Ancora una foto per i miei aforismi

Ringrazio Grazia Gualtieri  che, con un gusto estremamente raffinato, abbina una foto ai miei aforismi.

#GiochidiParolediRosannaMaraniacuradiGrazia

Non tutti desiderano la bellezza. Non avendone coscienza e conoscenza, essendo privi della sua consapevolezza, non sanno né definirla né riconoscerla.
Nella foto: Opera di Quentin Massys, The ugly duchess

Dovremmo prestare la massima attenzione a coloro che scendono quando noi saliamo i gradini di una scala sociale. Potremmo rincontrarli mentre salgono, quando toccherà a noi scendere gli stessi gradini.

La giovinezza è uno stato mentale, è formulare un progetto, il progetto di vivere.

Per potere riconoscere l’ovvio, si deve meditare prima di pensare.

È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica.

La poesia è il lievito dell’immaginazione.

Il lato umano di un criminale non c’è, perché un criminale non è un uomo. È un criminale.
Nella foto: Anthony Hopkins è il cannibale Hannibal Lecter

Gli anni non si portano addosso. Si indossano.
Foto da: andreea mandrescu.com

Per ritrovarsi è necessario perdersi.
Foto: Aurelio Bruni, 1955 | Hyperrealist /Symbolist painter © Tutt’Art@

Disprezzo profondamente quegli individui che chiamarli persone davvero non si può, che non vedono, non sentono, anzi che non vogliono vedere, che non vogliono sentire, ma che ahimè, parlano. Troppo.

Contemplare, prova generale del verbo comprendere.

Poeta senza ispirazione: Essere di umore avverso.
Ironie di Rosanna Marani

L’amore è l’umore dell’anima felice.

Non tutti coloro che si perdono vogliono essere trovati.

La felicità e il piacere sono due emozioni distinte ma concatenate. Una sola differenza le rende indistinte: l’euforia che provocano. La felicità è una sensazione interiore, indotta da noi stessi. Il piacere è una manifestazione esteriore, dedotta dal fuori di noi.

L’amore non è assenza presente, è essenza presente nella presenza assente.

Meglio uscire di seno che di senno.
Ironie di Rosanna Marani

Modi di dire riveduti e (s)corretti.
Sbagliando si impara. Sì, a compiere errori nuovi.

La volgarità, intesa come parola, come pensiero e di conseguenza come comportamento, è alla portata di ogni palato rozzo, la si inghiotte senza fatica e la si digerisce in un solo rutto. Per questo è il (dis)gusto preferito dalla massa incapace di scovare la bellezza, ovunque si nasconda, poiché priva di ogni suo riferimento interiore.

Credo che per convivere siano fondamentali tre pilastri: il senso del ruolo che ti permette di non esondare, il no del tuo io che fissa i paletti invalicabili al mondo intero e il grazie per ogni attenzione, un vero regalo, che ti viene rivolta. Il resto? Viene da sé.

Quando un uomo ammogliato tampina una donna single e per irretirla, esibendo una (s)lealtà paravento, adduce la scusa di convivere sotto lo stesso tetto del coniuge causa ragioni economiche o causa salute precaria della poveretta e che il matrimonio, giura, è finito da un pezzo tanto che presto, prestissimo divorzierà, dovrebbe esibire alla corteggianda amante, una liberatoria emotiva, sentimentale e sessuale, firmata dalla stessa moglie, non elencare una sequela di bugie giustificative, che rivelano la sua natura di vigliacco.

Se non si conosce la paura, non si può conoscere il coraggio.

La depressione è repressione.

La più incontaminata bellezza si trova nel vuoto, dove l’anima denudata da ogni orpello, riempie se stessa solo di sé.
Immagine: Opera di Annamaria Mazzini, La rinascita
By ღ A Touch of Emotion ღ

Non basta il velleitarismo per fare di un uomo grande un grande uomo.

Calvizie: Stendere un pelo pietoso.
Ironie di Rosanna Marani

L’uomo è educato alla teoria dell’amore. La donna alla pratica dell’amore. L’uomo confonde il desiderio con il sentimento. La donna confonde il sentimento con il desiderio. Tutto parte dalla educazione emotiva ricevuta. L’uomo si abitua a contenere le emozioni, la donna si abitua a manifestarle. La divisione tra ciò che è femminile e ciò che è maschile, è netta, inculcata fin dalla prima infanzia. L’uomo bambino gioca con i carri armati, la donna bambina gioca con le bambole. Ovvero l’uomo bambino, viene indotto a manifestare una presunta virilità tradizionalmente tramandata che lo porterà alla paura di conoscersi e ad interrogarsi anche una volta sola. La donna bambina, viene indotta a manifestare una spiccata femminilità tradizionalmente tramandata, che la porterà al coraggio di conoscersi e di interrogarsi senza sosta. Risultato, l’uomo naviga a vista nelle onde della vita, la donna si tuffa in profondità nel mare della vita. Inevitabilmente, c’è un risvolto amaro, nella coppia che si forma su tali pregiudizi. L’uomo cercherà una donna, consapevolmente, che gli organizzi la vita e che faccia le veci della solida figura femminile materna. La donna accetterà, inconsapevolmente, di sostituire quella figura. Entrambi saranno infelici. L’uomo, appassito il desiderio, si sentirà privato di quelle emozioni che non è stato in grado di ottenere nel suo percorso sentimentale abortito, dalla educazione ricevuta. La donna, appassito l’amore, si sentirà privata della condivisione di quelle emozioni che ha cercato vanamente nel suo percorso sentimentale non condiviso, sollecitato dalla educazione ricevuta.

La grazia è lo stile dell’anima, come l’eleganza è lo stile del corpo.

Per alcuni siamo àncora, per taluni aquilone, per talaltri zavorra.

Fare l’amore è indossare un corpo. Un corpo che ti cade a pennello.

Noi non possiamo possedere alcunché. Ma siamo posseduti dalla possessione del desiderio di possesso.

Riflettendo, i nostri politici vivono molto al di sopra delle nostre possibilità economiche di mantenerli.

No, era tutto sbagliato dalle fondamenta. Amare non è appartenere. Ecco, amare è accogliere. Dunque, essere amati non è essere di qualcuno, ma semplicemente essere accolti da qualcuno. Che ti fa entrare nella sua anima, nel suo cuore, nei suoi sensi. Insomma, nel suo pensiero. Insomma, nel suo tempio. Insomma, nella casa, dove abita la sua essenza. Punto.

Il talento dell’amore, risiede nell’arte del creare una relazione sensuale con l’altro.

Spam: Meglio tardi che mail.
Ironie di Rosanna Marani

Siamo apolidi dell’esistenza fino a quando non accettiamo la cittadinanza dell’amore. E colui, colei che amiamo, diviene la nostra patria.

L’essenza ovvero la polpa di una persona non si discute o la si addenta o la si sputa. È il comportamento ovvero la buccia che allappa la lingua. Ma è pur vero che non sempre polpa e buccia appartengono allo stesso frutto.

Esistono nomi che pronunciati, sono cielo, aquilone, mare, arcobaleno, purezza e ti avvolgono di luce mentre li sillabi e li respiri. Esistono nomi che sibilati, sono fango,  melma, muffa, mota, indecenza e ti affumicano di buio mentre li cancelli e li soffochi. È questo il pregiudizio del ricordo che ti fa amare d’istinto gli individui che indossano i nomi cielo e che ti fa odiare di impulso gli individui che indossano i nomi fango. Senza alcun loro merito o loro colpa.

Il talento dell’amore, risiede nell’arte del creare una relazione sensuale con l’altro.

Non esiste più la qualità di una volta. Oggi, anche le stelle, sono … scadenti.
Ironie di Rosanna Marani

Dicesi disaccordo quando nell’armonia di un incontro, uno dei due cuori stecca.

Coppia felice: Innamorati a tutti gli affetti.
Ironie di Rosanna Marani

Chi tiene il piede in due scarpe, finisce per perdere entrambe le scarpe ed è costretto a camminare scalzo. Sì, ma sui carboni ardenti del suo opportunismo.

Modi di dire riveduti e (s)corretti: Il tempo mendica tutte le ferite.
Nella foto: Opera di Lughia, Le ferite dell’anima

L’opinione che ti formi sugli altri, è l’espressione della opinione che coltivi di te stesso.

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.
Ironie di Rosanna Marani

A volte meglio accettare caramelle dagli sconosciuti che dai…conosciuti. Ci sono più probabilità che non siano succhiate prima e avvelenate dopo. Amen!

Noi non dovremmo mai tollerare che alcun credo, alcun idolo, alcuna relazione, alcuna fede, alcuna congrega, alcuna religione, alcun legame, che sono solo catene, possano togliercela, la libertà di essere liberi.

Fantastichiamo, a volte, sogni beati talmente reali che la nostra coscienza non può e non vuole interrompere. E così il dormiveglia è tale a quella flemma di appetito che precede la fame, ostinandosi a restare languore di desiderio di nutrimento, nello sguardo appena acceso.

L’etica è l’estetica dell’anima.

Ergastolano in biblioteca: Lettore del codice a sbarre.
Ironie di Rosanna Marani

Non esiste alcuna creatura più bella di una donna buona per sua precisa scelta. Ed io ho la fortuna di avere amiche belle. Da loro ho imparato che il cuore di una donna bella è un tempio. E chi entra con le scarpe infangate in quel tempio, maledice se stesso.

Mamma, è la prima e l’ultima parola che nasce e muore sulle labbra dell’uomo.

Più che Agenzia delle Entrate, (le loro), dovremmo rinominarla Agenzia delle Uscite, (le nostre).

Plagio: Come da copione.
Ironie di Rosanna Marani

In fondo noi che siamo? Un ricordo. Sempre e solo un ricordo che attraversa un tempo e uno spazio che non esistono e che si lasciano soltanto sfiorare dalla nostra effimera presenza. Si, noi esistiamo soltanto nel ricordo di noi, nel pensiero degli altri.

Il feticismo, ovvero l’entusiasmo fanatico, l’adorazione sorda, la venerazione cieca verso un idolo, creato a tavolino, è la molla su cui specula ogni congregazione, per il suo profitto. Dalla religione, santini, rosari, alla pubblicità, collezioni, giocattoli. Dallo sport, indumenti, gadget, allo spettacolo, magliette, foto. Tutti oggetti di culto, da acquistare e che non servono affatto a pacificare i nostri dubbi e le nostre paure. Sono amuleti del nulla. Il solo feticismo che appaga è l’afflato dell’amore, amore universale, che traduce ogni palpito, ogni vibrazione in emozione pura.

Il tempo ha una sola virtù, l’attenzione e un solo difetto, l’indifferenza.

Impulso: Segno d’istintivo.
Ironie di Rosanna Marani

Si attesta giorno dopo giorno in rete, la figura del cialtrone intellettivo, ovvero colui che si mostra assolutamente privo di intelletto. Quel tipo ignorante e incolto che sentendosi depositario assoluto della educazione sociale, piomba sulle bacheche altrui per tranciare giudizi denigratori e di sufficienza, senza aver capito un acca di ciò che è scritto, essendone impossibilitato, causa assenza appunto, dell’intelletto. Si produce in una serie di miserie linguistiche miserrime, attaccando a vanvera persone con accuse insane e magari calunniose, peraltro lontanissime dalla verità dell’accaduto. Ovvero i cialtroni intellettivi, prendono fischi per fiaschi pieni di vino di pessima qualità, finendo per ubriacarsene. E così, non informandosi sulla realtà dell’accaduto, danno il via a catene di Sant’Antonio di pura demenza, confondendo per omonimia, società, persone, luoghi, situazioni e città. L’importante per questa esecrabile specie di subumani, una specie che si arroga il diritto alla parola, senza provvedere però, prima, a soffermarsi sul dovere della conoscenza, è esserci con odio, con sussiego, con malvagità sparsa a marmellata. La categoria è affollata da tizi “laqualunque”, tronfi del loro bullismo morale, sicuri di essere impuniti, che si addormenteranno soddisfatti, tra le braccia del loro esame di incoscienza.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

Riflesso di luce: Il coraggio del sole.

Il dolore è il nostro solo e grande maestro di vita. O ti degrada o ti salva.

Il rinfaccio: ring domestico di invettive, in cui ristagna il veleno spremuto da un rapporto denudato del desiderio reciproco di comunanza, durante il quale, a mente calda, si rimpallano i colpi delle colpe di un cambiamento. Invece, i contendenti dovrebbero sottolineare vicendevolmente, a mente fredda, il merito di avvertire le pulsioni vitali di una crescita personale che porta all’inizio della nuova fase della esplorazione di sé.

Il lusso dell’essenzialità è la meta che si raggiunge, quando il tuo tempo si raffina, da immenso campo di attimi, diventa aiuola di battiti, quando il tuo tempo si muta, da minuti di papaveri in secondi di orchidea, e ti permette di scegliere se concedere o se rifiutare la tua attenzione. Il lusso dell’essenzialità è quando i tuoi spiccioli di tempo che hai ancora da spendere, ti inducono a decidere di “fare razza”, solo con coloro che hanno appreso ad essere dal dolore e l’hanno trattenuto come bellezza.
Nella foto: Opera di Amanda Cass

La rassegnazione è resa, è abbandono della pulsione vitale. La si preferisce come scelta di fuga dal rischio che ogni trasformazione comporta. Come alibi. Come giustificazione per la abitudine alla sopravvivenza, per la paura di sbagliare. Per salvare la vita. Ma è proprio l’errore che “fa” la persona e che le salva l’esistenza.

Ho imparato che talune persone spariscono all’improvviso dalla tua vita senza motivazione alcuna, perché non riescono a perdonarti di aver fatto loro… del bene.

Il modo di relazionarci con gli altri, al tempo della rete, non è il dialogo, non è la comunicazione di un pensiero che sia pensiero, ma solo l’insulto. Per partito preso? Credo sia solo per l’invidia che sbotta quando si confronta la propria vita, deficitaria di successo personale, povera di ricchezza spirituale, messa a confronto con chi invece è riuscito ad essere quello che aveva intenzione di diventare. E non c’entrano né ingiustizie sociali, né meriti personali nella frettolosa disamina della proficua carriera della vittima da massacrare al momento. C’entra solo la rabbia provocata da una pessima autostima, ed è appunto quella, la matrice della frustrazione che produce la cieca e sorda invidia manifestata nell’insulto. A random.

