Maria Teresa Infante: Intersvista a Rosanna Marani


Maria Teresa Infante: Intersvista a Rosanna Marani

Grazie Maria Teresa, mi sono divertita assai a risponderti!

Maria Teresa Infante

Continuano le InterSviste, l’altra maniera di conoscere amici. Questa volta è la giornalista Rosanna Marani che si è prestata con grande simpatia e disponibilità alle mie domande atipiche. La conoscerete in una maniera diversa in tutta la sua trasparenza.

LE INTER-SVISTE di Maria Teresa Infante Su L’Oceano nell’Anima

   
Rosanna Marani.  Uragano senza età

Ci conoscemmo circa 5 anni fa quando vinse il Premio Alda Merini e io fui seconda a ruota (grrr) e poi, complice la stima reciproca (spero!) la nostra conoscenza è continuata. Poche chiacchierate, quanto basta – grazie all’amicizia sul social Facebook – ma mirate, tipiche della gente che punta all’essenziale, una caratteristica che ci accomuna. Fui attratta subito dai suoi modi sicuri, diretti, di una che sa come muoversi e cosa dire, mai impacciata, sempre a suo agio eppure disponibile, forte della sua, sempre sagace ironia. Nel tempo rafforzammo la conoscenza reciproca grazie al comune impegno nel sensibilizzare contro la violenza di genere in cui scoprii anche la sua parte combattiva e adirata. Ci scambiammo pareri, ci confrontammo e il mio rapporto con lei fu motivo di crescita personale.
Rosanna è un personaggio pubblico, con una carriera giornalistica di tutto rispetto e tante le sue soddisfazioni in campo lavorativo ma l’InterSvista svela sempre il non detto, cerca di sbirciare dietro le quinte.

Maria Teresa – Rosanna Marani, una donna senza età, in cui convive la curiosità adolescenziale, l’energia della giovinezza, e la maturità dell’esperienza. In quali di questi ruoli ti riconosci essenzialmente? In pratica, chi è oggi Rosanna?
Senza età! In effetti Maria Teresa, davvero non potrei essere più precisa sulla mia età settantenne, cambia di minuto in minuto e non voglio barare. A parte gli scherzi, mi considero una donna che ama il suo tramonto. (Non vedo come potrei non farlo: o mangi questa minestra o…!) Una donna che si porta dentro la curiosità, il sale della vita, l’energia, il motore della vita, la maturità, il lusso della vita.

M.T. – Cara la mia donna/amica senza età, è di pochi giorni fa un post condiviso sui social in cui indossi abiti appartenuti alla tua prima giovinezza. Sei consapevole di inimicarti il 99,9% delle donne (me compresa) che in quegli abiti non ci infilerebbero più neanche il dito della mano destra? (per non parlare di tutto il resto!)
Si, ne sono consapevole e un poco orgogliosa. La mia vanità non sarà mai anziana come la mia anagrafe suggerisce. Dici che mi inimico donne? Beh, devo la mia linea ad una cura dimagrante, che non posso suggerire ma che per me, anche se è stata tremenda, ha funzionato: un tumore maligno che mi ha torturato la lingua e reso acre il sapore del gusto, privandomi della gioia connessa al cibo. In qualche modo, (no?), devo trovare il lato positivo degli accadimenti! È nel mio carattere e questo è il lato positivo che amo, taglia 42, dopo essere uscita da quel viaggio scontro incontro con il dolore. E ora me la godo, la vanità, a piroettare con gli abiti di… secoli fa.

M.T. – Conoscendoti, sapevo bene che non era pura vanità ma piuttosto fierezza e voglia di dire che ce l’hai fatta, che sei qui, più energica, in forma e grintosa che mai.  Era il 2006 quando hai attraversato questo momento difficile e ne sei uscita vincitrice. Solo due parole, per i nostri lettori, e il tuo consiglio per aggrapparsi alla voglia di vivere.
– La voglia di vivere, quando ti fanno credere che stai per morire, è un toccasana. Mi spiego, quando ti comunicano l’esito degli esami a cui ti sottoponi, sulle prime resti inchiodata e prepari il tuo trapasso, metti ordine nelle tue scartoffie, redigi il testamento. Insomma, pieghi la testa in segno di resa e di accettazione del fato. Poi, poi, poi, ti arrabbi come una tigre arrabbiata di brutto e scendi nell’agone, pronta a sfidare, corpo a corpo, quella signora. Vuoi vendere cara la pelle. Vuoi, se è arrivato il tuo cruciale e fatale momento, almeno morire viva.

