è essere donna, ovvero essere persona.

“La donna è la regina in casa e lascia portare i pantaloni al marito!”

“Tocca alla donna sopportare per la tranquillità e la serenità  della famiglia!”

Erano i dogmi del mondo che avevi ereditato e che io faticavo ad assimilare.

Anzi li ho rigettati tutti!

E ti parevo “poco seria” soltanto perché domandavo spiegazioni di questo forzato martirio, che mi indirizzavi ad abbracciare come mio predestinato futuro.

No, non è che ti faccio il processo, mamma.

Voglio paragonare, per capire, il tuo di destino, le tue radici così nodose, così passive, con la mia scelta, imperiosa, la mia ribellione, furiosa, a non patirlo il tuo esempio, come Vangelo codificato.

Ormai siamo adulte. Entrambe dunque siamo donne “grandi”…

Me lo puoi dire, eri felice di portare il peso che ti avevano consegnato alla tua nascita?

Casalinga per costrizione (o castrazione?) e fuori, al lavoro, soltanto per le necessità, materiali, dei tuoi primi anni di matrimonio.

Ti sei mai sentita autonoma, compiuta, soddisfatta di te mamma?

Ti sei mai sfidata mamma, messa alla prova?

Ti sei mai sentita luce?

Qualcosa di diverso dal riflesso, dall’ombra, dall’appendice del mio buon babbo?

Hai mai riso per gorgoglio spontaneo, sapendo magari che avrebbe quel riso, potuto disturbare il sistema di abitudini a cui ti eri e ti avevano, votata ancora bambina?

Beh, io ti confesso che l’ho provato. Da poco.

Da quando ho capito che si nasce, si vive e si muore da soli.

Anche se qualcuno ti tiene stretta la mano.

So che oggi tu non la chiameresti più.. alzare la cresta, la mia disubbidienza. Però ti chiedo scusa se ti ha ferito, il mio no, non ci sto,  il confuso sentore dei miei quindici anni, quelli che ti hanno fatto dannare davvero, perché volevo andarmene lontana da Imola, volevo emigrare a Roma, una vera città e non una cittadina pollaio, che mi strozzava il respiro con i suoi usi e costumi… scostumati per il mio respiro di libertà a cercarmi.

“Cosa dirà la gente che te ne vuoi andare di casa?”, ripetevi

Ora te lo dico, io dentro di me mi rispondevo :”E chi se ne frega?”

E me ne sono andata da casa. Sul serio, obbligandoti ad ingoiare il mio volere.

Sai, non mi ribellavo a te, non ti sapevo vittima di ghetti, mi ribellavo

ai kapò della piccola provincia.

Più che il ragionamento, mi spingeva a scappare, l’angoscia di andare al macello senza sapere perché.

Ora lo so.

Vado al macello perché ci sono mille altri esseri come noi angosciati, nervosi, tenuti in cattività fino all’esasperazione.

Fino alla propria negazione.

E dalla nostra indignazione scocca lo scintillio della rabbia, della guerra per fare spazio all’amore.

No, non ci vado al macello solo perché sono nata donna.

La mia vita me la scelgo da sola.

Dimmi, tu piuttosto, sei felice della tua vita?

Ho tanta paura che tu abbia vissuto senza saperlo. Di vivere.

Solo quando è morto il babbo ti sei accorta di essere senza una tua identità.

Quella che avresti voluto prediligere da sola, ma eri sempre e solo tanto confusa.

E’ stato troppo tardi mamma per ricominciare?

Ora chi sei veramente?

Spaurita come quando ti mancò il tuo unico punto di riferimento, oppure ti appai in armonia al tuo tempo di ora?

E non parlo di buona o mala fede.

Giacché lo so, che nel tuo pensiero non c’è stata crudeltà da matrigna, voluta.

Dicevi, che la vita ti dà o ti toglie, a seconda di un Premio o Castigo che tu debba meritare, soltanto perché tu ne eri convinta, soltanto perché questo era il tuo alibi.

