P’ossessione Recensione di Ottavio Rossani


Dire che sono felice, è poco. E la felicità si esprime con ammutolimento. Come il dolore.

Mi godo questa fortissima emozione tale ad una scheggia elettrica di pace, non prima di avere ringraziato Ottavio Rossani per il suo dire, il viatico per questa mia nuova vita.

La rinascita.

P'ossessione Corriere Della Sera

P’ossessione Recensione di Ottavio Rossani

http://poesia.corriere.it/2014/12/18/il-recupero-dellinnocenza-nei-versilitanie-di-rosanna-marani-in-possessione-esordio-positivo/

CORRIERE DELLA SERA BLOG

Testata             Poesia di Ottavio Rossani  

Il recupero dell’innocenza nei versi/litanie di Rosanna Marani in “P’ossessione”. Esordio positivo

18 DICEMBRE 2014 | di ottavio rossani                            Rinascita    

Un esordio in poesia che sorprende, inaspettato e provocante. Rosanna Marani, 68 anni che non nasconde, per fortuna, al contrario di come fanno abitualmente le donne sulla via del tramonto, ha vinto con la raccolta P’ossessione (Ursini, 2013, pagg. 186, euro 20) il premio “Alda Merini” dello scorso anno, organizzato dall’editore Ursini di Catanzaro, che poi lo ha pubblicato.

La singolarità del caso è che si tratta della prima raccolta di poesie di una donna, giornalista e scrittrice, assurta negli anni a una grande notorietà, nella carta stampata e in televisione, come la prima donna che ha voluto fare la giornalista sportiva.

E ha cominciato pubblicando un’intervista/scoop sulla Gazzetta dello Sport, vincendo la sfida che gli aveva lanciato l’allora direttore, chiedendole di andare a intervistare Gianni Rivera, il campione bandiera del Milan, che da sei mesi non parlava con i giornalisti. Il direttore con quella proposta impossibile pensava di sbolognare l’invadente aspirante professionista.

Ma aveva fatto male i calcoli, non conoscendo l’irresistibile ariete femminile impersonato da Rosanna Marani, che dopo qualche giorno è tornata nella sede del quotidiano, è entrata nella stanza del direttore e le ha consegnato il “pezzo” già pronto per la stampa.

Non fu subito assunta, ma da quel giorno il successo come prima giornalista sportiva fu travolgente. Gli scoop continuarono.

La novità del suo linguaggio per descrivere le imprese sportive riusciva ad attirare sempre più consensi. Insomma, in quel lontano 1973 è nata una stella del giornalismo sportivo. Dopo di lei, che ha rotto gli argini, il fiume delle giornaliste sportive ha invaso l’Italia e l’Europa.

Ma basta con il florilegio per il suo passato. Gli anni sono trascorsi. La notorietà grazie alla televisione è stata grande.

Ma come fatalmente accade per tutti, anche lei è andata in pensione. E da quel giorno la sua vita è cambiata. Paladina degli animali, combattente contro la vivisezione, vegetariana ostinata, sorridente anche se sofferente, entusiasta anche se dubbiosa, pur non dimenticando il dolore per le sopraffazioni subite, ha reagito scrivendo poesie.

E con candore, ma ben consapevole della nuova sfida, dichiara nel suo preambolo al volume: “Mi chiedono cosa sia la mia poesia: la mia poesia è la cicatrizzazione delle mie ferite”. E conclude, dopo avere denunciato il suo “destino di vittima”, che “non esiste ubriacatura, anche di successo, anche di vittoria sul male, che ti rammendi ciò che un mostro ti ha rubato: l’innocenza. Ecco, con la poesia io sono riuscita a sentirmi innocente”.

Non parlerei comunque di lei, se si trattasse solo di questo. Ho letto però questo suo libro, P’ossessione, dal titolo urticante, che mi insospettiva e mi induceva a non dargli troppa attenzione, soprattutto per il sottotitolo fuorviante “Proèsia”, che Marani ha apposto su sollecitazione di chi ha stilato una presentazione che vorrebbe dire “questa poesia non è poesia”, ma una specie di prosa, e ha coniato l’ibrido “proèsia” per autogiustificarsi della mancanza del coraggio di stroncare il “manufatto”, e alla fine sono rimasto colpito dall’originalità del verso, del contenuto e della forma inusuale di esprimerlo.

