Ancora una foto per i miei aforismi

Ringrazio Grazia Gualtieri  che, con un gusto estremamente raffinato, abbina una foto ai miei aforismi.

Ostentare il lusso è ostentare la propria ricca miseria.

L’odore è la cornice del ricordo.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

La parola ci disegna, il pensiero ci dipinge ma è il gesto che ci scolpisce.

Quando l’amore ti lascia perché perde coraggio, non ti toglie quello che eri, ma quello che saresti diventato.

Casalinga: Innocente condannata ai lavori sforzati.

Indirizzare l’incremento demografico, attuare una educazione alla genitorialità responsabile non conviene ad alcun governo, ad alcuna chiesa, ad alcuna società. Senza figli non ci sarebbero nuovi adepti, fans, seguaci, cittadini, fedeli, consumatori.

Il senso della vita parte dalla curiosità che genera desiderio, attesa, ricerca, scoperta della bellezza, che è bontà, che è amore, che è vita. Con un senso.

Le parole della politica? Le ultime parole fumose.

Attrazione è la trazione dell’amore verso sé. Quell’amore, la cui ricerca pervade il nostro intero ciclo vitale. L’amore a 20 anni, è la sua buccia. L’amore a 30 anni, è il suo seme. L’amore a 40 anni, è la sua polpa. L’amore a 50 anni, è il suo succo. L’amore a 60 anni, è la sua linfa. L’amore a 70 anni, è la sua essenza. L’amore a 80 anni, è il suo significato, chiosa della nostra stessa vita.

Chi confonde l’autorevolezza con l’autorità, confonde il galantuomo con il cialtrone. L’autorevolezza è una conquista sul campo. L’autorità è un campo di conquista.

Se non possiamo corrispondere l’amore di qualcuno che si dichiara innamorato di noi, forse è perché quel qualcuno trova in noi una sua mancanza, dimostrando lo stato del bisogno e della dipendenza del suo amore per essere. Perché se invece amiamo e siamo corrisposti, entrambi siamo attirati dalla nostra abbondanza, ma non dipendiamo né abbiamo bisogno di quell’amore per essere.

La rete ti offre notorietà ti regala migliaia di contatti ma non ti offre spessore né ti regala personalità. Se sei meschino e vacuo, presuntuoso e arrogante resti quel che sei circondato da altrettanti dello stesso scarso valore. Anche gli sciocchi hanno bisogno di un Re Travicello per avere buona compagnia.

Chi impiega il suo tempo a criticare chi fa, non trova il tempo per fare da sé, quello che si accanisce a disfare.

L’amore non è altro che l’urlo della vita in faccia alla morte.

Ho imparato che certe persone intriganti, piacevoli, brillanti, sono solo l’amaro dopo la ciliegina sulla torta, quella fetta di dolce a fine pasto, stucchevole, che resta sullo stomaco. Persone che non possono essere altro che il digestivo. Una tantum, però. Il loro sapore sa di gusto, sa di peccato di gola, ma smaltirlo è una dura battaglia, come quella che si combatte contro l’adipe depositato sul giro vita. E la ciambella, ah no, non è di salvataggio. È ciccia, l’odiata ciccia!

Innamorarsi: Abboccare all’amo.

La nostalgia è il dolore del tempo del ricordo.

L’eleganza è l’arcobaleno dell’anima, la sua sintonia con le sfumature di ogni colore del creato.

È il talento dell’artista che vuole vivere per sempre. E ci riesce, tramandandosi nella bellezza che riesce a creare.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Noi lasciamo agli altri il potere di trattarci come pensiamo di meritare di essere trattati.

Dobbiamo capirli questi politici, sempre al lavoro, senza tregua. Ogni giorno si fanno una mazzetta così.

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.

Si deve fare attenzione a chi si incontra in Internet, come per esempio il … Paraguru, aspirante santone de noantri, elemento che naviga a svista in rete. Caratteristiche, pensiero proprio affaticato che compulsivamente lo induce a copiare e incollare sulla sua bacheca, i pensieri altrui, evitando l’uso smodato e il logorio delle sue sinapsi. Paragonabile ad un Soufflé, riuscito male, che si sgonfia quando la “sua” bella figura viene smascherata e diventa una figuraccia.

Ho imparato che talune persone spariscono all’improvviso dalla tua vita senza motivazione alcuna, perché non riescono a perdonarti di aver fatto loro… del bene.

Ci sono amori di consuetudine, ci sono amori di carriera, ci sono amori di affari, ci sono amori di opportunismo, ci sono amori di egotismo, ci sono amori di sopraffazione, ci sono amori di umiliazione, ci sono amori di mercificazione, ci sono amori di solitudine, ci sono amori di scambio, ci sono amori di sacrificio, ci sono amori di rinfaccio, ci sono amori di violenza, ci sono amori di odio, ci sono amori di rimorso, ci sono amori di rimpianto. Ci sono amori perduti, ci sono amori ritrovati, ci sono amori immaginari. Ma c’è un amore solo di amore, l’amore di amanti, l’amore che non si incontra mai, ma che si cerca per il nostro sempre.

La rassegnazione è resa, è abbandono della pulsione vitale. La si preferisce come scelta di fuga dal rischio che ogni trasformazione comporta. Come alibi. Come giustificazione per la abitudine alla sopravvivenza, per la paura di sbagliare. Per salvare la vita. Ma è proprio l’errore che “fa” la persona e che le salva l’esistenza.

Il solo concorso in cui eccellono i nostri politici, pur copiando l’uno l’altro, è il concorso in corruzione.

Il dubbio è il saluto di accoglienza che il pensiero rivolge all’intelligenza.

È più essenziale disporre di una sicura ancora o di una garrula vela?

La parola è un precipizio. Pochi, pochissimi, decidono di tuffarsi nel suo significato, dominando le vertigini, per assumersi la responsabilità delle sue variegate sfumature quando la pronunciano.

È compito duro accettare il dolore fisico, una forca caudina sotto la quale si deve transitare, abbassando la testa. È impresa dura scontrarsi con i disagi della vecchiezza, il corpo si piaga, mentre lo spirito non si piega. Non resta che scegliere l’alternativa di reagire, dopo essersi ubriacati di sconforto. Ma solo per il tempo necessario per uscire dalla bolla di eremitaggio. Per ricominciare a cercare la vita.

I tempi si involvono, non si evolvono. Ieri l’imbarazzo suscitato dal verbo vergognare, ci riduceva l’anima a pezzi. Oggi il disinteresse provocato dal verbo svergognare, fa cadere i pezzi dell’anima.

Abbiamo bisogno di almeno un carnevale l’anno, per dimenticare la nostra quaresima quotidiana.

Il peggio di sé, è per certuni, il meglio di sé, che hanno da offrire.

Amare le proprie cicatrici di errori, come amare le proprie rughe di emozioni, avvertirle come sfumature della propria sensibilità, come parte dei propri raggi di sorrisi e delle proprie fiumane di lacrime, permette di morire e di rinascere. Permette di essere. Ed essere è quello conta.

A volte capita di cercare il proprio posto per tutta la propria vita e di trovarlo occupato.

Adulterio: Non c’è due senza tre.

Chi gode si accontenta.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

La banalità della rete è deprimente. I tuttologi, grandi mistificatori, quei tipi che ostentano indebitamente competenze nei campi più disparati della società, si sprecano in aut aut ridicoli quando vogliono stigmatizzare le inclinazioni morali altrui per mettere il bavaglio al sentimento altrui. Fermo restando che loro, sono i primi a fermarsi sulla cresta dell’onda, vogliono vincere like facili sulle loro bacheche, ma sono assolutamente incapaci e restii a tuffarsi nel mare del male. Il male non ha confini, non ha schemi ma una sola radice, la crudeltà verso la vita. Quindi della crudeltà verso l’uomo, le donne, i bambini, i vecchi, i disoccupati, gli animali, l’ambiente. La vita non la si sminuzza in tante sottocategorie, ovvero non si lotta per la sua bellezza a capitoli o a parametri. Se ci si impegna alla sua tutela, si prova empatia, compassione, pietà, amore per ogni vita e per l’ambiente dove questa vita vive. Ma tant’è. Inutile sprecare suggerimenti per queste coscienze che vanno a stantuffo e soprattutto vanno, per catechizzare i comportamenti simili al proprio (che si sa i comportamenti più popolari sono quello massificati di chi non agita le onde cerebrali ma le patisce, anzi, quel chi, sta bene attento a non smuoverle, perché potrebbe addirittura avere una erezione di pensiero), dove porta la notizia del momento. E la notizia del momento è sempre quella che urta l’intelligenza emotiva di colui che fortunatamente la prova e soddisfa invece, gli istinti più ipocriti di chi si erge a censore ben visibile, a tante bocche spalancate, sul predellino del nulla.

Il problema della politica è che oggi, abbiamo una sinistra ambidestra e una destra sinistrorsa. E tutte e due però usano entrambe le mani per distruggere le speranze del nostro paese, si fanno sentire a mano a mano che si avvicinano le elezioni, hanno la mano pesante per imporre le loro arroganti tasse, hanno le mani in pasta per spartirsi le prebende, hanno le mani lunghe per afferrare le bustarelle, se ne stanno con le mani in mano spesso e volentieri di fronte ai nostri problemi urgenti e fondamentali di sopravvivenza, non danno una mano ai cittadini, formano spesso partiti e movimenti di seconda mano, sono abilissimi nel far man bassa di ogni valore democratico, mettono le mani avanti, quando sono beccati con le mani nel sacco, si fanno prender la mano dal senso di onnipotenza, vengono alle mani tra di loro per affermare una presunta supremazia e danno con la loro inettitudine, l’ultima mano al compimento del degrado dell’Italia, incapaci di cedere la mano alla democrazia e nonostante se ne lavino le mani, non riescono a tenere le mani pulite. Noi cittadini, siamo fuori mano dal loro percorso e col cuore in mano, possiamo solo mandarli a quel paese mentre ci mangiamo le mani per la rabbia o ci mettiamo le mani nei capelli per la disperazione. E ci chiediamo sconsolati ma non arresi, rivolgendoci al cielo: “Ehi, da lassù, che ce la date una mano?”

La strada giusta da imboccare ad un bivio, è quella che ti induce a pensare che ti perderai. Prima di ritrovarti.
Nella foto: Illustrazione di Joey Havlock

Talune domande che ci poniamo, sono già esse stesse risposte che non vogliamo ascoltare.

Ah il poeta! Spesso è un albero di rami spezzati e di foglie caduche, che tenta dissennatamente di mettere radici con le sue parole scorticate.

L’innocenza è privilegio dei bambini e degli animali, creature senza il pregiudizio di sé.
Foto di Elena Karneeva

Amo visceralmente la parola
È la mia sola ricchezza
Il mio immenso patrimonio
Sto attenta a non dilapidarlo con i bari al tavolo da gioco della volgarità
Perché la parola è nobile e aristocratica anche quando trascende
La parola è un universo di amore
La parola è una fotografia di dolore
La parola è una nota di armonia
La parola è la storia di una vita
La parola è la sfumatura che dà significato al pensiero
La parola è una arma che difende e che offende
La parola è una calamita di sentimenti
La parola è il ponte su cui si mantiene in equilibrio il tempo
La parola è la cornice delle emozioni
La parola è incantamento di percezione
La parola è l’ordine dell’inquietudine
La parola è un affidavit della propria sensibilità… a chi possiede la stessa sensibilità
E ne ha cura…

 

Non esiste alcuna creatura più bella di una donna buona per sua precisa scelta. Ed io ho la fortuna di avere amiche belle. Da loro ho imparato che il cuore di una donna bella è un tempio. E chi entra con le scarpe infangate in quel tempio, maledice se stesso.

Il segreto del vivere è tutto qua: avere cuore, avere fegato.

Paragono l’errore di valutazione nei confronti di una nuova conoscenza, all’acquisto di un’ammiccante paio di scarpe, comprate per improvviso entusiasmo. Poi quando le calzi, ahi ahi, ti accorgi che ti vanno strette! Allora che fai? Le regali o le nascondi nell’armadio. Sicura che la volta successiva, come minimo controllerai due volte il numero e proverai, in negozio, a camminarci sopra!

Certo che credo ai politici quando declamano che operano solo per il bene comune e di esserne i paladini. Esattamente come credo ai cacciatori quando affermano di amare la natura e di esserne i guardiani.

Ci sono i vecchi e gli invecchiati. I vecchi si arrendono alla vita. Gli invecchiati si inventano la vita.

Timore del marito: Restare impigliato nella rete a moglie stretta.

Altruismo double face. Quando offriamo da bere, spesso è perché abbiamo sete.

Ci sono persone che pur convivendo per anni non si sono mai incontrate né si incontreranno mai nel corso della loro vita.

Si raccoglie l’emozione che si insemina.

I consigli non richiesti sono palese manifestazione di arroganza dell’ego rozzo di chi tenta di imporli.

Complice dell’abitudine è il complesso di colpa. Una zavorra che frena la vita e che induce poi al rancore. Ed è la moneta che si spende per sopravvivere dimenticando che la vita è fondamentalmente lealtà e l’assunzione della sua responsabilità verso se stessi e gli altri. Per il quieto vivere, ma in effetti si dovrebbe chiamare inquieto vivere. Anzi inquieto sopravvivere.

Per ogni frustrazione cerchiamo una compensazione. I piatti della nostra bilancia emotiva non sono inclini a sgarrare neppure di un milligrammo per mantenere il peso netto. Pena la tara del disagio, accettabile prezzo da pagare o peggio della rabbia, svalutatissima moneta da spendere.

Elezioni: Dopo un necessario periodo di praticantato, si attesta prepotentemente la candidatura professionale dell’imputato condannato al seggio.

Riesci a salire sul predellino del treno in corsa e ad afferrare la maniglia del vagone, quando e se realizzi che potrebbe essere la tua ultima occasione di essere.

Il rimpianto morde, il rimorso demorde.

La fotografia è la presenza di una assenza.

Chi tace, consente.