M.T.–  Nasce da qui la tua condizione vegana o è una scelta di natura etica?
Sono vegetariana con tendenza vegana da 25 anni. Nasce, la mia scelta etica, dal desiderio di tornare alla mia condizione animale. L’uomo è, infatti, un animale e solo se ascolta il suo istinto può riscoprire la bellezza primitiva che ha in dono dalla nascita. Ed è meraviglioso sapere che al massimo, per nutrirmi, uccido un pomodoro, ma non uccido né mangio sentimenti di creature senzienti.  Sai, la frase che mi è rimasta impressa e che ha rivoluzionato il mio menù quale è? Questa: “un animale morto per strada dicesi carogna, un animale morto nel piatto, dicesi cibo”. Non mangio carogne. E a detta dei medici, visto che ho ingurgitato veleni per guarire, il mio corpo è stato aiutato dalla mia scelta nutrizionista, ovvero si è dovuto disintossicare solo dalla chemio e non dalle porcherie con cui rimpinzano gli animali cosiddetti da reddito. Mangio “cosa”, ma non mangio “chi”.

M.T – Sai che i poeti e i vegani sono le categorie più odiate? (J), se ci aggiungi i vestitini taglia 42 sei fritta! Svelaci il tuo peggior difetto così facciamo l’en plein. (I pregi non fanno curiosità!)
Sono, in privato, da me con me, collerica, rabbiosa, impaziente, in continuo stato di inquietudine per via dell’impotenza che non mi permette di onorare il senso di giustizia che sento dentro. Sai che mi dedico alle battaglie sociali, e quando mi imbatto nelle ingiustizie, vorrei, vorrei, vorrei… ma non ho più l’età per volere fare quello che vorrei. Difendo le vittime con la parola e con la divulgazione in rete di ogni malefatta compiuta nei loro confronti. Ma non mi soddisfa appieno, perché mi prudono le mani e non le lascio agire, ovvero per farmi capire, ti confesso che ho reazioni da maschiaccio, ed essendo contro la violenza ma avvertendo la violenza dentro di me, mi trovo, sempre da me con me, molto a disagio.

M.T.– Una serata libera: shopping con l’amica, a spasso con Erri De Luca (ti ho vista!) o a cena (con dopocena) con il tuo uomo?
Senza dubbio con Erri De Luca. Per il mio uomo, che non ho, avrei altri mille momenti da contemplare e fargli contemplare. L’amica, se è amica, ci sarà sempre!
– Come sarà contenta l’amica! Non prendertela con me!

M.T.– Cena romantica, tu ordini insalata con semi di kia, semi di lino, semi di zucca, semi d’ogni natura, quinoa e pomodorini e lui ordina l’intero giardino zoologico alla cacciatora. Ce la fai a rimanere seduta?
Si, ma con una faccia parlante. Molto parlante. Non ho l’abitudine di essere talebana e di imporre le mie scelte. Ognuno ha la sua coscienza. O incoscienza. In ogni caso, Maria Teresa, mi informerei prima di accettare l’invito, sulle abitudini dell’eventuale commensale in vena di romanticismo!

M.T. – Dopocena romantico: suite con cuscini damascati, secchiello con ghiaccio e champagne (ma quanto mai!), baby doll e 10 gocce di profumo (esageriamo!), oppure due cuori e una capanna, magari in riva al mare, dove non ti avvedi delle zanzare e della doccia che gocciola di notte?
Suite cinque stelle, antizanzare, aria condizionata, panorama mozzafiato. Mare, d’estate. Camino acceso e neve sul picco delle montagne d’inverno. E penombra per via di quel baby doll!!!!!Direi Taormina e Cortina d’Ampezzo come cornice.
– Incontentabile! Ma me gusta il baby doll!

M.T.–  E l’uomo a letto? Pigiama di seta, slip/e/o canotta oppure nudo. E tu?
Pigiama di seta per lui, il suo fruscio è…estasiante. Camicia di seta per me, ça va sans dire.
Pigiama di seta…emmm (dimmi che qualcuno lo ha indossato!)

M.T. –  Ed allora parliamo di eros, dicci tutto, tutto tutto (ma brevemente). Svestiti, denudati (tira via quel baby doll) ammaliaci: la tua nuova creatura, la nuova raccolta poetica “Po(s)sesso”.  Un titolo provocatorio per una donna mentalmente emancipata come te.
Pos(s)sesso nasce dopo P’ossessione, l’ultimo mio libro pubblicato tre anni fa. È successo che ho incontrato in rete Ferdinando de Martino, (L’Infernale Edizioni), un giovane editore tosto, grintoso, creativo e on the rock, ha a malapena 30 anni, che si è innamorato della mia poesia erotica. E così è nato il progetto Pos(s)sesso, una trilogia che percorre la femminilità di una donna dalla sua scoperta, essere femmina, ai suoi passi sul terreno della sensualità, fino al raggiungimento della consapevolezza della sua sessualità. Tu hai scritto una prefazione, che ho “stragradito”. Hai letto dunque, ogni metafora partorita dalla mia immaginazione per descrivere il desiderio che si immola nell’amplesso. Il sottotitolo del primo volume è: La differenza tra la sensualità e il sexy. Il sottotitolo del secondo volume è: Fare all’amore, non fare l’amore. Il sottotitolo del terzo volume è: Il sublime. Vorrei che il cofanetto della trilogia fosse venduto con una giarrettiera rossa.
Per me è stato sinceramente un piacere e un onore – è una silloge che consiglio ai lettori– ma non credere di cavartela così, aspetto con gioia il libro con dedica!