La tua difesa alla tua insoddisfazione, palpabile, al tuo sguardo rassegnato.

Ti avevano convinto di un Moloch che sceglieva i bravi e regalava loro il biglietto vincente della Lotteria di Capodanno

Agli altri, carbone funerali e solo.. danno.

Ora che le tue giornate scivolano tra un latrato dei tuoi amati cani e un colore di bocciolo delle tue rose che nasce, tra una dura zolla che tu sterri e una odorosa manciata di erba tagliata, una partita di pallone che ascolti alla radio santificando la tua domenica e che magari non ti soddisfa più, che babbo non c’è a farti compagnia al boato dei gol del Bologna, un commosso saluto, un fiore fresco posato sulla sua lapide al cimitero e un cero acceso al tuo Gesù, tu, mamma, sei sola.

Raggomitolata, nella lana ispida della nostalgia.

Sei rimasta davvero sola, senza i tuoi sogni soffocati.

Non ne hai salvato neppure uno.

A  scaldarti il cuore.

Ci sono io.

Non mi hai perduto, mamma anche se davvero non so, in quale modo si affastellino, si affaccino i ricordi di me, tua figlia, nella tua memoria.

E’ vero che una mamma vede i figli sempre bambini?

Ti vedo anche io sempre mamma e ti perdono.

Dai, ridiamo insieme.

Ti perdono, mamma, perdonami anche tu.

Seppur mi sento in colpa, del mio istinto che mi ha obbligato a decidere di me, strappando dolorosamente il cordone ombelicale, mi rendo appena appena conto, di avere combattuto anche contro di te, ma solo per infliggermi da sola, le ferite da far sanguinare.

Che in sostanza, mamma sono le tue, le ferite delle donne, quelle che mi lecco.

Ne ho solo la sfacciataggine, la spudoratezza, il coraggio. Di mostrarle.

E questo è vero e te ne sono grata.

Posso dirlo e non ti offendi?

Attraverso i tuoi errori di donna, impastati al.. sacro bene dei valori di una volta, io, a mia volta, sono diventata donna.

Diversa da te, ma sempre donna, che porterà in sé il tuo soave, dolcissimo ma ahimè desueto, paradigma di tempo e di identità femminile.

Ma stai tranquilla, sei stata albero perché io potessi diventare foglia.

Figlia.

E sarò ramo che darà foglie.

Figli.

Un albero mamma, non è mai superfluo.

Mentre una foglia, mamma, cade.

Tua figlia Rosanna

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato… 

Ora mia madre ha raggiunto mio padre. Che riposino in pace.

 

NOTA

Antologia poetica e letteraria “Ciò che Caino non sa” edita da “La Lettera Scarlatta “.

Il prezzo di copertina del volume, un saggio di 310 pagine completo di codice ISBN , è di 18,00 euro, comprese le spese di spedizione.

Per chiunque fosse interessato inviare la richiesta a Donato Mancini, mancinidonato@libero.it

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Spina dorsale


Spina dorsale

Spina dorsale

Spina dorsale

Lineare

Cola

Pallore

Deluso

Rappreso

Nel nodo

Disperato

Cerniera storta

Inceppata

Da filo di carne

Pelle verticale

Rattoppata

Con gugliata di sostanza

Costato orizzontale

Derubato

Di forbice di esistenza

Spina dorsale

Eretta

Occhieggia

Bianchezza

Macchiata

Trattenuta

In dita

Speranti

Mentre

Sfolgora

Il riverbero

Dentro

Le nostre mani

Intricate

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P’ossessione Introduzione di Fulvio Castellani


Copertina

INTRODUZIONE

Se la poesia è vita (ed ho avuto modo di affermarlo in molteplici occasioni), la poesia di Rosanna Marani è l’interpretazione stessa, quasi ossessiva, della vita in ogni sua sfaccettatura, in ogni suo passaggio: dal dolore alla gioia, dalla tristezza all’amore…

Ed è proprio l’amore a scandire ì ritmi del percorso poetico di questa singolare e brillante giornalista di Imola che da professionista sportiva della carta stampata e da conduttrice di trasmissioni televisive di successo, ha saputo estrapolare motivi ed emozioni diversificate e catapultarli in versi dai toni caldi, suadenti, incisivi, ammiccanti e liberatori.

