Gazzetta dello Sport Serena Gentile: La tenace “proèsia” della pioniera Marani


Gazzetta 9 maggio 2014

Grazie Serena Gentile.

Grazie Gazzetta dello Sport.

Grazie Andrea Monti, direttore.

E’ confortante non essere dimenticati.

E’ salutare sentirsi ancora parte … della famiglia.

Della rosea che ha scritto l’andare della mia vita, capitoli interi, fino a diventare il titolo della mia vita stessa.

Buona lettura

IL LIBRO: LA PRIMA GIORNALISTA DONNA DELLA GAZZETTA HA SCRITTO “P’OSSESSIONE” UNA RACCOLTA DI POESIE E DI VITA

Gazzetta dello Sport Serena Gentile: La tenace “proèsia” della pioniera Marani

Il libro della Marani lo leggi tutto d’un fiato, trasportata dall’emozione figlia della sua poesia e dai suoi vaffanculo, poetici anche quelli.

C’è tutta lei in questo libro, l’anima sottile, il carattere tenace e l’irresistibile ironia.

«Autobiograficissimo – dice lei – sono io, nuda».

Rosanna Marani è una giornalista, la prima della Gazzetta dello Sport.

La sua foto di pioniera nominata Cavaliere della Repubblica per avere aperto una strada  fino al suo avvento, preclusa alle donne, sorride soddisfatta, nel nostro Famedio.

P’ossessione è il suo primo libro di poesie (edito da Vincenzo Ursini Edizioni, prefazione di Gian Paolo Serino), ti possiede, è bello davvero.

Negli anni ’70 una donna che capisce il pallone è una rarità impudente,  in via Solferino, la Marani è una scassamarani, ma è capace di “scrivere di poesia, anche quando parla di calcio”: lo dice nel libro Gianni de Felice, già condirettore della Gazza, e questo sgombra il campo dal fantasma del campanilismo di genere o almeno pareggia i conti.

« Sono sempre stata impestata di rabbia, di banzai, e probabilmente sì, anche di poesia», aggiunge lei, premio Alda Merini con Veglia.

C’è l’amore nei suoi versi, ci sono i figli, e «l’agone dello sport, competizione non supremazia”.

Parole, una dietro l’altra, per dare peso forma e sostanza a ciascuna di esse.

«Si suicidano, devono venir fuori. E nel mio Blog, L’orto di Rosanna, (https://lortodirosanna.wordpress.com),  muoiono svenandosi … dolcemente».

Una, accapo e poi un‘altra e accapo ancora in rima baciata e non, con straordinaria musicalità.

Proèsia la chiama Stefania Piazzo. “Per me è un gioco normale.” fa lei.

C’è la guerra con il suo “ufo tumore” e quella con l’abuso sessuale subito a soli 4 anni. « I miei genitori non me ne hanno mai parlato, sperando che non ricordassi. E invece solo disvelando gli orrori, puoi farcela a vivere”.

Da qui il coraggio di scendere in campo oggi, e di raccontare che ce la si può fare, per l’Associazione Prometeo di Massimiliano Frassi e le vittime della pedofilia.

Ah, Rosanna, che forza. «Quella violenza ha segnato il corso della mia vita, ma penso al suo lato positivo: senza quell’esperienza ingiusta da cui è scaturita quella rabbia, forse non sarei mai entrata in Gazzetta, nel tempio dell’uomo, che ho sfidato e vinto. Ho riscattato il mio nome, che sentivo addosso infangato, sporco, trasformandolo in una firma».

Ho vinto/e ho pagato/oh se ho pagato/ recita “Su quella lapide una bianca rosa” dove sviscera l’orrore, chiede scusa ai mariti e fa pace con le donne.

Non sono Madonna/non sono puttana urla più avanti, ne “La mia rondine” e parla per tutte, massacrate dal pregiudizio.

« Sarà il nostro senso del ridicolo a farci avere dei limiti».

Com’è moderna la Marani. « Siamo qui a discutere ancora di quote rosa, ma quando mai. Occorrono più mamme libere di liberare le figlie”.

E più scassamarani…

 

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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2 risposte a Gazzetta dello Sport Serena Gentile: La tenace “proèsia” della pioniera Marani

  1. Mi fingerò giornalista, recensendo questa recensione, di cui condivido quasi tutto, anche se non proprio tutto…

    “…e parla per tutte, massacrate dal pregiudizio.”

    Ecco la frase che vorrei impugnare, tutta intera, quella che meglio riassume non tanto chi è Rosanna, quanto chi è PER NOI, Rosanna. Un modello, una prospettiva, una immagine di una donna che vince rimanendo interamente profondamente donna.

    E aggiungerei qualcosa che qui è sfiorato, ma non abbastanza evidenziato: il suo coraggio.
    Un coraggio che la contraddistingue da sempre, da un’intera vita, in mille manifestazioni. Non ultima proprio questa di convocare, per rappresentare sé stessa, la Musa massima, Madame la Poesia.
    Lei non è una scrittrice come altre, non è paludata, non fa parte in alcun establishment letterario. La sua scrittura è eccentrica, non “studiata”, sfugge a qualsiasi definizione, non parte dalla cultura, non è un esercizio intellettuale: parte tutta direttamente e interamente dall’istinto e dalla vita. Dal cuore. Con coraggio, appunto.
    Con la sua vita, i suoi traguardi, le sue conquiste, e la sua già ben stabilita notorietà, avrebbe potuto scegliere di scrivere un libro di memorie, che so, un racconto dei suoi straordinari incontri, invece ha preferito mettersi in discussione, e mettersi a nudo, praticando un’arte difficilissima, quasi impossibile oggi da esercitare con efficacia e originalità, e a un livello “alto”, e per di più “inventandosi” un modo proprio, quasi unico, sperimentale, ardito, tutt’altro che facile da accostare: il suo “famoso” verso monocellulare, un po’ come alcuni ermetici, come certo Ungaretti (“Dopo tanta/ nebbia/ a una / a una/ si svelano/ le stelle…” Sereno, 1918) ma esteso in lunghe stringhe di significato, capaci di incantare, affascinare, quasi ipnotizzare il lettore.
    Non occorre cultura e conoscenza, solo cuore e sensibilità per riconoscere e comprendere la scrittura di Rosanna.
    Occorre invece grande profondità ed expertise sofisticato per riconoscerne e misurarne il valore.
    Ma a Rosanna tutto questo non importa. A Rosanna importa soltanto “arrivare” a noi, ai suoi lettori. Così come arriva il suo sguardo, stupendo, disarmante, diretto, mai minimamente velato, limpidissimo. Lo sguardo che tutte e tutti ci innamora, infallibilmente.

    Che donna sei, tu!

    Tua Marianna.

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Marianna!!! Accidenti … immergermi nel tuoi commenti è come scorticarmi la pelle per ritrovare striature che reputavo rughe e che invece sono solo righe di vita. Mi conosco attraverso te. E devo dire che quel che conosco e che mi regali … mi piace. Ecco il coraggio.. la libertà di essere una voce. Che intona la sua percepita melodia e che a seconda del tempo scandito dalla sensazione produce un ritmo unico. Ovvero è sempre nota del momento senza pentagrammi battuti… stilemi prefissati e stili continuativi. Sento la paola come un tema libero di essere libero nel momento in cui provocato dalla sua libertà ha desiderio di raccontarsi. Ed è davvero ai lettori che io rivolgo il mio essere donna…Grazie.

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