Fare all’amore, non fare l’amore. Il ritmo armonico, straziante, avviluppante, coinvolgente del fare all’amore, è il rapimento totale dell’io, il coraggio purissimo di vincere l’ego, che educe una ridda di emozioni che si liberano dentro il sé, nel profondo gorgo di anima, di mente, di cuore, di carne e dei sensi, tutti i sensi che celebrano l’offerta della propria essenza. Il fare all’amore è il rito sacro del magnete dell’appartenenza, nell’orgasmo urlato, sincopato, comunicato all’infinito, da cui provengono la sua stessa forza arcaica, il suo stesso piacere primordiale e la sua stessa energia vitale e a cui gli amanti che si riconoscono nell’insieme seppur integri, celebrano il destino umano dell’amare l’altro, finalmente, empaticamente, significativamente compiuto.
Tratto dalla mia silloge di poesie erotiche Po(s)sesso

L’inazione comporta una conseguenza irrimediabile, il rimpianto.

Cerco il divino nell’anima dell’uomo che si eleva al di sopra dei suoi limiti corporali e che trova nel suo spirito, nella sua essenza, la corrispondenza nell’Infinito, allineando il proprio io al baricentro dell’Universo. E credo che l’amore sia la religione dell’uomo, la vita la sua fede, l’affermazione della umanità la sua preghiera.

La curanza della parola è la curanza più pregevole della propria essenza. La scava, la definisce e la esprime con grazia, poiché attinge alle sfumature del suo significato. La curanza della parola è sinonimo di sensibilità.
Nella foto: Opera di Luca Vannini

Certo che posso giustificare la maleducazione. Ma solo se colui che si è mostrato maleducato è in coma o è deceduto.

Nuore: Non tutti i mali vengono per suocere.
Ironie di Rosanna Marani

La società è allo sbando. Non offre esempi di modelli morali. La crisi economica, lo spettacolo da basso impero offerto dai politicanti e l’abbrutimento della estetica della coscienza. e il degrado dei costumi, suscitano, sommuovono, aizzano solo i bassi istinti e così i più deboli ed indifesi, sono massacrati anche fisicamente, mogli, bambini, animali, non c’è differenza alcuna, tra le vittime, intendo dire creature che non sanno difendersi, come antidoto alla rabbia da quei bruti, feccia, che individui o uomini non possono essere chiamati, che sanno inoltre di potere farla franca. Tutto parte dall’esilio della cultura. È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica. Ma la vita oggi vale solo per chi ha quattrini al fine di acquistarla. Già… la vita oggi noi l’abbiamo messa in saldo.

Quando si è giovani, si impiega il tempo per spendere il tempo, quando si è vecchi, si impiega il tempo per guadagnare tempo.

La sola donna che può fidarsi ad occhi chiusi di un uomo, è una vedova.

L’unica virtù che amo è la virtù che sa peccare e che non si pente affatto di avere peccato.

Ci pavoneggiamo per un like, per una condivisione, per un contatto, per una visualizzazione in più che appaga la nostra vanità sociale, ma non consola la nostra solitudine individuale. Eppure Gesù Cristo, a ben vedere, aveva appena 12 seguaci, di cui uno più pericoloso di un fake e sostituito dopo il tradimento. E sempre 12 restarono. Con buona pace dei sacri testi, che non fanno cenno ad alcuna forma di stress patita da nostro Signore per un numero così esiguo di fans.

La bellezza ha un canone etico non estetico.

Ostentare il lusso è ostentare la propria ricca miseria.

Ci sono persone che incontri, che non sono soltanto persone ma anche e soprattutto, brivido. Può essere la voce, può essere lo sguardo, può essere la gestualità, può essere la grazia, può essere la sensualità, che emanano con estrema naturalezza, ed è quella caratteristica connaturata al loro essere, che sovrasta la fisicità e fa di loro, solo brivido. Di pura emozione che sanno trasmettere e che è possibile dimenticare ma che è impossibile scordare.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Quattro sono le prime parole da insegnare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando piccini, crescono in casa tua. Quattro sono le ultime parole da pronunciare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando cresciuti, escono da casa tua.

È inevitabile, anche il più impenitente Don Giovanni si deve arrendere alla età della sua prostata.

Modi di dire riveduti e (s)corretti: La storia dell’uomo, dall’ansia di prestazione, a letto, all’ansia di postazione, al pc.

Cyberspionaggio: Cavallo di Trojan.
Ironie di Rosanna Marani

Credo che prima di domandare scusa agli altri, dovremmo domandare scusa a noi stessi, per ogni volta che abbiamo detto quel sì stanco e menzognero, al fine di compiacere l’altrui esistenza, smettendo di piacere alla nostra sostanza.

L’immaginazione è il volano del desiderio e il desiderio è il volante del
piacere.
By Po(s)sesso, mia silloge di poesie erotiche
Nella foto: Opera di Sara Stradi, Canto d’amore tra terra e cielo

Ricordarti di portarti sempre con te in qualsiasi viaggio tu abbia desiderio di intraprendere.

Ho imparato che coloro i quali hanno cura della propria anima, si trasformano da larva in farfalla, da individuo in persona. Gli altri, coloro i quali hanno l’anima guasta, si trasformano da larva in verme, da feti di individuo ad aborti di persona. Amen.
Nella foto: Opera di  Christian Schloe, Little Sister

Il dire sì ti dà coraggio. Il dire no ti dà dignità.

Le promesse sono come le navi. Ci sono quelle che salpano, quelle che restano agli ormeggi, quelle che naufragano e quelle che si incagliano nella deriva del … frattempo, in cui si inabissano.

Sei un inguaribile ottimista se credi al politico quando ti racconta che è al servizio del cittadino, se credi al tuo amante quando ti spergiura che lascerà la moglie per te, se credi al tuo amico quando ti promette che ti restituirà la somma che gli hai prestato, se credi a tuo marito quando ti dice che mai ti tradirà. Sì, sei un inguaribile ottimista se credi che la lealtà sia la prima regola del vivere civile.

Nel web devi essere come sei nelle relazioni sociali. Se svuoti i tuoi malumori e le tue frustrazioni come in un confessionale e ti ergi su un palchetto che ti viene negato per palesi tue carenze nel reale, ti metti a capo di una orda paritetica che stupidamente va all’assalto della volgarità, pur di dimostrare di essere qualcosa. Non qualcuno beninteso. E nessun cretino è tanto cretino da averne consapevolezza.

Certo che credo ai politici quando declamano che operano solo per il bene comune e di esserne i paladini. Esattamente come credo ai cacciatori quando affermano di amare la natura e di esserne i guardiani.

Un solo sostantivo racchiude la parte migliore di noi: rispetto. Nel rispetto c’è amore, onestà, lealtà, affidabilità, empatia, gentilezza, cortesia, affabilità, educazione, sensibilità, altruismo. Basta aggiungere bontà d’animo. E dunque, bellezza.

Siamo assolutamente inibiti a vivere il presente. Poiché il presente contiene i gesti, le parole dell’attimo che sfuma. Sono le sensazioni, gradevoli o sgradevoli che tornandoci alla memoria, ci rendono l’esatta impressione del momento che abbiamo vissuto. Ed è già, dunque, il presente passato, rivisitato, rivissuto, ricostruito e assimilato dalla nostra percezione. È il tempo della vita fluente che ricordiamo, frammentato in mille emozioni, negative o positive, che ci regala o il nostro volo o la nostra zavorra.

Si può invecchiare senza dimenticarsi.

Chi è un chiunque potrà solo mutarsi in un chiunque chi.

Certo, il silenzio è d’oro, il pensiero è di platino, la parola è d’argento, ma certe facce di taluni, sono di bronzo!

Il caso non è mai occasionale.

Occorre tanta pazienza per imparare ad avere pazienza.

La creatività è lo stile dell’ingegno che deraglia dal binario dell’ovvio, la lente d’ingrandimento dell’intelligenza.

Le lusinghe sono tagliole di vacue parole con cui i bracconieri delle nostre emozioni tentano di azzopparci.
Nella foto: Opera di Carol Rama, ‘Lusinghe (Flattery)’, 2003, Musée d’Art

Se il ricordo è una tela, l’odore è la sua cornice.

La parola è una promessa mantenuta. La chiacchiera è solo una promessa vacua.

Non c’è amore che non sia amaro amare.

Sai come capisci che un uomo ti ama, che non è limitatamente innamorato di te? Quando ti regala la sua tenerezza, un bacio in fronte o una carezza sui capelli, così istintivamente e senza alcuna ragione. E ti cinge la vita con la sua mano destra che quella sinistra ti abbraccerà quando anche la sua mente e non soltanto il suo cuore, sarà pronta ad accoglierti. La tenerezza è per l’amore quello che la paglia è per la nespola.

A volte non si ama amare chi si ama.

Tradizione violenta: Usanza che si tramanda da degenerazione in degenerazione.

Credo non esista una donna al mondo, che per almeno una volta nell’arco della sua vita, non sia stata colta dalla sindrome del … rimorso spese!

Folli e sempre folli, fortissimamente folli … quelli che della volontà fanno la loro bandiera … nonostante il nonostante.

Solo chi ha svenduto il senso della dignità, è facilmente corruttibile, poiché, considerandosi una merce, si attribuisce un prezzo e non un valore.

Se si toglie all’arrogante, il velo dell’arroganza, capita di vederlo sperduto e nudo, non possedendo altro con cui coprire il suo nulla.

Ci poniamo, a volte, domande che sono già risposte.

Un effetto collaterale della età, è cercare la sostanza della forma.

Egocentrismo: Essere trafitti da un colpo di sono.

Il Primo Maggio ha inviato agli organizzatori un certificato medico che attestava il suo precario stato di salute e non si è presentato alla Festa.

Se mi togli il dolore mi togli la conoscenza. Se mi togli la conoscenza mi togli l’amore. Se mi togli l’amore mi togli la vita. Che è la trasformazione del dolore in conoscenza d’amore.

Sono le parole non dette, quelle più intime e vere, sono le parole parlate dagli occhi, quelle più accese e luminose, sono le parole sussurrate dallo sguardo, quelle più complici e sincere, quelle destate dall’istinto e intinte nel silenzio dei sensi che comunicano la nostra sostanza.

Quando si cade in depressione è buona norma rammendare lo strappo con ego e filo.

È buona norma imparare a farsi morti con coloro che non si fanno vivi.

Ti ringrazio mio signore per avermi fatto incontrare anche oggi un imbecille che mi ha mostrato la strada per non diventare mai come lui, e che ho provveduto a buttare, non lo nascondo, con intima soddisfazione e certa della tua approvazione, nel girone dei bannati. Amen.

Giustappunto i reality, le isole, i grandi fratelli, la rete. Persa la buona scuola, latitante la buona famiglia, scomparsa la buona società, rinnegata la nostra buona politica, la nostra maestra analfabeta resta la maleducazione. Oggi vige il niente e nel niente ci si annulla. Noi esseri umani abbiamo perduto la nostra unicità, ci spalmiamo in questo nulla, facendo marmellata di qualunque vibrazione seppur negativa, dell’anima. Siamo diventati campioni di pigrizia mentale, livellati dalla pochezza del linguaggio, incitati solo dalla vanità della immedesimazione nel peggio propinato dai media, dai social, che ci inducono al coma del pensiero. Crediamo vera una realtà verosimile. Quella che mostra una indecente gara al peggio dipanata su un palcoscenico virtuale dove i protagonisti sono smidollati, svaccati, rozzi, ignoranti bipedi. Figure anonime spesso, che non hanno alcuna connessione col cervello. Organo atrofizzato che lascia campo libero alla volgarità del vivere. Alla banalizzazione dei sentimenti, allo sfruttamento delle smanie di esserci sotto il cono di un qualsiasi riflettore. Chi ci guadagna su tale degradante spettacolo se la ride, mentre la collettività si appiattisce e gli annoiati delinquono. Perché anche seguire il gregge, è delinquenza. Seppur intellettuale.

Pensiero vegano: Tutto il resto è soia.
Ironie di Rosanna Marani

Provoca lo stesso panico sia la sindrome dell’abbandono sia la sindrome dell’abbandonare. Entrambi derivano dal complesso di colpa di non aver amato abbastanza o se stessi o il partner. E si resta nel buio di un vicolo cieco di vita.

Il rischio più prevedibile che ci può capitare è la conseguenza del sì che sappiamo dovrebbe essere un no e del no che sappiamo dovrebbe essere un sì. La parte di noi che amputiamo, ci renderà inabili emotivi cronici alla ispirazione alla vita, senza rimedio.

Chef: Condannato agli arrosti domiciliari.
Ironie di Rosanna Marani

L’uomo è la cavia predestinata nello stabulario della vita, alla vivisezione inflitta dal bisturi dello scorrere del suo tempo.

Chi si abbandona all’odio e ne fa la sua bandiera e regola di comportamento, spinto dalla frustrazione e dalla bassissima autostima di sé, per sentirsi vivo, non realizza che, invece, è già morto.

Serafico: La misura è calma.
Ironie di Rosanna Marani

Ho imparato che la gentilezza è foriera straordinaria di pace interiore. È quella sfumatura essenziale che ci permette di augurare al nostro prossimo (deprecato), con estrema sincerità e con estrema pacatezza, di ottenere quello che si è meritato.

Parlare senza assumersi la responsabilità del significato della parola che si pronuncia, è esibizione di uno sterile vaniloquio, che inficia ogni nostro rapporto civile e sociale.

Colui che ritiene di non avere alcunché da perdere, ha già perduto se stesso.

L’amante perfetto è colui che riesce a mantenere costante l’erezione mentale.
By Po(s)sesso, mia silloge di poesie erotiche
Nella foto: Gli amanti, di Magritte (opera del 1928)

Educatore cinofilo: Avere l’osso nella manica.
Ironie di Rosanna Marani

L’attenzione è la migliore virtù del tempo. L’indifferenza il suo peggior difetto.
Nella foto: Scultura di Carlo Previtali, Giustizia, 2017

Il dubbio è il saluto di accoglienza che il pensiero rivolge all’intelligenza.

Il potere del potente troppo spesso è prepotente.

Un grazie muto. Perché un grazie muto, così, ogni tanto, rivolto a chi ci ha preceduto, a chi ha lottato per offrirci la libertà con cui oggi ci esponiamo e di cui abusiamo, è doveroso.

Puoi affermare di esistere solo se hai imparato a resistere.

La libertà? È un pensiero che rispetta la lealtà di se stesso prima di diventare azione. Punto.