L’accostamento al calcio è obbligatorio. Sì, perché si notano, alla grande, assist, lanci in profondità, incursioni in verticale, passaggi smarcanti… allo scopo di costringere, in questo caso il fruitore di poesia, a leggersi dentro ed a seguire, con i suoi versi quasi sempre brevi (e molti di una sola parola), gli sviluppi e l’andamento di una partita davvero intrigante: la partita del vivere, dell’amore, del fare in modo di possedere quella serenità d’animo che da sola riesce a creare armonia e a diradare nuvolaglie, invidie e compromessi.

C’è, pertanto, nel susseguirsi delle varie composizioni, quasi un concerto di note in crescendo e dì pause di riflessione, ossia un simpatico fraseggio da cui fuoriesce l’immagine, nitida e cristallina, di una poetessa che ama la parola, che alla parola chiede certezze e che dalla parola riceve in cambio sicurezza e suggestioni caratterizzanti.

È, a ben vedere, una poesia pulita, la sua: una poesia che esterna e incapsula il dolore, ma che dal dolore e dalle assenze trova la forza per guardare avanti, per andare oltre, per aprirsi ad interpretazioni sempre più alate della realtà, del proprio io, del proprio ammiccare a schegge di storia, a dimensioni che superano la veglia e strizzano l’occhio al rinnovarsi dei giorni, al vibrare della luce e all’intima carezza dell’amore.

Rosanna Marani ha il dono della semplicità e della resa efficace a livello espressivo e stilistico. Cosicché i versi risultano scolpiti e griffati da mano esperta, e si muovono in maniera meditata danzando talvolta nel segno di una ciclicità emotiva dal respiro profondo e di un continuum intimo di armonia, talaltre coniugando alla perfezione sussurri nascosti, soffi di ebbrezza e languori d’amore.

Un mosaico, dunque, questo di Rosanna Marani, che profuma di freschezza e di sincerità; un mosaico che riempie il cuore e che dribbla da par suo il male del vivere che, purtroppo, è fin troppo presente in questa società superficiale ed egoista.

Fulvio Castellani Giornalista

Nota:  Alle persone gentili che mi hanno chiesto dove prenotare P’ossessione e acquistarlo … rispondo che possono rivolgersi al mio editore … Vincenzo Ursini. Grazie.

http://www.ursiniedizioni.it/

Ursini Edizioni

Via Sicilia, 26/A – 88060 Santa Maria di Catanzaro.

tel +39.0961.782928

fax+39.0961.782980

e-mail: ursiniedizioni@libero.it

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E’ agonia di morte l’amore


E’ agonia di morte l’amore

E’ agonia di morte l’amore

Amare è percorrere il Calvario della vita

Con fermate devote nella Via Crucis

Davanti alle Edicole della trepidazione

E’ agonia di morte l’amore

Come cuore di croce

Brunito

Sul Golgota del tempo

Entro la raffigurazione del ricordo

Di un battito

E’ agonia di morte l’amore

E’ agonia di morte l’amore

Come incesto di pene

Scorticato

Come stele di incanto

Folgorata

Come fiato di vapore

Addensato

Come ruga di acqua

Intorpidita

Come uva di passito

Grandinata

Come bolo di rabbia

Acido

Come graffio di gesso

Storpiato

Come bruscolo di lacrima

Stizzito

Come maglio di dolore

Rattrappito

Come ululato di suono

Gracchiato

Come cannule di ossigeno

Inquinate

Come scorno d’avorio

Cariato

Come carne di essenza

Contratta

Come crosta di sapore

Infettata

E’ agonia di morte l’amore

Amare è percorrere il Calvario della vita

Con fermate devote nella Via Crucis

Davanti alle Edicole della trepidazione

E’ agonia di morte l’amore

Come cuore di croce

Brunito

Sul Golgota del tempo

Entro la raffigurazione del ricordo

Di un battito

 

 

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Full and Empty Empty and Full


 Full and Empty Empty and Full

Full and Empty Empty and Full

Ringrazio Dafne Lopiano che si ispira, per le sue foto di artista, bontà sua, alle mie poesie. E ringrazio Cosimo Sinforini che leggerà le poesie prescelte, Vuoto, Niente, Niente?, Forse.