Dilemma in bilico: coraggio o buona reputazione? Il coraggio crea una buona reputazione. Una buona reputazione non crea il coraggio.

Per chi ti trascura, ascolta me, neppur del tuo pensier, vale la cura.

Più che le affinità elettive, meglio privilegiare le affinità selettive.

Gli anni che passano, a volte ti trapassano.

La sola donna che può fidarsi ad occhi chiusi di un uomo, è una vedova.

Noi non conosciamo il significato precipuo delle parole. Noi non facciamo caso alle differenze, alle sfumature dei vocaboli della nostra meravigliosa e ricchissima lingua. Siamo troppo boriosi per ammetterlo ma vedere non è guardare, sentire non è ascoltare. E amare non è desiderare.

Le fedi al dito? Manette ai polsi. Catene alle caviglie. Collare e guinzaglio di una coppia che scoppia di convivenza forzata, che non ha la forza né il coraggio per liberarsi dai cerchi concentrici della paura della solitudine.

È tempo perso quello che le comparse impiegano ad affannarsi per diventare protagonisti. I numeri zero non potranno mai essere numeri uno. Lo dice la matematica.

Sbagliare in proprio è decisamente meglio che sbagliare per conto terzi.

Prima di impegnarsi seriamente con un uomo divorziato, è buona norma chiedere referenze alla di lui ex moglie.

Fino a che c’è speranza, c’è vita.

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

Per pacificarsi col proprio destino, è buona norma smettere di esserne complici.

L’equilibrio ottimale per godere di una gratificante vivacità si colloca tra un sogno pensante ed un pensiero sognante.

Quando possiedi nulla, hai tutto.

Credo non esista una donna al mondo, che per almeno una volta nell’arco della sua vita, non sia stata colta dalla sindrome del … rimorso spese!

Quando piove, sono svelti tutti a chiederti, con educazione, l’ombrello, ma quanto torna il sole, dimenticano, con maleducazione, di rendertelo.

Oh cielo! Mi accorgo di avere finito le desinenze in ore. Quelle che fanno rima con cuore, amore, languore. Me ne sono avanzate invece un tot, di quelle che fanno rima con mulo.

Il rispetto è il primo gradino della scala dei valori. Si, di quelli perduti.

Alle corte, tra il dono della fede e il dono del pensiero, dovendo scegliere, preferisco il secondo.

Ognuno tocca la profondità del sentimento che sceglie di esplorare. Dipende, credo, dal tempo in cui il pensiero può restare in apnea.

Il dire sì ti dà coraggio. Il dire no ti dà dignità.

Noi, quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza che siamo stati, che siamo state, ce li portiamo dentro sempre. A volte abbiamo stampato sulle fattezze del nostro viso, il loro sorriso, il loro tic, la loro smorfia, il loro cruccio, il loro stupore, e torniamo ad essere quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza per qualche secondo della nostra giornata. Perché siamo la loro somma e la loro sottrazione.

Noi non conosciamo. Noi congetturiamo. Noi interpretiamo gli altri e la loro realtà. E siamo talmente supponenti da non averne consapevolezza. Infatti ci permettiamo l’arroganza del giudizio.

Lo stile è l’eleganza del carattere, la personalità del pensiero, la coerenza dell’azione che ben pochi posseggono.

In politica ed in società ognuno mette quel che possiede, o la faccia o la feccia. È sempre questione di scelta, tra la morale e l’amorale.

Giudicare gli altri, significa spesso soffocare una pessima opinione di se stessi e condannarsi. Coltivare una buona opinione degli altri, significa sempre giudicare se stessi e assolversi.

Molti, moltissimi hanno un io. Pochi, pochissimi hanno un tu.

C’è il silenzio indifferente, il silenzio vigliacco, il silenzio terrorizzato, il silenzio fedifrago, il silenzio arrogante, il silenzio estatico, il silenzio riflessivo, il silenzio angosciato, il silenzio dispregiativo, il silenzio meravigliato, il silenzio riconoscente. Eppure, il silenzio fa del suo silenzio, di qualsiasi sua sfumatura emotiva accolga e manifesti, il suo grido.

Molti amano ascoltare una sola musica: il suono monocorde e stridulo della loro voce.

La storia è una maestra che insegna ad una aula vuota.

Il bene elargito è un lascito alla collettività. Il male compiuto è una estorsione all’umanità.

Noi siamo meno solitari mentre rimaniamo più soli.

Pensare è dubitare.

Fare l’amore è indossare un corpo. Un corpo che ti cade a pennello.

La vita è un gioco, in cui alla fine si perde, ma che vale sempre la pena di giocare.

La nostra sostanza di esistenza, sì, la nostra essenza è crocifissa sull’equilibrio incostante, altalenante dell’inclinazione ad amare per essere e della necessità di essere amati, per esistere.

La nebbia è la malinconia del tempo.

I confini del nostro mondo sono i limiti del nostro linguaggio.

Anche le persone che vengono usate come “cose”, hanno una garanzia che scade. A tempo debito.

Se decidi di offrire una seconda volta a chi ti ha pugnalato alle spalle la prima, considera che potresti mettergli in mano la lama con cui prendere meglio la mira per centrare direttamente il tuo petto.

Dall’intervista di Antonella Durazzo per Stravizzi Po(s)sesso: Il primo libro di una trilogia nel quale la poesia è palpito
D’altronde, l’amore, quello che si fa, non può essere che bene. Scrive Rosanna Marani:
«Fare all’amore, non fare l’amore. Il ritmo armonico, straziante, avviluppante, coinvolgente del fare all’amore, è il rapimento totale dell’io, il coraggio purissimo di vincere l’ego, che educe una ridda di emozioni che si liberano dentro il sé, nel profondo gorgo di anima, di mente, di cuore, di carne e dei sensi, tutti i sensi che celebrano l’offerta della propria essenza».
Po(s)sesso, il libro di poesie erotiche di Rosanna Marani si può acquistare in versione cartacea su Amazon: https://www.amazon.it/dp/197311089X/ref=cm_sw_r_wa_awdb_D.E7zb9V00N4R

Uno tra i peggiori incontri in cui si possa incappare è quello con uno snob, un tizio che … sine nobilitate, contrabbanda da falsario la lealtà delle sue intenzioni, per raggiungere il suo scopo: depredarti. Ma prima o poi, è scritto, inciamperà… sul suo bottino.

Ho imparato che …ci si può ravvedere, constatato lo sbaglio. E così si può diventare ex alcolista, ex fumatore, ex peccatore, ex tossicodipendente. Ex marito, ex moglie. Ma un imbecille, no, non potrà mai diventare un ex imbecille. Perché l’imbecille, è imbecille, a sua insaputa.

Qui, in fila sparpagliata, nella sala d’attesa degli ospedali, l’anima dolente aspetta il suo turno per ritirare la sua speranza.

Prima di essere ramo, prima di essere foglia, prima di essere frutto, devi essere radice, interrata dal tuo seme.

La meschinità è semplicemente la manifestazione palese della arroganza della propria inferiorità.

Non ho mai capito e mai capirò come mai un idiota senta impellente la necessità di dimostrare quanto è idiota.

Riflettendo, i nostri politici vivono molto al di sopra delle nostre possibilità di mantenerli.

Abbiamo la abitudine di pretendere che altri interpretino le parti che noi ci prefiguriamo. A domanda, risposta. Quella che vogliamo ci sia data. Noi, che non sappiamo neppure quale sia la nostra parte nel copione che la vita ci scrive ogni giorno.

Ho imparato che si crea un dialogo costruttivo, solo quando ti disponi ad ascoltare te stesso come se fossi l’altro e l’altro come fossi te stesso.

Chi tiene il piede in due scarpe, finisce per perdere entrambe le scarpe ed è costretto a camminare scalzo. Si, ma sui carboni ardenti del suo opportunismo.

Anche oggi scorrendo i titoli che narrano il nostro paese, ho annotato che chi si è parato le chiappe, non è stato il cittadino, il comune morale ma il furbo, il comune immorale. L’Italia è una macellonia di cialtroneria, di ingiustizia, di impudicizia, di indecenza.

Tu, uomo, sei ombroso come un cavallo allo stato brado, ma io donna, so scalciare come una puledra ribelle.

Quattro sono le prime parole da insegnare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando piccini, crescono in casa tua. Quattro sono le ultime parole da pronunciare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando cresciuti, escono da casa tua.

La luce entra anche nella più piccola feritoia che l’ignoranza lascia indifesa. Ecco, io, con il mio impegno quotidiano nelle battaglie di civiltà, miro ad entrare in quel varco per sentirmi utile, e sono contenta, soddisfatta, quando viene riconosciuto il mio piccolissimo contributo offerto alla riflessione di quella luce.

Rispondo ad una domanda privata, in pubblico. No, non mi considero una paranoica, estremista, faziosa, aggressiva, fascista. Per cui dico a te, carnivoro al quale non impongo né la mia prospettiva, né il mio sguardo sul mondo e i suoi abitanti. Ti chiedo solo una certa onestà intellettuale, non domandarti: “cosa mangio oggi?… ma “chi mangio oggi?” O meglio: “chi hanno ucciso oggi per farmi mangiare?” Ecco, a me basta questo. Che tu sappia di sbocconcellare, di ingoiare l’ultimo respiro di una vita farcita con tutte le sue emozioni, cucinata in casseruola con patate e carote. Prosit!

A volte è meraviglioso pensare di non pensare di pensare.

Nel web devi essere come sei nelle relazioni sociali. Se svuoti i tuoi malumori e le tue frustrazioni come in un confessionale e ti ergi su un palchetto che ti viene negato per palesi tue carenze nel reale, ti metti a capo di una orda paritetica che stupidamente va all’assalto della volgarità, pur di dimostrare di essere qualcosa. Non qualcuno beninteso. E nessun cretino è tanto cretino da averne consapevolezza.

Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà. Solo tramonto per i nostri giovani che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze e dunque è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta e dunque è quella pratica che ci si attende dai media liberi e dunque è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica allora che indirizza la morale dei cittadini. Insomma uno specchio in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune sia dalla equità e dalla giustizia della applicazione delle leggi, riflette a sua volta, il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi, la morale invece è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che per emulazione della mediocrità esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi… derubato.

Le favole qualche volta vanno riscritte poiché la realtà supera la fantasia. E posso, senza tema di smentite affermare che… Ho baciato un principe e si è trasformato in rospo.

Ogni associazione no profit, ogni volontario, ogni fondazione onlus, è la prova provata della inefficienza, indifferenza, inadeguatezza, indecenza della politica, del governo, dello stato.
Nella foto: Opera di Salvador Dalì

Siamo diventati campioni di pigrizia mentale, livellati dalla pochezza del linguaggio, incitati solo dalla vanità della immedesimazione nel peggio propinato dai media, dai social, che ci inducono al coma del pensiero.

L’ombra scende come un peplo sulla giornata. Il nostro passato prossimo che domani sarà passato remoto. E nulla potrà più mutarlo. Né rimpianti, né rimorsi.

Ci pavoneggiamo per un like, per una condivisione, per un contatto, per una visualizzazione in più che appaga la nostra vanità sociale, ma non consola la nostra solitudine individuale. Eppure Gesù Cristo, a ben vedere, aveva appena 12 seguaci, di cui uno più pericoloso di un fake e sostituito dopo il tradimento. E sempre 12 restarono. Con buona pace dei sacri testi, che non fanno cenno ad alcuna forma di stress patita da nostro Signore per un numero così esiguo di fans.

Lo Stato? È stato.

Il libro è un labirinto dei sensi. L’olfatto percepisce l’odore di carta buona. Il tatto sfiora parole di carezze vive. La vista penetra le vene di vita amica. L’udito acuisce il brusio di voci che sussurrano. Il gusto inghiotte emozioni di verità. Per trovare il filo d’Arianna del senso di sé nelle sfumature che ci identificano.

Quando si è quel che si sente di essere, si manifesta ogni stralcio di età che si è salvata. Ovvero si conserva l’innocenza della fanciullezza, l’entusiasmo della giovinezza, la consapevolezza della maturità.

Le coscienze si educano. Non si allevano.

Ciò che avrebbe potuto essere è un rimpianto? È un malinconico pentimento? È una occasione perduta? No, è solo un se, un pavido se che precipita nel condizionale della immaginazione, disconoscendo l’indicativo della volontà.

Che guaio quando le nostre ragioni diventano giustificazioni. Quando le nostre giustificazioni diventano ragioni. Perdiamo il filo della giustificazione della ragione, il filo della ragione della giustificazione. Capita spesso di non uscirne vivi del tutto, da quel labirinto dove ci siamo infilati senza la giustificazione della ragione, ma con la ragione della giustificazione. La nostra mancanza di coraggio.

L’abitudine è lo stato di cattività dell’uomo.

La collera furiosa verso il mondo, è la trincea di filo spinato dietro cui si barrica, per proteggersi, chi non si ama, per cui non si sente amato.

Noi siamo meno solitari mentre rimaniamo più soli.

L’emozione è la fonte della conoscenza.

Tutti noi abbiamo un coinquilino tetragono ad ogni regola di convivenza pacifica, nei nostri sentimenti. Lascia disordine ovunque nei pensieri e salta e ballonzola e caprioleggia quando decide lui. Si insinua ad ore indefinite, di giorno e di notte, a suo piacimento, nel nostro vivere. Ma non possiamo cacciarlo. Non ne abbiamo né la forza, né il potere, né l’autorità.
Già, il cuore si mette di traverso nella nostra mente e la scompiglia, con la scusa del ricordo. Gli è sufficiente un barlume di paesaggio, un soffio di odore, uno scorcio di suono, per dare di matto e pretendere attenzione.
E stravolge così, ogni nostro progetto di calma e serenità abitudinaria, da perenne ribelle alla nostra volontà, rifiutando ogni sua intromissione.