La prepotenza dell’ignoranza, la boria della ricchezza, la sfrontatezza dell’egotismo, vanno a braccetto con l’albagia dell’arroganza, laddove il merito è sconosciuto o vilipeso od osteggiato. Per esempio, nell’arena politica di oggi, che rivela piccoli cialtroni convinti di essere grandi uomini.

Il libero pensiero è dedotto. Il pensiero libero è indotto. Ma in entrambi i casi, il pensiero non sarà mai libero di liberarsi, né dagli schemi assimilati dall’esterno, né dal pregiudizio di sé. Pensiero formato è sempre pensiero deformato, poiché informato.

Invecchiare non è rassegnarsi, ma evolversi buttando a mare la zavorra del superfluo e lasciare galleggiare l’incanto dell’essenziale.

O hai il coraggio di essere o hai l’abitudine ad esistere.

Restare nudo: Perdere le stoffe.
Ironie di Rosanna Marani

Meglio convivere con il complesso di polpa che con quello di colpa.
Ironie di Rosanna Marani

Noi siamo il risultato di addizioni di attimi, di sottrazioni di errori, di moltiplicazioni di illusioni e di divisioni di emozioni.
Nella foto: Opera di Alfred Gockel, Endless Love Painting

Contento uomo? Hai avvelenato, deturpato, sfiancato, violentato, sbocconcellato, annientato la Terra. Bello costruire la tua casetta abusiva per godere del tuo avventato egoismo? Bello nascondere i tuoi lerci, tossici rifiuti negli orti e intossicare il cibo, per vedere morire i tuoi vicini e i tuoi figli? Bello squartare animali, cacciandoli con le bombe e gli arpioni nelle acque, con i fucili e con le tagliole nei boschi, depredando la Natura dei suoi abitanti? Bello bruciare pascoli per vendere al meglio il tuo terreno? Bello tagliare alberi per farci autostrade? Bello, eliminare i confini delle stagioni e rendere il tempo talmente arrabbiato, da ribellarsi fino a sterminare intere comunità di gente? Bello tentare in ogni modo di uccidere il tuo simile trivellando l’anima del Mondo? Trivellati il cervello, per vedere che, casomai, esca un barlume di tardiva intelligenza. Ma intanto, malediciti, sai solo creare devastazione, abbandono, agonia, morte dovunque tu passi. E per cosa? Ah, per metterti in tasca la moneta del tuo laido profitto, con la complicità corrotta di chi avrebbe dovuto salvaguardare il nostro ambiente e le sue creature. Portatelo, il tuo profitto, nella bara e crepa di rimorso mentre marcisci per l’eternità.

Per ogni frustrazione cerchiamo una compensazione. I piatti della nostra bilancia emotiva non sono inclini a sgarrare neppure di un milligrammo per mantenere il peso netto. Pena la tara del disagio, accettabile prezzo da pagare o peggio della rabbia, svalutatissima moneta da spendere.
Nella foto: Opera di Thayath, Ernesto Michaelles, Compensazione di Temperamenti,1926

È buona norma imparare a fare i propri conti per evitare di concedere immeritati sconti, ovvero imparare a ripagare gli altri con la stessa moneta con la quale ci hanno comperato.

Chi l’ha detto che non bisogna dare perle ai porci? Meglio non darle a taluni uomini. Ci sono maiali molto più sensibili alla bellezza dei sentimenti di certi maschi.

Capita che il genitore di un figlio bullo, sia un genitore a sua insaputa.

Sofferente di prostatite: Conseguire una minzione speciale.
Ironie di Rosanna Marani

Bella donna: L’apparenza in gonna.
Ironie di Rosanna Marani

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.
Ironie di Rosanna Marani

I moralisti devono avere una scarsissima vampata di soddisfazione dalla loro sacra e santa vita, se invece di viverla al pieno godimento, come sarebbe dovere nel loro diritto, occhieggiano la deliberata vita di chi reputa laica e libera la propria vita e vorrebbe viverla con il diritto del dovere della propria morale. Tanto da voler compensare la loro frustrazione con l’imposizione dei loro schemi irreggimentati nell’oscurità del pensiero ottuso.

Abbiamo in dote cinque sensi. Ma ce ne creiamo uno solo che li annulla tutti inesorabilmente, il senso di colpa.

Siamo un popolo strano, attaccato alle superstizioni offerte dal mondo dell’invisibile e dell’incredibile, per bisogno salvifico di assoluzione e di protezione dai demoni (?). Abbiamo necessità di esorcisti, e non sentiamo invece impellente il dovere di educare al pensiero i nostri ragazzi, in tema di sentimenti e sessualità. Di rispetto. Eh no, si bestemmia solo ad immaginare l’uomo nella sua interezza, corpo e spirito. La Chiesa reprime il desiderio naturale e ciò che più la spaventa: l’amore umano. Senza dimenticare il disprezzo per la donna, che nella isteria collettiva, fatica ancora a non essere considerata strega tentatrice, ovvero la chiave che apre l’inferno. L’amore deve essere indirizzato al Dio, incanalato nella apoteosi del miracolo. Perché il miracolo, paga in termine di profitto, di grandi eventi da mercificare, selezionati da una oculata scelta di religioso marketing. Non importa se questa stortura sadica, la castità imposta ai prelati, ai fedeli, per poter meglio dominare la vita altrui, la negazione autolesionistica del sé, sconvolge, tortura, dilania, massacra, innocenti vittime di abusi. Noi italiani abbiamo bisogno di salme, di cadaveri imbellettati, da ostentare con magnificenza, per richiedere l’intercessione della misericordia per i nostri peccati, stabiliti, non dalla nostra coscienza, dalla nostra morale, dalla nostra capacità di scegliere tra il bene e il male, ma imposti dal moralismo di chi ci crede dementi e che vuole governare e dirigere e sopprimere la nostra autonomia. Il nostro istinto naturale a vivere cercando secondo coscienza, di raggiungere il piacere della felicità.

L’uomo che umilia, violenta, uccide, profana la donna, maledice la vita, umilia e violenta e uccide e profana e maledice ogni volta, anche sua madre.

Se non si è disposti a rischiare di scoperchiare il proprio Vaso di Pandora, per mutarsi, si è obbligati a raschiare il fondo del proprio barile. E l’anima è il nostro barile.

Il costo della nostra memoria è la nostra identità. Il prezzo della nostra identità è il ricordo.

Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà. Solo tramonto per i nostri giovani che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze e dunque è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta e dunque è quella pratica che ci si attende dai media liberi e dunque è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica allora che indirizza la morale dei cittadini. Insomma, uno specchio in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune sia dalla equità e dalla giustizia della applicazione delle leggi, riflette a sua volta, il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi, la morale invece è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che per emulazione della mediocrità esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi derubato.

Sindaco arrestato: Un uomo fuori dal Comune.
Ironie di Rosanna Marani

L’intelligenza ha un costo, la furbizia un prezzo.

L’uomo crea opere per guadagnarsi l’immortalità della vita. La donna semplicemente la partorisce.

L’imbecille ignorante è della peggiore specie di analfabeti, ciò che non capisce poiché privo di intelligenza emotiva e di profondità di pensiero e di ricchezza di linguaggio, è per lui un attentato alla sua mediocrità. Lo confonde, lo irrita in quanto gli sfugge il significato intrinseco della parola stessa. Allora aggredisce per far sapere che se non l’ha capita lui, la riflessione non vale un acca. Per far tornare raso terra, ovvero la sua dimensione, qualsiasi volo pindarico.

Il rimpianto è uno strazio, il rimpianto è una zavorra, il rimpianto è una pianta carnivora. Il rimpianto è un chiodo nella veglia, il rimpianto è una stilettata nell’anima. Il rimpianto è un esame di incoscienza.

Il nostro tempo si snoda nel limbo del frattempo, l’intervallo del tempo, in cui attediamo di dare significato al nostro tempo.

Tutto ciò che viene suggerito dalla passione, finisce in fuoco. Tutto ciò che viene suggerito dalla vanità, finisce in cenere.

L’importanza delle parole tra uomo e donna. La massima aspirazione della donna è quella, in amore, di trovare il suo insuperabile compagno diletto. La massima aspirazione dell’uomo, in amore, è quella di diventare un insuperabile compagno di letto.

Ho smesso di desiderare, a tempo pieno, di essere la donna della vita di qualcuno, quando ho deciso di occuparmi, a tempo pieno, di essere la donna della mia vita.

Anche le persone che vengono usate come “cose”, hanno una garanzia che scade. A tempo debito.

Se il fascino è il muto sospiro del corpo, l’intelligenza è il rumoroso respiro della mente.

È un classico: chi è presuntuoso è anche presuntuosamente pretestuoso. Chi è pretestuoso è anche pretestuosamente presuntuoso.

La spiritualità dell’uomo è insita nella percezione che egli ha dell’amore e dato che l’amore è libertà e la libertà è rispetto verso l’altro, la spiritualità è la tutela della diversità che rende uguali, noi creature viventi, di fronte al diritto a vivere la vita che ci viene concessa.

Il sentimento più profondo che spinge l’uomo all’amore dell’altro, è tale alla passione che prova un artista, quando colto dall’ispirazione, si accinge a identificarsi nella sua opera. Come gli artisti amano le loro opere speculari, generate dal sé, l’uomo ama nel suo amore speculare, generato dall’amore di sé, l’altro. Entrambi nel crearsi, creano, il loro capolavoro assoluto.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Il bacio è il suggello della nobiltà dell’amore, aristocratico codice del desiderio di appartenenza, stampato sulle labbra degli amanti.

La tradizione della violenza, invocata come alibi per le più orrende competizioni, per i più abbietti usi secolari, per le più volgari sagre, che genera l’oscurità del proprio pensiero, è sempre la morte del proprio progresso, la tomba della propria civiltà, la stagnazione della propria intelligenza. E profana l’umanità negando alla vita la sua evoluzione.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Non c’è amore che non sia amaro amare.

Cercando te ho trovato me.

Corruzione sanità: Chirurghi, che hanno prestato il Giuramento di Ipocrita.

Ho imparato che per ogni scelta di vita che ci si presenta, esistono tre soluzioni: quella che vorresti scegliere tu e che ti farebbe essere felice, quella che sei obbligato a scegliere dalle convinzioni sociali e dalla zavorra che ti porti appresso e che ti rende infelice e quella che gli altri vorrebbero tu scegliessi per far felici loro.

Frustrazione: essere capaci di intendere ma incapaci di volere, essere incapaci di intendere ma capaci di volere.

Il dente del pregiudizio non si cura. Si estrae.

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

Prima di esibirsi nel nitrire è buona norma esercitarsi nel ragliare.

No, era tutto sbagliato dalle fondamenta. Amare non è appartenere. Ecco, amare è accogliere. Dunque, essere amati non è essere di qualcuno, ma semplicemente essere accolti da qualcuno. Che ti fa entrare nella sua anima, nel suo cuore, nei suoi sensi. Insomma, nel suo pensiero. Insomma, nel suo tempio. Insomma, nella casa, dove abita la sua essenza. Punto.

Riflettendo, se qualcuno tenta di denigrarti, ingiuriarti, offenderti, manifestando la propria aggressività come forma di comunicazione, è assurdo, pernicioso ma assolutamente inutile replicare. Offrire il fianco ad una lama che non è destinata a te. Se tu non ti identifichi in quella persona che viene attaccata, per quale ragione dovresti rispondere al posto di un’altra? Che se la sbrighino tra loro, l’aggressiva e la perfetta sconosciuta.

Un passo avanti ed uno indietro sincronizzati ad un singhiozzo e ad un sorriso. La danza del dolore è questa, volteggia sulla musica del rimpianto, fino a quando il fremito diventerà l’eco del ricordo.

Il senso della vita è scovare la bellezza ovunque si trovi. Poiché dalla bellezza nasce la bontà. Dalla bontà nasce l’etica. Dall’etica nasce l’amore.

Solo l’amore di eccellente qualità e intensità crea (in)dipendenza.
Nella foto: Bird-House di Catrin Welz Stein

 

L’altro è un tassello aggiunto alla nostra identità percepita (e viceversa), l’altro che amiamo o rifiutiamo al fine di costruire, conoscere, delineare, sapere chi siamo e chi non vogliamo essere. Siamo chi amiamo o chi vogliamo amare. È la nostra scelta di quell’altro e solo di quel determinato altro, che ci identifica con l’idea che noi abbiamo di noi stessi.

Non esistono scelte sbagliate e scelte giuste. Ma solo scelte personali, dettate dalla contingenza degli accadimenti, che ci portano a scegliere di essere quello che scegliamo di essere o di non essere.

Il ricordo di un amore naufragato, torna sempre sul luogo del relitto.

 

C’è una età in cui è lecito montarsi la testa ed una età durante la quale è obbligatorio smontarsi la testa.

Così come i genitori vegliano sui figli per accompagnarli amorevolmente nella adolescenza, così i figli dovrebbero vegliare sui genitori per accompagnarli teneramente nella vecchiezza.

È la connivenza con i nostri desideri che rende inaccettabile la realtà.

È la afonia empatica, l’handicap insormontabile dell’uomo. La sua vera disabilità.

La strada giusta, da imboccare ad un bivio, è quella che ti induce a pensare che ti perderai. Prima di ritrovarti.

Siamo tutti clandestini, senza patria, emigranti ed immigrati nelle lande della vita, fino a quando una essenza, una anima specchio della nostra, ci offre asilo e identità. Come una madre che ci accoglie con amore. Per sempre.

Agli amanti che consumano il credito di amore senza onorarne il debito, si dovrebbe pignorare l’anima.

Noi, quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza che siamo stati, che siamo state, ce li portiamo dentro sempre. A volte abbiamo stampato sulle fattezze del nostro viso, il loro sorriso, il loro tic, la loro smorfia, il loro cruccio, il loro stupore, e torniamo ad essere quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza per qualche secondo della nostra giornata. Perché siamo la loro somma e la loro sottrazione.

Chi confonde l’autorevolezza con l’autorità, confonde il galantuomo con il cialtrone. L’autorevolezza è una conquista sul campo. L’autorità è un campo di conquista.