Le foto, la voce, le poesie, avranno come accompagnamento musicale le note superbe di Alone, Khroska Waltz, Her eyes Her soul e Valleys del Maestro John Sokoloff.

Ringraziare il Maestro John Sokoloff è pleonastico. Ammiro la sua estrema disponibilità ad esperimenti di contaminazione dell’arte. Solo i grandi possono concedersi questo lusso.

E’ estremamente gratificante essere apprezzati e sono lieta dell’onore ricevuto. Riempire un vuoto o vuotare un pieno non è semplice distinguo di parole, ma voglia di trasformare il vuoto in pieno, il pieno in vuoto. E di trasformarsi nel vuoto da riempire  e nel pieno da svuotare.

Full and Empty Empty and Full di Dafne Lopiano

Questa la presentazione del suo Evento patrocinata dalla Associazione Enogastronomica d’Arte Dop&Doc

L’Associazione Enogastronomica d’Arte Dop&Doc è lieta di invitarvi Giovedì 23 ottobre 2014 dalle ore 20.00 all’aperitivo inaugurale dell’esposizione fotografica Full and Empty _ Empty and Full di Dafne Lopiano, curata da Sara Pessato, che per un mese renderà ancora più accogliente il nostro spazio nel Quartiere Prati.

Se si parla del vuoto, non si può non parlare del pieno e viceversa: nella mentalità occidentale il concetto di «pieno» ha una connotazione prevalentemente positiva.

Se apriamo l’enciclopedia troviamo: “In fisica, il vuoto è l’assenza di materia in un volume di spazio”.

La percezione comune che abbiamo è che le cose, tutte le cose, siano «piene», e che il vuoto sia la mancanza del pieno, il nulla. Ma se esaminiamo bene questo concetto con è proprio così.

Nella maggioranza delle tradizioni culturali d’Oriente, l’idea di vuoto è invece sinonimo di infinita ricchezza di possibilità, di massima apertura e libertà.

Troviamo scritto nelle Upaniad (insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti, a partire dal IX-VIII secolo AC, in sanscrito):  “Quando il tuo corpo ha raggiunto lo stato di pace, allora lo spirito con la tua luce, la mente, diviene il vuoto”.

Ed ancora: “Ciò che è pieno è incredibilmente vuoto, ciò che è vuoto è incredibilmente pieno”.

Il vuoto, quindi, non come semplice negazione del pieno, ma come entità di per sé esistente. Del vuoto, infatti, è possibile avere un’esperienza positiva attraverso le forme d’arte orientali che, invece di rappresentare un oggetto, presentano il vuoto tra le cose, ciò che le individua e distingue.

Il vuoto e il pieno quindi come ricerca e visione onirica gli spazi dell’anima È in questa doppia dialettica contro il pieno e il vuoto che si ritaglia lo spazio dell’anima.

Durante la serata inaugurale, sarà possibile assistere alla lettura di alcune poesie di Rosanna Marani (giornalista e conduttrice televisiva) da parte di Cosimo Sinforini.

L’Associazione Dop&Doc nasce con l’intento di promuovere i prodotti territoriali del Lazio, attraverso una ricerca mirata ed esclusiva che porta alla creazione di carte degustative di food and beverage.

Lo stesso tipo di ricerca che ci ha portati a creare un ambiente in grado di ospitare opere d’Arte e di Design di diverse figure professionali del panorama artistico italiano.

Aperta dalle 17.30 alle 23.00 l’Associazione promuove degustazioni, corsi Enoalimentari, percorsi conoscitivi del territorio , incontri con esperti di settore, visite guidate a frantoi, cantine vitinicole e birrifici artigianali.

