La poesia per me…


La poesia

La poesia per me…

La poesia non ha tecnica alcuna, ha la possanza del linguaggio, conosce la parola e la domina mentre ne è dominata. La poesia non si rivela tale poesia ma tale emozione. È ricca di sillabe, vocali, verbi, allegorie, allucinazioni, allitterazioni, neologismi. Rifugge l’ovvio, l’ordinario poiché si nutre di straordinario. È una scrittura inquieta che dà pace, imbibita di tristezza che dà gioia, rallegrata da gioia che dà tristezza. È uno spettacolo di capriole di vocaboli che cadono sempre in piedi e non si feriscono. E se sarà chiamata poesia, sarà perché avrà autografato il cuore di chi l’ha letta. Di chi l’ha fatta sua.

Reputo che la poesia sia una forma di scrittura non codificata, creata dal sé. Non ha regole o schemi definiti essendo creatività, metafora, scandaglio di sensazioni, a mio avviso, ma deve possedere solo una fondamentale caratteristica: l’armonia delle parole, che è musicalità di tono, che è ordine emotivo, che è matematica di sentimenti.

La poesia è in qualche modo, nostalgia. Nostalgia di una utopia, utopia di un mondo pensato, intessuto dagli umori delle emozioni che dipanano la matassa del tempo. Il tempo, impareggiabile tessitore, trova il bandolo. E fa in modo di districare i grovigli del gomitolo, perché resti un filo. Solo un filo di vita.

La poesia è armonia, l’armonia è un pentagramma, un pentagramma è addizione di note e sottrazione di disaccordi e moltiplicazione di emozioni e divisioni di intonazioni. Un pentagramma è allora un pallottoliere di sfumature di parole, matematica di sentimenti.

La poesia come ogni forma espressiva è liberatoria. Una voce soffusa, a volte e un grido, altre. Poiché è sempre ribellione. E allora considero poetico anche un sano, armonico, melodioso rock, il vaffa ad ogni velleità in cui si inciampa quotidianamente ovvero ad azioni solo abbozzate e poi abortite, quando la metrica della giornata è affastellata da incontri inopportuni e cialtroni.

La poesia è la preghiera dell’anima, la musica il suo breviario. L’arte il suo vangelo.

Nota: https://lortodirosanna.wordpress.com/2013/04/27/cose-la-mia-poesia/

Cos’è la mia poesia

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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3 risposte a La poesia per me…

  1. Rosanna Marani ha detto:

    Cos’è la mia poesia di Rosanna Marani – Musica di Stefano Ottomano

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  2. Cara Rosanna,
    naturalmente concordo in (quasi) tutto.
    La poesia ha come primo carattere distintivo quello di sfuggire ad ogni definizione, possiamo allungare il braccio quanto vogliamo per afferrarla, ma quando riapriamo il pugno ci accorgiamo di non aver trattenuto nulla, salvo – e anche questo accade di rado – qualche pulviscolo scintillante.
    E infatti tu non ti ci provi nemmeno. Per prima cosa avverti che stai parlando non della poesia in assoluto, ma di ciò che PER TE è la poesia (la poesia PER ME), riconoscendo in questo come non vi sia nulla di più soggettivo e privato e inalienabile di essa.
    E poi spaziando in un ventaglio di definizioni che riescono a “spiegare” della poesia tanto, forse tutto. ma solo in quanto esse stesse sono poesia. In pratica, anche qui come in ogni tua composizione più strettamente “poetica”, tu definisci la poesia agendola. Le tue definizioni sono altrettanti “discorsi poetici”, e chi sia davvero accorto si accorgerà che la risposta al quesito “normativo”, implicito nel titolo, la potrà ricavare non dal testo letterale, ma dalla sua stessa forma, non solo dal significato del discorso, ma dal discorso in quanto tale. Come altre volte ho detto della tua scrittura, paragonandola alla pittura moderna e contemporanea, non dalla rappresentazione del reale, quanto piuttosto dalle vibrazioni e dagli accostamenti cromatici e di aspetto dei colpi di pennello sulla tela.

    Solo su un punto non concordo del tutto, anzi, per meglio dire, capisco il concetto che vuoi esprimere, ma occorre secondo me precisare “al volgo”.
    Quando affermi – sintomaticamente proprio all’inizio – che “la poesia non ha tecnica alcuna”, chi non ti conosca e sia sprovveduto potrebbe pendere queesta affermazione come un invito alla pratica della pessima e volgare versificazione “libera” che purtroppo spesso si trova, in particolare in “rete”. “Se non ha tecnica, è solo istinto, dunque chiunque può cimentarcisi”.
    In realtà, come ogni arte, la poesia ha una “tecnica”, eccome. Come in musica, ad esempio, per poter praticare la quale occorre una pratica tecnica strumentale raffinata e continuo esercizio.
    Ma la “tecnica” che sottende la scrittura poetica è forse più complessa, audace, rischiosa, ardua di qualunque altra.
    La tua apparente “facilità” di scrittura, Rosanna, non deve ingannare. Anche tu hai una tecnica, raffinatissima, che ti sostiene, e i poetucoli, poetonzoli e poetessine della domenica nemmeno immaginano quanta applicazione, lavoro, concentrazione, dolore occorrano per raggiungerla.
    Il tuo discorso sulla “tecnica”, per chi sa e vuole capire, è una metafora ironica, tipicamente Maraniana, uno shift concettuale, un modo per dirigere l’attenzione immediatamente a quella “possanza” della parola, che è ciò che qui ti sta a cuore.
    A te non importa nulla qui spiegare “come si fa” poesia, ma semplicemente chiarire CIÒ CHE ESSA È, per te.

    Un abbraccio, con ammirazione e affetto
    Marianna

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Cara Marianna, sei davvero l’occhio più sensibile che io abbia mai conosciuto. Il tuo sguardo è un laser che penetra nel significato della parola, senza ferirlo. Ne convengo. La poesia ha tecnica, che preferisco chiamare esplorazione. Chi non sa del linguaggio e della sua ricchezza non può scrivere. Ne’ una poesia ma neppure una lettera che non sia di condoglianze, pura e semplice. Strana faccenda quella dello scrivere e della espressione poetica. Si afferma come ramo, come gemma, come foglia, solo dove esiste il fusto. Avvinghiato alla radice del dolore trasformato nella forza dell’amore. Grazie.

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