Leggere i quotidiani: Il giro dell’immondo in 80 minuti.
Ironie di Rosanna Marani

Ho imparato che si deve ringraziare chi attratto sulle prime, poi recalcitrante sulle… seconde, si allontana dalla offerta del nostro amore. Poiché ci costringe a riprenderci la parte migliore di noi, quella che avevamo riconosciuto in lui e che non sapevamo fosse nostra. Riconoscere è conoscere chi siamo. Questo è il dono che rimane a noi. A chi se ne va, incapace o timoroso di godere della sua immagine riflessa all’eccellenza, resta un se, piantato come un chiodo in gola per il resto dei suoi pensieri. E una nostalgia infinita.
Nella foto: Opera di Larix Lara Galassini

Quanto è doloroso il lavoro di potatura! Cesoie nella mano decisa tagliano e sfrondano la criniera dell’albero dei ricordi, quando deborda e nasconde il fusto della nostra essenza. Ma s’ha da fare! Per arrivare a godere dell’infinito, di quella saetta di luce curvata sulla demarcazione tra il nostro tempo di ieri e il nostro tempo di oggi. Al fine di scorgere chiaramente l’orizzonte del nostro tempo futuro.

Scegliere il proprio prossimo è un lusso regale che vale sempre la pena concedersi.
Nella foto: Opera di Amanda Cass

Noi donne siamo così ossessionate dalla dieta che la vorremmo imporre anche alle nostre… piante grasse.
Ironie di Rosanna Marani

La rete rivela una moltitudine di Tizio Caio e Sempronio che ha il senso di sé, ma che, ahimè, non possiede il senso del se.

È amore quando nella pupilla resta l’impronta di un corpo, carne di una essenza.
Nella foto: Opera di Sylvie Romeiu, Moderato Cantabile, 2015

Molti, moltissimi hanno un io. Pochi, pochissimi hanno un tu.

Ex alcolista: Tenere il Bacco chiuso.
Ironie di Rosanna Marani

Il Dio, l’entità superiore alla quale si rivolgono gli uomini credenti nella loro religione, ci tramandano, ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. L’uomo Adamo ha preso alla lettera il teorema, dalla sua nascita e si è sentito divino. Ovvero in grado di arrogarsi qualsiasi diritto di sopraffazione nei confronti di ogni altra creatura vivente sul pianeta. È da questa presunzione, credo, che nascono i mali del mondo, le diseguaglianze, le crudeltà, le porcherie commesse sulle creature reputate diverse dal carnefice e dal suo credo e dunque destinate ad essere vittime, causa la loro alterità. La violenza dell’omicida, votato al sacrificio di sé, perché è solo un assassino, portatore insano di ideologia fanatica e non martire umano di una causa spirituale, diventa assuefazione per lui, suicida, il suo corpo, tempio del terrore, che offre al suo Totem, il sangue di creature innocenti, l’elisir di una follia spaventosa, di una cultura di morte inaccettabile e incomprensibile. Ma quale Dio può essere senza pietà, senza misericordia, senza amore? Quale religione può essere foriera di disperazione e di orrore?

Disprezzo profondamente i parassiti, gli individui che succhiano la vita altrui, qualsiasi afflato di vita fisica o spirituale, senza riposarsi mai, non essendo dotati di una vita propria. Quelli che invece di tutelarla la vita, di rispettarla la vita, la straziano, la vendono, la uccidono, la avvelenano, la manipolano, la squartano, la rubano, per esibirla come trofeo, ricatto del proprio miserabile riscatto. Coloro hanno due difetti: quello di essere nati e quello di non essere ancora morti.

È un attimo. Se non presti attenzione, il bracconiere di emozioni, ti borseggia il cuore in un nanosecondo e se lo infila in tasca, mentre ti fissa negli occhi mentendo amore.

L’indipendenza economica va di pari passo con l’autonomia emotiva.

Lo stile è l’eleganza del carattere, la personalità del pensiero, la coerenza dell’azione che ben pochi posseggono.

La bellezza incute terrore a chi ne è sprovvisto, poiché ergendosi a suo giudice, lo condanna inesorabilmente all’invidia.

Nel corso della vita attraversi due fasi. Nella prima cerchi i complimenti. Nella seconda cerchi i complementi.

Io e D’Io: l’apostrofo divide il bene e il male, il buono e il cattivo, l’umile e l’arrogante, l’umano e il disumano, la morale e l’amorale, il puro e il corrotto. A noi, quotidianamente tocca scegliere da che parte stare per stare in pace con noi stessi.

Pochi realizzano che allentando il cappio della corda che li soffoca possono usare la stessa corda per evadere.

Il dolore è il nostro solo e grande maestro di vita. O ti degrada o ti salva.

Boria: Cercare l’ego in un pagliaio.
Ironie di Rosanna Marani

Le nostre relazioni si basano sull’umore emotivo che ci pervade nel corso del nostro continuo mutamento interiore. E così capita che transitino dalla fase in cui noi abbiamo molto amore da offrire, alla fase in cui cerchiamo molto amore da ricevere. Fino a quando, raggiunto l’equilibrio, tra il nostro io e il nostro ego, siamo disponibili a dare e a ricevere in eguale misura, non avendo più necessità di alcuna compensazione alla nostra paura e di alcun incentivo al nostro coraggio di amare.

Reputo che la poesia sia una forma di scrittura non codificata, creata dal sé. Non ha regole o schemi definiti essendo creatività, metafora, scandaglio di sensazioni, a mio avviso, ma deve possedere solo una fondamentale caratteristica: l’armonia delle parole, che è musicalità di tono, che è ordine emotivo, che è matematica di sentimenti.

Non c’è interlocutore da ascoltare più interessante di uno sciocco quando tace.

L’immensità di un sentimento che coagula l’inarco dell’emozione a superare le parentesi dei confini della sua bellezza e la sudditanza della carne a divenirne tempio, raggiunge il sublime delle consonanze tra spirito e materia, là, fin sotto la soglia più alta della contemplazione reciproca dell’amore, in due corpi amalgamati, che diventano liquidi della passione sorgente del desiderio, tale all’acqua, che sgorgata dalla fonte, affluisce e defluisce nella magnificenza dell’onda della mareggiata.

La parola esprime il nostro pensiero, il nostro pensiero esprime il nostro essere, il nostro essere esprime la nostra sensibilità, la nostra sensibilità esprime il nostro sentimento, il nostro sentimento esprime il nostro stile. Il nostro stile esprime la nostra parola.

La società è allo sbando. Non offre esempi di modelli morali. La crisi economica, lo spettacolo da basso impero offerto dai politicanti e l’abbrutimento della estetica della coscienza e il degrado dei costumi, suscitano, sommuovono, aizzano solo i bassi istinti e così i più deboli e indifesi, sono massacrati anche fisicamente, mogli, bambini, animali, non c’è differenza alcuna, tra le vittime, intendo dire creature che non sanno difendersi, come antidoto alla rabbia da quei bruti, feccia, che individui o uomini non possono essere chiamati, che sanno inoltre di potere farla franca. Tutto parte dall’esilio della cultura. È la cultura il diaframma che separa il bene dal male. Il bene ovvero la bontà nasce dalla bellezza e la bellezza è di per se stessa etica. La vita come opera di bene, capolavoro dell’uomo e sacra nel suo significato, dovrebbe essere il risultato della sensibilità acquisita dalla cultura che è bontà che è bellezza che è etica. Ma la vita oggi, vale solo per chi ha quattrini al fine di acquistarla. Già… la vita oggi noi, l’abbiamo messa in saldo.

Sentire e non ascoltare, vedere e non guardare. Sono le percezioni che inducono le sensazioni che ci conducono all’altro. Esattamente come la carezza è l’avanscoperta del desiderio, la ricognizione del piacere, le vibrazioni sono l’avanscoperta della attrazione vicendevole, la ricognizione dell’altrui essenza. Ed è solo il silenzio la cornice dell’intesa dell’amore.
Nella foto: Opera di Sara Pattarino, L’intesa

L’individuo che diventa persona è la somma di sofferenza e coraggio, la sottrazione di rancore, la moltiplicazione di entusiasmo, la (con)divisione di esperienza.
Nella foto: Persona di Ingmar Bergman

A volte capita di vivere sotto lo stesso tetto per anni e di non incontrare mai il coinquilino. E così succede di condividere lo stesso letto con uno sconosciuto.

Per sentirsi qualcuno, qualcuno si accontenta di diventare chiunque.

Quanto tempo ho da spendere? Conto le mie monete di attimi, tra un ancora e un domani, tra un chissà e un forse, tra un se e un ma, del tempo che mi è stato regalato e mi accontento delle mie monete di attimi già spese. Non posso acquistarne altre. Il tempo non è in vendita.

La poesia è in qualche modo, nostalgia. Nostalgia di una utopia, utopia di un mondo pensato, intessuto dagli umori delle emozioni che dipanano la matassa del tempo. Il tempo, impareggiabile tessitore, trova il bandolo. E fa in modo di districare i grovigli del gomitolo, perché resti un filo. Solo un filo di vita.
Nella foto: Opera di Chris Dessaigne

L’armonia è accordo, l’accordo è emozione, l’emozione è somma, la somma è matematica, la matematica è pentagramma, il pentagramma è musica, la musica è nota, la nota è ispirazione, l’ispirazione è poesia, la poesia è parola, la parola è armonia.

La libertà di essere se stessi è sempre frutto della disobbedienza agli schemi imposti, della ribellione all’ipocrisia dei vincoli e del rischio di averla, la libertà, come sola compagna, al tramonto della propria vita.

Il destino non ha l’irresistibile potere di determinare la nostra vita. È la vita ad avere l’irresistibile potere di determinare il nostro destino.

Delusione sentimentale: Essere di cattivo amore.
Ironie di Rosanna Marani

Grazie a chi mi apprezza e lo scrive. A chi me lo comunica e mi regala partecipazione e attenzione E amore e tempo. Che deve desiderare di più una signora che ha già tanto vissuto e che scrive e legge le sue poesie? Captare l’emozione, sentirla, viverla, provarla nelle vene e nella saliva, descriverla, condividerla e sommuoverla nel cuore delle persone? Beh, io credo che l’Universo sia davvero molto buono con me. E lo ringrazio chinando il capo commossa. Namastè.
Da l’Orto di Rosanna, Namastè https://lortodirosanna.wordpress.com/2014/03/28/namaste/

L’invidia è la manifestazione plateale dell’ammissione della propria inferiorità. Corrode chi la prova e loda chi la riceve.

La rete ti offre notorietà, ti regala migliaia di contatti ma non ti offre valore, né ti regala personalità. Se sei meschino, vacuo, presuntuoso, arrogante, resti quel che sei, circondato e seguito da altrettanti tizi, del tuo stesso, scarso spessore. Anche gli sciocchi hanno bisogno di un Re Travicello per sentirsi meno sciocchi.

Amare le proprie cicatrici di errori, come amare le proprie rughe di emozioni, avvertirle come stazioni del proprio viaggio, come parte dei propri raggi di sorrisi e delle proprie fiumane di lacrime, permette di morire e di rinascere. Permette di essere. Ed essere è quello conta. Perché noi siamo causa ed affetto di noi stessi.

Il destino non è altro che la virata che imponiamo ad ognuna delle nostre scelte. E se non scegliamo siamo la cloche del destino di altri.
Nella foto: La locandina de La “Forza del Destino” di Giuseppe Verdi realizzata dal pittore Rafal

Il principio ovvero il valore dell’etica viene prima della persona. Sarebbe a dire che l’onestà intellettuale non tollera né antipatie né simpatie.

Per qualcuno il riscatto morale della propria vita coincide con il ricatto amorale dell’altrui esistenza.

La religione dell’uomo è l’umanità.

Quando ci lamentiamo di essere incompresi, non ci sfiora la mente il pensiero che parliamo spesso a qualcuno, molto raramente con qualcuno.

Il conflitto tra il se del sé che ci segnala incoerenza tra chi si vorrebbe essere e tra chi si è obbligati ad essere da qualsivoglia impedimento morale (o mortale?) degenera nello stress, che è come dire… tirare il freno a mano di una auto in corsa. E così è fatale lo sbandamento nelle curve della vita.

L’arroganza più arrogante appartiene al moralista, in perenne lotta con le sue turbe psichiche, che vuole imporre agli altri la censura emotiva generata dalle sue fobie.

O si è preda o si è predatori. Se si è preda si abbocca alla lusinga del proprio io. Se si è predatori si getta la lusinga del proprio ego. La preda sacrificata trasforma il dolore in amore. Il predatore carnefice trasforma l’amore in dolore.

Il tempo ordinario scorre in attimi. Il tempo straordinario scorre in battiti.

Ricordarti di portarti sempre con te in qualsiasi viaggio tu abbia desiderio di intraprendere.

Chi tace, consente.

È preferibile la compagnia di una assenza presente ad una presenza assente.

Mai lasciare porte e finestre contemporaneamente aperte sulla propria vita. Si corre il rischio che un tornado codardo ma prepotente di promesse che restano premesse, la spazzi via. La spezzi via. Meglio fare attenzione al primo spiffero di bugia e serrare bene le ante e le vetrate per non ritrovarsi con la pelle a brandelli.

Auguro buon tempo a chi ha scelto di donare la bellezza della bontà anche oggi. A chi ha rammendato brandelli di strazio con una carezza o un abbraccio, una parola. A chi ha regalato attenzione, la virtù dell’amore, deglutendo la collera per trasformarla in bolo di ribellione alla ingiustizia. Qualsiasi essa sia e da qualsiasi parte provenga. All’altra parte di umanità, quella che disfa e corrompe la bellezza della bontà, auguro una notte insonne, sudata, tormentata dai peggiori incubi prima di incontrare la propria coscienza e di ascoltarla.
Nella foto: Il bacio di Klimt, dettaglio.

L’abitudine è lo stato di cattività dell’uomo.

Ho imparato che ogni tanto si deve esigere una pausa di riflessione prendendo la giusta distanza dal proprio io. Fa bene staccarsi dal me. Fa bene osservare dall’esterno l’altra lei, l’altro lui. Fa bene corrersi fuori.

Credo che la sensualità sia l’eleganza dell’animo mentre il sexy sia semplicemente la sfacciataggine del corpo. Per trovare la propria sensualità, ritengo occorra una vita intera di maternità di percezioni, rese sensazioni, espresse come vibrazioni.

Si cerca affannosamente l’amore della propria vita mentre ci si scorda ostinatamente di cercare la propria vita con amore.

Molto gratificante venire a conoscenza che i miei lettori, sono soddisfatti dell’acquisto di Po(s)sesso, e non vogliono essere rimborsati! Il mio umore, oggi balla la samba!