Un progetto alla riscoperta del reale Km 0, dove la bontà del prodotto è il fiore all’occhiello, con un occhio di riguardo nei confronti di nuove realtà che operano nel campo dell’Arte e del Design.

L’aperitivo inaugurale sarà seguito da una degustazione alla carta, per la quale è consigliata la prenotazione.

Associazione Enogastronomica d’Arte Dop&Doc

Via Mocenigo, 18 – 00192 Roma (Prati)

Info: www.dopanddoc.it

Facebook: DopandDoc – info@dopanddoc.it

ufficiostampadopanddoc@gmail.com

tel 06.86706952 – cell +39 328.9334464

 

Nota

Vuoto di Rosanna Marani

http://wp.me/p15KMZ-2aA

 Alone di John Sokoloff  

http://youtu.be/CQ_Uxxogv-I

Niente di Rosanna Marani

http://wp.me/s15KMZ-niente

Kroshka Waltz di John Sokoloff

http://youtu.be/2XLPLttEKhs

Niente?! di Rosanna Marani

http://wp.me/p15KMZ-1cr

Her Eyes Her Soul di John Sokoloff

http://youtu.be/hc3qXpvCr90

Forse di Rosanna Marani

http://wp.me/s15KMZ-forse

Valleys di John Sokoloff

http://youtu.be/W8ajKwbdNJM

 

 

 

 

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La notte


Rosanna Marani:

La notte è il rifugio della poesia

Originally posted on L'Orto di Rosanna:

La notte

La notte

Cavalca a pelo

La sfumatura del giorno

La notte

Cavallo nero

Imbizzarrito

Libero

Di varcare i confini

Gli ostacoli del consueto

La notte

Froge selvagge

Che annusano

L’odore di vaniglia

L’odore di muschio

Profumi d’amore

Fragranza

Del peccato

Di non aver peccato

A sufficienza

Puro languore

Assoluta malizia

Acquolina di vagito

Saetta di pensiero

La notte

Si inalbera

Nel silenzio

Rombante della luna

Testimone occultata

Del piacere

Di esistenza

Attenta ad ascoltare

Il minimo grido dell’anima

Che si contorce

Nel suo tormento

E pur accecata

Assordata

Dal dubbio

Intravede nel buio

La balugine del senso

Sente il fragore del significato

Della vita

La notte

Socchiude le fessure

Tocca palpa ricordi

Di sprazzi

Di lampi

Di attimi pieni

Furiosi

Rotondi

Tremanti

Imprigionati

Nelle sue tagliole

Per non lasciarli

Frusciare sciatti nel tempo

La notte

Seppur ferita

Dai graffi

Del cuore

Non si arrende

Consola

Chi si issa

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Cuore sporco


Cuore sporco

Cuore sporco

Io ti avevo trovato

In me

Ma tu ti sei perduto

In te

Ho il cuore sporco

Di noi

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Caldarroste


Rosanna Marani:

E’ ottobre … tempo di caldarroste …

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Caldarroste

L’urogallo

Canta

Tre striduli

Chicchirichì

Non si rassegna

Allo sparire

Del sole

Rubato

Dalla collina

Di sabbia

Tradisce

L’orizzonte

A luglio

Segnale

Accecato

Di curva

Linea

Di mare

Offesa

Dal buio

Dell’afa

L’urogallo

Canta

Tre striduli

Chicchirichì

Per tacere

Il suo dispetto

Fino alla stagione

Dei sapori

Bruciati

Dal taglio

Fessura

Nella vulva

Della castagna

Che si apre

Sul fuoco

A ottobre

Caldarroste

Una carezza

Scoppietta

Di buccia

Sbucciata

Dai denti

Che grondano

Polpa

Di vita

Sulla lingua

Infiammata

La sera

Quando

Il tramonto

Rossiccio

Delle foglie

Dei ricordi

Sempreverdi

Ritorna

Aurora

D’amore

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