#GiochidiParolediRosannaMarani

#GiochidiParolediRosannaMarani

Il vittimismo, il piagnisteo, la lamentazione continua sulla propria malasorte, sgranata come una giaculatoria nel rosario di errori del mondo e di perenne assoluzione personale, sono la più subdola forma di narcisismo, perché l’egotista usa il ricatto (che fa rima con mentecatto) morale per metterti il collare al collo e tenere al guinzaglio la tua libertà individuale, mentre ti erige attorno una gabbia di complesso di colpa dalla quale non riesci a fuggire.

L’eleganza è la grazia dell’istinto.

Il matrimonio? Più spesso di quanto si sappia è come essere agli arresti domiciliari.
Ironie di Rosanna Marani

La tradizione della violenza, invocata come alibi per le più orrende competizioni, per i più abbietti usi secolari, per le più volgari sagre, che genera l’oscurità del proprio pensiero, è sempre la morte del proprio progresso, la tomba della propria civiltà, la stagnazione della propria intelligenza. E profana l’umanità negando alla vita la sua evoluzione.

L’incanto della vita che muove ad empatia coloro che hanno consapevolezza della propria anima, è sconosciuto a coloro che essendone privi, esaltano la morte, uccidendo per divertimento, per sport. La vita non è un trofeo macabro da esibire, ma un bene prezioso da tutelare. Qualsiasi forma di vita.

Le emozioni, turbamento intenso del sentimento, sono un dono della vita solo per chi ha il coraggio di accettare di coniugarle.

L’amore è madre. Perdona sempre.

Si deve essere sempre all’altezza dei propri sogni, se si desidera coronarli!

L’indecenza significa: mancanza di pudore e di decoro; fatto, azione, espressione offensiva di tali valori. Allora è considerato un valore il suo contrario: la decenza! Da quanto tempo l’abbiamo, tale valore, risposto nella furbizia, nell’opportunismo, nella navigazione a vista pur di salvare il culo? Da quanto tempo accettiamo che il cervello sia una noce senza il gheriglio del pensiero? Il marcio attecchisce in menti inclini al marcio. Menti che hanno decorato la loro vita con prebende, annientando il senso del decoro morale, con la pratica del mercimonio. La strada più breve della dannazione dell’anima dove siamo incamminati, pagando un pedaggio altissimo: la perdita di noi stessi, la perdita del significato di essere persone.

“Non lo fo per piacer mio ma per dare figli a Dio.” Classico aforisma ricamato sulle camicie da notte delle nostre bis o trisnonne. Pare che questo aforisma sia ancora il verbo e non la chiacchiera che dovrebbe essere oggi, che regola i rapporti con il sesso, dell’uomo e della donna, nella nostra società. Da una parte, il maschio predatore per definizione, che si fregia di conquiste anche immaginate e spesso immaginifiche e che, quando gliene capita una reale, è talmente incredulo da volerla riprenderla con il cellulare, per documentarla e farla visionare, tra gomitate, pacche sulle spalle e dita a V, ad amici idioti quanto lui che magari lo incitano a mettere in rete le sue prodezze sussultorie e muscolari, per acchiappare consensi complici e sguaiati e dall’altra, la preda per definizione, che deve pentirsi subito dopo l’atto sessuale per non sentirne la colpa e passare agli occhi del predatore per definizione, per puttana. Ma vogliamo smetterla con questa maleducazione ipocrita, fanatica e oscura, ammiccante, oscena, triviale? Due pesi e due misure: all’uomo il piacere e il vanto, alla donna la condanna e la cattiva reputazione? Nella storia delle vittime di femminicidio, che riposino in pace, mi auguro che prevalgano un solo peso, il rimorso e una sola misura, imputazione di istigazione al suicidio. E a tutti coloro che hanno esibito la loro brutale, vacua, vuota, anima, divertendosi a commentare con lazzi, epiteti da suburra e sberleffi sessisti, auspico la gogna: quella stessa gogna che hanno riservato alle donne uccise.

Primo giorno di scuola: Per chi suona la campanella.
Ironie di Rosanna Marani

Foto by Elena Karneeva
L’amore, che è vita, la vita, che è amore, esige per amare, esige per vivere, una sola coniugazione del verbo amare, una sola coniugazione del verbo vivere: la coniugazione dell’indicativo presente.

Non si può pretendere che qualcuno entri nel proprio mondo se non si è disposti ad entrare nel suo mondo.

La parola è un bottone, l’asola la sua emozione.

Pensavo di aver incontrato una aquila. Invece era solo un gallo.

Propongo la Giornata Internazionale dell’Idiota, così almeno per un giorno l’Idiota sarebbe legittimato ad esistere, poiché avrebbe finalmente quell’identità che va cercando disperatamente con le sue continue incursioni e provocazioni nella vita altrui essendo privo totalmente della sua e sarebbe finalmente riconosciuto con tanto di nome e cognome … festeggiato.

Fotografia di Elena Shumilova
Il futuro ci viene incontro, solo se noi decidiamo di andargli incontro.

Se rispondi ad un idiota, lo legittimi, gli regali quella identità che non è riuscito a procurarsi da solo.

Nella foto: Opera di SER
La mediocrità mostra sempre la schiena, è vigliacca, pavida, subdola, presuntuosa, pretestuosa, livida, velenosa, meschina, corrotta, corrosiva, insinuante, insana, invidiosa perché ha l’anima guastata dalla sua morte.

Fotografia di Elena Shumilova
Solo l’abbraccio consola la tristezza del cuore.

Una prece, un minuto di raccoglimento per coloro che anche oggi, sprezzanti del pericolo nascosto nella intelligenza del pensiero, scrivendo d’acchito manciate di parole confuse, becere, odiose, indecenti, spudorate, nei commenti a post di cui evidentemente non hanno capito il contenuto, poiché privi di figure indicative l’argomento, si sono immolati tali martiri dell’ignoranza, sull’altare della rete. Amen.

Avverti di essere nel tuo giusto, quando la tua perseveranza si allea alla fiducia in te stesso che ti indirizza alla passione più furibonda e indomabile, in vista di raggiungere il tuo traguardo, edificata nel tempo calmo dell’attesa.

Mafia: Clan che abbaia, morde.
Ironie di Rosanna Marani

L’amore non è assenza presente, è essenza presente nella presenza assente.
By Po(s)sesso il mio libro di poesie erotiche

La prospettiva, ecco il risvolto che ci può sollevare dall’abbrutimento, quando evapora l’illusione di un amore eterno, che è invece andato a scadenza. Noi donne, invece di immergerci nel disastro emotivo che ci abbatte, dovremmo rivalutare l’accaduto e viverlo come un miracolo, un vero miracolo di resurrezione.

“Sgomento. Dolore. Cordoglio. Puniremo i responsabili”, in successione le parole della politica dopo un qualsiasi disastro e conseguente tragedia provocati dalla incuria politica. Come dire le stesse, solite, inutili, ipocrite, ripetitive, vacue, irresponsabili, ultime parole fumose.

E basta straparlare, anzi strascrivere! Troppe sciocchezze e deliri di menti dementi, si leggono in rete. Pensare prima di aprire… il pensiero no? Il pensiero è il paracadute della parola, senza, ahimè, si schianta.

È conseguenza di un abbaglio trasformare quel che si credeva amore in disamore e sentimento in risentimento. Ed è la moneta che spende la coppia formata da metà individui che sanno di sopravvivere, solo attribuendo il fallimento all’altro. Il rancore verso l’altro a cui attribuire i demeriti, è infatti, l’alibi perfetto per nascondersi la propria paura di essere imperfetti. Quindi si preferisce desistere dall’esistere per non essere responsabili della personale viltà. Occorre un lucido impietoso coraggio per amputare le nostre gangrene caratteriali ed emotive.

Ho imparato che … si deve prestare molta attenzione alla moneta di quel qualcuno che spende una buona parola per te e con te. Meglio controllare se quel qualcuno è un falsario di sentimenti o un truffatore di emozioni, per non cadere nella sua rete di opportunismo.

L’amicizia è la sciabolata di luce che trapassa l’ombra della solitudine.

L’indifferenza è lo stadio della beatitudine raggiunto a fatica dopo i tormenti di un amore malsano. Un pensiero fisso? No, un pensiero fesso come un chiodo piantato male e che regge un quadro fino a che ce la fa. Quel quadro che dipinge un amore che ti torce le viscere costantemente, poiché non sai come lenire il dolore che ti provoca, poiché non comprendi le ragioni che ti legano alla parte di te che hai buttato sul piatto della bilancia del dare e avere, l’attenzione, la moneta di scambio usata in un rapporto equilibrato. E allora ti domandi: che amore è mai questo che mi intontisce, obnubila la mente e mi rende incatenata ad una assenza di reciprocità? All’aria fritta? Ma lo sai però, in cuor tuo, che è un amore che non è amore. Ma lo sai però, in cuor tuo, che è solo il riflesso di un ideale idealizzato, di una immagine accecante seppur falsa che ti ha incantato. Il riverbero di quella parte della tua eccellenza che ancora non ti apparteneva, quella eccellenza che ti sembrava troppo meravigliosa per meritartela e che ora, invece, sei pronta a riprenderti. Una bugia che ti sei raccontata nella illusione di una perfezione imperfetta e alla quale hai dovuto credere per non sentirti sciocca. E non resta altro, capire o non capire non ha più importanza, che sradicare la gramigna della delusione come farebbe in un terreno da rendere vergine, un giardiniere esperto di potature e di innesti, per far fiorire uno spettacolare, profumatissimo roseto.

Sono molto frequentate le comunità (a)social, per confondere la propria solitudine nella moltitudine. E lo scambio è solo superficiale, frasi fatte di convenzione. La comunicazione è quella che gli studiosi hanno chiamato fàtica, ovvero dire il nulla. Solo un contatto per poter affermare, io ci sono.

Assumere il senso di responsabilità per il singolo individuo, significa accettare il rischio della scelta e pagare le conseguenze dell’errore di valutazione, in prima persona.  Assumere il senso di irresponsabilità per il politico, significa ignorare il rischio della scelta e far pagare le conseguenze dell’errore di valutazione, a terza persona. L’individuo nel dissesto fallisce e chiude bottega restando senza credito. Il politico nel dissesto fa fallire e apre bottega imponendo il credito delle tasse.

La messa in (o)scena dei nostri politicanti ormai approntata quotidianamente, degrada non solo la politica e il cittadino, ma anche l’uomo. Omuncoli in preda alla erezione continua del proprio ego che si arrogano il diritto di sproloquiare la loro meschinità e di calpestare qualsiasi valore che abbia attinenza al rispetto di se stessi, del cittadino, della politica stessa, mostrano la denigrazione totale verso la comunità e il consesso civile. Irresponsabili cialtroni che hanno un solo fine, tenere incollate le chiappe al loro misero potere di deputati e senatori, sputando la loro insipienza addosso a chi li mantiene a vita, obtorto collo. E a noi, comuni mortali, impossibilitati a cacciarli e ad isolarli, oltre al disprezzo, non resta che la speranza in una veloce selezione naturale operata dal tempo.

L’inizio comincia dalla fine.

Nella foto: Opera di Nele Azevedo Pubblic Installation Art
Ho imparato che taluni, da piccoli uomini, crescendo si mutano in uomini piccoli.

Quando cade il silenzio, l’eco rimanda un fragore assordante.

Si è dannatamente soli, sia quando si vince, sia quando si perde. Quando vinci, guardi la corte dei miracoli che hai attorno in perenne genuflessione. Quando perdi, ti guardi attorno e non vedi più alcuno mentre in precaria genuflessione, speri tu in un miracolo corto.

Certo, il silenzio è d’oro, il pensiero è di platino, la parola è d’argento, ma certe facce di taluni, sono di bronzo!

Nella foto: Sculpture by Michel Hendrich
Amarsi è condividere affinità selettive.

Ce lo domandiamo spesso cosa sia la vita, per carpirne il significato, mentre anticipiamo le ipotesi delle nostre risposte in attesa della sua risposta. Perché si sa, la vita è quella che accade mentre stiamo organizzando i suoi accadimenti.

Anche se alla nostra nascita ci accoglie una magione, è bene tenere a mente che alla nostra morte ci raccoglie un loculo.

Lo Stato? È stato.

Cercando te ho trovato me.

Se tu hai mancanza di te, ti aggrappi ad un bisogno dell’altro da te. Se tu hai eccesso di te, regali un sogno all’altro da te. Puoi essere una palla al piede. O un aquilone. A te la scelta, di rotolare o di volare.

L’eleganza indossata dal portamento è armonia con la propria interiorità.

Leggere, osservare, ascoltare, libri, quadri, musica, ogni opera di ingegno dell’artista, copiata dalla natura, ricreata dal suo istinto e condotta alla bellezza dal suo talento, è spesso, se non sempre, iscrivere il proprio pensiero a lezioni di ripetizione di vita. Per acquisire un master di specializzazione nei sentimenti, dopo la laurea in emozioni, avendo superato l’esame dell’inquietudine di credere di non potere essere l’essere che si scopre di essere, senza l’aiuto di un mentore che induca a riflettere.

Il desiderio insoddisfatto, è spesso un rimpianto. Il desiderio soddisfatto, è spesso un rimorso. Il desiderio, è spesso il solo ricordo che desideriamo ricordare.

La solitudine è la luce della propria oscurità.

Gioco di costruzione: Trovare il proprio alterlego.
Ironie di Rosanna Marani

L’ignoranza emotiva è un pensiero azzoppato, una parola sciancata, una voce stridula, un corpo sformato, uno sguardo vacuo, un sentimento malformato, una anima sguaiata.

Specchiarsi è sempre immaginarsi.

Amarsi è somigliarsi.

Le rughe? Sono il tatuaggio dell’esistenza sulla pelle del nostro tempo.

L’amore è ribellione allo spettro cupo della morte. L’arte è ribellione all’ordinario ordine della vita. L’artista è il ribelle più tenace tra i ribelli che trasforma la morte in vita.

