Ciò che Caino non sa


Ciò che Caino non sa

Diavolo di un angelo di una donna! Maria Teresa Infante, infaticabile Ambasciatrice di pace, una ne pensa (e scrive, è poetessa raffinata), e una ne organizza e pubblica.

La battaglia per la difesa dei diritti della donna è un suo impegno costante che condivido con determinazione.

E’ uscita infatti l’Antologia poetica e letteraria del gruppo Facebook “Ciò che Caino non sa”, edita da La Lettera Scarlatta, sensibile alle problematiche relative all’universo femminile, ideata e coordinata da lei, che racchiude le opere di 75 autori, che ha come logo identificatore, l’immagine del dipinto “Oltre” in copertina, nonché già simbolo del gruppo poetico dell’artista Enrico Frusciante.

In questa Antologia, figurano due mie scritti, una poesia e una lettera: La mia rondine, inno alla nostra femminile libertà sessuale e Alla cortese attenzione di mia madre, ovvero due modi di essere donna e madre.

Grazie Maria Teresa Infante, a nome di tutte le donne.

Ciò che Caino non sa  Antologia_0001 Maria Teresa Infante

Antologia_0002

La mia rondine

La mia rondine 1 La mia rondine 2 La mia rondine 3

https://lortodirosanna.wordpress.com/2012/02/25/la-mia-rondine/

Rondine

La mia rondine

Noi donne

Noi donne perbene

Viste quando il pensiero conviene

Solo come Madonne

Noi donne

Noi donne sane

Viste quando il pensiero è inane

Solo puttane

Io donna

Non sono madonna

Non sono puttana

Dell’anima parlare si può

Ohibò

Rovistarla tutta

Anche con grossezza brutta

Succhiarle il sapore

Sentirne l’odore

Di romanticismo

Di puro lirismo

Lasciarle il volo

E mi consolo

Candido

Bianco

Stanco

Di colomba

Ma nei sussurri

Buzzurri

Ben di altro

Si dice

Far si deve come Orfeo per Euridice

Non la testa voltare

Non il sesso guardare

Non l’orgasmo godere

Ma nei sussurri

Buzzurri

Che san di volgare

Di sconcio

Di rancio

Per truppe di maschi

Laschi

In erezione

Che non lascerebbero

Come potrebbero?

Nessuna pulzella

Non sol la più bella

Indenne

Dalla scopata

Virtù offuscata

Tal la percezione

Basta

A punire la fanciulla

Vergine nella sua vita culla

Che deve apparire

Morire

Casta

Altrimenti immorale

La reputazione

Deve rimanere immortale

Non da desiderio colta

Da spasmo di contrazione

Eccitazione

Sensuale sensazione

Fatale

Che la ragazza

Sarebbe pazza

Della rondine

No non può parlare

La sua rondine

In gabbia ha da lasciare

Sacripante

Massacrante

Avere cucita

Ferita

La bocca

Le labbra

Quelle labbra di fuoco

Che non s’accontentan di poco

Far finta tocca

Per rimanere

Santa dipinta

Di non sentire

Nessun richiamo

Che urla la sua voce

Prima di essere messa

In croce

Che scatta

Voglia matta

Da sotto l’ombelico

Si lo so si lo dico

Va lontano

Serpeggia

Fa delle carni la sua reggia

Brucia ansima si torce

Le viscere contorce

Di piacere avvolge

Di libidine sconvolge

La mia rondine

Tenuta al chiuso

Riposta al disuso

Dai perbenisti

Della religione igienisti

Da ogni loro freno

Coglione

Vuole andare

Vuole liberamente parlare

Vuole provare tutta

Come succosa frutta

La sessualità naturale

Perlustrare

Scoprire

Esplorare

Succhiare

Odorare

L’anima si

Può?

La rondine no?

No No No

Non ci sto

Divento per la gente

Poco intelligente

Puttana

Seguo la mia tardiva mattana

E chi se ne cale

Non faccio alcun male

E chi se ne frega

La pia donnetta prega

Non sono uno scalpo di pube

Implume

Come vuole

Il maschio costume

Da collezionare

Che a me stessa so badare

Due lombi da fottere

Da penetrare

Quel che sono lo so

Una donna intera da amare

Una rondine che vuole

Gustare

Il suo rapporto sessuale

Il buco della serratura

E non per paura

Ho oscurato

In camera mia da letto

Entra sol chi ho invitato

Per mio e suo diletto

Mi arrogo il diritto

Anche se non è da nessuna parte scritto

Di far ciò che mi piace

Ciò che desidero veramente

Ciò che la mia rondine vuole

In faccia al mondo

Perseguire il suo sole

La mia rondine è viva

Evviva

Finalmente

Che al cuore non mente

E’ vera

E’ primavera

Tanta primavera

Prima che giunga sera

Alla cortese attenzione di mia madre

Alla cortese attenzione di mia madre1 Alla cortese attenzione di mia madre2 Alla cortese attenzione di mia madre3Alla cortese attenzione di mia madre4 Alla cortese attenzione di mia madre5

 

 

https://lortodirosanna.wordpress.com/2012/01/29/quarto-libro-1lettera-alla-cortese-attenzione-di-mia-madre/

Alla cortese attenzione di mia madre

Mamma

Comincio da te, Olinda.