È palese il significato che la religione dà all’amore. Non è ricerca personale di appagamento con l’altrui riconosciuto simile e bastante al compimento della coppia, bensì un mezzo per mettere al mondo altri adepti alla tribù. È privazione del piacere. È premio solo se santificato. Dal matrimonio. È controllo della vita individuale. Altrimenti è peccato! Ed è anche repressione sessuale che porta a violenze rabbiose e promiscue a danno di innocenti. Non è compassione per il creato e le sue creature. Non è amore. Questo è sicuro.

Quando nasci dalla parte sbagliata del mondo hai solo rovesci e non diritti.

La sensibilità è l’intelligenza dell’anima. L’intelligenza è la sensibilità della mente. L’intelligenza sensibile e la sensibilità intelligente sono la nostra bellezza.
Nella foto: Opera di Kazuki Takamatsu

Quello che rende l’umanità una massa, è l’incapacità di un individuo di divenire persona. Ovvero di cogliere la differenza tra il pensiero pensato da sé, che ha sempre una morale e il pensiero subito da altri, che non ha mai una consapevolezza. Come dire non cogliere la differenza tra il ridere e il piangere, per definire il sentimento che motiva il riso e il pianto reso, in tale stagnazione emotiva, semplice azione meccanica, muscolare privata dalla emozione.

Scorrazzando in rete, annoto che ogni giorno di più si attesta tra le “professioni” universalmente riconosciute ed accettate e ben retribuite, dal consesso umano che non fa una piega ma china il capo, è la figura del cialtrone, che domina ed impera in qualsivoglia settore della nostra società. Prosit.

Quando ci lamentiamo di essere incompresi, non ci sfiora la mente il pensiero che parliamo spesso a qualcuno, molto raramente con qualcuno.

Non decidere significa prendere una decisione.

È dentro la solitudine disperata, malattia o povertà, divenuta gabbia, che si ritrova la dignità. La maniglia a cui aggrapparsi per procedere senza i gravami di schemi precostituiti ma non scelti, la chiave per aprire le catene più strette delle pressioni alla personale schiavitù del senso del dovere, patito senza l’aiuto del piacere di sé a sé, quando si è contaminati dalla depressione del fallimento personale. In caso contrario, la vita che si desidera ma che non si riesce per ciò, a realizzare, la si ingoia. E inevitabilmente quel bolo di rancore, porta distruzione alla stessa vita che si sta sciupando, vivendola per conto terzi e senza dignità.

Disprezzo profondamente i parassiti, gli individui che succhiano la vita altrui, qualsiasi afflato di vita fisica o spirituale, senza riposarsi mai, non essendo dotati di una vita propria. Quelli che invece di tutelarla la vita, di rispettarla la vita, la straziano, la vendono, la uccidono, la avvelenano, la manipolano, la squartano, la rubano, per esibirla come trofeo, ricatto del proprio miserabile riscatto. Coloro hanno due difetti: quello di essere nati e quello di non essere ancora morti.

Ogni religione è una prigione che necessita di secondino e di prigioniero. Il punto focale del dominio da parte del secondino, è la repressione sessuale del prigioniero, comandata dal secondino superbo e assecondata dal prigioniero ignorante. La pretesa di dirigere e di reprimere le pulsioni naturali dell’uomo, è la pietra tombale della convivenza in una società che si reputi civile. Perché si sotterra il rispetto reciproco che dovrebbe esserci tra l’individuo uomo e l’individuo donna. È uso e scempio della donna, indicata come portatrice di peccato e non come creatrice di vita. E questa repressione che soggioga e porta al fanatismo, è il focolaio di mille guerre volute dall’IO dell’uomo, che fa credere di essere Dio, (D’Io) ad altri uomini.

 

L’ignoranza emotiva è un pensiero azzoppato, una parola sciancata, una voce stridula, un corpo sformato, uno sguardo vacuo, un sentimento malformato, una anima sguaiata.

L’invidia nasce dalla incapacità di divenire mostrata da chi invece riesce ad esprimere la propria libertà di essere, l’invidia nasce dalla pessima considerazione che si ha di se stessi raffrontata al coraggio di chi rischia per migliorarsi. E dalla mancanza di quella libertà e di quel coraggio, l’invidia si tramuta nel disprezzo verso l’altro, palese dimostrazione della propria malvagia meschinità.
Nella foto: L’Invidia. Dettaglio da: Angelo Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere

L’armonia è accordo, l’accordo è emozione, l’emozione è somma, la somma è matematica, la matematica è pentagramma, il pentagramma è musica, la musica è nota, la nota è ispirazione, l’ispirazione è poesia, la poesia è parola, la parola è armonia.
Nella foto: Opera di Robert Weigand, Night and day

Il pregiudizio è la ragnatela del pensiero in cui resta impigliata l’intelligenza.

Nulla è peggio che aggiungere un ma, a scusami. In quel ma, c’è l’ipocrita arroganza della autoassoluzione.

Il pensiero batte dove il ricordo duole.

Amare è essere. Essere amati è esistere.

Ovunque tu sia diretto, non dimenticarti mai di portare te stesso.
Nella foto: Opera di Amanda Cass

Le stagioni sono cinque. Quattro appartengono alla Natura. Una, la quinta, appartiene alla tua scelta di viverla come la crei. A tua immagine e somiglianza.

L’abitudine è la ruggine dell’anima.
Nella foto: Opera di Roberta Ubaldi

La nostra vita di carne ha una sola, imprescindibile, unica, predestinata, ineluttabile, empatica, sincrona anima gemella di spirito. L’anima gemella della sua morte che la tiene in vita.

L’arroganza più arrogante appartiene al moralista, in perenne lotta con le sue turbe psichiche, che vuole imporre agli altri la censura emotiva generata dalle sue fobie.

È inutile scappare dalla propria ombra. Ci seguirà ovunque ci sarà il sole.

Il dolore è la misura del tempo. Il silenzio è la costruzione del tempo. L’amore è la scelta del tempo. Il tempo che dà significato al tempo da vivere.

Lo specchio della società: Spocchia spocchia delle mie brame, chi è il più presuntuoso del reame?

Agli amanti che consumano il credito di amore senza onorarne il debito, si dovrebbe pignorare l’anima.

È il complesso di colpa indotto dal concetto di castigo meritato se si sgarra, inculcato nella mente del bambino che diventa la tagliola in cui rimane intrappolato l’adulto per il resto della sua vita, vita che vive a sua insaputa.

Illusione. Delusione. Dipendono solo e sempre dalle nostre (pre)visioni. Siamo abilissime, noi donne, a farci male da sole. Non è l’altro che delude. Siamo noi che ci illudiamo.

La cultura è semplicemente la compagna di viaggio della conoscenza e quindi dell’ispirazione del pensiero.
Nella foto: Opera di Snusy

L’aforisma è una scheggia impazzita dell’intelletto, un doppio salto mortale del pensiero, appesa al trapezio della parola, in equilibrio instabile nel vuoto, senza alcuna rete di protezione.
Nella foto: Opera di Vannini

I maestrini spuntano ciclicamente come funghi velenosi. Questo social, è formato da professionisti splendidamente umani, ma ahimè, anche da qualche professionista della maleducazione e della scortesia e della arroganza. Bannarli, senza alcuna replica, altrimenti si legittimerebbero, è dunque, una forma di difesa. Ad oltranza.
Foto di AR2.LIFE

L’anima è una miniera buia e il poeta scava a mani nude sapendo di ferirsi ma non gli importa, se arriva a toccare la sua impalpabile essenza.
Nella foto: Opera di Amanda Cass

Il ricordo è eco di nostalgia o di melanconia, tocco e rintocco di umori, batacchio ispido nella campana del tempo.

Dare per scontato ciò di cui si gode, significa che non si è disposti a riconoscerne il valore. Significa che lo si ottiene con lo sconto di attenzione, di interesse, di cura. Ma la vita, si sa, eccome se si sa, prima o poi, presenta il conto. E senza alcuno sconto!

La foto cattura l’essenza. Niente di meno, niente di più. Né l’età, né i tratti somatici, ma l’attimo in cui l’essenza si rivela.

Si manifestano vagheggi della mente che paiono talmente reali, che la coscienza non può e non vuole fare evaporare. E quella flemma di appetito dell’immaginazione che precede la sua fame, si tramuta nel languore di desiderio per il suo nutrimento, nello sguardo beato.
Nella foto: Opera di Salvador Dalì, Gradiva riscopre le rovine antropomorfe (Retrospective Fantasy)

Amare è cucire il proprio filo di vene insieme a chi riesce a dipanare quel filo di vene per legarti a sé, senza fare nodi, senza fare strappi. Senza fare rammendi, ma solo ricami. Di vita.

Praticare la compassione, cum patior, è difficile ma non impossibile. Basta lasciar cadere il pregiudizio di sé che inganna sempre. La pietà è attributo della arroganza, la carità la sua mancia. La vera comunicazione con l’altro essere vivente è solo la compassione.

Ogni tanto è buona cosa prendere appuntamento con noi stessi per non correre il rischio di non riconoscerci più.
Foto di Dominic Thierry

I luoghi comuni sono luoghi dove preferiscono andare e restare coloro che sono spaventati da qualsiasi viaggio… altrove.

La parola è un amo. Il pensiero la lenza. L’emozione la preda.

Noi siamo il risultato di addizioni di attimi, di sottrazioni di errori, di moltiplicazioni di illusioni e di divisioni di emozioni.

Non desidero in persone, in accadimenti, in relazioni, se non lo stesso desiderio della mia vita. Ovvero se persone, accadimenti e relazioni, contengono la mia stessa vita. In caso contrario non ne percepisco l’abbandono o la mancanza, poiché è la mia vita che mi resta, con il mio desiderio di viverla.
Foto di Arno Rafael Minkkinen

Per fare strada, per fare carriera, per avere successo, nella società attuale, colui che è chiamato a dirigere un qualsivoglia settore pubblico, deve dimostrare di sapersi destreggiare con assoluta (in)competenza riconoscente, nelle nomine degli amici degli amici che lo sostengono.

Questa Europa, più che l’Europa dell’euro, pare l’Europa della neuro.

Fidarsi è bene ma non confidarsi è meglio.

La solitudine che accompagna gli spiriti fieri è la loro ricompensa terrena. Li difende e li protegge dalla meschinità ordinaria della massa.

Separati in casa: Condannati ai livori forzati.

Sentire, l’unico modo di amare, non è ascoltare, ma penetrare nell’essenza delle persone, della loro bellezza. Quella bellezza che solo l’amore svela e che probabilmente, le persone stesse non sanno di possedere.

Vivere è attraversare un ponte, brancicando a tentoni, in equilibrio sulla linea del tempo. La mente è spesso zavorra. Il cuore è sempre paracadute.

È l’attimo che scolpisce il marmo del tempo.

Il senso del ruolo non è semplicemente lo stare al proprio posto, è trovarlo il proprio posto. È l’avere la consapevolezza dei propri limiti. È l’essere nelle righe del tempo, del preciso momento del proprio tempo. È l’accettare la parte che viene suggerita dalle circostanze. In attesa di riscrivere nel proprio copione, un altro ruolo.
Nella foto: Opera di Snezhana Soosh’s, Father & Daughter

Rispettare. È sentire il limite proprio e altrui oltre il quale non è permesso accedere. È dare valore alla vita propria e altrui. È educare alla alterità. È essere in sintonia e provare empatia con il creato. È tutelare la libertà della esistenza. È costruire le fondamenta della civiltà. È custodire l’amore per la vita.

Non esistono scelte sbagliate e scelte giuste. Ma solo scelte personali, dettate dalla contingenza degli accadimenti, che ci portano a scegliere di essere quello che scegliamo di essere o di non essere.

Lo scorrere del tempo è come lo scorrere dell’acqua. Trascina via i sedimenti ed i rifiuti per lasciare solo la sua fragile e specchiata purezza. Come l’età che prosciuga il suo spazio per diventare la nicchia della contemplazione del ricordo, che il viaggio dell’esistenza ha voluto portare con sé separandolo dal superfluo dell’eccesso.

Credo che l’euforia chiassosa che trasuda dalla ultima giornata dell’anno, sia l’esorcizzazione della paura. Sì. La paura di lasciare il vecchio per il nuovo. La paura del precipizio del tempo in cui si si può rischiare di cadere. La paura dello sconosciuto dell’ignoto accadimento. Che può arriderti o pugnalarti. Come quando ci si sta innamorando. Ci si prepara all’appuntamento con cura. Ci si mette il silenziatore al cuore che sobbalza. Ci si interroga, si sorride agli angeli. Si immagina, si sogna. E si spera che… Ecco, il mio augurio per il 2018, è… Buona speranza.

Il mio augurio, a tutti voi che mi regalate attenzione. Tanti, tantissimi giorni di… testa.

Quando si ride, spesso si è in compagnia. Quando si piange, sempre si è soli.

Quando l’amore ti lascia perché perde coraggio, non ti toglie quello che eri, ma quello che saresti diventato.

La nebbia è la malinconia del tempo.

Si vive nell’ordinario in attesa dello straordinario.

L’anno che viene e l’anno che se ne va, per un istante insieme per passarsi il testimone.
Fotografia di Elena Shumilova

Notte di Capodanno: L’idiozia fa il botto.

Inflazione: Dai tre (ricchi) Re Magi ai tre (poveri) Re Mogi.
Foto by Caranas’13

Nei confronti degli imbecilli, dei faziosi, dei mestatori, dei provocatori, dei presuntuosi, dei polemici, dei superbi, degli arroganti, dei fanatici, io, ho un (ri)fiuto infallibile.

Per sentirsi qualcuno, qualcuno si accontenta di diventare chiunque.

La realtà che stiamo vivendo è un ossimoro indegno, rappresentata da un prelato straricco, da un veterinario cacciatore, da un’insegnante pedofilo, da una infermiera aguzzina, da una madre assassina, da un politico ladro, da un magistrato disonesto, da un imprenditore corrotto. Disordine morale, confusione di ruoli hanno un solo significato: l’assenza totalizzante dell’etica nella nostra società. Prosit.

È la connivenza con i nostri desideri che rende inaccettabile la realtà.