M.T.– Si gode maggiormente di un amplesso mentale, del suo contorsionismo razionale fatto di attacchi, stoccate e affondi mentali o di quello fisico, del corpo a corpo, del confronto all’arma bianca? La verità! Ricordati che ti stai denudando per i nostri lettori (solo così li teniamo fermi qui).
Non ho dubbio alcuno. Entrambi quando si parla di passione e non di esibizione tecnica di libidine, insomma quando si fa all’amore e non ci si tuffa in una sveltina, devono esistere per unire le essenze nell’amore madre (ne esiste uno solo), nell’amore di appartenenza. Sono convinta che ricreiamo amando, lo stato di beatitudine che noi abbiamo provato dentro al ventre di nostra madre. E che l’amore sia la ricerca indefessa di riannodare con l’amato, il cordone ombelicale, spezzato alla nostra nascita. E che il mugolio dell’orgasmo sia simile al vagito di dolore che abbiamo emesso appena venuti al mondo. Come dire che dolore e piacere hanno la stessa sonorità.

M.T.–Nasci giornalista e un affondo l’hai ottenuto nel 1973 strappando un’intervista esclusiva a Gianni Rivera per la Gazzetta dello Sport, in silenzio stampa da sei mesi. A distanza di anni ci sveli come l’hai convinto ad uscire dal silenzio stampa di 6 mesi? Un aneddoto, un qualcosa di non svelato?
Faccia tosta. Fifa blu. Ecco, circumnavigai Rivera con l’approdo a Romeo Benetti. Una intervista ad Ancona per La Gazzetta dello Sport, che manco sapeva chi fossi, (ancora!). Il fatto è che il direttore, Giorgio Mottana, per togliermi dalla sua vista, io insistevo che mi mettesse alla prova e lui nicchiava e voleva mandarmi a Grazia, a Sogno, insomma a giornali donneschi, se ne uscì con: “Allora mi porti una intervista a Gianni Rivera”. Te l’ho detto qualche riga sopra, la sfida per me è come il nettare per gli dei. Romeo Benetti accettò l’intervista e chiesi a lui di presentarmi Gianni Rivera. Questa è cronaca, l’aneddoto invece è altro. Chiesi l’intervista a Gianni, piangendo! Sì, lacrime calde, gli dissi che ero vedova, a 28 anni (era vero) con un figlio piccolo da mantenere e che sarei entrata a La Gazzetta solo se mi avesse concesso l’intervista. Così fu. Eterna riconoscenza al mito Rivera.
–Quanto piacciono le lacrime sincere delle donne. Ora mi piace ancor più Rivera, che peraltro ai suoi tempi non era niente male… come calciatore intendo
J

M.T.–Tra i tanti riconoscimenti alla carriera spicca l’Onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ricevuta da Francesco Cossiga nell’83.
Me ne deriva una Marani ligia al lavoro, al dovere (una secchiona insomma) opposta alla Marani ribelle, provocatrice e provocante. La donna e la femmina a confronto. Chi vince?
Nessuna delle due. Sono sempre, loro, in lotta per la supremazia. A volte prevale la donna, a volte prevale la femmina. Ma ti dirò che è la mia parte maschile che le tiene a bada, quelle due sconsiderate!
– Tre Marani in una 42!

M.T.– Nella tua vita davvero tante soddisfazioni, compresa una meravigliosa famiglia; cicatrici poche ma profonde. Molto.
Hai perdonato o il perdono non è di questa terra?
No, non perdono gli altri. Semmai, condono.  Entro nella fase della dimenticanza, della cancellazione, dell’indifferenza mistica. Preferisco perdonare me stessa.

M.T.–Giura di aver detto la verità, tutta la verità… e togli le mani dalle tasche, non incrociare le dita!
Sì, che dico la verità. Almeno la verità di ora, che potrebbe non essere stata la verità di ieri e men che meno potrebbe essere la verità di domani.
– Vero. Avevo dimenticato che eri nuda! Fila a vestirti che alla nostra età temiamo i colpi di freddo e la maglia della salute non ci piace indossarla. Baby doll for ever!
Grazie Ros!
Grazie a te. Ps Una interSvista così mai mi era capitata. Davvero una meraviglia!

See more at: http://www.oceanonellanima.it/blog.php?art=50

 

 

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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