E’ giocoforza, considerato che hai aperto il tuo ventre per sputarmi in faccia al mondo.

Pensavo, chissà, che avrei faticato meno a respirare.

Pensavo che sarei riuscita prima, ad inghiottire il liquido amniotico per succhiarmi il pollice da sola.

Invece da trent’anni mi incuti timore.

Come l’eco che sento quando il dover decidere, deride i miei riflessi e li fa lenti.

Ti ricordi, mi ripetevi spesso?

“Questo non si fa.”

“Io ti ho fatto e io ti disfo.”

A te mamma, chi aveva insegnato che… “ Questo non si faceva? “

E che…”Quello invece si?”

E dimmi, lo pensavi veramente, di avere diritto di vita e di morte su di me, soltanto perché mi avevi partorito dalle tue trame?

Ero “cosa” così tua?

Oppure ti spingeva alla bestemmia, la maternità viscerale, quella mischiata da voci del sangue, da istinti vetusti, dal senso del pensare solo al bene dei figli e al loro futuro protetto e così via, con spinte della tradizione tramandata delle azdore?

Così sì è fatto, così si deve fare, perché se no: “La gente………che dice la gente……”

La molla che ti portava all’esasperazione, lo riconosco, era la mia cattiveria a non seguire le tue ordinate, perentorie direttive oppure il fatto di renderti conto che avevo già maturato a dieci anni, un mio senso individuale di libertà?

E’ strano, parlando con te, io ancora pendo dalle tue labbra.

Ti domando, non ti dico.

Sarà che mio figlio Gabriele è giovane e giovane è il mio non istinto materno.

Ma cerco di capire.

La vocazione al sacrificio, è la vocazione unica, concessa e permessa alla donna, per il tuo credo rassegnato.

Per il tuo modo di essere succube e di non essere donna, quindi altro.

Un satellite che mai potrà diventare pianeta!

Almeno come lo intendo io.

Che è essere donna, ovvero essere persona.

“La donna è la regina in casa e lascia portare i pantaloni al marito!”

“Tocca alla donna sopportare per la tranquillità e la serenità  della famiglia!”

Erano i dogmi del mondo che avevi ereditato e che io faticavo ad assimilare.

Anzi li ho rigettati tutti!

E ti parevo “poco seria” soltanto perché domandavo spiegazioni di questo forzato martirio, che mi indirizzavi ad abbracciare come mio predestinato futuro.

No, non è che ti faccio il processo, mamma.

Voglio paragonare, per capire, il tuo di destino, le tue radici così nodose, così passive, con la mia scelta, imperiosa, la mia ribellione, furiosa, a non patirlo il tuo esempio, come Vangelo codificato.

Ormai siamo adulte. Entrambe dunque siamo donne “grandi”…

Me lo puoi dire, eri felice di portare il peso che ti avevano consegnato alla tua nascita?

Casalinga per costrizione (o castrazione?) e fuori, al lavoro, soltanto per le necessità, materiali, dei tuoi primi anni di matrimonio.

Ti sei mai sentita autonoma, compiuta, soddisfatta di te mamma?

Ti sei mai sfidata mamma, messa alla prova?

Ti sei mai sentita luce?

Qualcosa di diverso dal riflesso, dall’ombra, dall’appendice del mio buon babbo?

Hai mai riso per gorgoglio spontaneo, sapendo magari che avrebbe quel riso, potuto disturbare il sistema di abitudini a cui ti eri e ti avevano, votata ancora bambina?

Beh, io ti confesso che l’ho provato. Da poco.

Da quando ho capito che si nasce, si vive e si muore da soli.

Anche se qualcuno ti tiene stretta la mano.

So che oggi tu non la chiameresti più.. alzare la cresta, la mia disubbidienza. Però ti chiedo scusa se ti ha ferito, il mio no, non ci sto,  il confuso sentore dei miei quindici anni, quelli che ti hanno fatto dannare davvero, perché volevo andarmene lontana da Imola, volevo emigrare a Roma, una vera città e non una cittadina pollaio, che mi strozzava il respiro con i suoi usi e costumi… scostumati per il mio respiro di libertà a cercarmi.

“Cosa dirà la gente che te ne vuoi andare di casa?”, ripetevi

Ora te lo dico, io dentro di me mi rispondevo :”E chi se ne frega?”