Il fine di uno scrittore dovrebbe essere quello di indurre il lettore alla frequente consultazione del vocabolario universale dei sentimenti.

Ci si può provare e riprovare in uno scontro sfiancante e inutile. Poi la resa docile, consapevole. Non ci si può opporre al destino e alla sua forza, perché è proprio la sua forza il nostro destino.

L’accoglienza dell’amore è gravidanza di vita. È natalità feconda.

Scegliere il proprio compagno di viaggio giusto, è un lusso destinato a pochi.
Fotografia di Elena Shumilova

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

Ho la netta impressione che, oggi, richiedere alla politica nostrana, la tutela di un proprio diritto, sia, invece che una sacrosanta prerogativa del cittadino, come stendere la mano per elemosinare uno spicciolo di carità.

L’amore è una equazione emotiva nella quale i due amanti si scambiano le identità fino confonderle, per fonderle, trasformando il risultato in inestinguibile essenza di desiderio di appartenenza ancestrale, restando imprigionati entrambi nell’altrui personalità, pur mantenendo la propria integrità individuale.

Noi amiamo l’altro per quello che non è ma per quello che crediamo sia. E pretendiamo che l’altro corrisponda a colui che abbiamo immaginato possa essere. L’amore è l’emanazione di una nostra ricerca dell’archetipo dell’individuo perfetto. Ovvero di quell’individuo che noi stessi pensiamo di essere.

 

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

In politica è oramai usuale che certe figurine facciano figuracce.

Se il ricordo è una tela, l’odore è la sua cornice.

L’indescrivibile ha il suo sillabario nel silenzio.

Credo che sia più necessario un lifting estatico per l’anima, di un lifting estetico per il corpo.
Nella foto: Opera di Giuseppe Rizzo, Estasi

Ci sono persone che incontri, che non sono soltanto persone ma anche e soprattutto, brivido. Può essere la voce, può essere lo sguardo, può essere la gestualità, può essere la grazia, può essere la sensualità, che emanano con estrema naturalezza, ed è quella caratteristica connaturata al loro essere, che sovrasta la fisicità e fa di loro, solo brivido. Di pura emozione che sanno trasmettere e che è possibile dimenticare ma che è impossibile scordare.

Non riesco a guardare i volti delle donne che cancellano la loro identità gonfiandosi a dismisura. Ma le capisco. Si sono scontrate con le unghiate dell’età che avanza e l’airbag della paura si è incollato alle loro fattezze.

Feste di fine anno: Essere in perfetto peso sforma.

L’amore è come un violino. Prima si accorda, poi si scorda.

La parola è semplicemente un sipario che si apre sul palcoscenico della nostra vita e che la trasforma in commedia, farsa, tragedia. Dipende dal suggeritore, logica o istinto, la scrittura del copione che noi interpretiamo.

La propria intimità è la propria solitudine, è quel mistero che non si può, né si deve rivelare ad alcuno, è la soglia che segna il limite estremo a cui si può avvicinare l’altro. Quell’altro da sé, complice nella avventura della vita, ma mai intimo compagno.

L’entusiasmo è quella sfumatura rovente del carattere che ti permette di trasformare ogni tua ultima volta in ogni tua prima volta.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

La poesia è il significato di bellezza cieca e sorda, ma non muta. La parola è la sua anima feroce e proprio per questo disvela la sua abbagliante nudità di significato.
Nella foto: Opera di Luca Reffo, The Reversion (De Anima Series)

Siamo burattinai e burattini scambievolmente, che tessono e intessono, cuciono e scuciono trame, ricami e rammendi di tempo. Ma a volte, trovare fortunosamente il filo che non si spezza, rende inutile domandarsi se si è burattini o burattinai. Purché sia un filo che muova alla danza dell’amore.

La società è allo sbando. Non offre esempi di modelli morali. La crisi economica, lo spettacolo da basso impero offerto dai politicanti e l’abbruttimento della estetica della coscienza e il degrado dei costumi, suscitano, sommuovono, aizzano solo i bassi istinti e così i più deboli ed indifesi, sono massacrati anche fisicamente, mogli, bambini, animali, non c’è differenza alcuna, tra le vittime, intendo dire creature che non sanno difendersi, come antidoto alla rabbia da quei bruti, feccia, che individui o uomini non possono essere chiamati, che sanno inoltre di potere farla franca. Tutto parte dall’esilio della cultura. È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica. Ma la vita oggi vale solo per chi ha quattrini al fine di acquistarla. Già… la vita oggi noi l’abbiamo messa in saldo.

Il magnetismo è quella forza sprigionata da una persona che riesce a farsi ascoltare con naturalezza, è quel potere acquisito dall’anima vivace, è quella specificità equilibrata di un carattere che ha forgiato se stesso in un apprendistato flagellato da sconfitte, umiliazioni, schiaffi in faccia, porte sbattute, isolamento, mancanza di amore. Una pastoia di sofferenze che quella persona ha controllato, dominato e mutato in vittoria sui rovesci della vita.

Ci dicono, a noi donne, che siamo complicate, umorali, isteriche, uterine. Siamo limpide non complicate, siamo dirette non umorali, siamo passionali non isteriche, siamo materne non uterine. In fondo cosa cerchiamo e cosa desideriamo? Amare con tutte noi stesse e trovare qualcuno che ci ami con tutto se stesso per mettere radici che dia un tronco solido a rami di vita e a frutti di famiglia, lavorando con la stessa passione, dentro e fuori casa, assieme al nostro compagno per creare un mondo (quasi) perfetto e proteggerlo con lui, dalla distruzione del tempo.

La parola ci disegna, il pensiero ci dipinge ma è il gesto che ci scolpisce.

Ci si sente più vivi quando si ama o quando si è amati? La domanda è senza risposta esauriente. Quando si ama, l’amore è incanto dell’anima, quando si è amati, l’amore è incanto del cuore.
Nella foto: Opera di Tomasz Alen Kopera

La storia è una maestra che insegna ad un’aula vuota.

Siamo tutti diversamente labili.

Capita, a volte, che la convivenza sfoci, per quieto e vigliacco vivere, nella connivenza.

L’eleganza è la grazia dell’istinto.

L’immaginazione è la coscienza della parola.

È più essenziale disporre di una sicura àncora o di una garrula vela? Siamo barca e barcaiolo al contempo. Si deve decidere solo chi far salire e chi lasciare a terra e condurre la barca dove il cuore sia vela ed àncora.

Non c’è spina senza rosa.

La solitudine è il negativo da cui si stampa la fotografia della esistenza.

La cura del dettaglio è la rivelazione della intensità di ogni impulso che crea l’insieme, nella ricerca della sua perfezione.

Se non sai recepire i suoi segni, difficile che tu capisca i disegni del tuo destino.

La raffinatezza è espressione dello stile dell’anima, non un abito, sebbene di ottima fattura, da indossare.

La gloria dell’uomo è nel ventre della donna.

Nel nostro Presepe potremmo mettere accanto ad un Gesù Bambino che abbia voglia di nascere, a Giuseppe e Maria, custodi della natività, al bue e all’asino che non possono mancare, le statuine di coloro che hanno desiderato rimanere nella nostra vita. E togliere quelle di chi ha preferito andarsene. L’anno è sempre un va e vieni, un vieni e va. Folate di incontri che diventano scontri. Raffiche di scontri che si trasformano in incontri.

Gli anaffettivi sono quelli che ti trattano da sveltina intellettuale, bontà loro, per arroventarti con problemi esistenziali, con spremute di solitudine mal digerite e richiesta di consiglio che non seguiranno mai, solo quando sono nella melma. Quelli che, poi dopo, manco sanno chi sei.

Il dire sì ti dà coraggio, il dire no ti dà dignità.

Si dovrebbe prestare molta attenzione al nostro tempo. La vita è perennemente in agguato per cogliere di sorpresa la nostra fragilità.

Ho imparato che per ogni scelta di vita che ci si presenta, esistono tre soluzioni: quella che vorresti scegliere tu e che ti farebbe essere felice, quella che sei obbligato a scegliere dalle convinzioni sociali e dalla zavorra che ti porti appresso e che ti rende infelice e quella che gli altri vorrebbero tu scegliessi per far felici loro.

Quando la vita si diverte a scompigliare le carte del tuo destino, ti fa trovare l’amore giusto nel tempo sbagliato e l’amore sbagliato nel tempo giusto. Quel tempo spaiato che cela tra le sue pieghe, l’amore giusto e rivela tra le sue piaghe, l’amore sbagliato. L’amore sbagliato nel tempo giusto, è quell’amore troppo consumato, troppo esaurito, troppo vissuto che il cuore permette di lasciare, evaporandolo nel rimorso. L’amore giusto nel tempo sbagliato, è quell’amore mai consumato, mai esaurito, mai vissuto che il cuore si rifiuta di lasciare andare via, uncinandolo al rimpianto.

La vita? È una lampada alogena. Ogni tanto è necessario scorrere l’interruttore per diminuire la potenza diffusa dai watt, quando si sente il bisogno di osservare la sciabolata della propria luce, mentre ci facciamo ombra.

La poesia non ha tecnica alcuna, ha la possanza del linguaggio, conosce la parola e la domina mentre ne è dominata. La poesia non si rivela tale poesia ma tale emozione. È ricca di sillabe, vocali, verbi, allegorie, allucinazioni, allitterazioni, neologismi. Rifugge l’ovvio, l’ordinario poiché si nutre di straordinario. È una scrittura inquieta che dà pace, imbibita di tristezza che dà gioia, rallegrata da gioia che dà tristezza. È uno spettacolo di capriole di vocaboli che cadono sempre in piedi e non si feriscono. E se sarà chiamata poesia, sarà perché avrà autografato il cuore di chi l’ha letta. Di chi l’ha fatta sua.

Nel web impazzano commenti di ospiti (non graditi né chiamati in causa, portoghesi provocatori insomma) sulle bacheche di denuncia di ingiustizie, di malaffare, di crudeltà, che dovrebbero invece provocare riflessioni e azioni di sdegno. I portoghesi provocatori hanno una anima tirata a lucido di cera dove tutto scivola, anche l’abbozzo abortito del pensiero e ci tengono tantissimo a testimoniare di non essere in grado di pensare. Si aspettano infatti, un colpo di rinculo per accendere la miccia del nulla, per vomitare l’arroganza e la strafottenza dell’ignoranza. E solo per dimostrare a se stessi di esserci. Che esistere, è un’altra faccenda.

La forza della disperazione è la sola forza a competere con la forza dell’amore. Entrambe sono generate dalla volontà di non perdere se stessi.

La bugia, l’unica materia in cui noi italiani siamo laureati con dieci e lode, si articola nella bugia vanitosa, nella bugia autolesionistica, nella bugia ipocrita, nella bugia fiscale, nella bugia amorosa, nella bugia diplomatica, nella bugia consenziente, nella bugia consolatoria, nella bugia ipocrita, per arrivare alla sua esaltazione nella bugia politica, la bugia più desolante e indecente che incorona la politica, regina di millanterie.

La logica è la filosofia della mente. La filosofia è la logica dell’anima. La poesia è la filosofia logica del cuore.

Per tutta la nostra vita cerchiamo la nostra origine per condividerla. Fortissima è la spinta ad appartenere a: alla famiglia, al clan, al club, alla associazione, all’ordine, al circolo, al partner, insomma ad un compagno o ad un consesso umano compatibile e integrante, per non patire il senso dell’emarginazione. Mentre realizziamo solo molto più tardi, a inserimento avvenuto, che si appartiene soltanto a se stessi. Il se stesso non è oggetto di scambio ma soggetto di offerta. Si può offrire la propria vita all’amore, all’ideale, si può offrire la propria vita per l’amore, per l’ideale ma non si può offrire se stessi, poiché la propria integrità è sacra, intima, unica e non condivisibile.

È buona norma imparare a farsi morti con coloro che non si fanno vivi.

Auguro a tutti coloro che ci chiamano infedeli, a tutti coloro che disprezzano la nostra civiltà: che vi pigli un Occidente!

Ho imparato che…ci sono uomini che si presentano come… fuochi d’artificio e che poi, nella realtà dei fatti… sono semplici petardi.

Sono una donna molto coraggiosa. Riesco a salire sulla bilancia senza bendarmi gli occhi.

Un saluto al povero Santo Stefano è d’obbligo. Credo che patisca molto il fatto di essere un…avanzo e non una prima scelta.

Si cerca affannosamente l’amore della propria vita mentre ci si scorda ostinatamente di cercare la propria vita con amore.

Mi trastullo con il mio rovello attuale: è possibile che si ami l’essenza, ovvero quel che siamo e non l’età, ovvero ciò che appariamo? Si ama una anima, la sostanza di una persona a cui la propria anima, la propria sostanza, si allaccia, si mischia, per vie imperscrutabili e che non ha età ma solo flusso e ci si innamora di un corpo di sembianze che compiono gli anni. Si delineano due coppie accoppiate, le prime, lo scorrere, sono radici di sé. Le seconde, il germogliare, sono rami di noi.

La rassegnazione è resa, è abbandono della pulsione vitale. La si preferisce come scelta di fuga dal rischio che ogni trasformazione comporta. Come alibi. Come giustificazione per la abitudine alla sopravvivenza, per la paura di sbagliare. Per salvare la vita. Ma è proprio l’errore che “fa” la persona e che le salva l’esistenza.

La nostalgia è il dolore del tempo del ricordo.

Scintilla, lapillo, scheggia, zampillo. È tutto quello che possiamo catturare della vita. Un bagliore che riesce ad indicarci una meta: significare la nostra esistenza, che si pone tante domande e una sola risposta. Viverla, nel suo istante, a diritto e a rovescio. Fuori e dentro di noi.

L’odore è la cornice del ricordo.

Ostentare il lusso è ostentare la propria ricca miseria.

In punta di piedi l’amore si protende all’infinito per definire il suo anelito alla vita.

Il dolore interiore parte dall’amore. L’amore parte dalla vita. La vita merita, pretende conoscenza. Profonda. E più dentro al dolore interiore ti immergi, più ami, più conosci, più diventi libellula della tua esistenza.