C’è chi non ha alcunché da dire ma lo dice, peraltro, malissimo.

Foto dal film Iran, Teheran di Abbas Khiarostami
I confini del nostro mondo sono i limiti del nostro linguaggio.

Chi non si somiglia, si accapiglia.

La beatitudine è lo stato di pace delle anime pure.

Prima di decidere di buttarsi a capofitto nella rincorsa di ciò che si vuole, è buona cosa scartare con determinazione ciò che non si vuole. Patti chiari con se stessi schiariscono le idee superstiti.

Amo coloro che sognano la loro vita e che vivono la vita che sognano. Non si rabbuiano mai per una eclisse di cuore.

Nella foto: Opera di Amanda Cass
Chi dichiara di non avere nulla da perdere, ha già perduto se stesso.

Innamorato deluso: Soffrire di sbalzi d’amore.

L’unicità è la nostra verità.

La rete ha creato un girone che credo sia molto affollato, il girone dei bannati. Un click e via, fuori dalla visuale virtuale e reale. Provvida invenzione!

L’attimo frulla nel suo volo. Ha due ali, ora e una coda, mai più.

C’è chi vive solo perché non è ancora morto.

Amiamo chi ci ignora. Ignoriamo chi ci ama. Amiamo chi ci dispregia. Dispregiamo chi ci ama. Amiamo chi ci sfugge. Sfuggiamo chi ci ama. Ma un poco di ordine sentimentale, un poco di soddisfazione emotiva, vogliamo regalarceli, oppure no?

La volgarità, intesa come parola, come pensiero e di conseguenza come comportamento, è alla portata di ogni palato rozzo, la si inghiotte senza fatica e la si digerisce in un solo rutto. Per questo è il (dis)gusto preferito dalla massa incapace di scovare la bellezza, ovunque si nasconda, poiché priva di ogni suo riferimento interiore.

Il sentimento del decoro è la pietra miliare della dignità dell’uomo. Quel ventaglio di valori radicati nella propria sostanza di essere che induce ad atteggiamenti corretti. Quel limite che mai si dovrebbe valicare. Ed è la sua mancanza la pietra miliare dello sfacelo della società civile che così si muta in incivile far west.

Ho imparato che il nostro corpo va educato a parlare. E allora mai abbassare la testa, neppure con la cervicale, con chicchessia. Sa di rassegnazione. E di delega all’altrui potere decisionale. È solo questione di pratica, è solo questione di raggiungere una magnifica autonomia emotiva. Per poter scegliere, per potersi scegliere con rispetto di sé. Per poter decidere di chinare il capo solo per devozione all’amore.

I valori che ispirano la nostra società, oggi: lucro, speculazione, profitto, truffa, corruzione, volgarità, maleducazione, evasione, pressapochismo, cialtroneria, crudeltà, ignoranza, raggiro, menzogna, odio, indifferenza. Il fine che la nostra società vuole raggiungere, oggi: farla franca. Il modello che la nostra società legittima, oggi: il furbo.

La curiosità è il pepe della conoscenza.

La parola è etica
Riappropriarsi del linguaggio e della sua valenza, sarebbe auspicabile. Oggi si usa una minima varietà di vocaboli. Vanno per la maggiore, truffatore, turlupinatore, bugiardo, frodatore, corruttore, corrotto, ladro, spergiuro. La parola assume una responsabilità etica nella profondità del suo significato. E se chi la proferisce ne carpisce il significato ma non lo onora, poiché ne abusa, commette già peccato di amoralità. È infatti la parola stessa che definisce qualsivoglia funzione e l’associa alla sua precipua etica. Sacerdote a carità, politico ad onestà, per esempio. Quando il sacerdote si corrompe, quando il politico si corrompe, corrompe la parola stessa e la sua funzione, delegando alla propria furbizia meschina il suo non valore, deprivandola appunto della sua responsabilità etica.

Ogni giorno la vita chiama il tuo nome all’appello. Se non puoi essere presente, devi obbligatoriamente esibire una giustificazione veritiera. In altro modo, passi da disertore.

Essere in vacanza non è stazionare in un luogo inconsueto ma è assumere uno stato mentale inconsueto.

Lo stile è l’eleganza del carattere, la personalità del pensiero, la coerenza dell’azione che ben pochi posseggono.

L’ego esige sempre l’ultima parola che scaglia dalla sua bocca aperta. L’io si accontenta della prima parola che scioglie nella sua bocca chiusa.

Dilemma: se vale il detto fatti vivo, vale anche il contrario, fatti morto?

L’individuo che coniuga il condizionale nel pensare, è purtroppo affetto da delirio di impotenza.

Il viaggio dell’amore? Dura un attimo. Dalla partenza, stazione cuore, con bagaglio e sogni. Alla fermata, uscita fegato con bagagli e calcoli.

Nella foto: Opera di Jan Fabre
L’errore di valutazione che ti induce a concedere la fiducia ad un voltagabbana, è tra i migliori maestri che si possono incontrare. Ma bisogna mandare a memoria la lezione che ti impartisce. Quella lezione che ti insegna ad individuare i tuoi punti deboli, grimaldello per il profittatore che scardina le tue riserve e farli diventare punti forti. Anzi fortini inespugnabili.

Mi piace pensare che siamo beneficiari della vita di qualcuno e che rendiamo qualcuno beneficiario della nostra vita. Sì, come in una Banca del Tempo, la più etica che ci sia. Dove non si maneggiano quattrini ma attenzioni. Dove la moneta contante accettata, è il valore del solo quello che si è, non la valuta del quello che si ha.

L’amicizia è essere una rampa di lancio o una zattera su cui riposarsi prima di prendere il volo. Insieme.

Solo il tempo è incorruttibile. Lascia cadere un granello di attimo alla volta. Con calma. Con pazienza, nella sua clessidra. Fa il suo sporco, dannato lavoro, senza guardare in faccia a nessuno, senza voltarsi indietro. Perché lui dipende da sé, dalla sua sabbia di momenti, che non insabbia gli istanti, ma che diventa roccia aguzza di fatalità.

Solo l’emozione che incanta la vita, solo l’attimo che ti toglie il fiato dà significato a viverla.

La condivisione, seppur di briciole, è la sfumatura più intensa dell’amicizia.

Foto di Edward Honaker
Non perde dignità chi domanda aiuto di qualsivoglia genere, in caso di traversie ad un amico che volentieri lo soccorre. Perde dignità chi passata la buriana, dimentica il debito, l’amico. E l’onore.

Solo un essere ignobile può tradire la fiducia di un animo puro che confida in lui.

Non tutti coloro che si perdono vogliono essere trovati.

A me piace pensare che… se son spine, graffieranno. Non… se son rose fioriranno. Non è facile trovare spine che valgano il graffio.

Chi è troppo pieno di sé, ha spazio, nel proprio centro, per accogliere null’altro che il vuoto della sua immagine riflessa.

Siamo solo il ricordo che lasciamo agli altri.

Volere è … potare. Qualche volta sì: la siepe dell’ubbia, l’arbusto della noia, l’edera del consueto, la vite del quotidiano. Un bell’innesto di energia scoppiettante e via a scoprire una nuova gemma o a raccogliere un nuovo frutto di emozione vivida!

Scintilla, lapillo, scheggia, zampillo. È tutto quello che possiamo catturare della vita. Un bagliore che riesce ad indicarci una meta: significare la nostra esistenza, che si pone tante domande e una sola risposta. Viverla, nel suo istante, a diritto e a rovescio. Fuori e dentro di noi.

La rete è spesso, troppo spesso, tale ad un teatro di periferia dove si esibiscono guitti senza arte né parte che interpretano giulivi e beoti, la squallida rappresentazione della loro meschinità. Postano notizie false tese soltanto a reiterare la grettezza e la pochezza dell’umanità, in innumerevoli, compulsive condivisioni di fradiciume di pensiero nemmeno originale ma scopiazzato l’uno dall’altro, per dimostrare di esistere, accodandosi alla vigliaccheria di una tremenda catena sporca di senso di vita. Manca a coloro, scimuniti tra più scimuniti, il pavimento della cultura, della sensibilità, del raziocinio e della responsabilità di appartenere al consesso umano e invece di picconare la terra e pavimentarla con pensieri che siano pensieri e non sputi di parole, camminano sul tetto sconnesso dell’ignoranza, completamente fieri di sé.

La cattiveria, l’acredine, nascono dalla incapacità personale di rendersi felice e il riversarle sugli altri, è un tentativo meschino e crudele di rivalsa nei confronti della propria inadeguatezza a risolversi.

L’assuefazione è l’agonia della vita, il coma del pensiero.

Amo ascoltare gli occhi di chi mi sta di fronte. I gesti, la postura del corpo, le braccia, i piedi. E le mani. Narrano di sé, molto di più delle parole.

In punta di piedi l’amore si protende all’infinito per definire il suo anelito alla vita.

Nella foto: Opera di Maricocò
Qualche volta per andare avanti … è necessario tornare indietro.

Per lasciarsi andare, si deve lasciare andare.

La prudenza è il tentativo accorto, di imbrigliare la paura dell’ignoto.

Rimpianto: Brivido di pelle d’eco.

L’istinto è esplorazione continua del rischio di vivere e solo gli animali sono in grado di seguirlo, senza tradirsi. L’uomo preferisce, obtorto collo, perseguire la consuetudine, l’abitudine che è resa alla vitalità del suo sentimento.

Nell’incontro che vale una vita, stato d’attesa, è il corpo che si liquefa dal desiderio, che l’anima avverte imperioso e prepotente, come fosse accadimento fatale e ineluttabile. Come se l’anima e il corpo si presentassero ad una anima e ad un corpo riconosciuti dal senso che ha solo l’amore, quell’amore, puntuali ad un appuntamento segnato nell’agenda del proprio tempo da sempre. E forza e paura si mischiano, inciampando nella sorpresa di un sentimento che fa sgranare gli occhi e li paralizza in uno sguardo di magnificenza.
By Po(s)sesso, il mio libro di poesie erotiche

Occorre un raffinato senso del gusto per provare l’irriducibile senso del disgusto.

Dovrebbe essere semplice, elementare comprendere il concetto del diritto: se io mi batto per difendere il tuo diritto, contemporaneamente mi batto per affermare il mio stesso diritto. Eppure…

Il tuttologo, grande mistificatore, è quel tipo che ostenta indebitamente competenze nei campi più disparati della società, che si spreca in aut aut ridicoli quando vuole stigmatizzare le inclinazioni morali altrui per mettere il bavaglio al sentimento altrui. Perché lui farebbe meglio, sempre e in ogni occasione. Invece è solo un cialtrone che senza pudore commenta, serve i suoi nulla in un vassoio di parole pompose che rivelavo scarsità di contenuto e soprattutto di competenza.

È difficilissimo se non impossibile, far passare il filo spesso dell’intelligenza dentro la cruna del pensiero stretto.

La volgarità è sempre deprecabile e chi ne fa uso è sempre dalla parte del torto, anche se dovesse avere ragione.

È la paura ad infondere coraggio.

Amo il ricchissimo idioma italiano e la sua punteggiatura. Sfumature e sensazioni visive di allegoria nel linguaggio. Il punto è il mio ponte levatoio alzato. Il punto esclamativo è il mio abbraccio aperto. Il punto interrogativo è la mia riflessione. I due punti sono le mie conclusioni. I puntini di sospensione sono la mia malizia.

Esplorare, per conoscere i propri limiti, saggiare le proprie capacità e accettare la sfida della conoscenza di sé, è dare significato al proprio vivere.

Scegliere la propria destinazione è condurre per mano il proprio destino.

Nella foto di Sasha, Getty Images, l’attrice Marika Rokk
L’uomo marito, è spesso il risultato delle addizioni e delle sottrazioni dei conti in sospeso che la donna moglie, ha con se stessa. (E viceversa).

Chi è incapace di provare tenerezza, è incapace di provare passione.

La matrice della volgarità della rete è la frustrazione. Frustrazione di non essere considerati il qualcuno nella realtà, frustrazione di non avere una propria vita soddisfacente, frustrazione di essere isolati dal consesso civile, frustrazione di non avere rapporti sociali. La frustrazione della propria solitudine acida, vissuta come stato di disgrazia e non di grazia che motiva il qualcuno a impossessarsi della vita altrui con accanimento, nel tentativo di distruggerla. Per acquistare ai propri occhi, un merito qualsiasi di fustigatore dei costumi, di investigatore senza licenza, di magistrato senza laurea, compensatorio e consolatorio della personale nullità.  Segno di pochezza spirituale e di alcuna autostima, privazione di quel senso della vita che rende la vita umana.

Non è ancora nato un re che possa fare a meno della sua regina.

È il buon senso il sesto senso.

La parola è lo stile della nostra essenza.

È una scelta obbligata: nel vivere non hai scampo, o ci metti la faccia o ci metti la feccia.

A volte non basta metterci una pietra sopra. Occorre metterci una lapide. Sopra.

Quando la paura ti stringe il cuore, l’abbraccio ti consola perché la spezza a metà.

L’essenza è la sola sostanza del nostro malessere nell’essere noi.

Siamo conseguenza e matrice scambievolmente nell’Universo, nei mille cerchi che concatenano le nostre vite. Siamo umanità congiunta, ma dobbiamo, alla fine di una circumnavigazione al di fuori e al di dentro da noi, decidere quale spazio occupare nel sistema planetario della nostra vita. E dunque se vogliamo essere pianeti o satelliti.

Il limite che l’amore verso l’altrui non deve e non può mai oltrepassare, si chiama dignità.

Osservare è calarsi nella profondità di ogni sentimento.

È pura utopia credere che ognuno viva la propria vita senza guardare dal buco della serratura quella degli altri. Chi spia la nostra vita con malanimo morboso, probabilmente non ne ha una propria e la prende in prestito o la ruba, per disfarla e rifarla a sua immagine e somiglianza, ovvero per disprezzarla con lo stesso disprezzo di sé che lo macera dentro.