Temo la carità cristiana. Per celebrare la resurrezione di una vita, una fede sacra che salva l’anima, sacrifica milioni di vite innocenti, un gusto profano che non salva il palato.

La realtà che stiamo vivendo è un ossimoro indegno, rappresentata da un prelato straricco, da un veterinario cacciatore, da un’insegnante pedofilo, da una infermiera aguzzina, da una madre assassina, da un politico ladro, da un magistrato disonesto, da un imprenditore corrotto. Disordine morale, confusione di ruoli hanno un solo significato: l’assenza totalizzante dell’etica nella nostra società. Prosit.

A volte chinare la testa significa innalzarsi.

Quando si è giovani, si impiega il tempo per spendere il tempo, quando si è vecchi, si impiega il tempo per guadagnare tempo.

Parlamento: Mettere una foglia di Fico alle impudenti diatribe sulle elezioni dei presidenti.

Fino a quando noi donne divinizzeremo l’uomo, saremo suddite. Dobbiamo cercare invece nell’uomo, che ha avuto nell’arco della storia una totale libertà espressiva, un modello di umanità, che ci ispiri ad avvicinarci il più possibile alla perfezione della nostra individualità. Che è unicità, che è autonomia, che è indipendenza da qualsiasi “preconcettuoso” pregiudizio tramandato dalla arroganza della sua onnipotenza.

La bugia, l’unica materia in cui noi italiani siamo laureati con dieci e lode, si articola nella bugia vanitosa, nella bugia autolesionistica, nella bugia ipocrita, nella bugia fiscale, nella bugia amorosa, nella bugia diplomatica, nella bugia consenziente, nella bugia consolatoria, nella bugia ipocrita, per arrivare alla sua esaltazione nella bugia politica, la bugia più desolante e indecente che incorona la politica, regina di millanterie.

L’ufficio stampa dell’Eden ha rilasciato il seguente comunicato con preghiera di pubblicazione ed io lo divulgo volentieri: In considerazione della violenza, dell’odio, dell’intolleranza, del razzismo, della corruzione, del fanatismo religioso, degli stupri, degli omicidi per orientamento sessuale, insomma dei peccati commessi quotidianamente sulla terra, da uomini che hanno abiurato il concetto di umanità, si comunica che le vie del Signore sono finite.

La felicità è sgranare il proprio tempo senza rimorso o rimpianto, dilatando un secondo estatico o comprimendo un’ora disperata. Lasciando la libertà della scelta del ricordo al proprio pensiero, per vivificare gli attimi brillanti o cancellare i minuti cupi.

Mai cercare l’amore. È l’amore che ti deve trovare.

C’è chi vive solo perché non è ancora morto.

Il libro è l’esame di coscienza di chi lo scrive e di chi lo legge. Un bisturi di parole che separa la visione dalla realtà, tagliando di netto la percezione di sé, ispirata dall’ego e quello che si è, descritta dall’io.

Non esiste più la qualità di una volta. Oggi, anche le stelle, sono … scadenti.

La poesia è la preghiera dell’anima, la musica il suo breviario. L’arte il suo vangelo.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Arrabbiatura: Chiudersi nella propria (di)stanza.

Il degrado alberga nella inciviltà della maleducazione dell’uomo, che sia cittadino e che sia governante. Accomunati dalla volgarità del loro comportamento, sia individuale, sia collettivo. Ergo la massa acefala, è paragonabile alla casta politica nullafacente. Il degrado è deteriorata disarmonia, è arrogante disordine, è abominevole incuria dell’anima genetica sociale.

Siamo la culla e la tomba di chi amiamo.

Si può invecchiare senza dimenticarsi.

Noi, nella società non siamo davvero noi, ma solo la facente funzione del ruolo che occupiamo. Ovvero una esibizione della nostra apparenza. Non della nostra identità.

I boriosi, i superbi, i narcisisti, patiscono la sconfitta come un oltraggio alla loro idolatrata superiorità. Ma la vita non fa sconti neppure a loro e quando sono costretti a chinare la testa e ad umiliarsi per richiedere aiuto, mistificano il loro orgoglio con una finta umiltà. Al solo fine di intenerire gli altri ed avere sostegno, economico, fisico e morale. Si appellano dunque, a coloro che ritengono siano le persone più sensibili e dunque manipolabili. Quando rialzano la testa, in un battibaleno affogano nella dimenticanza il loro pregresso stato di bisogno. E per cancellare ogni traccia dell’onta della ferita alla loro vanità, che fanno? Cambiano la frequentazione delle persone per non incontrare più, lontano dagli occhi lontano dal cuore (che non hanno), chi ricorda loro, un momento di umanità rubato. Spariscono, si mimetizzano nella oscura indifferenza degli irriconoscenti, dei meschini e dei vigliacchi. Capiterà allora un giro di walzer nella cerchia di conoscenti da rinnovare, tante volte quante saranno le volte in cui questa specie di parassiti egotistici, si troverà a terra, ad osservare la polvere della disgrazia. Mentre a ben vedere e a ben capire, sono proprio loro la peggior disgrazia che possa capitare di incontrare, ad un animo generoso e pulito.

Il limite e l’esaltazione della parola sono nella sua interpretazione. Non quello che si dice significa, ma il modo in cui viene percepita è il suo significato. Solo la comunicazione dei sensi è vera comprensione, è vera intesa.

Per taluni dicesi solidarietà, per tal altri dicesi impunità.

La sciatteria esibita nelle vesti è spesso rivelatrice della medesima sciatteria celata nei sentimenti. Come se all’orlo sdrucito dei pantaloni o alla tasca scucita della giacca, corrispondesse una disarmonia dell’anima, come se la sinecura del proprio aspetto, coincidesse con il disagio della propria essenza. Perché misconosciuta, perché temuta, perché domata, perché rifiutata. La sciatteria emotiva, porta alla indifferenza, quella indifferenza che corrompe lo spirito.

C’è un tempo che galoppa, un tempo che inciampa, un tempo che si trascina lento. C’è un tempo che si blocca. Incredulo, spezzato, reciso. C’è un tempo morto, ucciso dalla mano dell’uomo che ha usato le lancette del suo orologio come pugnali. C’è un tempo precipitato nello stagno nauseante e putrido dell’odio. C’è un tempo che si è inginocchiato alla morte dell’umanità e che non si rialzerà mai più.

Il politico condannato in via definitiva che non decide, in un soprassalto di vergogna, di dimettersi dalla sua carica né di restituire le sue pingui e inique prebende, che non si preoccupa di chiedere scusa a noi cittadini, che è applaudito dai suoi sodali, che esulta, in Parlamento, con un ghigno di soddisfazione, a favore di telecamera, che ci sputa in faccia la sua sfrontatezza, merita solo di essere indicato a dito, come un onorevole pregiudicato che disonora la dignità dell’uomo.

Briciole. Quando sbocconcelli una fetta di pane forse ti preoccupi dove cadono le briciole?
Saranno cibo per un passerotto, saranno indicazioni per un Pollicino smarrito, saranno schegge di farina lievitata, pestate da una scarpa insolente. Ecco l’amore, per me è una pagnotta che si mangia a morsi e si offre intera. E non mi interessa davvero sapere che fine faranno quelle mollichine che sfuggono alla mia presa, quando la mia fame si sazia.

La cura del dettaglio è la rivelazione della intensità di ogni impulso che crea l’insieme, nella ricerca della sua perfezione.

Fin tanto che i nostri genitori sono in vita, qualsiasi sia la nostra età, noi siamo, ci sentiamo figli. Sappiamo di non essere i capostipiti, i primi della lista che secondo natura, moriranno. E così capita che improvvisamente e traumaticamente diventiamo adulti solo e quando trasmigriamo dal ruolo di figlio al ruolo di genitore (di noi stessi). Il passaggio è molto doloroso, ma ineludibile.

Felicità è mantenere la parola con se stessi. Non tradirsi, dopo essersi ritrovati, spogliati e sbucciati. Per arrivare al nocciolo, che è quel che si è, del frutto della propria vita. Nudo e crudo.

Illusione. Delusione. Dipendono solo e sempre dalle nostre (pre)visioni. Siamo abilissime, noi donne, a farci male da sole. Non è l’altro che delude. Siamo noi che ci illudiamo.

Il limite della fune tirata dal disagio dell’anima. Lo so. È il cedimento del pensiero. Che diventa malattia di un corpo che cede. Che si arrende. Già, preferiamo essere masochisti piuttosto che sadici. Ci fa stare bene nel male. Vittime di noi stessi. Carnefici di noi stessi. Per carità profana.

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

Cartello di avviso di un Sexy Shop: Mi assento un attimo. Porno subito.

Ci sono persone che incontri, che non sono soltanto persone ma anche e soprattutto, brivido. Può essere la voce, può essere lo sguardo, può essere la gestualità, può essere la grazia, può essere la sensualità, che emanano con estrema naturalezza, ed è quella caratteristica connaturata al loro essere, che sovrasta la fisicità e fa di loro, solo brivido. Di pura emozione che sanno trasmettere e che è possibile dimenticare ma che è impossibile scordare.

C’è chi trova un motivo per amare e c’è chi invece trova un movente.

Ogni religione è una prigione che necessita di secondino e di prigioniero. Il punto focale del dominio da parte del secondino, è la repressione sessuale del prigioniero, comandata dal secondino superbo e assecondata dal prigioniero ignorante. La pretesa di dirigere e di reprimere le pulsioni naturali dell’uomo, è la pietra tombale della convivenza in una società che si reputi civile. Perché si sotterra il rispetto reciproco che dovrebbe esserci tra l’individuo uomo e l’individuo donna. È uso e scempio della donna, indicata come portatrice di peccato e non come creatrice di vita. E questa repressione che soggioga e porta al fanatismo, è il focolaio di mille guerre volute dall’IO dell’uomo, che fa credere di essere Dio, (D’Io) ad altri uomini.

Questa Europa, più che l’Europa dell’euro, pare l’Europa della neuro.

Selfie di alcolisti: Foto di grappa.

Il mutamento consapevole della donna passa quando, dall’essere considerata oggetto di desiderio, arriva a considerarsi soggetto del desiderio.

Ormai siamo diventati una chimera tecnologica. Metà uomo, metà cellulare. Galline in un pollaio. Cococo cococo cococodè. Sappiamo tutto di tutti, perché tutti ci fanno sapere di aver fatto l’uovo ovunque, per strada, al bar, al parco, a teatro, in chiesa, dal medico, al ristorante, al museo, al cinema, al funerale, al matrimonio e, ehmmm, a letto. Eh già, Il telefonino è il nostro alter ego. L’ologramma della nostra vita. Epperò, è anche l’apparecchio misuratore della nostra (de)pressione quotidiana.

A colui che ti sputa in faccia il: “Lei non sa chi sono io!”, si dovrebbe sempre e prontamente replicare con:” Certo che lo so, lei è un cretino!”

PD: Partito Desaparecido.

Felicità: Fare il tutto esaudito.

Preferisco occuparmi di chi mi precede, nel tentativo di superarlo piuttosto che di occuparmi di controllare chi mi segue, nel tentativo di seminarlo.

Quando ci lamentiamo di essere incompresi, non ci sfiora la mente il pensiero che parliamo spesso a qualcuno, molto raramente con qualcuno.

Mi vergogno per chi non prova vergogna.

Credo che esista l’uomo e che esista l’aborto di uomo, i due contrapposti schieramenti che rendono umana e disumana la convivenza e che formano la civiltà e la inciviltà. La differenza la fa il pensiero e il non pensiero. Se si pensa si vola, se non si pensa si striscia.

Caro Stato che è stato…Sono ammalata e faccio in tempo a morire prima di farmi visitare nella data fissata, tra un anno alla Asl di competenza. E se dovrò essere operata meglio che scelga molto bene un medico non medico raccomandato dai tuoi soloni, che magari sbaglia col bisturi e zacchete risolve tutti i miei problemi in un minuto. Così i miei figli poi dovranno fare a botte per seppellirmi bypassando la lobby dei becchini. Ecco il conto che pago io. Sofferenza.

Caro Stato che è stato…Mia figlia non può uscire di casa la sera. Orde di assatanati giovinotti che provengono da terre lontane e che hanno la donna schiava al loro paese, pensano che le nostre figlie, le nostre donne siano ragazze facili. Così le stuprano, che tanto se lo sono voluto loro. Tu, corsi di informazione per avvisarli che qui è un’altra musica li fai, oppure ti limiti ad ammassare gente come topi nelle fogne dopo averli accolti? Ecco il conto che pago io. E che paga mia figlia. Paura.

Caro Stato che è stato…Ho una età quasi da pensione, ma la pensione sarà se sarà minima, insufficiente a farmi vivere una vecchiaia decente. Che debbo fare? Rovistare nei cassonetti? Ecco il conto che pago io. Povertà.

Caro Stato che è stato…Non possiamo girare per la città, non è garbato vedere gente che urina e defeca e si fa la doccia nelle fontane. Ecco il conto che pago io. Indecenza.

Caro Stato che è stato… Desidererei sapere cosa fai con le mie tasse, ovvero cosa fai per me. Ho la casa e il negozio allagati, ti ricordi i condoni edilizi che hai regalato a man bassa? Ecco il conto che pago io. Rabbia.

Caro Stato che è stato…I miei figli non vanno a scuola. Perché? È caduto un calcinaccio dal soffitto sotto un tetto di eternit che per poco non li ammazzava. Resteranno ignoranti ma almeno vivi. Ecco il conto che pago io. E che pagano i miei figli. Ignoranza.

Caro Stato che è stato…Sono disoccupata, la ditta dove lavoravo, ora commissiona la mano d’opera all’estero. Ed io devo vivere di carità. Ecco il conto che pago io. Angoscia.

Caro Stato che è stato…Sono stata sfrattata, e non posso occupare una casa che è già stata occupata da un altro poveraccio come me. Vivo in roulotte. Ecco il conto che pago io. Disagio.

Caro Stato che è stato…Fai attenzione. Io non ho votato i tuoi onorevolissimi onorevoli parassiti, non me lo hai permesso. È faccenda tua, tutta tua. Sappi però che la misura è colma, esonda. E come puoi constatare, condona una volta, condona due volte, alla terza il fiume straripa e si porta a valle ogni cosa. Compreso i detriti di una politica che sa solo di fango, di appropriazione indebita, di interessi personali, di corruzione, di inciuci. Di spregio e sfregio alla civis. E alla Nazione. Ecco, io il conto l’ho pagato. Ora aspetto che sia tu a saldare ogni debito. Con gli interessi. Tua ex cittadina …

Elezioni: L’Italia s’è destra.