A volte capita di vivere sotto lo stesso tetto per anni e di non incontrare mai il coinquilino. E così succede di condividere lo stesso letto con uno sconosciuto.

Il lusso dell’essenzialità è la meta che si raggiunge, quando il tuo tempo si raffina, da immenso campo di attimi, diventa aiuola di battiti, quando il tuo tempo si muta, da minuti di papaveri in secondi di orchidea, e ti permette di scegliere se concedere o se rifiutare la tua attenzione. Il lusso dell’essenzialità è quando i tuoi spiccioli di tempo che hai ancora da spendere, ti inducono a decidere di “fare razza”, solo con coloro che hanno appreso ad essere dal dolore e l’hanno trattenuto come bellezza.

Siamo incorreggibili, ci lamentiamo spesso e ci lagniamo sempre di tutto e per tutto quello che fanno… gli altri, e si sa. Quello che non si sa se non si vede, è l’incuria con cui noi cittadini arroganti e sconsiderati, trattiamo le nostre strade. Una passeggiata, in un giorno qualsiasi, svela la nostra costante e reiterata maleducazione. Chi fuma, getta i mozziconi ancora accesi, per terra. Chi sgranocchia una merenda o uno spuntino o una caramella, getta la carta e la scatola di cartone della pizza, per terra. Chi beve, getta la lattina o la bottiglietta di vetro vuote, per terra. Chi ha un cane, lascia gli escrementi, per terra. Chi mastica la gomma, quando si stufa, getta i rimasugli, per terra. Poi pretendiamo, con questo esempio di alta civicità, che il Governo ci tuteli dal degrado. Mi pongo una sola domanda: noi cittadini di tale mal fatta guisa, a casa nostra, siamo avvezzi a ridurre il salotto tale ad un immondezzaio? Il dubbio, mi pare oltremodo legittimo.

Ognuno dà quello che è.

Chiedere alla politica onestà ed etica e giustizia sociale, è come chiedere ad un vampiro di rinunciare a succhiare il sangue dal collo delle sue prede, per succhiare il sangue di una rapa.

È la frustrazione la matrice di ogni nostro errore di valutazione e di comportamento.

La misura del tempo è la foto. La sola misura che riesca ad ingabbiarlo. Per quel momento che testimonia la nostra esistenza, il passaggio che trapassa il nostro tempo e lo ferma.

È un bisogno…la introspezione. Chiedersi, domandarsi, interrogarsi, ascoltarsi, quando si vivono momenti di disagio fisico chiassosi. Il dolore è intimità, non si può condividere. È sentimento che si deve consumare in solitudine. La gioia no, è complicità. È moltiplicazione di emozione in compagnia. E allora, nella propria intimità, è necessario e porta sollievo, calarsi dentro come un secchio fa nel pozzo. Per portare acqua pulita al bicchiere. Chiedersi cosa sia la vita, è iniziare a calare quel secchio. Darle un senso è bere acqua pulita. E la carrucola, è il pensiero che fatica a tirare in superficie il secchio.

Noi: Non c’è due senza te.
Nella foto: Opera di Giovanni Russo

Egocentrismo: Essere trafitto da un colpo di sono.

Far l’amore, amando, è ricreare lo stato fetale di cui non abbiamo coscienza, ma di cui conserviamo memoria, per rivivere la stessa beatitudine con consapevolezza.
Nella foto: Opera di Vsevolod Maximovich Kiss

Sono i fili invisibili che ci collegano e che ci legano l’uno all’altro. Credo siano le vibrazioni. Quelle accensioni naturali e improvvise che mi piace chiamare le vibrisse del cuore e che ci conducono ai nostri simili senza che noi lo si riesca a “ragionare”.

Si deve fare attenzione a chi si incontra in Internet, come per esempio il … Paraguru, aspirante santone de noantri, elemento che naviga a svista in rete. Caratteristiche, pensiero proprio affaticato che compulsivamente lo induce a copiare e incollare sulla sua bacheca, i pensieri altrui, evitando l’uso smodato e il logorio delle sue sinapsi. Paragonabile ad un Soufflé, riuscito male, che si sgonfia quando la “sua” bella figura viene smascherata e diventa una figuraccia.

Se pensassimo anche solo un momento, che noi siamo il ricordo che lasciamo a coloro che ci incontrano, a coloro che ci ascoltano, a coloro che ci leggono, credo che sceglieremmo con molta più cura le parole da pronunciare, le parole da inghiottire, le azioni da compiere, le azioni da annullare.

Affacciata al balcone dell’Italia, annoto che abbiamo perduto i sensi. Non distinguiamo il bello dal pacchiano. Il rumore dalla musica, la parola forbita dalla sconcezza, la prelibatezza del cibo naturale dalla insipidezza del pane raffermo. Si, il vetro ha sostituito il cristallo.

Il nostro tempo si snoda nel limbo del frattempo, l’intervallo del tempo, in cui attediamo di dare significato al nostro tempo.

Spesso lasciamo entrare nella nostra vita ospiti molto ben mimetizzati nella apparente buona educazione e che invece, appena presa confidenza, si manifestano, denudati delle mentite spoglie, per quel che sono. Vandali.

Credo che prima di domandare scusa agli altri, dovremmo domandare scusa a noi stessi, per ogni volta che abbiamo detto quel si stanco e menzognero, al fine di compiacere l’altrui esistenza, smettendo di piacere alla nostra sostanza.

Un solo sostantivo racchiude la parte migliore di noi: rispetto. Nel rispetto c’è amore, onestà, lealtà, affidabilità, empatia, gentilezza, cortesia, affabilità, educazione, sensibilità, altruismo. Basta aggiungere bontà d’animo. E dunque, bellezza.

Prima di esibirsi nel nitrire è buona norma esercitarsi nel ragliare.

Il dolore è la misura del tempo. Il silenzio è la costruzione del tempo. L’amore è la scelta del tempo. Il tempo che dà significato al tempo da vivere.

Spesso assentire per l’amore di pace, significa preparare la vendetta di guerra.

La parola esprime il nostro pensiero, il nostro pensiero esprime il nostro essere, il nostro essere esprime la nostra sensibilità, la nostra sensibilità esprime il nostro sentimento, il nostro sentimento esprime il nostro stile. Il nostro stile esprime la nostra parola.

Ognuno tocca la profondità del sentimento che sceglie di esplorare. Dipende, credo, dal tempo in cui il pensiero può restare in apnea.

Si trascrive la propria solitudine per essere amati. Si sottoscrive la propria solitudine per essere compresi. Si proscrive la propria solitudine per non essere soli.

Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te.

Ergastolano in biblioteca: Lettore del codice a sbarre.

È buona norma imparare a fare i propri conti per evitare di concedere immeritati sconti, ovvero imparare a ripagare gli altri con la stessa moneta con la quale ci hanno comperato.

L’eleganza è l’arcobaleno dell’anima, la sua sintonia con le sfumature di ogni colore del creato.

Giornate di festa! Ma quanto siamo tutti più buoni? No, è proprio durante il pandemonio natalizio che si infuocano le fiamme degli inferni emotivi, che ustionano gli infermi sentimentali.

Il caos genera il caso. Il caso genera il caos. Comunque sia, è singolar tenzone tra l’ordine e il disordine che scompiglia la nostra vita, tra mente e cuore in perenne dissidio tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.

Il dolore è il solo e grande maestro di vita. O ti degrada o ti salva.

Prima di essere ramo, prima di essere foglia, prima di essere frutto, devi essere radice, interrata dal tuo seme.

Tutti noi abbiamo un coinquilino tetragono ad ogni regola di convivenza pacifica, nei nostri sentimenti. Lascia disordine ovunque nei pensieri e salta e ballonzola e caprioleggia quando decide lui. Si insinua ad ore indefinite, di giorno e di notte, a suo piacimento, nel nostro vivere. Ma non possiamo cacciarlo. Non ne abbiamo né la forza, né il potere, né l’autorità. Già, il cuore si mette di traverso nella nostra mente e la scompiglia, con la scusa del ricordo. Gli è sufficiente un barlume di paesaggio, un soffio di odore, uno scorcio di suono, per dare di matto e pretendere attenzione. E stravolge così, ogni nostro progetto di calma e serenità abitudinaria, da perenne ribelle alla nostra volontà, rifiutando ogni sua intromissione.

Il tempo ha il suo tempo. Se corre inciampa, se va piano si perde.

La religione dell’uomo è l’umanità.

Le nostre relazioni si basano sull’umore emotivo che ci pervade nel corso del nostro continuo mutamento interiore. E così capita che transitino dalla fase in cui noi abbiamo molto amore da offrire, alla fase in cui cerchiamo molto amore da ricevere. Fino a quando, raggiunto l’equilibrio, tra il nostro io e il nostro ego, siamo disponibili a dare e a ricevere in eguale misura, non avendo più necessità di alcuna compensazione alla nostra paura e di alcun incentivo al nostro coraggio di amare.

Amo l’intelligenza allegra … la sensibilità briosa … il genio inconsapevole … la bravura incredula … l’arguzia umile … l’arte spontanea …Come è il respiro … semplice poiché naturale …

Ho imparato che il complesso di colpa è una arma ad un solo taglio. Un dettame religioso che ci inoltra nel buio del masochismo e che nulla a che vedere con il senso di responsabilità personale. Come il premio e il castigo che ci vengono da essa promessi. Sono solo strumenti visionari ma quanto mai efficaci a rovinarci la vita, tanto da condizionare la nostra libertà individuale. Addirittura, a volte impediscono la trasformazione della propria identità, inibendo il mutamento e la consapevolezza del sé.

La politica oggi? Semplice e brutale accattonaggio imposto ai cittadini che non hanno più diritti, ma solo rovesci.

Non c’è interlocutore da ascoltare più interessante di uno sciocco quando tace.

Buon Natale a tutti? Ma anche no: ai profittatori, ai tassatori, ai bracconieri di emozioni, ai parassiti, ai bugiardi, agli infingardi, ai maleducati, ai violenti agli aguzzini, agli stupratori, a tutti coloro che straziano la vita di ogni creatura senziente, agli avvelenatori, agli speculatori. Ovvero ai corrotti e ai corruttori di intelligenza, che l’intelligenza è sensibilità e la sensibilità è empatia. Dunque è onestà e lealtà e rispetto. A loro, auguro fuoco e fiamme di rimorso e fallimento di ogni profitto… per rinascere con un vero natale interiore.

Sono convinta che nasciamo senza difetti e senza virtù ma con inclinazioni. Saranno le scelte che formeranno o deformeranno la nostra coscienza. E il nostro carattere sarà il risultato della trasformazione di quelle inclinazioni.

L’individuo che diventa persona è la somma di sofferenza e coraggio, la sottrazione di rancore, la moltiplicazione di entusiasmo, la (con)divisione di esperienza.

Ci sono uomini tutti di un pezzo, e ci sono uomini tutti di un prezzo.

Saper amare è l’arte delle arti.

La meschinità è semplicemente la manifestazione palese della arroganza della propria inferiorità.

Il libro è l’esame di coscienza di chi lo scrive e di chi lo legge. Un bisturi di parole che separa la visione dalla realtà, tagliando di netto la percezione di sé, ispirata dall’ego e quello che si è, descritta dall’io.

È un valore, ritengo, la coerenza a sé stessi che genera quelle azioni concordi al proprio pensiero. Essendo la vita mutamento e trasformazione, si deve conformità solo alla propria trasformazione e al proprio mutamento per salvaguardare la personale integrità.

A volte chinare la testa significa innalzarsi.
Nella foto: Fine Art, Tomas2

Voglio essere ieri, fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono, oggi.

Modi di dire riveduti e (s)corretti. È un attimo, durante le festività, passare dal complesso di colpa al complesso di polpa.
Nella foto: Opera di Ferdinando Botero

Ricominciare per accettare il riconoscersi nel mutare del proprio tempo, è come traslocare. È liberarsi di abiti fuori taglia, di oggetti scheggiati, di scarpe fuori moda. Di doppioni di regali di nozze. Cose, oggetti inservibili e immagazzinati per pigrizia o per nostalgia. Ecco, per ricominciare avviene lo stesso processo nella nostra mente, cancelliamo l’immagine di persone sgradite e dimentichiamo quei frammenti di eco malinconica, che i ricordi portano appuntati sulla casacca della fuga. Visibili, seppur scontornati sulla schiena, che tanto, oramai ci rivolgono solo le spalle. Per fare spazio al meglio che deve ancora arrivare.

Credo che il momento più difficile che ci tocca in sorte sia l’uscita di scena. Dalla vita del partner, da quella dei figli, da quella di un amico. Scrivere The End sul sipario di quel palcoscenico al momento giusto è fondamentale per salvare l’amore e trasformarlo in rispetto. Serve quel coraggio che si chiama dignità.

Noi, ogni volta che ci accingiamo a partire per vivere l’avventura di una fase della nostra vita, non abbiamo la percezione che invece stiamo ritornando dal viaggio che abbiamo intrapreso, alla nostra nascita. Da noi stessi a noi stessi. Dal punto esatto di partenza, il nostro io, al punto esatto di arrivo, il nostro io.

Muore dentro chi sopravvive alla morte dell’amore. Muore dentro chi sopravvive alla morte di se stesso. Muore dentro chi non nasce dentro se stesso. Muore dentro chi non nasce fuori da se stesso. Perché nasce e muore in quell’amore riposto e deposto in una essenza assente, radice sradicata di tale amore.
Nella foto: Opera di Tomasz Alen Kopera

Il tempo è una dannazione? È un balsamo? Dicono che sia un galantuomo. Perché quel che sfugge a lui dell’amore, è rimpianto. Solo rimpianto. E non rimorso.
Nella foto: Garden of Melancholia by Christian Schloe

Desiderare il desiderio: è questo il segreto dell’anelito alla vita.