Chi aggredisce verbalmente spinto da una furia incontrollata, privata di contenuti oppositivi e propositivi, ma gonfiata solo da maleducazione rissosa, mostra un razzismo intellettuale becero e pericoloso. Comincia dal pensiero la separazione tra la violenza della parola, la cortesia del dialogo, la volontà del confronto. E l’ignorante, invece, mostra soltanto il nulla feroce del contenuto che vuole prevaricare il nulla della forma. Nel nulla del silenzio, è buona norma isolarlo.

Sì, certo siamo spigolosi. Meglio senza dubbio, avere un carattere ad angoli retti e ad angoli acuti, che ad angoli ottusi.

La narrazione della poesia, del libro, del film, del quadro, della scultura, la narrazione dell’arte, non è una domanda. È una risposta.

Il pensiero ignobile, povero di contenuti, si manifesta con il linguaggio ignobile, scarno di vocaboli, che conduce all’azione ignobile, priva di morale.

Colui che ha l’anima vuota la riempie dell’odio che prova verso gli altri e se stesso e di cui si ciba, colui che ha l’anima piena la svuota dell’amore di se stesso che offre agli altri e di cui si nutre.

Noi siamo causa ed affetto di noi stessi.

Nel tramonto si intravede l’aurora. Così come nell’aurora si intravede il tramonto. È ogni inizio che corre verso la sua fine. È ogni fine che svela il suo inizio.

Ho imparato che … se così lo fanno tutti, è meglio non farlo, non fosse altro che per principio, che … se così lo fanno in molti, è buona cosa chiedersi se si possiedono i difetti necessari per entrare nel novero dei molti. E che … se così lo fanno in pochi, vale la pena di approfondire con se stessi le ragioni, per verificare di avere le qualità idonee per far parte dei pochi.

Nella foto: Opera di Catrin Welz Stein
Il poeta ha le vibrisse nel cuore, percepisce, agguanta, afferra, acciuffa, ghermisce, adesca, arpiona, acchiappa, abbranca, coglie, un sospiro, un fiato, un umore, un battito, un frullo di sensazione e mette ordine nel disordine e disordine nell’ordine della mente, che affermava di sapere già tutto mentre sapeva ancora niente.

A volte ci si dovrebbe davvero sciacquare la bocca prima di pensare. Talune persone emanano afrore dall’alito, talaltre dal pensiero.

La donna nella nostra società, non ha un corpo. Ha un doppio senso volgare, utilizzato a man bassa dall’uomo che crede di essere spiritoso, sagace, intellettivamente attivo, alludendo alla offerta a buon mercato del sesso femminile, pur di vendere, svendendo sessualità. E ingenerando un ciclo di assuefazione a comportamenti scorretti. Come accade soprattutto nel mondo dei cosiddetti creativi pubblicitari. Fino a quando non si eradicheranno le grossolanità di certi (s) costumi, nel linguaggio comune, fino a quando le stesse modelle non rifiuteranno questa gogna, cosce, labbra, seni, sederi, gambe ed il resto, soppianteranno del tutto il cervello della donna. Di un individuo che voglia essere percepito davvero come donna e non come mero oggetto di interscambio.

L'abbraccio delinea

L’abbraccio delinea i confini dell’accoglienza nel perimetro dell’amore.

Sbagliare noi

Sbagliare noi? No, semmai compiamo errori di malafede in perfetta buonafede.

Nuove nascite al Parc Animalier di Introd, in Valle dAosta (

Ma quanto siamo belle noi che proviamo tenerezza per un cucciolo che se ne va e per un animale che invece contribuiamo a salvare? Noi che scegliamo di non mangiare la vita altrui, che non abbiamo il sapore di sangue sulla lingua, noi che non possiamo digerire bocconi di urla, spasimi di terrore e briciole di sofferenza? Ecco ditemi se non siamo anime piene di amore! Se non siamo portatrici di civiltà e pace!

Si lo confesso sono razzista

Sì, lo confesso, sono razzista. Disprezzo profondamente la razza dei razzisti, razza disumana eccitata dal delirio di impotenza, l’impotenza di accettare la pochezza, anzi la nullità di sé.

Incontro fortunato

Incontro fortunato: Trovare qualcuno che faccia al caos tuo.
Ironie di Rosanna Marani

Ancora è l'ancora

Ancòra è l’àncora di uno struggente desiderio d’amore che non si scorda mentre si cerca di dimenticarlo.

L'intelligenza è sensibilità

L’intelligenza è sensibilità e la sensibilità è empatia.

Non mi fido affatto della vita

Non mi fido affatto della vita. Mi vuole morta.

Ogni scelta è

Nella foto: Opera di Byron Draper, Mental Prison
Ogni scelta è una rinuncia.

Saper cogliere le differenze

Saper cogliere le differenze è fondamentale. Il lupo che impara a belare, resta sempre un lupo.

Ho imparato che gli individui che hanno il nulla

Ho imparato che gli individui che hanno il nulla da esprimere, lo esprimono in pessimo modo.

Il concetto di civiltà si estende

Il concetto di civiltà si estende al rapporto uomo uomo, uomo ambiente, uomo animali. Ovvero l’uomo interagisce ogni secondo del suo orologio, col mondo che lo circonda. Dunque, la civiltà si manifesta in ogni gesto che si compie, esattamente così come l’inciviltà. E non esiste poca civiltà, spicchio di civiltà o civiltà di serie a o di serie b. Il comportamento verso il di fuori di sé, deve essere uno solo ed improntato al rispetto. Chi rispetta se stesso, rispetta anche l’universo. Chi non sente il dovere di dare significato alla vita, di prendersene cura, di promuoverla, di tutelarla, non vive. Vegeta, distrugge, arraffa. E non sceglie, ma si fa scegliere. Per essere trascinato alla distruzione. No, ogni mattina quando ci affacciamo alla nostra giornata, dobbiamo decidere da che parte stare, per fare sì, ogni sera quando ripieghiamo il nostro tempo, che sia senza macchie e senza grinze, prima di riporlo nella nostra coscienza. E solo così avremo il diritto di essere chiamati uomini.

Conoscere è sapere

Conoscere è sapere e sapere è scegliere. Consapevolmente.

Vivere è accendere il falò del tempo

Vivere è accendere il falò del tempo ogni giorno, scottarsi nel fuoco, ma ciò nonostante avere cura di alimentare la brace, per riaccenderla il giorno dopo.

La paura, sabbie mobili

La paura, sabbie mobili in cui sprofondano gli artigli del tempo. Palude che ricopre di melma gli attimi che possono fare la differenza tra vivere e sopravvivere. Mordacchia all’orgoglio che si vieta ogni fragilità, per domandare soccorso. E così ci si nega il coraggio del rischio, che poi è semplicemente la molla della curiosità, attizzata dalla esigenza dell’istinto. Per aver un diagramma piatto, ma sicuro e non incorrere nella eventualità di un infarto da esistenza. No, non si deve avere paura di avere paura di domandare conforto.

La magia della giornata

La magia della giornata? Non la si trova nello scoppiettio dei fuochi artificiali ma nell’accendere la miccia di affetti speciali. Ed è sempre festa del tempo.

È auspicabile norma di vita allenare

È auspicabile norma di vita allenare cuore e mente a scegliere coloro dai quali farsi scegliere.

Leggendo in rete

Leggendo in rete miriadi di post e commenti beceri, intrisi di odio, superficialità, ignoranza, razzismo, opportunismo politico, quando il silenzio sarebbe il solo commento di rispetto per le vittime delle tragedie quotidianamente rappresentate sulle scene mondiali, vedo per l’umanità, oltre la fioca fiammella di luce dello spirito, un oscuro tunnel di ipocrisia della mente.

L'immagine di noi che vediamo riflessa

L’immagine di noi che vediamo riflessa nello specchio del nostro ego, non corrisponde mai alla nostra verità.

Come si dice

Come si dice? Ah, dietro un grande uomo c’è una grande donna. In ombra, aggiungo io. E dietro una grande donna? Beh, facile, c’è la sua ombra!

Il paraguru

Nella foto: Hinduguru by Maykrender
Il paraguru
Aspirante santone de noantri, che naviga a svista in rete. Caratteristica: pensiero proprio affaticato che compulsivamente lo induce a copiare e incollare sulla sua bacheca i pensieri altrui, evitandogli l’uso smodato e il logorio delle sinapsi. Paragonabile a un soufflè riuscito male, che si sgonfia quando la “sua” bella figura viene smascherata e diventa una figuraccia.

Credo che, anche se in preda alla rabbia, anche se invasati dalla collera, anche se spintonati dall’ira, perché non si trasformi in risentimento, non si debba mai commettere l’atto impuro di sporcare l’amore con il rancore.

Il potere del potente, troppo spesso è prepotente.

La parola è una promessa mantenuta. La chiacchiera è solo una premessa vacua.

A volte fare la cosa sbagliata è fare la cosa giusta. A volte fare la cosa giusta è fare la cosa sbagliata.

Noi tutti possiamo insegnare, ma solo se siamo disposti ad imparare.

Venire al mondo, forse è un errore di natura che si può correggere, vivendo secondo natura. Per pareggiare i conti della nascita, con la morte. Per annullare il meno dell’esistenza con il più della vita. Per sostituire ad un nome e ad un cognome anagrafici, una completa identità. La propria. Ed essere unico, non uno tra i tanti.

Non credo esista emozione più vibrante di quella che offre la consapevolezza di essere l’orizzonte infinito di uno sguardo.

Il tempo ordinario scorre in attimi. Il tempo straordinario scorre in battiti.

I cuccioli di ogni specie, parlano lo stesso linguaggio. Il linguaggio del cuore.

L’amore si può fingere. L’odio no.

Nella foto: Opera di Amanda Cass
Nel corso della vita attraversi due fasi. Nella prima cerchi i complimenti. Nella seconda cerchi i complementi.

Siamo tutti clandestini, senza patria, emigranti ed immigrati nelle lande della vita, fino a quando una essenza, una anima specchio della nostra, ci offre asilo e identità. Come una madre che ci accoglie con amore. Per sempre.

Un uomo per quanto stupido della sua vita riscuote il valore. Una donna per quanto intelligente della sua vita paga il prezzo.

L’imperativo morale che deve guidare l’azione di ogni uomo capace di indignarsi, è quello di adoperarsi con il suo massimo slancio, con il suo massimo potere nel porre fine alla sofferenza imposta ad ogni creatura senziente. Perché la sofferenza imposta dalla crudeltà del profitto, è l’ingiustizia più degradante ammessa e permessa dalla nostra società (in)civile.

C’è il silenzio indifferente, il silenzio vigliacco, il silenzio terrorizzato, il silenzio fedifrago, il silenzio arrogante, il silenzio estatico, il silenzio riflessivo, il silenzio angosciato, il silenzio dispregiativo, il silenzio meravigliato, il silenzio riconoscente. Eppure, il silenzio fa del suo silenzio, di qualsiasi sua sfumatura emotiva accolga e manifesti, il suo grido.

La vita non si compra, non si vende, non si baratta, non si sfrutta, non si viola, non si maltratta, non si ruba, non si strazia, non si violenta, non si manipola, non si mangia, non si umilia, non si schiavizza. Si onora, si tutela, si rispetta.

L’attrazione è il magnete dell’incantamento orientato dal desiderio.

La nostra verità, qualsiasi età abbia, è la nostra arma seduttiva più potente. Perché solo la nostra verità può colpire il cuore delle persone seducendole.

Voglio diventare quella meravigliosa creatura che il mio cane crede io sia.

La contemplazione della bellezza esige il ritmo lento di ogni senso.

L’emozione è come il sole che abbacina. Elude le sbarre della gabbia del nostro vivere e ci rende liberi.

Nella foto: Opera di Sijjra, Passione amorosa
L’uomo si innamora in assenza della donna. La donna si innamora in presenza dell’uomo.

No, non perdono gli altri. Semmai condono. Entro nella fase della dimenticanza, della cancellazione, della indifferenza mistica. Preferisco perdonare me stessa.

Oggi siamo sempre più soli, ma insieme agli altri. Ci scambiamo le nostre solitudini neinetwork. E invece di rispecchiarci in uno sguardo, ci rispecchiamo in un monitor.

Nella foto: Opera di Mudabbirali, Sad face, behind a smiling face
Ci insegnano, a noi donne, ad essere Penelope. Oh, romantico riflesso femmineo, abile nel cucito della noia dell’attesa! Ma quando ci accorgiamo che essere Ulisse, è molto più divertente, beh, è un attimo, scucire la gonna per farne pantaloni. Oh, avventuroso riflesso mascolino, abile nel cucito della peripezia dell’esplorazione!

La paura di amare è un fondo di caffè turco sabbioso, nero, senza crema e senza aroma che annacqua il sapore del gusto della vita. È la camicia di forza del sentire, il ricovero coatto dell’istinto.

Ho imparato che alla eleganza del corpo, alla armonia della postura corrispondono la grazia dell’anima, la lealtà dello spirito.

Mai potrò dimenticare quell’uomo che mi ha insegnato ad amare. Un altro uomo.

L’uomo ama quando non pensa di amare. La donna ama solo se pensa di amare.

Il rispetto! È il sentire il limite proprio e dell’altro, oltre il quale non è permesso l’accesso. È il dare valore alla vita di ogni essere senziente. È l’educazione alla alterità. È la sintonia e la empatia con il creato. È la tutela della libertà della esistenza. È il fondamento della civiltà. È il custode della convivenza universale.

La curiosità è il pepe della vita.

Lo scrittore, il poeta nei confronti dei vocaboli con cui descrivono l’emozione, sono principianti del sentimento, seppur professionisti della parola. Sono i giocolieri, i funamboli dell’alfabeto.

L’inazione comporta una conseguenza irrimediabile, il rimpianto.

La strada giusta da trovare è la strada dove sai che ti perderai.