Credo non esista una donna al mondo, che per almeno una volta nell’arco della sua vita, non sia stata colta dalla sindrome del … rimorso spese!

Per pacificarsi col proprio destino, è buona norma smettere di esserne complici.

Ricordarti di portarti sempre con te in qualsiasi viaggio tu abbia desiderio di intraprendere.

Quanta impazienza occorre nella vita per viverla!

Ogni arrivo è una partenza.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Considero Maestro, quell’Alunno che mentre impara, non si accorge di insegnare.

Modi di dire riveduti e (s)corretti: Non si sputa nel piatto dove mangi, ma è buona norma anche, non sputare neppure in faccia di chi ti ha apparecchiato la tavola.

Si cerca affannosamente l’amore della propria vita mentre ci si scorda ostinatamente di cercare la propria vita con amore.

È buona norma imparare a farsi morti con coloro che non si fanno vivi.

Cadono le teste come mele marce…ma preferirei che qualcuno scuotesse l’albero per farle cadere. Per esempio, un frutticoltore onesto e ligio alle stagioni che riconoscesse il frutto maturo… prima di lasciarlo marcire.

 

Ho imparato che non è affatto facile amare e non è altrettanto semplice lasciarsi amare. Occorre una quarantena contrita, un saliscendi vorticoso dentro e fuori da sé. Un digiuno disintossicante che permetta di apprezzare poi, il cibo nutrimento che si offre e il cibo nutrimento che si riceve. Per tuffarsi nel saliscendi con l’altro da noi, nell’insieme.

Siamo incorreggibili, ci lamentiamo spesso e ci lagniamo sempre di tutto e per tutto quello che fanno gli altri, e si sa. Quello che non si sa se non si vede, è l’incuria con cui noi cittadini arroganti e sconsiderati, trattiamo le nostre strade. Una passeggiata, in un giorno qualsiasi, svela la nostra costante e reiterata maleducazione. Chi fuma, getta i mozziconi ancora accesi, per terra. Chi sgranocchia una merenda o uno spuntino o una caramella, getta la carta e la scatola di cartone della pizza, per terra. Chi beve, getta la lattina o la bottiglietta di vetro vuote, per terra. Chi ha un cane, lascia gli escrementi, per terra. Chi mastica la gomma, quando si stufa, getta i rimasugli, per terra. Poi pretendiamo, con questo esempio di alta civicità, che il Governo ci tuteli dal degrado. Mi pongo una sola domanda: noi cittadini di tale mal fatta guisa, a casa nostra, siamo avvezzi a ridurre il salotto tale ad un immondezzaio? Il dubbio, mi pare oltremodo legittimo.

Temo che parecchi individui di genere maschile, siano cresciuti…orfani di madre. Ovvero di sensibilità, gentilezza, educazione, ovvero di senso di rispetto nei confronti altrui e che per tale ragione, ahimè, siano costantemente in procinto di… diventare uomini.

L’unica virtù che amo è la virtù che sa peccare e che non si pente affatto di avere peccato.

Mi corre l’obbligo di una considerazione. Anche gli appassionati internet lovers timbrano il cartellino, nell’ufficio “ogni lasciata è persa.” Sono effettivamente attivi dal lunedì ore 9 al venerdì ore 18. E si capisce la ragione, non possono fare straordinari né il sabato né la domenica, che il loro capo, la moglie, nel fine settimana, è molto presente e vigile. Molto vigile.

Quando la vita si diverte a scompigliare le carte del tuo destino, ti fa trovare l’amore giusto nel tempo sbagliato e l’amore sbagliato nel tempo giusto. Quel tempo spaiato che cela tra le sue pieghe, l’amore giusto e rivela tra le sue piaghe, l’amore sbagliato. L’amore sbagliato nel tempo giusto, è quell’amore troppo consumato, troppo esaurito, troppo vissuto che il cuore permette di lasciare, evaporandolo nel rimorso. L’amore giusto nel tempo sbagliato, è quell’amore mai consumato, mai esaurito, mai vissuto che il cuore si rifiuta di lasciare andare via, uncinandolo al rimpianto.

Tutto ciò che viene suggerito dalla passione, finisce in fuoco. Tutto ciò che viene suggerito dalla vanità, finisce in cenere.

Accadesse il giorno perfetto, potremmo incorniciarlo nell’eco del nostro sguardo per rivederlo, potremmo liofilizzarlo, farlo seccare come un petalo di fuoco nel libro dei nostri ricordi per conservarlo. Potremmo metterlo sotto il vetro della nostalgia, difendendolo dalla polvere del tempo per ammirarlo, potremmo riprodurlo sulla pellicola della memoria per riviverlo a nostro piacimento, potremmo clonarlo nel nostro sentire in una serie infinita di emozioni per cristallizzarlo. Nell’attesa di un giorno che ancora non abbiamo vissuto e che ci illudiamo sarà … “più” perfetto.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Talune domande che ci poniamo sono già esse stesse risposte che non vogliamo ascoltare.

Lettera allo Stato che è stato.

Scrivo per sfogarmi, questa letterina, a nome di un qualsiasi cittadino che vive in Italia, oggi e che non avrà mai risposta se non la rivolta civile, non violenta.

Caro Stato che è stato, desidererei sapere cosa fai con le mie tasse, ovvero cosa fai per me.

Ho la casa e il negozio allagati, ti ricordi i condoni edilizi che hai regalato a man bassa?
Ecco il conto che pago io. Rabbia.

Sono ammalata e faccio in tempo a morire prima di farmi visitare nella data fissata, tra un anno alla Asl di competenza. E se dovrò essere operata meglio che scelga molto bene un medico non medico raccomandato dai tuoi soloni, che magari sbaglia col bisturi e zacchete risolve tutti i miei problemi in un minuto. Così i miei figli poi dovranno fare a botte per seppellirmi bypassando la lobby dei becchini.
Ecco il conto che pago io. Sofferenza.

Sono disoccupata, la ditta dove lavoravo, ora commissiona la mano d’opera all’estero. Ed io devo vivere di carità.
Ecco il conto che pago io. Angoscia.

Sono stata sfrattata, e non posso occupare una casa che è già stata occupata da un altro poveraccio come me. Vivo in roulotte.
Ecco il conto che pago io. Disagio.

Ho una età quasi da pensione, ma la pensione sarà se sarà minima, insufficiente a farmi vivere una vecchiaia decente. Che debbo fare? Rovistare nei cassonetti?
Ecco il conto che pago io. Povertà.

I miei figli non vanno a scuola. Perché? È caduto un calcinaccio dal soffitto sotto un tetto di eternit che per poco non li ammazzava. Resteranno ignoranti ma almeno vivi.
Ecco il conto che pago io. E che pagano i miei figli. Ignoranza.

Mia figlia non può uscire di casa la sera. Orde di assatanati giovinotti che provengono da terre lontane e che hanno la donna schiava al loro paese, pensano che le nostre figlie, le nostre donne siano ragazze facili. Così le stuprano, che tanto se lo sono voluto loro. Tu, corsi di informazione per avvisarli che qui è un’altra musica li fai, oppure ti limiti ad ammassare gente come topi nelle fogne dopo averli accolti?
Ecco il conto che pago io. E che paga mia figlia. Paura.

Non possiamo girare per la città, non è garbato vedere gente che urina e defeca e si fa la doccia nelle fontane.
Ecco il conto che pago io. Indecenza.

Caro Stato che è stato, fai attenzione. Io non ho votato i tuoi onorevolissimi onorevoli parassiti, non me lo hai permesso. È faccenda tua, tutta tua. Sappi però che la misura è colma, esonda. E come puoi constatare, condona una volta, condona due volte, alla terza il fiume straripa e si porta a valle ogni cosa. Compreso i detriti di una politica che sa solo di fango, di appropriazione indebita, di interessi personali, di corruzione, di inciuci. Di spregio e sfregio alla civis. E alla Nazione.
Ecco, io il conto l’ho pagato.

Ora aspetto che sia tu a saldare ogni debito. Con gli interessi.
Tua ex cittadina
Rosanna Marani

Dimmi per chi voti e ti dirò che uomo non sei.

Ritengo che il sacrosanto divieto di fumo appena definito dallo Stato così premuroso nella tutela della nostra salute, nasconda un messaggio occulto. Si, credo che lo Stato voglia avere il privilegio di ucciderci, evitandoci il fastidio del suicidio. Già, produce le sigarette, le vende e ci guadagna. Permette le emissioni inquinanti degli allevamenti intensivi e delle auto, non bonifica i terreni inzuppati di percolato, sorvolando sul proliferare di orti rigogliosi di tossine, è complice dell’avvelenamento quotidiano con cui imbandiamo la nostra tavola e ci guadagna. Si allea con le lobbies industriali che sradicano alberi e onde per profitto petrolifero, lascia intatti i mostri dell’abusivismo, favorendo disastri, alluvioni, ammorbamenti e ci guadagna. Dunque, dimostra la sua sollecita cura nell’indirizzarci alla morte che più gli aggrada, ma dopo aver tratto il massimo guadagno dalle nostre malattie ed avere ottemperato ai suoi debiti di (dis)onore, restando in combutta con le case farmaceutiche. Ah, non ci permette di praticare l’eutanasia, poiché preferisce sogghignare sotto i baffi dell’Erario, mentre assiste alla nostra lenta agonia.

Separati in casa: Condannati ai livori forzati.

La religione è un salvacondotto. I più la praticano per avere la certezza dell’assoluzione ancora prima di scegliere quale peccato commettere.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

I moralisti hanno paura della felicità propria per cui detestano quella altrui, poiché la conquista della felicità necessita di quel coraggio di scelta che loro, pavidi, non assumeranno mai.

Ognuno di noi si merita di essere la prima scelta, in ogni settore della propria vita, non la scelta di scorta che inesorabilmente, diviene la scelta di scarto.

Mi disgusta pensare che un politico ladro, truffatore, corruttore abbia goduto e possa continuare a godere dell’appellativo onorevole.

Il limite e l’esaltazione della parola sono nella sua interpretazione. Non quello che si dice significa, ma il modo in cui viene percepita è il suo significato. Solo la comunicazione dei sensi è vera comprensione, è vera intesa.

Chi teme la bulimia dei sentimenti e si ritrae dalle emozioni, si condanna a legarsi, subendone la paura, a chi ne è privo, poiché è tranquillizzato dalla sua statica anoressia emotiva che gli permette la vivenza, negandogli però, al contempo, la possibilità di essere in vita.

Se pensassimo anche solo un momento, che noi siamo il ricordo che lasciamo a coloro che ci incontrano, a coloro che ci ascoltano, a coloro che ci leggono, credo che sceglieremmo con molta più cura le parole da pronunciare, le parole da inghiottire, le azioni da compiere, le azioni da annullare.

Dentro una gioia, serpeggia acquietato, il ricordo di un dolore. Dentro un dolore, serpeggia addormentata, la speranza di una gioia.

La curiosità è la lente di ingrandimento dell’intelligenza.

Il senso del ruolo è definito dai limiti imposti dalla propria attenta, vigile, inflessibile dignità. Chi se ne priva, scivola fatalmente nella pozzanghera del ridicolo.

Certo che posso giustificare la maleducazione. Ma solo se colui che si è mostrato maleducato è in coma o è deceduto.

Ti ringrazio mio signore per avermi fatto incontrare anche oggi un imbecille che mi ha mostrato la strada per non diventare mai come lui, e che ho provveduto a buttare, non lo nascondo, con intima soddisfazione e certa della tua approvazione, nel girone dei bannati. Amen.

Puoi diventare un ex professionista, ex giornalista, ex avvocato, ex medico e via a scegliere. Ma mai mai e poi mai diventerai un ex artista. Perché l’artista decanterà le emozioni fino al suo ultimo respiro.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

La sensualità è il fruscio della passione, l’eleganza del desiderio.

Ho imparato che … taluni da piccoli uomini crescendo si mutano in uomini piccoli.

Si trascrive la propria solitudine per essere amati. Si sottoscrive la propria solitudine per essere compresi. Si proscrive la propria solitudine per non essere soli.

L’entusiasmo è quella sfumatura rovente del carattere che ti permette di trasformare ogni tua ultima volta in ogni tua prima volta.

I ceppi che imprigionano la libertà individuale di trasformarsi in se stessi, sono lo stato di bisogno e il complesso di colpa. Dunque capita agli individui che aspirano a definirsi liberi, di arrivare ad un bivio e di dover scegliere quale libertà pretendere. E la domanda a cui rispondere è una sola: è più accettabile mentire a se stessi o mentire ai legami familiari e sociali? Qualsiasi risposta costa la sofferenza di sé.

La vita è un gioco, in cui alla fine si perde, ma che vale sempre la pena giocare.

Il punto di svolta è necessariamente un punto di rivolta.

Sono le parole non dette, quelle più intime e vere, sono le parole parlate dagli occhi, quelle più accese e luminose, sono le parole sussurrate dallo sguardo, quelle più complici e sincere, quelle destate dall’istinto e intinte nel silenzio dei sensi che comunicano la nostra sostanza.

Essere soddisfatti di sé è un traguardo difficile da raggiungere. Accettare le proprie manchevolezze, le proprie nevrosi, le proprie fobie, le proprie difettose lacune. E tentare di porvi rimedio è un vero lavoro di disciplina. Si cadono molte volte. Sono affossata nella depressione, sì, molte volte, troppe volte. Succede per fatalità, destino, quando l’autostima ti viene tolta in giovane età e percorri la tua strada non in solitudine ma isolata e ti senti sempre e comunque inadeguata, l’ultima della fila e lotti e combatti contro te stessa per trovare te stessa, che il mondo si fa prendere in giro facile facile se urli e digrigni i denti e lo destabilizzi. E tutti ti credono guerriera di ferro e ti invidiano magari, ma ti rispettano perché temono la tua crudezza rude nel parlare, la tua strafottenza sfacciata nell’agire. Che sono invece, solo cocciuta determinazione a proteggere la tua fragilità. Bene, raddrizzare la biga della vita che corre senza cavalli è una sfida. L’ho vinta ed ora sono felice di essere me, di essere con me, di farmi compagnia. Perché so di essere una persona perbene e tutto sommato tanto fortunata dall’esserne uscita forte, da quel buco nero. Auguro agli inquieti, ai depressi, agli sfiduciati per cause del, chiamiamolo Karma, solo questo: di volersi bene il prima possibile, qualsiasi cadavere abbiano chiuso a chiave nell’armadio. Tutti ne abbiamo almeno uno. E se non lo seppelliamo, prima o poi puzzerà di rimpianto. Di non essersi amati abbastanza.