Un passo avanti ed uno indietro sincronizzati ad un singhiozzo e ad un sorriso. La danza del dolore è questa, volteggia sulla musica del rimpianto, fino a quando il fremito diventerà l’eco del ricordo

Il Natale è crocevia di sentimenti contrastanti. Obbliga la ricorrenza, a leggersi dentro. Ed è diseguale per ognuno, può essere terribile e può essere meraviglioso, per chi è solo, lasciato solo dai suoi errori o per chi invece è stato accolto e perdonato. Ma per chi è ammalato, ancora più di chi è povero, senza lavoro, senza casa, sull’orlo di una voragine, a tu per tu con la sua morte, è spaventoso. Nove anni fa, il mio Natale in compagnia del mio ufo tumore, appena rivelatosi, appena operata, appena spaventata, avrebbe potuto essere il mio ultimo Natale. Rassegnata e confusa, l’ho vissuto senza viverlo. Ebbene quel Natale posso dirlo, è stato il mio primo Natale. Si, perché ho scoperto dopo, di avere trovato sotto l’albero del mio Natale, le mie radici. Auguro, allora, a coloro che stanno dialogando con la malattia, di scalpitare con rabbia e forza e di aggrapparsi alle loro radici. Comunque vada, ne usciranno a testa alta.

Chi invecchia indossando la sua età, è un individuo che non tradisce se stesso lasciando che il tempo lo sformi e lo riduca ad una caricatura. Ha cura di sé. Non si lascia sfigurare. Annientare. Chi invecchia trascinando la sua età come un peso e un alibi, è un individuo che ha ucciso ogni traccia del suo passato diventando un altro.

L’amore non è altro che l’urlo della vita in faccia alla morte.

Bisogna vivere prima che sia troppo tardi e troppo tardi è domani.

La politica non pensa, non ragiona, non previene. Ha troppo da fare per elaborare strategie di mantenimento del rango della sua casta, assicurandosi privilegi, vitalizi, potere, poltrone, emendamenti ad personam e per dissociarsi dal comune mortale in TV. È il cittadino, ovvero noi, che la obbliga a legiferare per il bene comune. Una tantum. E lo fa, degnandosi di concedere leggi appena appena sufficienti a placare l’animosità di chi pretende siano tutelati i suoi diritti, dopo anni di lotte. Offre il contentino, la mancia, in attesa di un altro rigurgito di ribellione popolare, da blandire. Così è. Prosit.

Campagna referendaria: Le mille balle blu.

Se non possiamo corrispondere l’amore di qualcuno che si dichiara innamorato di noi, forse è perché quel qualcuno trova in noi una sua mancanza, dimostrando lo stato del bisogno e della dipendenza del suo amore per essere. Perché se invece amiamo e siamo corrisposti, entrambi siamo attirati dalla nostra abbondanza, ma non dipendiamo né abbiamo bisogno di quell’amore per essere.

Sono convinta che mentre stiamo concludendo, con l’ultimo respiro il nostro soggiorno qua, sulla terra, stiamo prendendo la rincorsa per traslocare nell’universo, dove finalmente incontreremo il nostro… ”sonoio” che ci ha aspettato pazientemente ma sempre a braccia aperte. E noi, ancora ansimanti per la vita che ci siamo caricati sulle spalle, finalmente lasceremo il suo peso al deposito bagagli e potremo fluttuare, liberati da zavorre e cose. Liberati da sofferenze e dolori, confortati dal nostro essere essenza pura.

Nella foto: Opera di Tomasz Alen Kopera

In politica ed in società ognuno mette quel che possiede, o la faccia o la feccia. È sempre questione di scelta, tra la morale e l’amorale.

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

La passione è poco più che implosione, è poco meno che deflagrazione del desiderio che si insinua nella nostra immaginazione, bussola del nostro essere nei sensi.

La solitudine che accompagna gli spiriti fieri, è la loro ricompensa terrena. Li difende e li protegge dalla meschinità ordinaria della massa.

Ho imparato che gli individui che hanno il nulla da esprimere, lo esprimono in pessimo modo.

La lealtà è il prezzo dell’anima incorruttibile.

Io sogno e amo i sognatori. Ci incontriamo a volte nella nebbia, il dormiveglia del tempo. E ci riconosciamo a fiuto.

Ho imparato che …ci si può ravvedere, constatato lo sbaglio. E così si può diventare ex alcolista, ex fumatore, ex peccatore, ex tossicodipendente. Ex marito, ex moglie. Ma un imbecille, no, non potrà mai diventare un ex imbecille. Perché l’imbecille, è imbecille, a sua insaputa.

Il temporeggiatore sempre in bilico sulla indecisione, vive di scarti e di scampoli di vita altrui.

L’essenza ovvero la polpa di una persona non si discute o la si addenta o la si sputa. È il comportamento ovvero la buccia che allappa la lingua. Ma è pur vero che non sempre polpa e buccia appartengono allo stesso frutto.

Scegliere il proprio prossimo è un lusso regale che vale sempre la pena concedersi.

Ho imparato che …
E’ connaturato … al temperamento della donna di classe…
L’esser uomo di stile …
Una donna in quanto donna …
Deve indossare l’armatura … pur sui tacchi a spillo …
Per affermare il suo pensare controcorrente …
Per non essere ferita … nella carne … dalle frecce del dileggio altrui …
Deve sguainare la spada della parola per difendersi senza offendere …
Deve mostrare la propria fragilità che non è debolezza … ma sensibilità …
Per non offrire il fianco della propria anima ai … conformati alla mediocrità …
Anche se il prezzo è molto … molto alto …
Ma vale la pena di essere quel che si è …
Senza sconto alcuno …
Ad alcuno …
Per non essere solo …
Caricatura …
Nella foto: caricatura di Franco Bruna pubblicata nel mio libro Una donna in campo.

Gentili politici… pardon politicanti… arraffoni… cialtroni …maleducati … ignoranti… opportunisti … bugiardi…. indagati… imputati… denunciati… collusi… ingordi…pregiudicati …prescritti…con le chiappe incollate agli scranni… vi comunico che… personalmente… mi avete rotto …gli zebedei…

La vita, la si fissa negli occhi. Non le si volta la schiena. Potrebbe pugnalarti a tradimento, mentre scappi da vigliacco!

Lo stile è l’eleganza del carattere, la personalità del pensiero, la coerenza dell’azione che ben pochi posseggono.

Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà. Solo tramonto per i nostri giovani che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze e dunque è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta e dunque è quella pratica che ci si attende dai media liberi e dunque è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica allora che indirizza la morale dei cittadini. Insomma uno specchio in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune sia dalla equità e dalla giustizia della applicazione delle leggi, riflette a sua volta, il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi, la morale invece è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che per emulazione della mediocrità esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi… derubato.

Il destino non è altro che la virata che imponiamo ad ognuna delle nostre scelte. E se non scegliamo siamo la cloche del destino di altri.

Ci sono amori di consuetudine, ci sono amori di carriera, ci sono amori di affari, ci sono amori di opportunismo, ci sono amori di egotismo, ci sono amori di sopraffazione, ci sono amori di umiliazione, ci sono amori di mercificazione, ci sono amori di solitudine, ci sono amori di scambio, ci sono amori di sacrificio, ci sono amori di rinfaccio, ci sono amori di violenza, ci sono amori di odio, ci sono amori di rimorso, ci sono amori di rimpianto. Ci sono amori perduti, ci sono amori ritrovati, ci sono amori immaginari. Ma c’è un amore solo di amore, l’amore di amanti, l’amore che non si incontra mai, ma che si cerca per il nostro sempre.
Nella foto: Les Amants di René Magritte

 

Il principio ovvero il valore dell’etica viene prima della persona. Sarebbe a dire che l’onestà intellettuale non tollera né antipatie né simpatie.

L’invidia nasce dalla incapacità di divenire mostrata da chi invece riesce ad esprimere la propria libertà di essere, l’invidia nasce dalla pessima considerazione che si ha di se stessi raffrontata al coraggio di chi rischia per migliorarsi. E dalla mancanza di quella libertà e di quel coraggio, l’invidia si tramuta nel disprezzo verso l’altro, palese dimostrazione della propria malvagia meschinità.

Leggere un libro, è interrogare un Maestro. È sfogliarsi, pagina dopo pagina. È pensarsi. È conoscersi. È leggersi. E darsi finalmente un titolo.

Il solo concorso in cui i nostri politici eccellono, pur copiando l’uno dall’altro, è il concorso in corruzione.

Ad ognuno di noi spetta uno spicchio di bellezza, un libro, una musica, un quadro, una scultura, una poesia dove trovare il proprio anelito e ricreare l’io primitivo. Ne sono certa.

Il quando è l’uscio del tempo.

E fino a quando

E fino a quando

non sarà il tuo quando

io resterò sull’uscio del tempo

e ne avrò cura

con il respiro immobile

perché resti spalancato

come le tue tracce

aperte a rinchiudermi

Donna discinta: Arrampicarsi sugli spacchi.

Quando l’errore di valutazione che ho commesso mi presenta il conto da pagare, mi dico: “Bene, così impari.” Ma ahimè non imparo mai. Faccio errori vecchi con persone nuove.

La furbizia ha un prezzo. L’intelligenza ha un costo.

La felicità è sgranare il proprio tempo senza rimorso o rimpianto, dilatando un secondo estatico o comprimendo un’ora disperata. Lasciando la libertà della scelta del ricordo al proprio pensiero, per vivificare gli attimi brillanti o cancellare i minuti cupi.

Considero la dignità quel no duro, rigido, doloroso, rischioso ma fondamentale per la salvaguardia della propria intimità, il limite che nessuno e dico nessuno può oltrepassare. Perché l’intimità è la mia ricchezza, il mio egoismo. Il mio patrimonio da difendere. Mentre la complicità è la mia generosità, il mio altruismo. Il mio dono da offrire.

La poesia è la preghiera dell’anima, la musica il suo breviario. L’arte il suo vangelo.

Ma in fondo cosa è mai il carisma? Dono di grazia, di fascino. E la grazia e il fascino sono verità. Si, verità, la verità vera che ognuno si porta dentro. La verità della propria stagione.

La foglia che cade lascia il suo posto alla gemma. Per questo la natura non è mai triste.

La pazienza? Un esercito di tanti attimi soldatini ubbidienti, fedeli alla consegna del desiderio, messi in fila dal sergente il tempo che verrà. Oh sì! Perché quel tempo verrà a premiare la loro disciplina annunciato dalla fanfara dei momenti di gioia bersaglieri.

Capitano. Momenti duri come schegge di marmo che ci piovono addosso mentre atterriti, volgiamo lo sguardo al cielo. E non occorrono parole, quando si guarda all’insù, oltre la punta del proprio naso. Ascoltiamo il suono flebile ma possente della nostra voce interiore che intona un canto che, anche se muta, segue l’intonazione giusta. Quella della speranza, quella melodiosa voce che ci conforta.

Il senso della vita è scovare la bellezza ovunque si trovi. Poiché dalla bellezza nasce la bontà. Dalla bontà nasce l’etica. Dall’etica nasce l’amore.

Parli di animali. E ti dicono: pensa ai bambini che muoiono di fame. Parli di poesia. E ti dicono: pensa agli anziani e alla loro misera pensione. Parli di musica. E ti dicono: pensa ai disoccupati. Parli di cultura. E ti dicono: pensa ai malati terminali. Io personalmente penso e mi impegno e mi batto per le vittime di ogni prevaricazione. Io personalmente mi faccio un… cuore così ogni giorno, per tutelare la vita e la bellezza della vita e divulgarla, tale bellezza in ogni modo, perché contiene nel suo significato l’etica, ovvero l’estetica dell’anima, ovvero il rispetto che si deve ad ogni creatura che la abita. E voi, (mi corre l’obbligo rispondere), pregevoli qualunquisti, arroganti moralisti, che accidentaccio fate, oltre che consigliare agli altri cosa debbano fare?

Ironia, paradosso, sarcasmo sono i corrimani della parola libera.

I moralisti hanno paura della felicità propria per cui detestano quella altrui, poiché la conquista della felicità necessita di quel coraggio di scelta che loro, pavidi, non assumeranno mai.

Non sai cosa sia la sindrome del calzino? È quello smarrimento angosciante che prova il calzino superstite terminato il ciclo dell’immersione in lavatrice. Entra in coppia ed esce, per ragioni misteriose, spaiato. Ecco, proprio come ci si sente dopo la fine di una storia d’amore.

Il problema della politica è che oggi, abbiamo una sinistra ambidestra e una destra sinistrorsa. E tutte e due però usano entrambe le mani per distruggere le speranze del nostro paese, si fanno sentire a mano a mano che si avvicinano le elezioni, hanno la mano pesante per imporre le loro arroganti tasse, hanno le mani in pasta per spartirsi le prebende, hanno le mani lunghe per afferrare le bustarelle, se ne stanno con le mani in mano spesso e volentieri di fronte ai nostri problemi urgenti e fondamentali di sopravvivenza, non danno una mano ai cittadini, formano spesso partiti e movimenti di seconda mano, sono abilissimi nel far man bassa di ogni valore democratico, mettono le mani avanti, quando sono beccati con le mani nel sacco, si fanno prender la mano dal senso di onnipotenza, vengono alle mani tra di loro per affermare una presunta supremazia e danno con la loro inettitudine, l’ultima mano al compimento del degrado dell’Italia, incapaci di cedere la mano alla democrazia e nonostante se ne lavino le mani, non riescono a tenere le mani pulite. Noi cittadini, siamo fuori mano dal loro percorso e col cuore in mano, possiamo solo mandarli a quel paese mentre ci mangiamo le mani per la rabbia o ci mettiamo le mani nei capelli per la disperazione. E ci chiediamo sconsolati ma non arresi, rivolgendoci al cielo: “Ehi, da lassù, che ce la date una mano?”

Erede blasonato: Il Lapo perde il pelo ma non il vizio.

Oh cielo! Mi accorgo di avere finito le desinenze in ore. Quelle che fanno rima con cuore, amore, languore. Me ne sono avanzate invece un tot, di quelle che fanno rima con mulo.