La sola religione che l’uomo dovrebbe professare, è l’umanità. Il solo credo la compassione. La sola fede l’empatia.

Nella foto: Opera by Art Ranked Discovery Engine
Tirare i remi nella barca della vita e lasciarla andare su un mare liscio, come l’olio dell’attesa, sostare alla finestra del destino ed osservare le formiche del dubbio, che corrono come uomini frettolosi al lavoro, fa bene. Fa quel bene dell’ineluttabile, che regala la pace. La pace del lascia che sia.

Sdentato: Essere privo di mordente.
Ironie di Rosanna Marani

Amore di mamma, il solo che non si consuma.

A volte non si lascia un compagno anche se non lo si ama più, perché si è corrosi dal complesso di colpa di non amarlo più. E proprio solo per quello, costringendo il compagno e se stessi ad una espiazione di un peccato che non è peccato, ma che è fluire della vita. Ogni accadimento ha una fine dentro il suo inizio.

Nella foto: Opera di Salvador Dalì
Tratta il tempo come farina. Impastalo con il lievito del desiderio e prima di stendere la sfoglia per farne biscotti da offrire, fallo riposare al sole dell’energia. Che si gonfi perbene e che sia zuccherato a sufficienza dalla pazienza dell’attesa, prima di condividerlo.

La ricerca di se stessi, termina ed è amore unico, quando si trova quel qualcuno simile a sé, seppur integro nella sua diversità.

Il carattere è la somma, la sottrazione, la divisione e la moltiplicazione dei propri errori. Quel che avanza dal computo, è il significato di sé. Della sua età. Della sua vita. Del suo tempo.

Nella foto: Art by Anna Uddenberg, Venus de Milo 2016, Hell of a selfie
Selfie mania: Cheese… sorridi!

Sessismo imperante, dilagante e inarrestabile fino a quando non si insegneranno nelle scuole l’educazione sentimentale e a seguire, l’educazione sessuale. Il punto focale risiede nell’atto stesso: il ricatto sessuale. Non ci si discosti dalla risposta, ferma, secca decisa, no, per gironzolare attorno a chi riceve la domanda e alle sue azioni conseguenziali e per giudicare e spettegolare e mettersi al centro dell’attenzione con la boccuccia a cuore, per affermare di essere integerrime, pie e caste, al di sopra di ogni sospetto. Magari sì, ma non al di sopra di ogni rispetto. Il no è importante, il no è il nocciolo della questione. Se si ruba, si commette peccato. Nei 10 comandamenti si parla infatti del peccato, non del peccatore. Ergo, ognuno palleggia la risposta da se stesso a se stesso e noi non abbiamo alcun diritto di entrare in quel da se stesso a se stesso, mentre abbiamo il dovere di indicare a dito e di stigmatizzare e di condannare colui che abusa della sua posizione e del suo potere per sottomettere psichicamente e fisicamente una persona in balia del suo smisurato ego e della sua smisurata anima sporca. I comandamenti si dovrebbero aggiornare, dovrebbero comprendere anche l’indicazione a non stuprare, a non ricattare, a non inquinare. Solo per ravvivare le coscienze addormentate, latenti di dignità. Perché chi ha la coscienza sfavillante di dignità, non stupra, non corrompe, non inquina. Anime e corpi.

Protezione: la sfumatura più possente dell’amore.

Ho creduto di avere smarrito cinque ore del mio tempo felice. Poi mi sono ricordata. Te le ho nascoste in tasca, per essere sicura di non sciuparle. Perché tu ne avessi cura. Io sono spesso sbadata!

Punti di vista: se si scorge un animale investito e morto per strada, lo si definisce carogna, se si guarda un animale ammazzato e cucinato nel piatto, lo si definisce cibo.

Mai abituarsi all’abitudine.

La serenità è il solo stato di grazia della vita che vale la pena raggiungere e difendere. Meglio lasciare fuori dalla porta la scortesia e la maleducazione. Il mondo è abbastanza largo per fare spazio a tutti e noi possiamo sceglierci il …qualcuno tra …i tutti con cui relazionarci.

Il senso della vita parte dalla curiosità che genera desiderio, attesa, ricerca, scoperta della bellezza, che è bontà, che è amore, che è vita. Con un senso.
Nella foto: Copertina di Con il mare in tasca di Marzia Casilli

Il pensiero è, in fondo, il ponte tra noi e il mondo che attraversiamo con il solo ausilio della parola.

Si vive nell’ordinario in attesa dello straordinario.

L’arroganza è la presunzione dell’ignorante.

Credo che prima di domandare scusa agli altri, dovremmo domandare scusa a noi stessi, per ogni volta che abbiamo detto quel si stanco e menzognero, al fine di compiacere l’altrui esistenza, smettendo di piacere alla nostra sostanza.

Il bacio è l’autografo dell’anima.

L’uomo? È la sua parola d’onore, l’onere della coerenza.

Nella foto: Milano Films, L’Inferno (1911)
Per dirimere il problema dell’immigrazione, più che di un Ministro dell’Interno, occorrerebbe un Ministro dell’Inferno che ha, senza dubbio, competenze più idonee sulla malvagità dell’uomo.

A volte il successo non è determinato da eccelse qualità personali ma è raggiunto a causa di palesi incapacità altrui.

Nella foto: Opera di Quintino Metsys, Il banchiere e sua moglie
È la cupidigia del profitto, il demone più laido che rende l’uomo un aborto di uomo.

Il ricordo lieto è nostalgia.

La meschinità è semplicemente la manifestazione palese della arroganza della propria inferiorità.

Far l’amore è indossare un corpo che ti cade a pennello.
By Po(s)sesso, il mio libro di poesie erotiche

Sono i fili invisibili che ci collegano e che ci legano l’uno all’altro. Credo siano le vibrazioni. Quelle accensioni naturali e improvvise che mi piace chiamare le vibrisse del cuore e che ci conducono ai nostri simili senza che noi lo si riesca a “ragionare”.

Nella foto: Opera di Amanda Cass
Colui che ritiene di non avere alcunché da perdere, ha già perduto se stesso.

La fierezza di essere quel che si è, suscita ammirazione.

Quando nasci dalla parte sbagliata del mondo hai solo rovesci e non diritti.

Se non possiamo corrispondere l’amore di qualcuno che si dichiara innamorato di noi, forse è perché quel qualcuno trova in noi una sua mancanza, dimostrando lo stato del bisogno e della dipendenza del suo amore per essere. Perché se invece amiamo e siamo corrisposti, entrambi siamo attirati dalla nostra abbondanza, ma non dipendiamo né abbiamo bisogno di quell’amore per essere.

L’abitudine è lo stato di cattività dell’uomo.

Nella foto: Opera di Ivano Petrucci, La passione
La passione è poco più che implosione, è poco meno che deflagrazione del desiderio che si insinua nella nostra immaginazione, bussola del nostro essere nei sensi.
By Po(s)sesso, il mio libro di poesie erotiche

Viviamo costernati nella crudeltà quotidiana, che sempre è la manifestazione della ottusa vigliaccheria di aborti di uomini, espressa a parole e con azioni riprovevoli verso chi non può difendersi e ci pare che la giustizia sia latitante o assente. Mentre la nostra quotidianità dovrebbe essere foriera di esempi di pena rapida ed applicata con rigore, per insegnare la convivenza civile.

Nella foto: Opera di René Magritte, Decalcomania
Oggi pare che molti abbiano una coscienza. Ma ahimè, è incosciente, a … loro insaputa.

Esistono nomi che pronunciati, sono cielo, aquilone, mare, arcobaleno, purezza e ti avvolgono di luce mentre li sillabi e li respiri. Esistono nomi che sibilati, sono fango, melma, muffa, mota, indecenza e ti affumicano di buio mentre li cancelli e li soffochi. È questo il pregiudizio del ricordo che ti fa amare d’istinto gli individui che indossano i nomi cielo e che ti fa odiare di impulso gli individui che indossano i nomi fango. Senza alcun loro merito o loro colpa.

Il talento naturale spaventa, atterrisce chi sa di non possederne neppure un’oncia. Ecco perché chi ne è dotato viene ostacolato da chi avrebbe il potere di valorizzarlo. Ma è scritto, prima o poi, il talento trova la sua strada e arriva, solitario, al traguardo della sua affermazione.

Siamo feriti consapevolmente e inconsapevolmente dagli altri e feriamo ogni giorno consapevolmente e inconsapevolmente, gli altri. Il dolore non è identico. Identica è la stilettata della disillusione che ci taglia in due. Ma poi la paziente opera del tempo sanerà i cheloidi.

Comunicare è trapassare la propria verità all’altro.

L’ozio è il padre dei vizi, ma anche la madre dell’ispirazione.

La sensibilità è l’occhio della delicatezza con cui si vede l’altro. Quell’altro che a volte, è orbo o cieco.

L’immaginazione, (immagina azione), è il braccio disarmato della fantasia. È l’anticipazione (anticipa azione) dell’energia del pensiero fattasi forma.

Lo spazio e il tempo di una nostra giornata sono una rete a maglie larghe che lascia disperdere i filamenti del superfluo mentre trattiene intatto il nostro incanto, depositando una parola, un gesto, uno sguardo, un sorriso, a custodia di quella atmosfera d’intesa, resa perfetta con un compagno, in un paesaggio, in una stanza, in una strada, in un luogo, dove ci abbandoniamo per restare felici e consolati, nella nostra memoria.

Il Frustrato
Esprime le sue pseudo opinioni con un linguaggio che, neppure in caserma. La matrice della sua volgarità è la frustrazione. Frustrazione di non essere considerato il qualcuno nella realtà, frustrazione di non avere una propria vita soddisfacente, frustrazione di essere isolato dal consesso civile, frustrazione di non avere rapporti sociali. La frustrazione della propria solitudine acida, vissuta come stato di disgrazia e non di grazia che lo motiva, questo frustrato a impossessarsi della vita altrui con accanimento, nel tentativo di distruggerla. Per acquistare ai propri occhi, un merito qualsiasi di fustigare dei costumi, di investigatore senza licenza, di magistrato senza laurea, compensatorio e consolatorio della personale nullità. Segno di pochezza spirituale e di alcuna autostima, privazione di quel senso della vita che rende la vita umana.

L’invidia è la plateale manifestazione dell’incapacità umana e dell’ammissione della propria inferiorità. Il braccio armato dell’invidia è sempre la calunnia. Corrode chi la prova e loda chi la riceve.

L’amore è il buonumore dell’anima.

Ogni tanto è bene sostituire i nostri punti esclamativi, con punti interrogativi e i due punti, con un punto e a capo.

Un connubio per persistere nel tempo, poggia su un collante emotivo evidentemente molto potente, ma non sempre questo collante emotivo è l’amore. A volte, è molto più forte il desiderio di farsi del male scambievolmente. Desiderio che si trasforma in nevrosi tendente a farsi giustizia da sé per quello che si recepisce come un fallimento. Il fallimento attribuito al partner che diventa un comodo alibi atto a nascondere la propria incapacità a maturare, a rendersi responsabili del proprio mutamento e ad assumerne le conseguenze.

Foto di Mari
La sensualità è quella purezza della sessualità che elimina il pudore del desiderio, poiché innocentemente naturale.
By Po(s)sesso, il mio libro di poesie erotiche

La nostra sostanza di esistenza, sì, la nostra essenza è crocifissa sull’equilibrio incostante, altalenante dell’inclinazione ad amare per essere e della necessità di essere amati, per esistere.

Molti considerano la rete alla stregua del proprio bagno privato, ma ahimè, si dimenticano, esibendo una sfacciata indecenza e ostentando una assoluta mancanza di pudore, di chiudere la porta.

C’è chi trova un motivo per amare e c’è chi invece trova un movente.

Con l’andar del tempo, la prima volta si scorda. Appare una immagine sfocata. È l’ultima volta che si ricorda. Rintocca nel pensiero una immagine evocata.

Quando la pianteremo di chiedere: scusa, di che sesso sei e chiederemo invece: che persona sei? Io non ho sesso definito, ovvero ho il sesso che la concomitanza mi impone. Maschio arrogante se mi devo difendere, femmina petulante se devo questionare e mi porto appresso le mie due parti senza problema alcuno. Certo che sotto le mie lenzuola è vietato andare a curiosare. Sono faccende mie e di chi è con me. E non mi considero né normale né anomala se amo coloro che sono definiti uomini. Trovarne uno, tra coloro che sia non solo definito ma anche uomo, ovvero persona, è il vero unico nocciolo della mia ricerca.

Provo vergogna per chi non prova vergogna.

Ogni punto di svolta, è necessariamente un punto di rivolta.

Quando un amore si sfalda e scemano la passione, il desiderio, l’entusiasmo, l’interesse, e arriva alla sua fine, sarebbe buona norma mantenere il rispetto dimostrato all’inizio. Sarebbe un comportamento da gentildonna e da gentiluomo, specie rara e quasi estinta sulla strada della buona educazione.

Provo vergogna per chi non prova vergogna.

Nella foto: Opera di Kosmobil DeviantArt
Spesso chi è noto al pubblico è ignoto a se stesso.

Arroganza: Unità di (dis)misura dell’ego.

La rete che offre asilo gratuito a tutti, anche a coloro che non hanno da dire nulla e che lo dicono malissimo, ha mostrato ancora una volta, il peggio del peggio di sé. Lo squallore del non pensiero di chi fomenta l’odio, di chi solletica gli istinti stercorari della massa, solo un groviglio di tubo digerenti, inneggiando al razzismo, allo sfregio della morte, che è silenzio e dolore, dimostrando un livore arrogante, pretestuoso e presuntuoso, come un brandello di un io che non esiste ed esibito ad alibi che dimostra e mostra la propria meschina, inutile vita, sono la prova evidente di una mia riflessione: C’è chi ci mette la faccia e c’è chi ci mette la feccia. A loro, il mio dispregio più totale, per quello che importa.