Posso anche sbagliare, ma credo che Marani abbia vinto un’altra battaglia nella sua vita.

Il libro ha una particolare ispirazione, che nasce dalla necessità di metabolizzare, dopo tanti anni di tormentoso tentativo di dimenticare senza alcun risultato, eventi che l’hanno traumatizzata fin da bambina, di ovattare quel dolore inestirpabile generato da violenze e sopraffazioni.

Ma non per questo ho scoperto una buona poesia, sia nella fattura sia nei temi affrontati. Mi ha colpito il fatto che manca totalmente il progetto, che non ci sono scadenze. Qui c’è un torrente che a seconda dei momenti, delle giornate, rischia di esondare o di prosciugarsi. Invece, da quando il fluido è sgorgato, continua sempre a declinare verso il mare del conforto, dell’autocomprensione (ma non dell’autocommiserazione).

E si sente la frescura dell’invenzione di una lingua tutta sua, che si snoda in una forma di oralità, secondo un ritmo che ricorda le cantilene di lontane filastrocche. Le poesie sembrano lo spiccicare di una bambina o di una ragazza, e invece parlano di amori, di ossessioni oniriche e reali, ma anche assurdamente di possesso dei corpi o addirittura dell’anima.

E si intuisce che questo tipo di possesso viene scritto/parlato per esorcizzarlo dalla sua parte nefasta.

Le poesie sono troppo lunghe per poterne pubblicare diverse a riprova delle sollecitazioni che sanno trasmettere.

Vanno lette nel libro. Qui ne propongo un paio. In esse risaltano con chiarezza il ritmo fabulatorio e martellante, la drammaticità del dettato, il desiderio di oltrepassare il limite della sofferenza.

La lingua è simile a quella orale delle orazioni, delle preghiere, delle invocazioni, delle invettive. I versi procedono sempre con una maiuscola e senza punteggiatura.

Ma in modo sincopato e discontinuo, coinvolgente nel continuo battere ossessivo. E anche provocatorio.

Ho scelto per primo questo testo, che è in pratica il più corto del libro.

Metà mela

Sibilo nel nocciolo

Larva di torsolo

Metà mela

Nicchia vuota

Culla abbandonata

Io Cantilena nel picciolo

Rubino di buccia

Metà mela

Morso pieno

Incavo abitato

Tu Canto nella polpa

Frutto di amore

Mela a metà

Seme fecondo

Pomo rotondo Noi

La poesia di Marani procede su scalini ascendenti nell’ambito del suo mondo personale. Si tratta di scavi nell’interiorità, che spaziano dalla memoria al presente, dal risentimento esistenziale all’esaltazione amorosa, proponendo temi soggettivi, ma che attraggono perché sono dentro la testa e i cuori di tutti: dolore, amore, incontri, gridi, destino, fatalità, reazione coraggiosa alle avversità, desideri, speranza, lotta al male.

Nelle parole, che Marani giostra con abilità, lei ha trovato (e trova) sicurezza e, diciamo pure, salvezza. Riconquistare la propria innocenza, come lei sottolinea, non è una cosa da nulla.

È una rinascita alla vita. La poesia, se è vera poesia, non dovrebbe ottenere sempre – tra gli altri – questo effetto di ricostruzione dell’identità, dell’autoriconoscimento?

Ottavio Rossani

Per chiudere, leggiamo il testo seguente, che nella forma cambia, cioè i versi si allungano, si aprono in alberi con rami estesi, ma con gli stessi caratteri: ritmo, ossessività, chiarezza linguistica, in una continua “ciclicità emotiva”, come sottolinea Fulvio Castellani nell’introduzione.