Non esiste più la qualità di una volta. Anche le stelle sono …scadenti.

L’arroganza è la presunzione dell’ignorante.

Fino a quando un leader di un partito politico non chiederà ufficialmente scusa al cittadino, fino a quando un leader di un partito politico non denuncerà pubblicamente e vergognandosene un suo iscritto condannato per corruzione, peculato, scambio di voti, appropriazione indebita e lo caccerà dal partito, fino a quando un leader di un partito politico non restituirà al cittadino il maltolto di un suo iscritto ladro, considererò la politica una faccenda di malaffare per gente di malaffare, dedita ad un solo interesse: l’autoconservazione.

Podista: Andare a rotta di callo.

Ogni nostra azione dovrebbe essere compiuta con la consapevolezza di chi sa di creare un ricordo da lasciare in eredità. Solo così, credo, potremo non essere dimenticati da chi ci sopravvive.

L’ufficio stampa dell’Eden ha rilasciato il seguente comunicato con preghiera di pubblicazione ed io lo divulgo volentieri: In considerazione della violenza, dell’odio, dell’intolleranza, del razzismo, della corruzione, del fanatismo religioso, degli stupri, degli omicidi per orientamento sessuale, insomma dei peccati commessi quotidianamente sulla terra, da uomini che hanno abiurato il concetto di umanità, si comunica che le vie del Signore sono finite.

Modi di dire riveduti e (s)corretti: La Ministra riscaldata non è mai buona.

Non è il tempo che passa attraverso noi. Siamo noi a passare attraverso il tempo. Non è il tempo che ci prende per mano. Siamo noi ad avere il tempo nelle nostre mani. E quando è finita la scorta del nostro tempo, non ci è permesso chiedere alla Banca della Clessidra, un fido di momenti da pagare a rate di rimpianti.

Quando l’attesa è aspettativa distrugge. Quando l’attesa è speranza costruisce.

Siamo tutti diversamente labili.

Ci poniamo a volte domande che sono già risposte.

La vita ti si concede in prestito e aspetta pazientemente che tu estingua, anche a rate, il tuo debito con lei. Ma se non lo fai, stai pur certo che ti perseguiterà implacabilmente fino a pignorarti il rimpianto di ogni attimo che hai rifiutato, del tuo destino.

Sono totalmente contro gli allevamenti intensivi. Anche quelli umani.

La giovinezza è uno stato mentale, è formulare un progetto, il progetto di vivere.

Clima: Inquinamento e Nebbia se la giocano in Cappa Italia.

La politica? Le ultime parole fumose.

La distanza temporale tra due anime impastate dalla stessa carne, si colma nella loro affinità, che è di per sé, presenza spirituale nell’assenza corporea.

Una saetta nella mente: abbiamo perso la capacità di indignarci, di distinguere il reprobo dall’onesto, il gusto del bello dall’appiattimento dell’orrido, il senso del ruolo dall’opportunismo, non sappiamo discernere il vero da quello che sembra. Facce di plastica, anime di plastica. Viviamo tutti senza bussola, quella del valore, della educazione, della gentilezza. Abbiamo perso il gusto della vita e non sappiamo dare significato ai sentimenti e al passare dei tempi. Bariamo su qualsiasi cosa. Peccato, ma mi piace continuare a pensare che, nonostante tutto, il valore di ogni azione che compiamo, sia più importante del prezzo che paghiamo per meritare il rispetto di noi stessi.

Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l’interesse ad essere.

Parrucchiere: Mettere il dito nella piega.

Ho imparato che quando la mia vita tende a disegnare un diagramma piatto senza sbalzi d’umore, quando si priva di emozioni per disillusione, serve a poco per svegliarla dal sopore che somiglia ad un coma vigile, la respirazione bocca a bocca. Meglio lo schiaffo di una buona lettura. Meglio la carezza di qualche bel ricordo. Meglio la risata della speranza. Sì, meglio ricucire con garbo e cura i suoi sbreghi, con il filo d’amore della vita stessa. Così, il rammendo della pazienza, diventa un bel ricamo.
Opera di Celeste Fortuna Arte

Si dovrebbe prestare molta attenzione al nostro tempo. La vita è perennemente in agguato per cogliere di sorpresa la nostra fragilità.
Opera di Celeste Fortuna Arte

Ogni religione è una prigione che necessita di secondino e di prigioniero. Il punto focale del dominio da parte del secondino, è la repressione sessuale del prigioniero, comandata dal secondino superbo e assecondata dal prigioniero ignorante. La pretesa di dirigere e di reprimere le pulsioni naturali dell’uomo, è la pietra tombale della convivenza in una società che si reputi civile. Perché si sotterra il rispetto reciproco che dovrebbe esserci tra l’individuo uomo e l’individuo donna. È uso e scempio della donna, indicata come portatrice di peccato e non come creatrice di vita. E questa repressione che soggioga e porta al fanatismo, è il focolaio di mille guerre volute dall’IO dell’uomo, che fa credere di essere Dio, (D’Io) ad altri uomini.

Ho imparato che si crea un dialogo costruttivo, solo quando ti disponi ad ascoltare te stesso come se fossi l’altro e l’altro come fossi te stesso.

Dì a tua figlia che è intelligente. E insegnale che vale molto più per l’autostima inseguire e trovare un ruolo come AD che uno spennacchiato principe azzurro. Dì a tuo figlio che manifestare le proprie emozioni, piangere, provare tenerezza ed empatia, non è da femminucce, ma anzi è da grande uomo perché le lacrime di commozione sono schegge di bellezza trasformate in stile di vita.

Dimmi chi ti ama e ti dirò chi sei. Dimmi chi ti odia e ti dirò chi non sei.

Dentro una gioia, serpeggia acquietato, il ricordo di un dolore. Dentro un dolore, serpeggia addormentata, la speranza di una gioia.
Opera di Celeste Fortuna Arte

L’uomo crea opere per guadagnarsi l’immortalità della vita. La donna semplicemente la partorisce.
Opera di Celeste Fortuna Arte

Quale sarà il significato oscuro che attribuisce al senso dell’onore quell’uomo che uccide per vendicare l’onore? Il senso dell’onore cosa rappresenta di lui? Sopraffazione? Arroganza? Egotismo? Decerebrazione? Idiozia? Imbecillità? Omicidio? O solo e semplicemente sterco intellettivo?

Siamo noi donne ad educare al rispetto. All’uomo perché rispetti la donna per rispettare se stesso, alla donna perché rispetti se stessa per rispettare l’uomo.

#stopfemminicidio

(Rosanna Marani)

“25 novembre. Giornata Contro la Violenza sulle Donne! Solo in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni e mezzo!”

È il complesso di colpa indotto dal concetto di castigo meritato se si sgarra, inculcato nella mente del bambino che diventa la tagliola in cui rimane intrappolato l’adulto per il resto della sua vita, vita che vive a sua insaputa.

Fino a quando noi donne divinizzeremo l’uomo, saremo suddite. Dobbiamo cercare invece nell’uomo, che ha avuto nell’arco della storia una totale libertà espressiva, un modello di umanità, che ci ispiri ad avvicinarci il più possibile alla perfezione della nostra individualità. Che è unicità, che è autonomia, che è indipendenza da qualsiasi “preconcettuoso” pregiudizio tramandato dalla arroganza della sua onnipotenza.

Chi trova un tesoro trova un amico, due amici, tre amici…

Noi, nella società non siamo davvero noi, ma solo la facente funzione del ruolo che occupiamo. Ovvero una esibizione della nostra apparenza. Non della nostra identità.

L’amante perfetto è colui che riesce a mantenere costante l’erezione mentale.

Oggi ti innamori su Facebook, ti fidanzi su Google Plus, litighi su Linkedin, tradisci su WhatsApp, ti riappacifichi su Instagram, ti sposi via Skype, divorzi via Twitter e paghi gli alimenti con Paypal. È tutto virtuale, anche il fare all’amore!

Tu, uomo, sei ombroso come un cavallo allo stato brado, ma io donna, so scalciare come una puledra ribelle.

Il tempo ordinario scorre in attimi. Il tempo straordinario scorre in battiti.

Credo che prima di domandare scusa agli altri, dovremmo domandare scusa a noi stessi, per ogni volta che abbiamo detto quel si stanco e menzognero, al fine di compiacere l’altrui esistenza, smettendo di piacere alla nostra sostanza.

Leggendo i risultati delle votazioni dei Partiti, più che di elezione politica, mi pare si tratti di erezione di un grande ego.

Chi ha il perché, trova il come, il dove e il quando. Sempre.

La sola parte del corpo deputata a replicare a chi sparla dietro le spalle, è il didietro.

Voglio diventare quella meravigliosa creatura che il mio cane crede io sia.

Meglio vivere con il complesso di polpa che con quello di colpa.

L’appetito delizia il palato della vita col suo invito al piacere di sbocconcellare. La fame lo devasta con la sua urgenza del bisogno di divorare.

L’abitudine è il primo gradino della scala che conduce alla rassegnazione di sé.

E tu mi viene a dire che quando ami, è il cuore che si trova in apnea? Ma no dai, Il cuore sbuffa, pompa, accelera ma sguazza da re nell’adrenalina. È il polmone che patisce. Il respiro diventa sibilo, annaspa, s’aggroviglia. Inspira ed espira a singhiozzo. È in debito d’aria. Boccheggia con ansimo, l’enfisema dell’emozione.

Molti, moltissimi hanno un io. Pochi, pochissimi hanno un tu.

Chi l’ha detto che non bisogna dare perle ai porci? Meglio non darle a taluni uomini. Ci sono maiali molto più sensibili alla bellezza dei sentimenti di certi maschi.

Ci si deve assumere la responsabilità del proprio talento e praticarlo con costante disciplina.

Quando nasci dalla parte sbagliata del mondo hai solo rovesci e non diritti.

I ceppi che imprigionano la libertà individuale di trasformarsi in se stessi, sono lo stato di bisogno e il complesso di colpa. Dunque capita agli individui che aspirano a definirsi liberi, di arrivare ad un bivio e di dover scegliere quale libertà pretendere. E la domanda a cui rispondere è una sola: è più accettabile mentire a se stessi o mentire ai legami familiari e sociali? Qualsiasi risposta costa la sofferenza di sé.

Riflettendo, qualcuno crede di indossare una cravatta e non si accorge che è un cappio.

La libertà di essere se stessi è sempre frutto della disobbedienza agli schemi imposti, della ribellione all’ipocrisia dei vincoli e del rischio di averla, la libertà, come sola compagna, al tramonto della propria vita.

La vita è la coniugazione del verbo sorprendere e sorprendersi. In ogni suo tempo.

La contemplazione del nostro significato, è celata dal velo del silenzio. Per captare, per sentire il proprio misterioso rumine di essenza. Per ascoltare il fluire del proprio sé e seguirne le tracce di istinto. Perché l’istinto, se escludiamo il borborigmo della ragione e isoliamo la sua voce dai brontolii, non sbaglia mai direzione.

Più che rifatte oggi le donne sono disfatte.

No, non sono democratica, né mi presto ad un (in)civile confronto con gli idioti. Li ghigliottino. Ovvero li banno, un click e zacchete, spariscono. Così la visione del mio mondo migliora. Eccome.

Noi siamo meno solitari mentre rimaniamo più soli.

Aspettare in spagnolo si traduce in esperar. Credo che l’attesa, condizione di tutta la nostra esistenza, senza la speranza, sarebbe emotivamente arida. Senza slancio. Ma mai confondere la speranza con l’aspettativa. L’aspettativa guasta la speranza e traghetta la vita, dalla illusione alla delusione.

Il nostro cervello dovrebbe essere in grado di elaborare filtri emotivi per saper riconoscere le persone che ci apprestiamo a conoscere. Al fine di spostare direttamente nell’area … spam quelle persone che si mostreranno infingarde e che dunque, sarebbero da disconoscere immediatamente.

Per alcuni si può affermare che … la classe non è acqua. Ma per altri si ha ragione di dire che … la classe fa acqua. Da tutte le parti.

Continua assillante la politica televendita. Martella in ogni dove per piazzare la sua merce scadente, confidando nella automatica acquisizione degli slogan sconclusionati e senza attinenza al loro precipuo significato, ma venduti come propaganda di realtà, poiché ripetuti all’infinito. Basta che siano accattivanti e propongano una falsata visione di un futuro salvifico che ponga fine alla crisi profonda in cui la politica stessa ci ha sprofondato, ma che non potrà mai coniugarsi, causa l’inesistenza di un vero pensiero programmatico di sviluppo, pensato da una vera classe politica al servizio del cittadino. E così assistiamo allo spettacolo di guitti imbonitori che vendono coperchi senza pentole e pentole senza coperchi, acquistati ahimè, a stock da chi non ha neppure un fornellino da campo per cucinare. E che non se ne rende conto se non quando sta morendo di inedia.

Chi impiega il suo tempo a criticare chi fa, non trova il tempo per fare da sé, quello che si accanisce a disfare.

Il presente è il tempo che non si vive. Mentre lo si attende è ancora tempo futuro, quando arriva, è già tempo passato.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

L’uomo che umilia, violenta, uccide, profana la donna, maledice la vita, umilia e violenta e uccide e profana e maledice ogni volta, anche sua madre.

Necroforo: Metterci una pietra sopra.

La fortuna più autentica, è avere la possibilità di scegliere sia il viaggio, sia il compagno che ci sceglie. E scoprire che quel compagno ha il biglietto per la stessa direzione da raggiungere e la stessa voglia di farlo, quel viaggio, assieme a noi. Comprese le fermate alle stazioni poco frequentate, prive di riscaldamento e di ogni genere di conforto.

Si ammira negli altri quel che si è poiché si ha la capacità di riconoscerlo. Si invidia negli altri quel che non si è poiché si ha l’incapacità di riconoscerlo.

 

Nel corso della vita attraversi due fasi. Nella prima cerchi i complimenti. Nella seconda cerchi i complementi.