Chi non rispetta la dignità della vita altrui nel corso della sua vita, non merita alcun rispetto per la fine del corso della sua vita indegna.

C’è chi trova un motivo per amare e c’è chi invece trova un movente.

Shopping compulsivo: Avere una marca in più.
Ironie di Rosanna Marani

Occorre un temerario coraggio per essere felici. Si deve prendere la scatola chiusa della propria vita e aprirla e rivedere, una per una, le regole assunte meccanicamente, uno per uno, gli schemi imposti dalla pigrizia mentale, una per una, le abitudini intraprese senza selezionarle. Occorre spezzare ogni vincolo, interrogarsi a fondo e scegliere le proprie regole, i propri schemi, le proprie abitudini. Pur nel rispetto degli altri, pur sapendo di poter far male a chi ci circonda, per rispettare se stessi, per smetterla di far male a se stessi. La società ci impone di assumere la responsabilità del dovere. La religione ci impone di praticare il sacrificio della privazione. Mentre il raggiungimento del piacere di vivere, non è contemplato neppure a scuola, come materia di apprendimento. E così passiamo i nostri giorni nell’inquietudine di sentirci peccatori comunque insoddisfatti per i peccati commessi e con il rimpianto di non avere commesso il peccato di felicità, peccato sconosciuto, domandandoci perché deleghiamo ad altri la ricerca della nostra felicità: ma chi altri se non noi stessi con la nostra coscienza, che ha consapevolezza del bene e del male, se supportata da una morale integerrima, lo dovrebbe stabilire?

Più conosco l‘uomo più lo disconosco.

Nella foto: Opera di Antonio Gambino
L’amore mette ordine nel disordine e disordine nell’ordine, nel caos delle percezioni che esplodono nel soqquadro delle emozioni.

Con l’andar del tempo, la prima volta si scorda. Appare una immagine sfocata. È l’ultima volta che si ricorda. Rintocca nel pensiero una immagine evocata.

Noi siamo il risultato emotivo del 10 per cento di ciò che ci accade e del 90 per cento della nostra reazione a ciò che ci accade.

Amare gli animali: Darsi la zampa sui piedi.
Ironie di Rosanna Marani

Quando si è giovani, si impiega il tempo per spendere il tempo, quando si è vecchi, si impiega il tempo per guadagnare tempo.

A domanda risponde la mente. A risposta domanda il cuore. L’intelligenza emotiva è la nostra ancora di salvezza.

L’inizio parte sempre da una fine.

La poesia è armonia, l’armonia è un pentagramma, un pentagramma è addizione di note e sottrazione di disaccordi e moltiplicazione di emozioni e divisioni di intonazioni. Un pentagramma è allora un pallottoliere di sfumature di parole, matematica di sentimenti.

C’è una asticella che chiamiamo limite e che siamo disposte ad alzare pur di non arrenderci all’evidenza. Noi donne. Perché noi donne, spostiamo il peso della attesa e della pazienza con infinita tenacia. Poi, come una saetta arriva il momento, quel momento in cui lo slancio si affloscia. Non hai più voglia di giustificare, perdonare, abbozzare. Non hai più il desiderio di immaginare. E regali… il libro che hai letto e riletto…stropicciando le pagine fino a consumarle di lacrime e rossetto… al rigattiere.

Foto da joyreactor.com
Quando amiamo chi non ci amerà mai, inconsciamente ci puniamo per non avere imparato ad amare abbastanza noi stessi.

Ma quanto è difficile essere coerenti con la propria natura, col proprio carattere, con la propria personalità? Col proprio sé? Ho conosciuto mariti (parlo di uomini ma vale anche all’incontrario) che …nella savana, lontana dall’occhio vigile della moglie… erano leoni ruggenti, pavoni vanesi, ma che, appena la suddetta moglie si avvicinava al loro perimetro, diventavano d’un botto cagnolini contriti, scimmiette ubbidienti. A che pro millantare… una libertà, libera solo di estendersi al… guinzaglio (corto) coniugale?

L’amore ha un suo linguaggio muto. Quello del desiderio con vocali e consonanti sospirate che appaiono lucciole nel buio tattile della percezione e vibrazione sincrone.

Il Dio, l’entità superiore alla quale si rivolgono gli uomini credenti nella loro religione, ci tramandano, ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. L’uomo Adamo ha preso alla lettera il teorema, dalla sua nascita e si è sentito divino. Ovvero in grado di arrogarsi qualsiasi diritto di sopraffazione nei confronti di ogni altra creatura vivente sul pianeta. È da questa presunzione, credo, che nascono i mali del mondo, le diseguaglianze, le crudeltà, le porcherie commesse sulle creature reputate diverse dal carnefice e dal suo credo e dunque destinate ad essere vittime, causa la loro alterità. La violenza dell’omicida, votato al sacrificio di sé, perché è solo un assassino, portatore insano di ideologia fanatica e non martire umano di una causa spirituale, diventa assuefazione per lui, suicida, il suo corpo, tempio del terrore, che offre al suo Totem, il sangue di creature innocenti, l’elisir di una follia spaventosa, di una cultura di morte inaccettabile e incomprensibile. Ma quale Dio può essere senza pietà, senza misericordia, senza amore? Quale religione può essere foriera di disperazione e di orrore?

Ci sono persone che pur convivendo per anni non si sono mai incontrate né si incontreranno mai nel corso della loro vita.

Quante volte noi donne ci siamo interrogate nel corso di un amore rifiutato, accettato, altalenante e ancora rifiutato, accettato, altalenante, immaginando di noi stesse lacune disastrose e mancanze abissali dall’ideale di donna di quell’uomo indeciso se buttarsi con noi dal precipizio senza paracadute o involarsi come un palloncino gonfiato ad elio? Ed era tutto errato, non avevamo mancanze. Ma eccedenze. Troppo sentimento, troppa sensibilità, troppa intelligenza, troppa personalità rapportate al bagaglio emotivo dell’uomo tanto desiderato, ma tanto limitato. Troppo limitato per accettare la nostra troppa vita da offrire e da condividere.

Non esiste la persona giusta. Esiste la persona… aggiustata.

Foto by Freedom Paulo Dias
Invecchiare non è rassegnarsi, ma evolversi buttando a mare la zavorra del
superfluo e lasciare galleggiare l’incanto dell’essenziale.

Ogni tanto è buona cosa prendere appuntamento con noi stessi per non correre il rischio di non riconoscerci più.

È dentro la solitudine disperata, malattia o povertà, divenuta gabbia, che si ritrova la dignità. La maniglia a cui aggrapparsi per procedere senza i gravami di schemi precostituiti ma non scelti, la chiave per aprire le catene più strette delle pressioni alla personale schiavitù del senso del dovere, patito senza l’aiuto del piacere di sé a sé, quando si è contaminati dalla depressione del fallimento personale. In caso contrario, la vita che si desidera ma che non si riesce per ciò, a realizzare, la si ingoia. E inevitabilmente quel bolo di rancore, porta distruzione alla stessa vita che si sta sciupando, vivendola per conto terzi e senza dignità.

La bellezza è l’illusione della perfezione.

Nella foto: Opera di Mariana Kalacheva
Ho imparato che… talune persone portano gioia quando entrano nella tua vita, talaltre invece, quando ne escono.

Mi rammarico nel constatare il fanatismo (pseudo) intellettuale che dilaga in rete e che produce la stessa oscurità del pensiero propria dell’integralismo (pseudo) religioso. È davvero difficoltoso restare umani quando si annega in un oceano di disumanità.

 

È più essenziale disporre di una sicura àncora o di una garrula vela?

 

La vita ti si concede in prestito e aspetta pazientemente che tu estingua, anche a rate, il tuo debito con lei. Ma se non lo fai, stai pur certo che ti perseguiterà implacabilmente fino a pignorarti il rimpianto di ogni attimo che hai rifiutato, del tuo destino.

I luoghi comuni sono luoghi dove preferiscono andare e restare coloro che sono spaventati da qualsiasi viaggio… altrove.

La moneta con cui spendiamo, sprechiamo, accumuliamo, investiamo il patrimonio della vita, è il tempo. Ma non conosciamo l’esatta entità del nostro patrimonio. Per questo, spesso, i conti non tornano.

Le domande impertinenti scandiscono le fasi della vita.  Ad esempio: Perché non ti sposi? Perché non metti al mondo figli?  E la chicca, quella riservata più spesso alla mia età (pare triste una signora … anziana sola!), è: Perché sei single?  Diamine, perché la maggior parte dei miei coetanei, è composta da mariti infelici ma abitudinari alla infelicità e restii al divorzio, da vedovi rassegnati, lamentosi, poco “vivi”, privi di futuro, intrisi di passato in un presente lugubre. Perché dunque, rischierei di dover diventare una badante, una governante, una infermiera, una amante tradita. Altro che compagna!

Ebbene sì, lo confesso. Sono una donna molto coraggiosa. Ogni giorno salgo sulla bilancia, senza bendarmi gli occhi.

Mi disgusta pensare che un politico ladro, truffatore, corruttore abbia goduto e possa continuare a godere dell’appellativo onorevole.

La cortesia e la gentilezza sono la vera eleganza del cuore. La raffinatezza del carattere, la classe del comportamento. Il resto è edulcorata ipocrisia.

Nella foto: Opera di Jiri Borsky
Non ho mai capito perché si dica: ti amo tanto da morire. Non sarebbe meglio cambiare la profferta d’amore in: ti amo tanto da vivere?

A volte non si ama amare chi si ama.

Capita di ritenere di amare un chi, prima di rendersi conto che è un chiunque.

Il canone estetico delinea l’incarnato eburneo della bellezza, nella sua apparenza.
Il canone etico delinea la purezza aurea della bellezza, nella sua coscienza.
L’etica dell’estetica delinea l’ispirazione artistica della bellezza, nella sua espressione.

La condivisione, seppur di briciole, è la sfumatura più intensa dell’amicizia.

Se l’incipit dello sguardo mi attrae, amo leggere le persone come un libro. Le parole sono la trama e i pensieri interi capitoli da sfogliare. E a volte, da rileggere.

Si è perso il senso del pudore e dunque un fondamento della buona educazione. Basta camminare per strada. Strane creature che ricordano uomini e donne parlano a voce alta fissando vacuamente il vuoto davanti a sé. È così che chi passa vicino a quelle strane creature, partecipa a riunioni tumultuose di famiglia, a narrazioni di fugaci tradimenti di coniugi fedifraghi recidivi, alla rivelazione di pruriginosi pettegolezzi a danno di un capoufficio. E tu vieni a conoscenza di quando una coppia fa l’amore, di quando una suocera è tiranna, di quando una piccina si è ammalata di morbillo, di quando una amica si è rivelata meschina. Le vedi: mamme spingono la carrozzella e ciarlano, signore tirano il guinzaglio e ciarlano. Li vedi: uomini mulinano la ventiquattrore e ciarlano, signori sbuffano fumo e ciarlano. Ognuno disattento al pedone che lo sfiora, ognuno rinchiuso nella bolla della sua impudicizia a dipanare quella intimità a chi volentieri avrebbe fatto a meno di ascoltarla.

Nella foto: Imagination di ArchanN
Non è il bisogno che deve diventare sogno, ma il sogno che deve diventare bisogno.

Nella foto: Opera di Anna Monterotondo
Noi amiamo l’altro per quello che non è ma per quello che crediamo sia. E pretendiamo che l’altro corrisponda a colui che abbiamo immaginato possa essere. L’amore è l’emanazione di una nostra ricerca dell’archetipo dell’individuo perfetto. Ovvero di quell’individuo che noi stessi pensiamo di essere.

La vita? È uno slalom all’ultimo fiato tra anime tonde e anime spigolose. Tra abbracci e lividi, tra carezze e pugni.

Spesso lasciamo entrare nella nostra vita ospiti molto ben mimetizzati nella apparente buona educazione e che invece, appena presa confidenza, si manifestano, denudati delle mentite spoglie, per quel che sono. Vandali.

Pos(s)esso, raccolta di poesie erotiche, di Rosanna Marani​, già primo nella classifica Bestseller Amazon, uscito ad ottobre.
L’abbraccio è il perimetro dell’amore.
Po(s)sesso https://www.amazon.it/dp/197311089X/ref=cm_sw_r_wa_awdb_D.E7zb9V00N4R

Nella foto: Opera di Quentin Massys, Ritratto di un notaro (XVI secolo)
Notaio: Rogito ergo sum.
Ironie di Rosanna Marani

Illusione. Delusione. Dipendono solo e sempre dalle nostre (pre)visioni. Siamo abilissime, noi donne, a farci male da sole. Non è l’altro che delude. Siamo noi che ci illudiamo.

L’amore è una equazione emotiva nella quale i due amanti si scambiano le identità fino a confonderle, per fonderle, trasformando il risultato in inestinguibile essenza di desiderio di appartenenza ancestrale, restando imprigionati entrambi nell’altrui personalità, pur mantenendo la propria integrità individuale.

Nella foto: Opera di Quentin Massys, The ugly duchess
Non tutti desiderano la bellezza. Non avendone coscienza e conoscenza, essendo privi della sua consapevolezza, non sanno né definirla né riconoscerla.

Dovremmo prestare la massima attenzione a coloro che scendono quando noi saliamo i gradini di una scala sociale. Potremmo rincontrarli mentre salgono, quando toccherà a noi scendere gli stessi gradini.

La giovinezza è uno stato mentale, è formulare un progetto, il progetto di vivere.

Per potere riconoscere l’ovvio, si deve meditare prima di pensare.

È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica.

La poesia è il lievito dell’immaginazione.

Nella foto: Anthony Hopkins è il cannibale Hannibal Lecter
Il lato umano di un criminale non c’è, perché un criminale non è un uomo. È un criminale.

Foto da: andreea mandrescu.com
Gli anni non si portano addosso. Si indossano.

Foto: Aurelio Bruni, 1955 | Hyperrealist /Symbolist painter © Tutt’Art@
Per ritrovarsi è necessario perdersi.