Non sai cosa sia la sindrome del calzino? È quello smarrimento angosciante che prova il calzino superstite terminato il ciclo dell’immersione in lavatrice. Entra in coppia ed esce, per ragioni misteriose, spaiato. Ecco, proprio come ci si sente dopo la fine di una storia d’amore.

Quanto vorrei che si percepisse la mia essenza, non che si annotasse la mia assenza!
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Chi è un chiunque potrà solo mutarsi in un chiunque chi.

Chi tiene il piede in due scarpe, finisce per perdere entrambe le scarpe ed è costretto a camminare scalzo. Si, ma sui carboni ardenti del suo opportunismo.

Il ricordo di un amore naufragato, torna sempre sul luogo del relitto.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Si deve eterna gratitudine a quelle persone che dopo essere entrate nella tua vita col sorriso, decidono di andarsene col ghigno. Insalutati ospiti. La loro palese maleducazione, il loro evidente opportunismo, sono il miglior viatico per accompagnarli definitivamente nel mondo dell’oblio, con un applauso finale alla loro vigliacca uscita dalla tua scena.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

La sensibilità è l’intelligenza dell’anima. L’intelligenza è la sensibilità della mente. L’intelligenza sensibile e la sensibilità intelligente sono la nostra bellezza.

Il no, dire il no, è una conquista, un traguardo che si raggiunge con molta fatica. Il percorso può durare una vita intera. Dire no, quel no che sentiamo forte dentro di noi ma che non riesce ad arrivare alle labbra, nasconde la paura di sbagliare ancora. Il rischio di ferire e di perdere ciò che si ha, per l’ignoto. Allora finiamo per compiacere gli altri e per dispiacere a noi.

Sindaco arrestato: Un uomo fuori dal Comune.

Per qualcuno il riscatto morale della propria vita coincide con il ricatto amorale dell’altrui esistenza.

Sacerdote: Mi illumino d’incenso.

Ostentare il lusso è ostentare la propria ricca miseria.

L’odore è la cornice del ricordo.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

La parola ci disegna, il pensiero ci dipinge ma è il gesto che ci scolpisce.

Quando l’amore ti lascia perché perde coraggio, non ti toglie quello che eri, ma quello che saresti diventato.

Casalinga: Innocente condannata ai lavori sforzati.

Indirizzare l’incremento demografico, attuare una educazione alla genitorialità responsabile non conviene ad alcun governo, ad alcuna chiesa, ad alcuna società. Senza figli non ci sarebbero nuovi adepti, fans, seguaci, cittadini, fedeli, consumatori.

Il senso della vita parte dalla curiosità che genera desiderio, attesa, ricerca, scoperta della bellezza, che è bontà, che è amore, che è vita. Con un senso.

Le parole della politica? Le ultime parole fumose.

Attrazione è la trazione dell’amore verso sé. Quell’amore, la cui ricerca pervade il nostro intero ciclo vitale. L’amore a 20 anni, è la sua buccia. L’amore a 30 anni, è il suo seme. L’amore a 40 anni, è la sua polpa. L’amore a 50 anni, è il suo succo. L’amore a 60 anni, è la sua linfa. L’amore a 70 anni, è la sua essenza. L’amore a 80 anni, è il suo significato, chiosa della nostra stessa vita.

Chi confonde l’autorevolezza con l’autorità, confonde il galantuomo con il cialtrone. L’autorevolezza è una conquista sul campo. L’autorità è un campo di conquista.

Se non possiamo corrispondere l’amore di qualcuno che si dichiara innamorato di noi, forse è perché quel qualcuno trova in noi una sua mancanza, dimostrando lo stato del bisogno e della dipendenza del suo amore per essere. Perché se invece amiamo e siamo corrisposti, entrambi siamo attirati dalla nostra abbondanza, ma non dipendiamo né abbiamo bisogno di quell’amore per essere.

La rete ti offre notorietà ti regala migliaia di contatti ma non ti offre spessore né ti regala personalità. Se sei meschino e vacuo, presuntuoso e arrogante resti quel che sei circondato da altrettanti dello stesso scarso valore. Anche gli sciocchi hanno bisogno di un Re Travicello per avere buona compagnia.

Chi impiega il suo tempo a criticare chi fa, non trova il tempo per fare da sé, quello che si accanisce a disfare.

L’amore non è altro che l’urlo della vita in faccia alla morte.

Ho imparato che certe persone intriganti, piacevoli, brillanti, sono solo l’amaro dopo la ciliegina sulla torta, quella fetta di dolce a fine pasto, stucchevole, che resta sullo stomaco. Persone che non possono essere altro che il digestivo. Una tantum, però. Il loro sapore sa di gusto, sa di peccato di gola, ma smaltirlo è una dura battaglia, come quella che si combatte contro l’adipe depositato sul giro vita. E la ciambella, ah no, non è di salvataggio. È ciccia, l’odiata ciccia!

Innamorarsi: Abboccare all’amo.

La nostalgia è il dolore del tempo del ricordo.

 

È il talento dell’artista che vuole vivere per sempre. E ci riesce, tramandandosi nella bellezza che riesce a creare.
Dipinto di Celeste Fortuna Arte

Noi lasciamo agli altri il potere di trattarci come pensiamo di meritare di essere trattati.

Dobbiamo capirli questi politici, sempre al lavoro, senza tregua. Ogni giorno si fanno una mazzetta così.

Reumatologo: Avere una bella gotta da pelare.

Si deve fare attenzione a chi si incontra in Internet, come per esempio il … Paraguru, aspirante santone de noantri, elemento che naviga a svista in rete. Caratteristiche, pensiero proprio affaticato che compulsivamente lo induce a copiare e incollare sulla sua bacheca, i pensieri altrui, evitando l’uso smodato e il logorio delle sue sinapsi. Paragonabile ad un Soufflé, riuscito male, che si sgonfia quando la “sua” bella figura viene smascherata e diventa una figuraccia.

Ho imparato che talune persone spariscono all’improvviso dalla tua vita senza motivazione alcuna, perché non riescono a perdonarti di aver fatto loro… del bene.

Ci sono amori di consuetudine, ci sono amori di carriera, ci sono amori di affari, ci sono amori di opportunismo, ci sono amori di egotismo, ci sono amori di sopraffazione, ci sono amori di umiliazione, ci sono amori di mercificazione, ci sono amori di solitudine, ci sono amori di scambio, ci sono amori di sacrificio, ci sono amori di rinfaccio, ci sono amori di violenza, ci sono amori di odio, ci sono amori di rimorso, ci sono amori di rimpianto. Ci sono amori perduti, ci sono amori ritrovati, ci sono amori immaginari. Ma c’è un amore solo di amore, l’amore di amanti, l’amore che non si incontra mai, ma che si cerca per il nostro sempre.

La rassegnazione è resa, è abbandono della pulsione vitale. La si preferisce come scelta di fuga dal rischio che ogni trasformazione comporta. Come alibi. Come giustificazione per la abitudine alla sopravvivenza, per la paura di sbagliare. Per salvare la vita. Ma è proprio l’errore che “fa” la persona e che le salva l’esistenza.

Il solo concorso in cui eccellono i nostri politici, pur copiando l’uno l’altro, è il concorso in corruzione.

Il dubbio è il saluto di accoglienza che il pensiero rivolge all’intelligenza.

È più essenziale disporre di una sicura ancora o di una garrula vela?

La parola è un precipizio. Pochi, pochissimi, decidono di tuffarsi nel suo significato, dominando le vertigini, per assumersi la responsabilità delle sue variegate sfumature quando la pronunciano.

È compito duro accettare il dolore fisico, una forca caudina sotto la quale si deve transitare, abbassando la testa. È impresa dura scontrarsi con i disagi della vecchiezza, il corpo si piaga, mentre lo spirito non si piega. Non resta che scegliere l’alternativa di reagire, dopo essersi ubriacati di sconforto. Ma solo per il tempo necessario per uscire dalla bolla di eremitaggio. Per ricominciare a cercare la vita.

I tempi si involvono, non si evolvono. Ieri l’imbarazzo suscitato dal verbo vergognare, ci riduceva l’anima a pezzi. Oggi il disinteresse provocato dal verbo svergognare, fa cadere i pezzi dell’anima.

Abbiamo bisogno di almeno un carnevale l’anno, per dimenticare la nostra quaresima quotidiana.

Il peggio di sé, è per certuni, il meglio di sé, che hanno da offrire.

Amare le proprie cicatrici di errori, come amare le proprie rughe di emozioni, avvertirle come sfumature della propria sensibilità, come parte dei propri raggi di sorrisi e delle proprie fiumane di lacrime, permette di morire e di rinascere. Permette di essere. Ed essere è quello conta.

A volte capita di cercare il proprio posto per tutta la propria vita e di trovarlo occupato.

Adulterio: Non c’è due senza tre.

Chi gode si accontenta.

La libertà individuale si ottiene raggiungendo un buono stato di asocialità personale.

La banalità della rete è deprimente. I tuttologi, grandi mistificatori, quei tipi che ostentano indebitamente competenze nei campi più disparati della società, si sprecano in aut aut ridicoli quando vogliono stigmatizzare le inclinazioni morali altrui per mettere il bavaglio al sentimento altrui. Fermo restando che loro, sono i primi a fermarsi sulla cresta dell’onda, vogliono vincere like facili sulle loro bacheche, ma sono assolutamente incapaci e restii a tuffarsi nel mare del male. Il male non ha confini, non ha schemi ma una sola radice, la crudeltà verso la vita. Quindi della crudeltà verso l’uomo, le donne, i bambini, i vecchi, i disoccupati, gli animali, l’ambiente. La vita non la si sminuzza in tante sottocategorie, ovvero non si lotta per la sua bellezza a capitoli o a parametri. Se ci si impegna alla sua tutela, si prova empatia, compassione, pietà, amore per ogni vita e per l’ambiente dove questa vita vive. Ma tant’è. Inutile sprecare suggerimenti per queste coscienze che vanno a stantuffo e soprattutto vanno, per catechizzare i comportamenti simili al proprio (che si sa i comportamenti più popolari sono quello massificati di chi non agita le onde cerebrali ma le patisce, anzi, quel chi, sta bene attento a non smuoverle, perché potrebbe addirittura avere una erezione di pensiero), dove porta la notizia del momento. E la notizia del momento è sempre quella che urta l’intelligenza emotiva di colui che fortunatamente la prova e soddisfa invece, gli istinti più ipocriti di chi si erge a censore ben visibile, a tante bocche spalancate, sul predellino del nulla.

Il problema della politica è che oggi, abbiamo una sinistra ambidestra e una destra sinistrorsa. E tutte e due però usano entrambe le mani per distruggere le speranze del nostro paese, si fanno sentire a mano a mano che si avvicinano le elezioni, hanno la mano pesante per imporre le loro arroganti tasse, hanno le mani in pasta per spartirsi le prebende, hanno le mani lunghe per afferrare le bustarelle, se ne stanno con le mani in mano spesso e volentieri di fronte ai nostri problemi urgenti e fondamentali di sopravvivenza, non danno una mano ai cittadini, formano spesso partiti e movimenti di seconda mano, sono abilissimi nel far man bassa di ogni valore democratico, mettono le mani avanti, quando sono beccati con le mani nel sacco, si fanno prender la mano dal senso di onnipotenza, vengono alle mani tra di loro per affermare una presunta supremazia e danno con la loro inettitudine, l’ultima mano al compimento del degrado dell’Italia, incapaci di cedere la mano alla democrazia e nonostante se ne lavino le mani, non riescono a tenere le mani pulite. Noi cittadini, siamo fuori mano dal loro percorso e col cuore in mano, possiamo solo mandarli a quel paese mentre ci mangiamo le mani per la rabbia o ci mettiamo le mani nei capelli per la disperazione. E ci chiediamo sconsolati ma non arresi, rivolgendoci al cielo: “Ehi, da lassù, che ce la date una mano?”

La strada giusta da imboccare ad un bivio, è quella che ti induce a pensare che ti perderai. Prima di ritrovarti.
Nella foto: Illustrazione di Joey Havlock

Talune domande che ci poniamo, sono già esse stesse risposte che non vogliamo ascoltare.

Ah il poeta! Spesso è un albero di rami spezzati e di foglie caduche, che tenta dissennatamente di mettere radici con le sue parole scorticate.

L’innocenza è privilegio dei bambini e degli animali, creature senza il pregiudizio di sé.
Foto di Elena Karneeva

Amo visceralmente la parola
È la mia sola ricchezza
Il mio immenso patrimonio
Sto attenta a non dilapidarlo con i bari al tavolo da gioco della volgarità
Perché la parola è nobile e aristocratica anche quando trascende
La parola è un universo di amore
La parola è una fotografia di dolore
La parola è una nota di armonia
La parola è la storia di una vita
La parola è la sfumatura che dà significato al pensiero
La parola è una arma che difende e che offende
La parola è una calamita di sentimenti
La parola è il ponte su cui si mantiene in equilibrio il tempo
La parola è la cornice delle emozioni
La parola è incantamento di percezione
La parola è l’ordine dell’inquietudine
La parola è un affidavit della propria sensibilità… a chi possiede la stessa sensibilità
E ne ha cura…

 

Non esiste alcuna creatura più bella di una donna buona per sua precisa scelta. Ed io ho la fortuna di avere amiche belle. Da loro ho imparato che il cuore di una donna bella è un tempio. E chi entra con le scarpe infangate in quel tempio, maledice se stesso.

Il segreto del vivere è tutto qua: avere cuore, avere fegato.

Paragono l’errore di valutazione nei confronti di una nuova conoscenza, all’acquisto di un’ammiccante paio di scarpe, comprate per improvviso entusiasmo. Poi quando le calzi, ahi ahi, ti accorgi che ti vanno strette! Allora che fai? Le regali o le nascondi nell’armadio. Sicura che la volta successiva, come minimo controllerai due volte il numero e proverai, in negozio, a camminarci sopra!

Certo che credo ai politici quando declamano che operano solo per il bene comune e di esserne i paladini. Esattamente come credo ai cacciatori quando affermano di amare la natura e di esserne i guardiani.