La moneta con cui spendiamo, sprechiamo, accumuliamo, investiamo il patrimonio della vita, è il tempo. Ma non conosciamo l’esatta entità del nostro patrimonio. Per questo, spesso, i conti non tornano.

Ho imparato che esiste la vanità del dolore. Quando ci si ancora alle proprie ferite, quando ci si compiace della propria sofferenza. Come fanno i bambini per attirare l’attenzione e strappare il privilegio della altrui compassione, impedendo la mutazione del proprio io, scegliendo di essere vittima del proprio vittimismo.

C’è chi trova una soluzione per ogni problema, c’è chi trova un problema in ogni soluzione.

La vita? È uno slalom all’ultimo fiato tra anime tonde e anime spigolose. Tra abbracci e lividi, tra carezze e pugni.

L’imbecillità è di per se stessa una molestia.

Il proprio punto di vista spesso è un monocolo con cui si vede l’altro.

Solo l’emozione incanta la vita. Noi respiriamo per vivere, pensiamo, per vivere. Ma non capiamo che è solo l’attimo che ti toglie il fiato è vivere.

Abbiamo bisogno di almeno un carnevale l’anno, per dimenticare la nostra quaresima quotidiana.

Le parole vengono spesso usate come coriandoli o come fuochi artificiali o come saette o come tirapugni. Quanti parolai e quanti pochi … parolieri ha la colonna sonora della nostra vita!

La religione è un salvacondotto. I più la praticano per avere la certezza dell’assoluzione ancora prima di scegliere quale peccato commettere.

È buona norma transitare velocemente dalla tristezza dell’amore disintegrato alla allegria della consapevolezza dell’amor proprio.

Il Frustrato

Esprime le sue pseudo opinioni con un linguaggio che, neppure in caserma. La matrice della sua volgarità è la frustrazione. Frustrazione di non essere considerato il qualcuno nella realtà, frustrazione di non avere una propria vita soddisfacente, frustrazione di essere isolato dal consesso civile, frustrazione di non avere rapporti sociali. La frustrazione della propria solitudine acida, vissuta come stato di disgrazia e non di grazia che lo motiva, questo frustrato a impossessarsi della vita altrui con accanimento, nel tentativo di distruggerla. Per acquistare ai propri occhi, un merito qualsiasi di fustigare dei costumi, di investigatore senza licenza, di magistrato senza laurea, compensatorio e consolatorio della personale nullità. Segno di pochezza spirituale e di alcuna autostima, privazione di quel senso della vita che rende la vita umana.

La prima donna che si è sottoposta alla fecondazione assistita, se la memoria non inganna, si chiamava Maria.

Amare è accogliere quelle sensazioni complici, appaiate e reversibili. Quei moti, quegli stati di grazia tra due sentire identici, muti e non sordi, che si intersecano tra loro, come una serpentina che scoppia di silenzio.

Il potere del potente troppo spesso è prepotente.

Certo, i Cardinali possono discettare di famiglia e le Suore di maternità. Possono far di conto sulla loro decennale esperienza in merito. E come no!

La condizione migliore di vita? Conquistare una serenità inquieta e una inquietudine serena.

Si ama perdutamente, visceralmente, per l’eternità della nostra vita, quell’alter ego che ci ha insegnato, che ci ha trasmesso la dignità dell’amore. Quell’amore che afferma la sua esistenza nell’essere slancio di immensità, che non si concede al logorio del tempo, che non soccombe all’abitudine del possesso e che sa offrire la sua sostanza nella sua appartenenza, irriducibile a non evaporare nel vuoto della lontananza, presente seppur assente, nell’infinita attesa della sua rivelazione.

Noi siamo il risultato emotivo del 10 per cento di ciò che ci accade e del 90 per cento della nostra reazione a ciò che ci accade.

Io non perdono. Semmai condono.

Di questi tempi è un attimo passare da deputato a imputato e da imputato a deputato.

Voglio il tempo del tuo desiderio che offre tempo al mio tempo di desiderarti.

Chi commenta post di cui non afferra il significato, mosso da un livore giustizialista usato come lancia da lui, nascosto da un monitor, probabilmente nella realtà, è quel tipo di cafone ignorante che entra in una chiesa in slip, che parla con lo stuzzicadenti poggiato sul labbro, che presenzia ad un matrimonio in bermuda, che racconta barzellette sconce e sessiste ammiccando volgarmente, che parcheggia in tripla fila o nel posto riservato ai disabili, che sputa per terra, che getta il mozzicone dal finestrino dell’auto, che bestemmia in coda, che non raccoglie i resti dei suoi avanzi sulla spiaggia o sui prati, che, credendosi furbo, incendia i rifiuti tossici portati alle discariche di notte e che per ultimo, dà lezioni di educazione ai colleghi e ai figli, mentre rutta loro in faccia, pretendendo, ahi noi, rispetto, parola di cui ha sentito parlare in giro e mandata a memoria per caso.

Il peggio di sé, è il meglio che taluni hanno da offrire.

Ah il silenzio! Una ragnatela che cattura sia il ragno carnefice che la mosca vittima. Tutto ci sta nella ragnatela del silenzio. Morte o vita. Cibo o digiuno: Fuga o resa. Codardia o contemplazione. Indifferenza o riflessione. Spesso ovviamente, ma non sempre allora, il nostro silenzio è un galantuomo mentre il silenzio dell’altro è un villano. E viceversa, siamo villani o galantuomini, ma sempre ragno e mosca.

L’abitudine è lo stato di cattività dell’uomo.

Messaggio subliminale: quando si dice vorrei ma non posso, in realtà si intende dire, potrei ma non voglio.

La vita è un contratto a tempo determinato che sottoscriviamo senza possibilità alcuna di rinnovo. Prendere o lasciare.

Mi rendo conto che molti e soprattutto i politici, parlano un italiano approssimativo. Affermano: i giovani privi di lavoro. No. È corretto dire: i giovani privati del lavoro. E proprio da loro stessi. Già, la loro grammatica è sgrammaticata.

La rabbia percuote, scuote le vene. Esalta il livore, il risentimento che rimane privo di sentimento. Meglio l’indignazione che tocca la dignità ma non il midollo che arrabbiato, si arrossa d’ira. E l’ira è una pessima consigliera.

Molestatore: Il diavolo sveste preda.

I moralisti, che non posseggono spiritualità, ma solo morale imposta dalle convenzioni e dalle tradizioni, sono tra i peggiori esempi di omuncoli e donnette, intrisi di pregiudizi e arroganza. Hanno paura della felicità propria per cui detestano quella altrui, poiché la conquista della felicità, necessita di quel coraggio di scelta, che loro, pavidi, non assumeranno mai.

L’immagine di noi che vediamo riflessa nello specchio del nostro ego, non corrisponde mai alla nostra verità.

Si vive nell’ordinario in attesa dello straordinario.

Il Tuttologo

Il tuttologo, grande mistificatore, è quel tipo che ostenta indebitamente competenze nei campi più disparati della società, che si spreca in aut aut ridicoli quando vuole stigmatizzare le inclinazioni morali altrui per mettere il bavaglio al sentimento altrui. Perché lui farebbe meglio, sempre e in ogni occasione. Invece è solo un cialtrone che senza pudore commenta, serve i suoi nulla in un vassoio di parole pompose che rivelavo scarsità di contenuto e soprattutto di competenza.

Il Penoso

Ti chiede l’”amicizia”, con gentilezza, tu l’accetti senza immaginare quello che di lì a poco, ti arriverà tra capo e collo. Infatti, non passa un nanosecondo che ti scrive in PTV appellandoti con un orgoglioso e arrogante:” ciao tesoro, questo è per te.” E si firma con la foto del suo membro! Datosi che ognuno dà quel che è, risulta chiaro che il penoso ha null’altro da mostrare se non la sua squallida prospettiva di identità. Ma non è finita, se non gli rispondi o se gli rispondi dicendo che l’hai segnalato prima di eliminarlo dal tuo orizzonte, ti ricopre di improperi pesanti, sessisti, sguaiati e laidi come il suo pensare, annunciati dalle notifiche a mitraglia. Che pena il penoso!

Il Funeralista

Ha una spiccata tendenza alla commemorazione, ma solo dei personaggi famosi deceduti. Dispensa cordoglio e rammarico singhiozzanti ad ogni luttuoso evento, finanche per la dipartita di un vip, che, beato lui, è riuscito ad arrivare a 90 anni e ha terminato serenamente la sua avventura terrena, per naturale fine corsa. I cuoricini si sprecano quanto le lacrime, sulla sua bacheca, mentre con una gittata di post, ripercorre la carriera del defunto, principiando dalla sua nascita, ovviamente saccheggiando Wikipedia, forse nel tentativo di millantare la sua intimità con il noto. Però, è acclarato, non pubblica alcuna testimonianza, al suo funerale reale non si presenta. Preferisce esaltare il suo ruolo di funeralista virtuale.

Un uomo per quanto stupido della sua vita riscuote il valore. Una donna per quanto intelligente della sua vita paga il prezzo.

Il tempo ha una sola virtù, l’attenzione e un solo difetto, l’indifferenza.

Riappropriarsi del linguaggio e della sua valenza, sarebbe auspicabile. Oggi si usa una minima varietà di vocaboli. Vanno per la maggiore, truffatore, turlupinatore, bugiardo, frodatore, corruttore, corrotto, ladro, spergiuro. La parola assume una responsabilità etica nella profondità del suo significato. E se chi la proferisce ne carpisce il significato ma non lo onora, poiché ne abusa, commette già peccato di amoralità. È infatti la parola stessa che definisce qualsivoglia funzione e l’associa alla sua precipua etica. Sacerdote a carità, politico ad onestà, per esempio. Quando il sacerdote si corrompe, quando il politico si corrompe, corrompe la parola stessa e la sua funzione, delegando alla propria furbizia meschina il suo non valore, deprivandola appunto della sua responsabilità etica.

Uno tra i peggiori incontri in cui si possa incappare è quello con uno snob, un tizio che … sine nobilitate, contrabbanda da falsario la lealtà delle sue intenzioni, per raggiungere il suo scopo: depredarti. Ma prima o poi, è scritto, inciamperà… sul suo bottino.

È una strage. Non si contano i morti annegati nel mare che separa il dire… dal fare!

Lo Stato? È stato.

Ho imparato che per ogni scelta di vita che ci si presenta, esistono tre soluzioni: quella che vorresti scegliere tu e che ti farebbe essere felice, quella che sei obbligato a scegliere dalle convinzioni sociali e dalla zavorra che ti porti appresso e che ti rende infelice e quella che gli altri vorrebbero tu scegliessi per far felici loro.

Considero Maestro, quell’Alunno che mentre impara, non si accorge di insegnare.

Il più pericoloso rifiuto tossico della terra è l’uomo. Riesce sistematicamente a contaminare la purezza che tocca e a straziare la bellezza che vede. Svende la natura al miglior complice offerente e uccide ogni forma di vita che incontra. Si considera il padrone dell’universo accumulando profitti sulle macerie che lascia in giro senza averne pudore. Nella sua bara sarà tumulato avvolto in un drappo rosso, colore della vergogna. Quella che non ha mai provato nel corso della sua vita. Amen!

Separati in casa: Condannati ai livori forzati.

Il magnetismo è quella forza sprigionata da una persona che riesce a farsi ascoltare con naturalezza, è quel potere acquisito dall’anima vivace, è quella specificità equilibrata di un carattere che ha forgiato se stesso in un apprendistato flagellato da sconfitte, umiliazioni, schiaffi in faccia, porte sbattute, isolamento, mancanza di amore. Una pastoia di sofferenze che quella persona ha controllato, dominato e mutato in vittoria sui rovesci della vita.

Il costo della nostra memoria è la nostra identità. Il prezzo della nostra identità è il ricordo.

La democrazia è correre il rischio di concedere la libertà di parola a chi non conosce il significato della parola, che sarebbe a dire, mettere nelle mani di un bambino di sei anni che non conosce il pericolo delle armi, un kalashnikov.

La serenità è il solo stato di grazia della vita che vale la pena raggiungere e difendere. Meglio lasciare fuori dalla porta la scortesia e la maleducazione. Il mondo è abbastanza largo per fare spazio a tutti e noi possiamo sceglierci il …qualcuno tra …i tutti con cui relazionarci.

Ognuno di noi si merita di essere la prima scelta, in ogni settore della propria vita, non la scelta di scorta che inesorabilmente, diviene la scelta di scarto.

La poesia è il lievito dell’immaginazione.

I social hanno una funzione importantissima. Danno asilo a molte menti disagiate nelle regole della civile convivenza, vaganti nel buongusto delle idee, nomadi nel buon senso del pensiero. E prive della fissa dimora della buona educazione.

Non esiste alcuna creatura più bella di una donna buona per sua precisa scelta. Ed io ho la fortuna di avere amiche belle. Da loro ho imparato che Il cuore di una donna bella è un tempio. E chi entra con le scarpe infangate in quel tempio, maledice se stesso.

Ma quanto è difficile essere coerenti con la propria natura, col proprio carattere, con la propria personalità? Col proprio sé? Ho conosciuto mariti (parlo di uomini ma vale anche all’incontrario) che …nella savana lontana dall’occhio vigile della moglie… erano leoni ruggenti, pavoni vanesi, ma che, appena la suddetta moglie si avvicinava al loro perimetro, diventavano d’un botto cagnolini contriti, scimmiette ubbidienti. A che pro millantare… una libertà, libera solo di estendersi al… guinzaglio (corto) coniugale?

Quando si è quel che si sente di essere, si manifesta ogni stralcio di età che si è salvata. Ovvero si conserva l’innocenza della fanciullezza, l’entusiasmo della giovinezza, la consapevolezza della maturità.

Mai lasciare porte e finestre contemporaneamente aperte sulla propria vita. Si corre il rischio che un tornado codardo ma prepotente di promesse che restano premesse, la spazzi via. La spezzi via. Meglio fare attenzione al primo spiffero di bugia e serrare bene le ante e le vetrate per non ritrovarsi con la pelle a brandelli.