Disprezzo profondamente quegli individui che chiamarli persone davvero non si può, che non vedono, non sentono, anzi che non vogliono vedere, che non vogliono sentire, ma che ahimè, parlano. Troppo.

Contemplare, prova generale del verbo comprendere.

Poeta senza ispirazione: Essere di umore avverso.
Ironie di Rosanna Marani

L’amore è l’umore dell’anima felice.

Non tutti coloro che si perdono vogliono essere trovati.

La felicità e il piacere sono due emozioni distinte ma concatenate. Una sola differenza le rende indistinte: l’euforia che provocano. La felicità è una sensazione interiore, indotta da noi stessi. Il piacere è una manifestazione esteriore, dedotta dal fuori di noi.

Meglio uscire di seno che di senno.
Ironie di Rosanna Marani

Modi di dire riveduti e (s)corretti.
Sbagliando si impara. Sì, a compiere errori nuovi.

La volgarità, intesa come parola, come pensiero e di conseguenza come comportamento, è alla portata di ogni palato rozzo, la si inghiotte senza fatica e la si digerisce in un solo rutto. Per questo è il (dis)gusto preferito dalla massa incapace di scovare la bellezza, ovunque si nasconda, poiché priva di ogni suo riferimento interiore.

Credo che per convivere siano fondamentali tre pilastri: il senso del ruolo che ti permette di non esondare, il no del tuo io che fissa i paletti invalicabili al mondo intero e il grazie per ogni attenzione, un vero regalo, che ti viene rivolta. Il resto? Viene da sé.

Quando un uomo ammogliato tampina una donna single e per irretirla, esibendo una (s)lealtà paravento, adduce la scusa di convivere sotto lo stesso tetto del coniuge causa ragioni economiche o causa salute precaria della poveretta e che il matrimonio, giura, è finito da un pezzo tanto che presto, prestissimo divorzierà, dovrebbe esibire alla corteggianda amante, una liberatoria emotiva, sentimentale e sessuale, firmata dalla stessa moglie, non elencare una sequela di bugie giustificative, che rivelano la sua natura di vigliacco.

Se non si conosce la paura, non si può conoscere il coraggio.

La depressione è repressione.

Immagine: Opera di Annamaria Mazzini, La rinascita
By ღ A Touch of Emotion ღ
La più incontaminata bellezza si trova nel vuoto, dove l’anima denudata da ogni orpello, riempie se stessa solo di sé.

Non basta il velleitarismo per fare di un uomo grande un grande uomo.

Calvizie: Stendere un pelo pietoso.
Ironie di Rosanna Marani

L’uomo è educato alla teoria dell’amore. La donna alla pratica dell’amore. L’uomo confonde il desiderio con il sentimento. La donna confonde il sentimento con il desiderio. Tutto parte dalla educazione emotiva ricevuta. L’uomo si abitua a contenere le emozioni, la donna si abitua a manifestarle. La divisione tra ciò che è femminile e ciò che è maschile, è netta, inculcata fin dalla prima infanzia. L’uomo bambino gioca con i carri armati, la donna bambina gioca con le bambole. Ovvero l’uomo bambino, viene indotto a manifestare una presunta virilità tradizionalmente tramandata che lo porterà alla paura di conoscersi e ad interrogarsi anche una volta sola. La donna bambina, viene indotta a manifestare una spiccata femminilità tradizionalmente tramandata, che la porterà al coraggio di conoscersi e di interrogarsi senza sosta. Risultato, l’uomo naviga a vista nelle onde della vita, la donna si tuffa in profondità nel mare della vita. Inevitabilmente, c’è un risvolto amaro, nella coppia che si forma su tali pregiudizi. L’uomo cercherà una donna, consapevolmente, che gli organizzi la vita e che faccia le veci della solida figura femminile materna. La donna accetterà, inconsapevolmente, di sostituire quella figura. Entrambi saranno infelici. L’uomo, appassito il desiderio, si sentirà privato di quelle emozioni che non è stato in grado di ottenere nel suo percorso sentimentale abortito, dalla educazione ricevuta. La donna, appassito l’amore, si sentirà privata della condivisione di quelle emozioni che ha cercato vanamente nel suo percorso sentimentale non condiviso, sollecitato dalla educazione ricevuta.

La grazia è lo stile dell’anima, come l’eleganza è lo stile del corpo.

Per alcuni siamo àncora, per taluni aquilone, per talaltri zavorra.

Fare l’amore è indossare un corpo. Un corpo che ti cade a pennello.

Noi non possiamo possedere alcunché. Ma siamo posseduti dalla possessione del desiderio di possesso.

Riflettendo, i nostri politici vivono molto al di sopra delle nostre possibilità economiche di mantenerli.

No, era tutto sbagliato dalle fondamenta. Amare non è appartenere. Ecco, amare è accogliere. Dunque, essere amati non è essere di qualcuno, ma semplicemente essere accolti da qualcuno. Che ti fa entrare nella sua anima, nel suo cuore, nei suoi sensi. Insomma, nel suo pensiero. Insomma, nel suo tempio. Insomma, nella casa, dove abita la sua essenza. Punto.

Il talento dell’amore, risiede nell’arte del creare una relazione sensuale con l’altro.

Spam: Meglio tardi che mail.
Ironie di Rosanna Marani

Siamo apolidi dell’esistenza fino a quando non accettiamo la cittadinanza dell’amore. E colui, colei che amiamo, diviene la nostra patria.

L’essenza ovvero la polpa di una persona non si discute o la si addenta o la si sputa. È il comportamento ovvero la buccia che allappa la lingua. Ma è pur vero che non sempre polpa e buccia appartengono allo stesso frutto.

Esistono nomi che pronunciati, sono cielo, aquilone, mare, arcobaleno, purezza e ti avvolgono di luce mentre li sillabi e li respiri. Esistono nomi che sibilati, sono fango,  melma, muffa, mota, indecenza e ti affumicano di buio mentre li cancelli e li soffochi. È questo il pregiudizio del ricordo che ti fa amare d’istinto gli individui che indossano i nomi cielo e che ti fa odiare di impulso gli individui che indossano i nomi fango. Senza alcun loro merito o loro colpa.

Il talento dell’amore, risiede nell’arte del creare una relazione sensuale con l’altro.

Non esiste più la qualità di una volta. Oggi, anche le stelle, sono … scadenti.
Ironie di Rosanna Marani

Dicesi disaccordo quando nell’armonia di un incontro, uno dei due cuori stecca.

Coppia felice: Innamorati a tutti gli affetti.
Ironie di Rosanna Marani

Chi tiene il piede in due scarpe, finisce per perdere entrambe le scarpe ed è costretto a camminare scalzo. Sì, ma sui carboni ardenti del suo opportunismo.

Nella foto: Opera di Lughia, Le ferite dell’anima
Modi di dire riveduti e (s)corretti: Il tempo mendica tutte le ferite.

L’opinione che ti formi sugli altri, è l’espressione della opinione che coltivi di te stesso.

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.
Ironie di Rosanna Marani

A volte meglio accettare caramelle dagli sconosciuti che dai…conosciuti. Ci sono più probabilità che non siano succhiate prima e avvelenate dopo. Amen!

Noi non dovremmo mai tollerare che alcun credo, alcun idolo, alcuna relazione, alcuna fede, alcuna congrega, alcuna religione, alcun legame, che sono solo catene, possano togliercela, la libertà di essere liberi.

Fantastichiamo, a volte, sogni beati talmente reali che la nostra coscienza non può e non vuole interrompere. E così il dormiveglia è tale a quella flemma di appetito che precede la fame, ostinandosi a restare languore di desiderio di nutrimento, nello sguardo appena acceso.

L’etica è l’estetica dell’anima.

Ergastolano in biblioteca: Lettore del codice a sbarre.
Ironie di Rosanna Marani

Non esiste alcuna creatura più bella di una donna buona per sua precisa scelta. Ed io ho la fortuna di avere amiche belle. Da loro ho imparato che il cuore di una donna bella è un tempio. E chi entra con le scarpe infangate in quel tempio, maledice se stesso.

Mamma, è la prima e l’ultima parola che nasce e muore sulle labbra dell’uomo.

Più che Agenzia delle Entrate, (le loro), dovremmo rinominarla Agenzia delle Uscite, (le nostre).

Plagio: Come da copione.
Ironie di Rosanna Marani

In fondo noi che siamo? Un ricordo. Sempre e solo un ricordo che attraversa un tempo e uno spazio che non esistono e che si lasciano soltanto sfiorare dalla nostra effimera presenza. Si, noi esistiamo soltanto nel ricordo di noi, nel pensiero degli altri.

Il feticismo, ovvero l’entusiasmo fanatico, l’adorazione sorda, la venerazione cieca verso un idolo, creato a tavolino, è la molla su cui specula ogni congregazione, per il suo profitto. Dalla religione, santini, rosari, alla pubblicità, collezioni, giocattoli. Dallo sport, indumenti, gadget, allo spettacolo, magliette, foto. Tutti oggetti di culto, da acquistare e che non servono affatto a pacificare i nostri dubbi e le nostre paure. Sono amuleti del nulla. Il solo feticismo che appaga è l’afflato dell’amore, amore universale, che traduce ogni palpito, ogni vibrazione in emozione pura.

Il tempo ha una sola virtù, l’attenzione e un solo difetto, l’indifferenza.

Impulso: Segno d’istintivo.
Ironie di Rosanna Marani

Si attesta giorno dopo giorno in rete, la figura del cialtrone intellettivo, ovvero colui che si mostra assolutamente privo di intelletto. Quel tipo ignorante e incolto che sentendosi depositario assoluto della educazione sociale, piomba sulle bacheche altrui per tranciare giudizi denigratori e di sufficienza, senza aver capito un acca di ciò che è scritto, essendone impossibilitato, causa assenza appunto, dell’intelletto. Si produce in una serie di miserie linguistiche miserrime, attaccando a vanvera persone con accuse insane e magari calunniose, peraltro lontanissime dalla verità dell’accaduto. Ovvero i cialtroni intellettivi, prendono fischi per fiaschi pieni di vino di pessima qualità, finendo per ubriacarsene. E così, non informandosi sulla realtà dell’accaduto, danno il via a catene di Sant’Antonio di pura demenza, confondendo per omonimia, società, persone, luoghi, situazioni e città. L’importante per questa esecrabile specie di subumani, una specie che si arroga il diritto alla parola, senza provvedere però, prima, a soffermarsi sul dovere della conoscenza, è esserci con odio, con sussiego, con malvagità sparsa a marmellata. La categoria è affollata da tizi “laqualunque”, tronfi del loro bullismo morale, sicuri di essere impuniti, che si addormenteranno soddisfatti, tra le braccia del loro esame di incoscienza.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

Riflesso di luce: Il coraggio del sole.

Il dolore è il nostro solo e grande maestro di vita. O ti degrada o ti salva.

Il rinfaccio: ring domestico di invettive, in cui ristagna il veleno spremuto da un rapporto denudato del desiderio reciproco di comunanza, durante il quale, a mente calda, si rimpallano i colpi delle colpe di un cambiamento. Invece, i contendenti dovrebbero sottolineare vicendevolmente, a mente fredda, il merito di avvertire le pulsioni vitali di una crescita personale che porta all’inizio della nuova fase della esplorazione di sé.

Nella foto: Opera di Amanda Cass
Il lusso dell’essenzialità è la meta che si raggiunge, quando il tuo tempo si raffina, da immenso campo di attimi, diventa aiuola di battiti, quando il tuo tempo si muta, da minuti di papaveri in secondi di orchidea, e ti permette di scegliere se concedere o se rifiutare la tua attenzione. Il lusso dell’essenzialità è quando i tuoi spiccioli di tempo che hai ancora da spendere, ti inducono a decidere di “fare razza”, solo con coloro che hanno appreso ad essere dal dolore e l’hanno trattenuto come bellezza.

La rassegnazione è resa, è abbandono della pulsione vitale. La si preferisce come scelta di fuga dal rischio che ogni trasformazione comporta. Come alibi. Come giustificazione per la abitudine alla sopravvivenza, per la paura di sbagliare. Per salvare la vita. Ma è proprio l’errore che “fa” la persona e che le salva l’esistenza.

Ho imparato che talune persone spariscono all’improvviso dalla tua vita senza motivazione alcuna, perché non riescono a perdonarti di aver fatto loro… del bene.

Il modo di relazionarci con gli altri, al tempo della rete, non è il dialogo, non è la comunicazione di un pensiero che sia pensiero, ma solo l’insulto. Per partito preso? Credo sia solo per l’invidia che sbotta quando si confronta la propria vita, deficitaria di successo personale, povera di ricchezza spirituale, messa a confronto con chi invece è riuscito ad essere quello che aveva intenzione di diventare. E non c’entrano né ingiustizie sociali, né meriti personali nella frettolosa disamina della proficua carriera della vittima da massacrare al momento. C’entra solo la rabbia provocata da una pessima autostima, ed è appunto quella, la matrice della frustrazione che produce la cieca e sorda invidia manifestata nell’insulto. A random.

Fare all’amore, non fare l’amore. Il ritmo armonico, straziante, avviluppante, coinvolgente del fare all’amore, è il rapimento totale dell’io, il coraggio purissimo di vincere l’ego, che educe una ridda di emozioni che si liberano dentro il sé, nel profondo gorgo di anima, di mente, di cuore, di carne e dei sensi, tutti i sensi che celebrano l’offerta della propria essenza. Il fare all’amore è il rito sacro del magnete dell’appartenenza, nell’orgasmo urlato, sincopato, comunicato all’infinito, da cui provengono la sua stessa forza arcaica, il suo stesso piacere primordiale e la sua stessa energia vitale e a cui gli amanti che si riconoscono nell’insieme seppur integri, celebrano il destino umano dell’amare l’altro, finalmente, empaticamente, significativamente compiuto.
Tratto dalla mia silloge di poesie erotiche Po(s)sesso

L’inazione comporta una conseguenza irrimediabile, il rimpianto.