Ci sono i vecchi e gli invecchiati. I vecchi si arrendono alla vita. Gli invecchiati si inventano la vita.

Timore del marito: Restare impigliato nella rete a moglie stretta.

Altruismo double face. Quando offriamo da bere, spesso è perché abbiamo sete.

Ci sono persone che pur convivendo per anni non si sono mai incontrate né si incontreranno mai nel corso della loro vita.

Si raccoglie l’emozione che si insemina.

I consigli non richiesti sono palese manifestazione di arroganza dell’ego rozzo di chi tenta di imporli.

Complice dell’abitudine è il complesso di colpa. Una zavorra che frena la vita e che induce poi al rancore. Ed è la moneta che si spende per sopravvivere dimenticando che la vita è fondamentalmente lealtà e l’assunzione della sua responsabilità verso se stessi e gli altri. Per il quieto vivere, ma in effetti si dovrebbe chiamare inquieto vivere. Anzi inquieto sopravvivere.

Per ogni frustrazione cerchiamo una compensazione. I piatti della nostra bilancia emotiva non sono inclini a sgarrare neppure di un milligrammo per mantenere il peso netto. Pena la tara del disagio, accettabile prezzo da pagare o peggio della rabbia, svalutatissima moneta da spendere.

Elezioni: Dopo un necessario periodo di praticantato, si attesta prepotentemente la candidatura professionale dell’imputato condannato al seggio.

Riesci a salire sul predellino del treno in corsa e ad afferrare la maniglia del vagone, quando e se realizzi che potrebbe essere la tua ultima occasione di essere.

Il rimpianto morde, il rimorso demorde.

La fotografia è la presenza di una assenza.

Chi tace, consente.

Dilemma in bilico: coraggio o buona reputazione? Il coraggio crea una buona reputazione. Una buona reputazione non crea il coraggio.

Per chi ti trascura, ascolta me, neppur del tuo pensier, vale la cura.

Più che le affinità elettive, meglio privilegiare le affinità selettive.

Gli anni che passano, a volte ti trapassano.

La sola donna che può fidarsi ad occhi chiusi di un uomo, è una vedova.

Noi non conosciamo il significato precipuo delle parole. Noi non facciamo caso alle differenze, alle sfumature dei vocaboli della nostra meravigliosa e ricchissima lingua. Siamo troppo boriosi per ammetterlo ma vedere non è guardare, sentire non è ascoltare. E amare non è desiderare.

Le fedi al dito? Manette ai polsi. Catene alle caviglie. Collare e guinzaglio di una coppia che scoppia di convivenza forzata, che non ha la forza né il coraggio per liberarsi dai cerchi concentrici della paura della solitudine.

È tempo perso quello che le comparse impiegano ad affannarsi per diventare protagonisti. I numeri zero non potranno mai essere numeri uno. Lo dice la matematica.

Sbagliare in proprio è decisamente meglio che sbagliare per conto terzi.

Prima di impegnarsi seriamente con un uomo divorziato, è buona norma chiedere referenze alla di lui ex moglie.

Fino a che c’è speranza, c’è vita.

Corre l’obbligo di essere sempre all’altezza della propria nomea. Per non ripiombare nell’anonimato. Forse è per questo che l’imbecille mostra tanta coerenza e perseveranza nel continuare ad esserlo.

Per pacificarsi col proprio destino, è buona norma smettere di esserne complici.

L’equilibrio ottimale per godere di una gratificante vivacità si colloca tra un sogno pensante ed un pensiero sognante.

Quando possiedi nulla, hai tutto.

Credo non esista una donna al mondo, che per almeno una volta nell’arco della sua vita, non sia stata colta dalla sindrome del … rimorso spese!

Quando piove, sono svelti tutti a chiederti, con educazione, l’ombrello, ma quanto torna il sole, dimenticano, con maleducazione, di rendertelo.

Oh cielo! Mi accorgo di avere finito le desinenze in ore. Quelle che fanno rima con cuore, amore, languore. Me ne sono avanzate invece un tot, di quelle che fanno rima con mulo.

Il rispetto è il primo gradino della scala dei valori. Si, di quelli perduti.

Alle corte, tra il dono della fede e il dono del pensiero, dovendo scegliere, preferisco il secondo.

Ognuno tocca la profondità del sentimento che sceglie di esplorare. Dipende, credo, dal tempo in cui il pensiero può restare in apnea.

Il dire sì ti dà coraggio. Il dire no ti dà dignità.

Noi, quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza che siamo stati, che siamo state, ce li portiamo dentro sempre. A volte abbiamo stampato sulle fattezze del nostro viso, il loro sorriso, il loro tic, la loro smorfia, il loro cruccio, il loro stupore, e torniamo ad essere quel bambino, quella bambina, quel ragazzo, quella ragazza per qualche secondo della nostra giornata. Perché siamo la loro somma e la loro sottrazione.

Noi non conosciamo. Noi congetturiamo. Noi interpretiamo gli altri e la loro realtà. E siamo talmente supponenti da non averne consapevolezza. Infatti ci permettiamo l’arroganza del giudizio.

Lo stile è l’eleganza del carattere, la personalità del pensiero, la coerenza dell’azione che ben pochi posseggono.

In politica ed in società ognuno mette quel che possiede, o la faccia o la feccia. È sempre questione di scelta, tra la morale e l’amorale.

Giudicare gli altri, significa spesso soffocare una pessima opinione di se stessi e condannarsi. Coltivare una buona opinione degli altri, significa sempre giudicare se stessi e assolversi.

Molti, moltissimi hanno un io. Pochi, pochissimi hanno un tu.

C’è il silenzio indifferente, il silenzio vigliacco, il silenzio terrorizzato, il silenzio fedifrago, il silenzio arrogante, il silenzio estatico, il silenzio riflessivo, il silenzio angosciato, il silenzio dispregiativo, il silenzio meravigliato, il silenzio riconoscente. Eppure, il silenzio fa del suo silenzio, di qualsiasi sua sfumatura emotiva accolga e manifesti, il suo grido.

Molti amano ascoltare una sola musica: il suono monocorde e stridulo della loro voce.

La storia è una maestra che insegna ad una aula vuota.

Il bene elargito è un lascito alla collettività. Il male compiuto è una estorsione all’umanità.

Noi siamo meno solitari mentre rimaniamo più soli.

Pensare è dubitare.

Fare l’amore è indossare un corpo. Un corpo che ti cade a pennello.

La vita è un gioco, in cui alla fine si perde, ma che vale sempre la pena di giocare.

La nostra sostanza di esistenza, sì, la nostra essenza è crocifissa sull’equilibrio incostante, altalenante dell’inclinazione ad amare per essere e della necessità di essere amati, per esistere.

La nebbia è la malinconia del tempo.

I confini del nostro mondo sono i limiti del nostro linguaggio.

Anche le persone che vengono usate come “cose”, hanno una garanzia che scade. A tempo debito.

Se decidi di offrire una seconda volta a chi ti ha pugnalato alle spalle la prima, considera che potresti mettergli in mano la lama con cui prendere meglio la mira per centrare direttamente il tuo petto.

Dall’intervista di Antonella Durazzo per Stravizzi Po(s)sesso: Il primo libro di una trilogia nel quale la poesia è palpito
D’altronde, l’amore, quello che si fa, non può essere che bene. Scrive Rosanna Marani:
«Fare all’amore, non fare l’amore. Il ritmo armonico, straziante, avviluppante, coinvolgente del fare all’amore, è il rapimento totale dell’io, il coraggio purissimo di vincere l’ego, che educe una ridda di emozioni che si liberano dentro il sé, nel profondo gorgo di anima, di mente, di cuore, di carne e dei sensi, tutti i sensi che celebrano l’offerta della propria essenza».
Po(s)sesso, il libro di poesie erotiche di Rosanna Marani si può acquistare in versione cartacea su Amazon: https://www.amazon.it/dp/197311089X/ref=cm_sw_r_wa_awdb_D.E7zb9V00N4R

Uno tra i peggiori incontri in cui si possa incappare è quello con uno snob, un tizio che … sine nobilitate, contrabbanda da falsario la lealtà delle sue intenzioni, per raggiungere il suo scopo: depredarti. Ma prima o poi, è scritto, inciamperà… sul suo bottino.

Ho imparato che …ci si può ravvedere, constatato lo sbaglio. E così si può diventare ex alcolista, ex fumatore, ex peccatore, ex tossicodipendente. Ex marito, ex moglie. Ma un imbecille, no, non potrà mai diventare un ex imbecille. Perché l’imbecille, è imbecille, a sua insaputa.

Qui, in fila sparpagliata, nella sala d’attesa degli ospedali, l’anima dolente aspetta il suo turno per ritirare la sua speranza.

Prima di essere ramo, prima di essere foglia, prima di essere frutto, devi essere radice, interrata dal tuo seme.

La meschinità è semplicemente la manifestazione palese della arroganza della propria inferiorità.

Non ho mai capito e mai capirò come mai un idiota senta impellente la necessità di dimostrare quanto è idiota.

Riflettendo, i nostri politici vivono molto al di sopra delle nostre possibilità di mantenerli.

Abbiamo la abitudine di pretendere che altri interpretino le parti che noi ci prefiguriamo. A domanda, risposta. Quella che vogliamo ci sia data. Noi, che non sappiamo neppure quale sia la nostra parte nel copione che la vita ci scrive ogni giorno.

Ho imparato che si crea un dialogo costruttivo, solo quando ti disponi ad ascoltare te stesso come se fossi l’altro e l’altro come fossi te stesso.

Chi tiene il piede in due scarpe, finisce per perdere entrambe le scarpe ed è costretto a camminare scalzo. Si, ma sui carboni ardenti del suo opportunismo.

Anche oggi scorrendo i titoli che narrano il nostro paese, ho annotato che chi si è parato le chiappe, non è stato il cittadino, il comune morale ma il furbo, il comune immorale. L’Italia è una macellonia di cialtroneria, di ingiustizia, di impudicizia, di indecenza.

Tu, uomo, sei ombroso come un cavallo allo stato brado, ma io donna, so scalciare come una puledra ribelle.

Quattro sono le prime parole da insegnare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando piccini, crescono in casa tua. Quattro sono le ultime parole da pronunciare ai propri figli: per favore, grazie, scusami, perdonami. Quando cresciuti, escono da casa tua.

La luce entra anche nella più piccola feritoia che l’ignoranza lascia indifesa. Ecco, io, con il mio impegno quotidiano nelle battaglie di civiltà, miro ad entrare in quel varco per sentirmi utile, e sono contenta, soddisfatta, quando viene riconosciuto il mio piccolissimo contributo offerto alla riflessione di quella luce.

Rispondo ad una domanda privata, in pubblico. No, non mi considero una paranoica, estremista, faziosa, aggressiva, fascista. Per cui dico a te, carnivoro al quale non impongo né la mia prospettiva, né il mio sguardo sul mondo e i suoi abitanti. Ti chiedo solo una certa onestà intellettuale, non domandarti: “cosa mangio oggi?… ma “chi mangio oggi?” O meglio: “chi hanno ucciso oggi per farmi mangiare?” Ecco, a me basta questo. Che tu sappia di sbocconcellare, di ingoiare l’ultimo respiro di una vita farcita con tutte le sue emozioni, cucinata in casseruola con patate e carote. Prosit!

A volte è meraviglioso pensare di non pensare di pensare.

Nel web devi essere come sei nelle relazioni sociali. Se svuoti i tuoi malumori e le tue frustrazioni come in un confessionale e ti ergi su un palchetto che ti viene negato per palesi tue carenze nel reale, ti metti a capo di una orda paritetica che stupidamente va all’assalto della volgarità, pur di dimostrare di essere qualcosa. Non qualcuno beninteso. E nessun cretino è tanto cretino da averne consapevolezza.

Se non recuperiamo l’etica e la morale, la rinascita della società, non ci sarà. Solo tramonto per i nostri giovani che sono all’alba della loro vita. Noi, anziani, siamo colpevoli di immobilismo. È la pratica dell’etica che conduce una società alla presa di coscienza e di responsabilità della sua condotta e che regolamenta le convivenze e dunque è quella pratica che ci si attende dalla politica onesta e dunque è quella pratica che ci si attende dai media liberi e dunque è quella pratica che ci si attende da un governo attento ai bisogni materiali e spirituali di coloro che governa. È l’etica allora che indirizza la morale dei cittadini. Insomma uno specchio in cui il cittadino che si sente tutelato sia dalla trasmissione di valori espliciti che contraddistinguono ed esaltano la cultura del bene comune sia dalla equità e dalla giustizia della applicazione delle leggi, riflette a sua volta, il proprio comportamento personale. L’etica necessita di modelli incorruttibili a cui ispirarsi e in cui ritrovarsi, la morale invece è la guida personale che insegna all’individuo diventata persona, a seguire quel modello. Dunque, se il modello è un esempio furbo, cialtrone, ipocrita, laido e di mero potere, chiaro che per emulazione della mediocrità esibita e solo apparentemente vincente, spinge l’uomo ad applicare la strategia del ladro per non sentirsi… derubato.

Le favole qualche volta vanno riscritte poiché la realtà supera la fantasia. E posso, senza tema di smentite affermare che… Ho baciato un principe e si è trasformato in rospo.

Ogni associazione no profit, ogni volontario, ogni fondazione onlus, è la prova provata della inefficienza, indifferenza, inadeguatezza, indecenza della politica, del governo, dello stato.
Nella foto: Opera di Salvador Dalì

Siamo diventati campioni di pigrizia mentale, livellati dalla pochezza del linguaggio, incitati solo dalla vanità della immedesimazione nel peggio propinato dai media, dai social, che ci inducono al coma del pensiero.

L’ombra scende come un peplo sulla giornata. Il nostro passato prossimo che domani sarà passato remoto. E nulla potrà più mutarlo. Né rimpianti, né rimorsi.

Ci pavoneggiamo per un like, per una condivisione, per un contatto, per una visualizzazione in più che appaga la nostra vanità sociale, ma non consola la nostra solitudine individuale. Eppure Gesù Cristo, a ben vedere, aveva appena 12 seguaci, di cui uno più pericoloso di un fake e sostituito dopo il tradimento. E sempre 12 restarono. Con buona pace dei sacri testi, che non fanno cenno ad alcuna forma di stress patita da nostro Signore per un numero così esiguo di fans.

Lo Stato? È stato.