Ahimè

Io sono troppezza e tantezza

Ahimè

Ma non per me

Per l’altro che appena lo intuisce

Mi patisce

Eppure non mordo

La vita non la metto in gabbia

Come fa il cacciatore se non l’uccide … col tordo

La esalto

Con me vivere sarebbe al cielo ogni secondo un salto

Ogni giorno di ogni fantasia nuova mi impratichisco

Di sale di pepe di peperoncino di zucchero la vita la condisco

Evidentemente sono compagna faticosa

Forse l’uomo preferisce la mammola alla rosa

Allora resto sola

Senza alcuno la notte che mi consola

Senza alcuno che mi rivolga carezza e cura

L’ho provato il rapporto uomodonna

Insomma

Con me non dura

Sai credo sia perché capacità non ho

Di dosarmi di celarmi un po’

Solo un po’

Spavento lo so

O bianco o nero

O tutto o zero

Cambiare me stessa non lo posso davvero fare

La summa totale

Di me so dare

Senza col contagocce alcuna dose bilanciare

Generosa io sono

E proprio per questo lo ammetto

La verità è a mio dispetto

Te lo dico

Seppur ad ammetterlo fatico

Io me stessa

Non perdono

Maledizione

Anche se vi pongo attenzione

Che mi è inutile tentare di porre rimedio ai miei difetti

Nel mio carattere sono innescati

Connaturati

Giacché

Ahimè

Sono oramai perfetti

Rosanna Marani

Da P’ossessione (Ursini, 2013, pagg. 186, euro 20)

Copertina P'ossessione

Nota:  Alle persone gentili che mi hanno chiesto dove prenotare P’ossessione e acquistarlo … rispondo che possono rivolgersi al mio editore … Vincenzo Ursini. Grazie.

http://www.ursiniedizioni.it/

Ursini Edizioni

Via Sicilia, 26/A – 88060 Santa Maria di Catanzaro.

tel +39.0961.782928

fax+39.0961.782980

e-mail: ursiniedizioni@libero.it

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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5 risposte a P’ossessione Recensione di Ottavio Rossani

  1. Rosanna Marani ha detto:

    Poesia Metà mela

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  2. Che bello, e che emozione, sentirsi una piccola avanguardia.
    Sentire di aver “capito prima”.
    Sentire che ciò che ho scritto a più riprese su queste pagine in passato riecheggia nella analisi paludata ma sincera e sinceramente appassionata di un “professionista”.
    Ma poi smorzo l’entusiasmo (e l’orgoglio) per me stessa: non ci vuole mica tanto per capire il valore della scrittura, originalissima, unica, scintillante, di Rosanna Marani. È talmente evidente!
    Non c’è bisogno di soverchia sensibilità, o cultura, o conoscenza, o tecnica, o linguistica, o prosodica: basta fermarsi e leggere, o ascoltare, con un minimo di attenzione.

    Mi rimane però l’entusiasmo, la emozione, di conoscere (quasi) di persona un Poeta. Non è cosa di tutti i giorni, questa.
    E la felicità di assistere alla sua rivelazione al mondo. Questo ha qualcosa di magico, di sacro quasi, come una nascita. Stupendo esserci, in disparte, in silenzio, ad applaudire.

    Ad ogni modo la scrittura di Rosanna è qualcosa che non può lasciare indifferenti, impossibile: o la si ama, o la si detesta.
    Io me ne sono innamorata perdutamente (della scrittura e della donna che la emana) al primo incontro, al primo sguardo.

    Grazie, Rosanna

    M.P.

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Marianna cara, è vero, la tua sensibilità, le tue parole, la tua vicinanza, fin dai miei primi… vagiti, mi hanno accompagnato fino ad oggi e te ne sarò sempre grata.Tu, per prima mi hai consacrato poeta. E questo significa che sei una grande immensa essenza poetica. Grazie.

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  3. Rosanna Marani ha detto:

    Chiudo l’anno in bellezza.. e soddisfazione….ringraziando chi mi ha compreso e stimolato a proseguire sulla strada della..poesia…La mia…
    Cos’è la mia poesia di Rosanna Marani – Musica di Stefano Ottomano

    Mi piace

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