Cerco il divino nell’anima dell’uomo che si eleva al di sopra dei suoi limiti corporali e che trova nel suo spirito, nella sua essenza, la corrispondenza nell’Infinito, allineando il proprio io al baricentro dell’Universo. E credo che l’amore sia la religione dell’uomo, la vita la sua fede, l’affermazione della umanità la sua preghiera.

Nella foto: Opera di Luca Vannini
La curanza della parola è la curanza più pregevole della propria essenza. La scava, la definisce e la esprime con grazia, poiché attinge alle sfumature del suo significato. La curanza della parola è sinonimo di sensibilità.

Certo che posso giustificare la maleducazione. Ma solo se colui che si è mostrato maleducato è in coma o è deceduto.

Nuore: Non tutti i mali vengono per suocere.
Ironie di Rosanna Marani

La società è allo sbando. Non offre esempi di modelli morali. La crisi economica, lo spettacolo da basso impero offerto dai politicanti e l’abbrutimento della estetica della coscienza. e il degrado dei costumi, suscitano, sommuovono, aizzano solo i bassi istinti e così i più deboli ed indifesi, sono massacrati anche fisicamente, mogli, bambini, animali, non c’è differenza alcuna, tra le vittime, intendo dire creature che non sanno difendersi, come antidoto alla rabbia da quei bruti, feccia, che individui o uomini non possono essere chiamati, che sanno inoltre di potere farla franca. Tutto parte dall’esilio della cultura. È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica. Ma la vita oggi vale solo per chi ha quattrini al fine di acquistarla. Già… la vita oggi noi l’abbiamo messa in saldo.

Quando si è giovani, si impiega il tempo per spendere il tempo, quando si è vecchi, si impiega il tempo per guadagnare tempo.

La sola donna che può fidarsi ad occhi chiusi di un uomo, è una vedova.

L’unica virtù che amo è la virtù che sa peccare e che non si pente affatto di avere peccato.

Ci pavoneggiamo per un like, per una condivisione, per un contatto, per una visualizzazione in più che appaga la nostra vanità sociale, ma non consola la nostra solitudine individuale. Eppure Gesù Cristo, a ben vedere, aveva appena 12 seguaci, di cui uno più pericoloso di un fake e sostituito dopo il tradimento. E sempre 12 restarono. Con buona pace dei sacri testi, che non fanno cenno ad alcuna forma di stress patita da nostro Signore per un numero così esiguo di fans.

La bellezza ha un canone etico non estetico.

Ostentare il lusso è ostentare la propria ricca miseria.

Nella foto: Dipinto di Celeste Fortuna Arte
Ci sono persone che incontri, che non sono soltanto persone ma anche e soprattutto, brivido. Può essere la voce, può essere lo sguardo, può essere la gestualità, può essere la grazia, può essere la sensualità, che emanano con estrema naturalezza, ed è quella caratteristica connaturata al loro essere, che sovrasta la fisicità e fa di loro, solo brivido. Di pura emozione che sanno trasmettere e che è possibile dimenticare ma che è impossibile scordare.

Quattro sono le prime parole da insegnare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando piccini, crescono in casa tua. Quattro sono le ultime parole da pronunciare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando cresciuti, escono da casa tua.

È inevitabile, anche il più impenitente Don Giovanni si deve arrendere alla età della sua prostata.

Modi di dire riveduti e (s)corretti: La storia dell’uomo, dall’ansia di prestazione, a letto, all’ansia di postazione, al pc.

Cyberspionaggio: Cavallo di Trojan.
Ironie di Rosanna Marani

Credo che prima di domandare scusa agli altri, dovremmo domandare scusa a noi stessi, per ogni volta che abbiamo detto quel sì stanco e menzognero, al fine di compiacere l’altrui esistenza, smettendo di piacere alla nostra sostanza.

Nella foto: Opera di Sara Stradi, Canto d’amore tra terra e cielo
L’immaginazione è il volano del desiderio e il desiderio è il volante del
piacere.
By Po(s)sesso, mia silloge di poesie erotiche

Ricordarti di portarti sempre con te in qualsiasi viaggio tu abbia desiderio di intraprendere.

Nella foto: Opera di Christian Schloe, Little Sister
Ho imparato che coloro i quali hanno cura della propria anima, si trasformano da larva in farfalla, da individuo in persona. Gli altri, coloro i quali hanno l’anima guasta, si trasformano da larva in verme, da feti di individuo ad aborti di persona. Amen.

Il dire sì ti dà coraggio. Il dire no ti dà dignità.

Le promesse sono come le navi. Ci sono quelle che salpano, quelle che restano agli ormeggi, quelle che naufragano e quelle che si incagliano nella deriva del … frattempo, in cui si inabissano.

Sei un inguaribile ottimista se credi al politico quando ti racconta che è al servizio del cittadino, se credi al tuo amante quando ti spergiura che lascerà la moglie per te, se credi al tuo amico quando ti promette che ti restituirà la somma che gli hai prestato, se credi a tuo marito quando ti dice che mai ti tradirà. Sì, sei un inguaribile ottimista se credi che la lealtà sia la prima regola del vivere civile.

Nel web devi essere come sei nelle relazioni sociali. Se svuoti i tuoi malumori e le tue frustrazioni come in un confessionale e ti ergi su un palchetto che ti viene negato per palesi tue carenze nel reale, ti metti a capo di una orda paritetica che stupidamente va all’assalto della volgarità, pur di dimostrare di essere qualcosa. Non qualcuno beninteso. E nessun cretino è tanto cretino da averne consapevolezza.

Certo che credo ai politici quando declamano che operano solo per il bene comune e di esserne i paladini. Esattamente come credo ai cacciatori quando affermano di amare la natura e di esserne i guardiani.

Un solo sostantivo racchiude la parte migliore di noi: rispetto. Nel rispetto c’è amore, onestà, lealtà, affidabilità, empatia, gentilezza, cortesia, affabilità, educazione, sensibilità, altruismo. Basta aggiungere bontà d’animo. E dunque, bellezza.

Siamo assolutamente inibiti a vivere il presente. Poiché il presente contiene i gesti, le parole dell’attimo che sfuma. Sono le sensazioni, gradevoli o sgradevoli che tornandoci alla memoria, ci rendono l’esatta impressione del momento che abbiamo vissuto. Ed è già, dunque, il presente passato, rivisitato, rivissuto, ricostruito e assimilato dalla nostra percezione. È il tempo della vita fluente che ricordiamo, frammentato in mille emozioni, negative o positive, che ci regala o il nostro volo o la nostra zavorra.

Si può invecchiare senza dimenticarsi.

Chi è un chiunque potrà solo mutarsi in un chiunque chi.

Certo, il silenzio è d’oro, il pensiero è di platino, la parola è d’argento, ma certe facce di taluni, sono di bronzo!

Il caso non è mai occasionale.

Occorre tanta pazienza per imparare ad avere pazienza.

La creatività è lo stile dell’ingegno che deraglia dal binario dell’ovvio, la lente d’ingrandimento dell’intelligenza.

Nella foto: Opera di Carol Rama, ‘Lusinghe (Flattery)’, 2003, Musée d’Art
Le lusinghe sono tagliole di vacue parole con cui i bracconieri delle nostre emozioni tentano di azzopparci.

Se il ricordo è una tela, l’odore è la sua cornice.

La parola è una promessa mantenuta. La chiacchiera è solo una promessa vacua.

Non c’è amore che non sia amaro amare.

Sai come capisci che un uomo ti ama, che non è limitatamente innamorato di te? Quando ti regala la sua tenerezza, un bacio in fronte o una carezza sui capelli, così istintivamente e senza alcuna ragione. E ti cinge la vita con la sua mano destra che quella sinistra ti abbraccerà quando anche la sua mente e non soltanto il suo cuore, sarà pronta ad accoglierti. La tenerezza è per l’amore quello che la paglia è per la nespola.

A volte non si ama amare chi si ama.

Tradizione violenta: Usanza che si tramanda da degenerazione in degenerazione.

Credo non esista una donna al mondo, che per almeno una volta nell’arco della sua vita, non sia stata colta dalla sindrome del … rimorso spese!

Folli e sempre folli, fortissimamente folli … quelli che della volontà fanno la loro bandiera … nonostante il nonostante.

Solo chi ha svenduto il senso della dignità, è facilmente corruttibile, poiché, considerandosi una merce, si attribuisce un prezzo e non un valore.

Se si toglie all’arrogante, il velo dell’arroganza, capita di vederlo sperduto e nudo, non possedendo altro con cui coprire il suo nulla.

Ci poniamo, a volte, domande che sono già risposte.

Un effetto collaterale della età, è cercare la sostanza della forma.

Egocentrismo: Essere trafitti da un colpo di sono.

Il Primo Maggio ha inviato agli organizzatori un certificato medico che attestava il suo precario stato di salute e non si è presentato alla Festa.

Se mi togli il dolore mi togli la conoscenza. Se mi togli la conoscenza mi togli l’amore. Se mi togli l’amore mi togli la vita. Che è la trasformazione del dolore in conoscenza d’amore.

Sono le parole non dette, quelle più intime e vere, sono le parole parlate dagli occhi, quelle più accese e luminose, sono le parole sussurrate dallo sguardo, quelle più complici e sincere, quelle destate dall’istinto e intinte nel silenzio dei sensi che comunicano la nostra sostanza.

Quando si cade in depressione è buona norma rammendare lo strappo con ego e filo.

È buona norma imparare a farsi morti con coloro che non si fanno vivi.

Ti ringrazio mio signore per avermi fatto incontrare anche oggi un imbecille che mi ha mostrato la strada per non diventare mai come lui, e che ho provveduto a buttare, non lo nascondo, con intima soddisfazione e certa della tua approvazione, nel girone dei bannati. Amen.

Giustappunto i reality, le isole, i grandi fratelli, la rete. Persa la buona scuola, latitante la buona famiglia, scomparsa la buona società, rinnegata la nostra buona politica, la nostra maestra analfabeta resta la maleducazione. Oggi vige il niente e nel niente ci si annulla. Noi esseri umani abbiamo perduto la nostra unicità, ci spalmiamo in questo nulla, facendo marmellata di qualunque vibrazione seppur negativa, dell’anima. Siamo diventati campioni di pigrizia mentale, livellati dalla pochezza del linguaggio, incitati solo dalla vanità della immedesimazione nel peggio propinato dai media, dai social, che ci inducono al coma del pensiero. Crediamo vera una realtà verosimile. Quella che mostra una indecente gara al peggio dipanata su un palcoscenico virtuale dove i protagonisti sono smidollati, svaccati, rozzi, ignoranti bipedi. Figure anonime spesso, che non hanno alcuna connessione col cervello. Organo atrofizzato che lascia campo libero alla volgarità del vivere. Alla banalizzazione dei sentimenti, allo sfruttamento delle smanie di esserci sotto il cono di un qualsiasi riflettore. Chi ci guadagna su tale degradante spettacolo se la ride, mentre la collettività si appiattisce e gli annoiati delinquono. Perché anche seguire il gregge, è delinquenza. Seppur intellettuale.

Pensiero vegano: Tutto il resto è soia.
Ironie di Rosanna Marani

Provoca lo stesso panico sia la sindrome dell’abbandono sia la sindrome dell’abbandonare. Entrambi derivano dal complesso di colpa di non aver amato abbastanza o se stessi o il partner. E si resta nel buio di un vicolo cieco di vita.

Il rischio più prevedibile che ci può capitare è la conseguenza del sì che sappiamo dovrebbe essere un no e del no che sappiamo dovrebbe essere un sì. La parte di noi che amputiamo, ci renderà inabili emotivi cronici alla ispirazione alla vita, senza rimedio.

Chef: Condannato agli arrosti domiciliari.
Ironie di Rosanna Marani

L’uomo è la cavia predestinata nello stabulario della vita, alla vivisezione inflitta dal bisturi dello scorrere del suo tempo.

Chi si abbandona all’odio e ne fa la sua bandiera e regola di comportamento, spinto dalla frustrazione e dalla bassissima autostima di sé, per sentirsi vivo, non realizza che, invece, è già morto.

Serafico: La misura è calma.
Ironie di Rosanna Marani

Ho imparato che la gentilezza è foriera straordinaria di pace interiore. È quella sfumatura essenziale che ci permette di augurare al nostro prossimo (deprecato), con estrema sincerità e con estrema pacatezza, di ottenere quello che si è meritato.

Parlare senza assumersi la responsabilità del significato della parola che si pronuncia, è esibizione di uno sterile vaniloquio, che inficia ogni nostro rapporto civile e sociale.

Colui che ritiene di non avere alcunché da perdere, ha già perduto se stesso.

Nella foto: Gli amanti, di Magritte (opera del 1928)
L’amante perfetto è colui che riesce a mantenere costante l’erezione mentale.
By Po(s)sesso, mia silloge di poesie erotiche

Educatore cinofilo: Avere l’osso nella manica.
Ironie di Rosanna Marani

Nella foto: Scultura di Carlo Previtali, Giustizia, 2017
L’attenzione è la migliore virtù del tempo. L’indifferenza il suo peggior difetto.

Il dubbio è il saluto di accoglienza che il pensiero rivolge all’intelligenza.

Il potere del potente troppo spesso è prepotente.

Un grazie muto. Perché un grazie muto, così, ogni tanto, rivolto a chi ci ha preceduto, a chi ha lottato per offrirci la libertà con cui oggi ci esponiamo e di cui abusiamo, è doveroso.

Puoi affermare di esistere solo se hai imparato a resistere.

La libertà? È un pensiero che rispetta la lealtà di se stesso prima di diventare azione. Punto.

La prepotenza dell’ignoranza, la boria della ricchezza, la sfrontatezza dell’egotismo, vanno a braccetto con l’albagia dell’arroganza, laddove il merito è sconosciuto o vilipeso od osteggiato. Per esempio, nell’arena politica di oggi, che rivela piccoli cialtroni convinti di essere grandi uomini.