E me ne sono andata da casa. Sul serio, obbligandoti ad ingoiare il mio volere.

Sai, non mi ribellavo a te, non ti sapevo vittima di ghetti, mi ribellavo

ai kapò della piccola provincia.

Più che il ragionamento, mi spingeva a scappare, l’angoscia di andare al macello senza sapere perché.

Ora lo so.

Vado al macello perché ci sono mille altri esseri come noi angosciati, nervosi, tenuti in cattività fino all’esasperazione.

Fino alla propria negazione.

E dalla nostra indignazione scocca lo scintillio della rabbia, della guerra per fare spazio all’amore.

No, non ci vado al macello solo perché sono nata donna.

La mia vita me la scelgo da sola.

Dimmi, tu piuttosto, sei felice della tua vita?

Ho tanta paura che tu abbia vissuto senza saperlo. Di vivere.

Solo quando è morto il babbo ti sei accorta di essere senza una tua identità.

Quella che avresti voluto prediligere da sola, ma eri sempre e solo tanto confusa.

E’ stato troppo tardi mamma per ricominciare?

Ora chi sei veramente?

Spaurita come quando ti mancò il tuo unico punto di riferimento, oppure ti appai in armonia al tuo tempo di ora?

E non parlo di buona o mala fede.

Giacché lo so, che nel tuo pensiero non c’è stata crudeltà da matrigna, voluta.

Dicevi, che la vita ti dà o ti toglie, a seconda di un Premio o Castigo che tu debba meritare, soltanto perché tu ne eri convinta, soltanto perché questo era il tuo alibi.

La tua difesa alla tua insoddisfazione, palpabile, al tuo sguardo rassegnato.

Ti avevano convinto di un Moloch che sceglieva i bravi e regalava loro il biglietto vincente della Lotteria di Capodanno

Agli altri, carbone funerali e solo.. danno.

Ora che le tue giornate scivolano tra un latrato dei tuoi amati cani e un colore di bocciolo delle tue rose che nasce, tra una dura zolla che tu sterri e una odorosa manciata di erba tagliata, una partita di pallone che ascolti alla radio santificando la tua domenica e che magari non ti soddisfa più, che babbo non c’è a farti compagnia al boato dei gol del Bologna, un commosso saluto, un fiore fresco posato sulla sua lapide al cimitero e un cero acceso al tuo Gesù, tu, mamma, sei sola.

Raggomitolata, nella lana ispida della nostalgia.

Sei rimasta davvero sola, senza i tuoi sogni soffocati.

Non ne hai salvato neppure uno.

A  scaldarti il cuore.

Ci sono io.

Non mi hai perduto, mamma anche se davvero non so, in quale modo si affastellino, si affaccino i ricordi di me, tua figlia, nella tua memoria.

E’ vero che una mamma vede i figli sempre bambini?

Ti vedo anche io sempre mamma e ti perdono.

Dai, ridiamo insieme.

Ti perdono, mamma, perdonami anche tu.

Seppur mi sento in colpa, del mio istinto che mi ha obbligato a decidere di me, strappando dolorosamente il cordone ombelicale, mi rendo appena appena conto, di avere combattuto anche contro di te, ma solo per infliggermi da sola, le ferite da far sanguinare.

Che in sostanza, mamma sono le tue, le ferite delle donne, quelle che mi lecco.

Ne ho solo la sfacciataggine, la spudoratezza, il coraggio. Di mostrarle.

E questo è vero e te ne sono grata.

Posso dirlo e non ti offendi?

Attraverso i tuoi errori di donna, impastati al.. sacro bene dei valori di una volta, io, a mia volta, sono diventata donna.

Diversa da te, ma sempre donna, che porterà in sé il tuo soave, dolcissimo ma ahimè desueto, paradigma di tempo e di identità femminile.

Ma stai tranquilla, sei stata albero perché io potessi diventare foglia.

Figlia.

E sarò ramo che darà foglie.

Figli.

Un albero mamma, non è mai superfluo.

Mentre una foglia, mamma, cade.

Tua figlia Rosanna

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato… 

Ora mia madre ha raggiunto mio padre. Che riposino in pace.

 

NOTA

Antologia poetica e letteraria “Ciò che Caino non sa” edita da “La Lettera Scarlatta “.

Il prezzo di copertina del volume, un saggio di 310 pagine completo di codice ISBN , è di 18,00 euro, comprese le spese di spedizione.

Per chiunque fosse interessato inviare la richiesta a Donato Mancini, mancinidonato@libero.it

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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3 risposte a Ciò che Caino non sa

  1. Pingback: La mia rondine | L'Orto di Rosanna

  2. Pingback: Quarto libro 1°Lettera Alla cortese attenzione di mia madre | L'Orto di Rosanna

  3. Rosanna Marani ha detto:

    LA MIA RONDINE-ROSANNA MARANI

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