Il libero pensiero è dedotto. Il pensiero libero è indotto. Ma in entrambi i casi, il pensiero non sarà mai libero di liberarsi, né dagli schemi assimilati dall’esterno, né dal pregiudizio di sé. Pensiero formato è sempre pensiero deformato, poiché informato.

Invecchiare non è rassegnarsi, ma evolversi buttando a mare la zavorra del superfluo e lasciare galleggiare l’incanto dell’essenziale.

O hai il coraggio di essere o hai l’abitudine ad esistere.

Restare nudo: Perdere le stoffe.
Ironie di Rosanna Marani

Meglio convivere con il complesso di polpa che con quello di colpa.
Ironie di Rosanna Marani

Nella foto: Opera di Alfred Gockel, Endless Love Painting
Noi siamo il risultato di addizioni di attimi, di sottrazioni di errori, di moltiplicazioni di illusioni e di divisioni di emozioni.

Contento uomo? Hai avvelenato, deturpato, sfiancato, violentato, sbocconcellato, annientato la Terra. Bello costruire la tua casetta abusiva per godere del tuo avventato egoismo? Bello nascondere i tuoi lerci, tossici rifiuti negli orti e intossicare il cibo, per vedere morire i tuoi vicini e i tuoi figli? Bello squartare animali, cacciandoli con le bombe e gli arpioni nelle acque, con i fucili e con le tagliole nei boschi, depredando la Natura dei suoi abitanti? Bello bruciare pascoli per vendere al meglio il tuo terreno? Bello tagliare alberi per farci autostrade? Bello, eliminare i confini delle stagioni e rendere il tempo talmente arrabbiato, da ribellarsi fino a sterminare intere comunità di gente? Bello tentare in ogni modo di uccidere il tuo simile trivellando l’anima del Mondo? Trivellati il cervello, per vedere che, casomai, esca un barlume di tardiva intelligenza. Ma intanto, malediciti, sai solo creare devastazione, abbandono, agonia, morte dovunque tu passi. E per cosa? Ah, per metterti in tasca la moneta del tuo laido profitto, con la complicità corrotta di chi avrebbe dovuto salvaguardare il nostro ambiente e le sue creature. Portatelo, il tuo profitto, nella bara e crepa di rimorso mentre marcisci per l’eternità.

Nella foto: Opera di Thayath, Ernesto Michaelles, Compensazione di Temperamenti, 1926
Per ogni frustrazione cerchiamo una compensazione. I piatti della nostra bilancia emotiva non sono inclini a sgarrare neppure di un milligrammo per mantenere il peso netto. Pena la tara del disagio, accettabile prezzo da pagare o peggio della rabbia, svalutatissima moneta da spendere.

È buona norma imparare a fare i propri conti per evitare di concedere immeritati sconti, ovvero imparare a ripagare gli altri con la stessa moneta con la quale ci hanno comperato.

Chi l’ha detto che non bisogna dare perle ai porci? Meglio non darle a taluni uomini. Ci sono maiali molto più sensibili alla bellezza dei sentimenti di certi maschi.

Capita che il genitore di un figlio bullo, sia un genitore a sua insaputa.

Sofferente di prostatite: Conseguire una minzione speciale.
Ironie di Rosanna Marani

Bella donna: L’apparenza in gonna.
Ironie di Rosanna Marani

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.
Ironie di Rosanna Marani

I moralisti devono avere una scarsissima vampata di soddisfazione dalla loro sacra e santa vita, se invece di viverla al pieno godimento, come sarebbe dovere nel loro diritto, occhieggiano la deliberata vita di chi reputa laica e libera la propria vita e vorrebbe viverla con il diritto del dovere della propria morale. Tanto da voler compensare la loro frustrazione con l’imposizione dei loro schemi irreggimentati nell’oscurità del pensiero ottuso.

Abbiamo in dote cinque sensi. Ma ce ne creiamo uno solo che li annulla tutti inesorabilmente, il senso di colpa.

Siamo un popolo strano, attaccato alle superstizioni offerte dal mondo dell’invisibile e dell’incredibile, per bisogno salvifico di assoluzione e di protezione dai demoni (?). Abbiamo necessità di esorcisti, e non sentiamo invece impellente il dovere di educare al pensiero i nostri ragazzi, in tema di sentimenti e sessualità. Di rispetto. Eh no, si bestemmia solo ad immaginare l’uomo nella sua interezza, corpo e spirito. La Chiesa reprime il desiderio naturale e ciò che più la spaventa: l’amore umano. Senza dimenticare il disprezzo per la donna, che nella isteria collettiva, fatica ancora a non essere considerata strega tentatrice, ovvero la chiave che apre l’inferno. L’amore deve essere indirizzato al Dio, incanalato nella apoteosi del miracolo. Perché il miracolo, paga in termine di profitto, di grandi eventi da mercificare, selezionati da una oculata scelta di religioso marketing. Non importa se questa stortura sadica, la castità imposta ai prelati, ai fedeli, per poter meglio dominare la vita altrui, la negazione autolesionistica del sé, sconvolge, tortura, dilania, massacra, innocenti vittime di abusi. Noi italiani abbiamo bisogno di salme, di cadaveri imbellettati, da ostentare con magnificenza, per richiedere l’intercessione della misericordia per i nostri peccati, stabiliti, non dalla nostra coscienza, dalla nostra morale, dalla nostra capacità di scegliere tra il bene e il male, ma imposti dal moralismo di chi ci crede dementi e che vuole governare e dirigere e sopprimere la nostra autonomia. Il nostro istinto naturale a vivere cercando secondo coscienza, di raggiungere il piacere della felicità.

L’uomo che umilia, violenta, uccide, profana la donna, maledice la vita, umilia e violenta e uccide e profana e maledice ogni volta, anche sua madre.

Se non si è disposti a rischiare di scoperchiare il proprio Vaso di Pandora, per mutarsi, si è obbligati a raschiare il fondo del proprio barile. E l’anima è il nostro barile.

Il costo della nostra memoria è la nostra identità. Il prezzo della nostra identità è il ricordo.

Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà. Solo tramonto per i nostri giovani che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze e dunque è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta e dunque è quella pratica che ci si attende dai media liberi e dunque è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica allora che indirizza la morale dei cittadini. Insomma, uno specchio in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune sia dalla equità e dalla giustizia della applicazione delle leggi, riflette a sua volta, il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi, la morale invece è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che per emulazione della mediocrità esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi derubato.

Sindaco arrestato: Un uomo fuori dal Comune.
Ironie di Rosanna Marani

L’intelligenza ha un costo, la furbizia un prezzo.

L’uomo crea opere per guadagnarsi l’immortalità della vita. La donna semplicemente la partorisce.

L’imbecille ignorante è della peggiore specie di analfabeti, ciò che non capisce poiché privo di intelligenza emotiva e di profondità di pensiero e di ricchezza di linguaggio, è per lui un attentato alla sua mediocrità. Lo confonde, lo irrita in quanto gli sfugge il significato intrinseco della parola stessa. Allora aggredisce per far sapere che se non l’ha capita lui, la riflessione non vale un acca. Per far tornare raso terra, ovvero la sua dimensione, qualsiasi volo pindarico.

Il rimpianto è uno strazio, il rimpianto è una zavorra, il rimpianto è una pianta carnivora. Il rimpianto è un chiodo nella veglia, il rimpianto è una stilettata nell’anima. Il rimpianto è un esame di incoscienza.

Il nostro tempo si snoda nel limbo del frattempo, l’intervallo del tempo, in cui attediamo di dare significato al nostro tempo.

L’importanza delle parole tra uomo e donna. La massima aspirazione della donna è quella, in amore, di trovare il suo insuperabile compagno diletto. La massima aspirazione dell’uomo, in amore, è quella di diventare un insuperabile compagno di letto.

Ho smesso di desiderare, a tempo pieno, di essere la donna della vita di qualcuno, quando ho deciso di occuparmi, a tempo pieno, di essere la donna della mia vita.

Anche le persone che vengono usate come “cose”, hanno una garanzia che scade. A tempo debito.

Se il fascino è il muto sospiro del corpo, l’intelligenza è il rumoroso respiro della mente.

È un classico: chi è presuntuoso è anche presuntuosamente pretestuoso. Chi è pretestuoso è anche pretestuosamente presuntuoso.

La spiritualità dell’uomo è insita nella percezione che egli ha dell’amore e dato che l’amore è libertà e la libertà è rispetto verso l’altro, la spiritualità è la tutela della diversità che rende uguali, noi creature viventi, di fronte al diritto a vivere la vita che ci viene concessa.

Nella foto: Dipinto di Celeste Fortuna Arte
Il sentimento più profondo che spinge l’uomo all’amore dell’altro, è tale alla passione che prova un artista, quando colto dall’ispirazione, si accinge a identificarsi nella sua opera. Come gli artisti amano le loro opere speculari, generate dal sé, l’uomo ama nel suo amore speculare, generato dall’amore di sé, l’altro. Entrambi nel crearsi, creano, il loro capolavoro assoluto.

Il bacio è il suggello della nobiltà dell’amore, aristocratico codice del desiderio di appartenenza, stampato sulle labbra degli amanti.

Nella foto: Dipinto di Celeste Fortuna Arte
La tradizione della violenza, invocata come alibi per le più orrende competizioni, per i più abbietti usi secolari, per le più volgari sagre, che genera l’oscurità del proprio pensiero, è sempre la morte del proprio progresso, la tomba della propria civiltà, la stagnazione della propria intelligenza. E profana l’umanità negando alla vita la sua evoluzione.

Non c’è amore che non sia amaro amare.

Cercando te ho trovato me.

Corruzione sanità: Chirurghi, che hanno prestato il Giuramento di Ipocrita.

Ho imparato che per ogni scelta di vita che ci si presenta, esistono tre soluzioni: quella che vorresti scegliere tu e che ti farebbe essere felice, quella che sei obbligato a scegliere dalle convinzioni sociali e dalla zavorra che ti porti appresso e che ti rende infelice e quella che gli altri vorrebbero tu scegliessi per far felici loro.

Frustrazione: essere capaci di intendere ma incapaci di volere, essere incapaci di intendere ma capaci di volere.

Il dente del pregiudizio non si cura. Si estrae.

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

Prima di esibirsi nel nitrire è buona norma esercitarsi nel ragliare.

No, era tutto sbagliato dalle fondamenta. Amare non è appartenere. Ecco, amare è accogliere. Dunque, essere amati non è essere di qualcuno, ma semplicemente essere accolti da qualcuno. Che ti fa entrare nella sua anima, nel suo cuore, nei suoi sensi. Insomma, nel suo pensiero. Insomma, nel suo tempio. Insomma, nella casa, dove abita la sua essenza. Punto.

Riflettendo, se qualcuno tenta di denigrarti, ingiuriarti, offenderti, manifestando la propria aggressività come forma di comunicazione, è assurdo, pernicioso ma assolutamente inutile replicare. Offrire il fianco ad una lama che non è destinata a te. Se tu non ti identifichi in quella persona che viene attaccata, per quale ragione dovresti rispondere al posto di un’altra? Che se la sbrighino tra loro, l’aggressiva e la perfetta sconosciuta.

Un passo avanti ed uno indietro sincronizzati ad un singhiozzo e ad un sorriso. La danza del dolore è questa, volteggia sulla musica del rimpianto, fino a quando il fremito diventerà l’eco del ricordo.

Il senso della vita è scovare la bellezza ovunque si trovi. Poiché dalla bellezza nasce la bontà. Dalla bontà nasce l’etica. Dall’etica nasce l’amore.

Solo l’amore di eccellente qualità e intensità crea (in)dipendenza.
Nella foto: Bird-House di Catrin Welz Stein

L’altro è un tassello aggiunto alla nostra identità percepita (e viceversa), l’altro che amiamo o rifiutiamo al fine di costruire, conoscere, delineare, sapere chi siamo e chi non vogliamo essere. Siamo chi amiamo o chi vogliamo amare. È la nostra scelta di quell’altro e solo di quel determinato altro, che ci identifica con l’idea che noi abbiamo di noi stessi.

Non esistono scelte sbagliate e scelte giuste. Ma solo scelte personali, dettate dalla contingenza degli accadimenti, che ci portano a scegliere di essere quello che scegliamo di essere o di non essere.

Il ricordo di un amore naufragato, torna sempre sul luogo del relitto.

 

C’è una età in cui è lecito montarsi la testa ed una età durante la quale è obbligatorio smontarsi la testa.

Così come i genitori vegliano sui figli per accompagnarli amorevolmente nella adolescenza, così i figli dovrebbero vegliare sui genitori per accompagnarli teneramente nella vecchiezza.

È la connivenza con i nostri desideri che rende inaccettabile la realtà.

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

La strada giusta, da imboccare ad un bivio, è quella che ti induce a pensare che ti perderai. Prima di ritrovarti.

Siamo tutti clandestini, senza patria, emigranti ed immigrati nelle lande della vita, fino a quando una essenza, una anima specchio della nostra, ci offre asilo e identità. Come una madre che ci accoglie con amore. Per sempre.

Agli amanti che consumano il credito di amore senza onorarne il debito, si dovrebbe pignorare l’anima.

Noi, quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza che siamo stati, che siamo state, ce li portiamo dentro sempre. A volte abbiamo stampato sulle fattezze del nostro viso, il loro sorriso, il loro tic, la loro smorfia, il loro cruccio, il loro stupore, e torniamo ad essere quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza per qualche secondo della nostra giornata. Perché siamo la loro somma e la loro sottrazione.

Chi confonde l’autorevolezza con l’autorità, confonde il galantuomo con il cialtrone. L’autorevolezza è una conquista sul campo. L’autorità è un campo di conquista.

Leggere i quotidiani: Il giro dell’immondo in 80 minuti.
Ironie di Rosanna Marani