Filastrocca barocca


filastrocca

Filastrocca barocca

Dentro

Il centro

Rifiuto

Lo sputo

Penombra

Si adombra

Miseria

E’ seria

Conturbo

Il disturbo

Corazza

Si spiazza

Asservimento

E’ tormento

Raglio

Il caglio

Scia

La bugia

Coscienza

Di penitenza

Strina

Di paraffina

Soglia

Si sfoglia

Cospetto

Nel sospetto

Periglio

Il ciglio

Lesa

E’ l’offesa

Identità

Nella socialità

Composta

E riposta

Accozzaglia

Di battaglia

Separazione

Con illusione

Libertà

E’ falsità

Male

Di sale

Bene

Con pene

Essere

Solo malessere

Conduce

La luce

All’uomo

Gnomo

All’io

Dio

Filastrocca barocca

Nel nulla s’arrocca

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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3 risposte a Filastrocca barocca

  1. Rosanna Marani ha detto:

    Poesia Filastrocca barocca

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  2. Cara Rosanna,
    Nuova tua composizione, nuova avventura per una lettrice appassionata come la sottoscritta…

    E nel leggere si affollano mille pensieri, mille sensazioni. Ma certo questo è uno dei motivi per cui l’Uomo comunica e si esprime tramite la Poesia. Il tentativo di “forzare” il linguaggio, codice di mediazione simbolico e referenziale per eccellenza, e renderlo emozionale, purificarlo dal mondano per avvicinarlo al divino. Per avvicinare la Parola alla Musica.

    Parto dal constatare quanto siamo diverse, nell’intonazione, noi due. Scusa se per un attimo mi metto accanto a te, per amor di confronto. Solo per capirci: il nostro eloquio è diversissimo. Eppure può darsi che abbiamo sensibilità molto simili, altrimenti come diavolo faremmo a dialogare?

    Vedi, io penso di conoscere ormai abbastanza il tuo stile, in particolare quello di queste tue, come chiamarle, “figurazioni sillabiche”, aritmiche ma cadenzate, legate come anelli di una catena, ma frammentate di senso e di discorso.
    Altre volte ne ho parlato, ricordi?
    Qui però si incontra un qualcosa di particolare, un po’ meno usuale per te, l’uso delle assonanze e delle rime a contatto (le “rime baciate”, che ci hanno segnalato a scuola, rimarcandone la corrività potenziale, da filastrocca, da didascalia del Corriere dei Piccoli anni ’50: “qui comincia l’avventura/del Signor Bonaventura” – Sergio Tofano, mica noccioline!).
    Tu hai coraggio, (e ne ho anch’io, ancora un punto di contatto tra noi) e te ne impippi (come faccio io, e anche su questo ci somigliamo assai) dei rischi e delle convenzioni. Tu lasci che sia il gioco a prendere pienamente la guida del pensiero.
    Ecco quindi, rime binate, baciate e maledette, per tutto il brano: tatùm, tatùm, tatùm… Senza tregua.
    La rima, ci hanno insegnato, lega e separa nello stesso tempo. Lega le forme metriche ai loro schemi, lega le sonorità per creare modulazioni armoniche; e separa, divide, marca il confine tra i versi, e tra i significati. Questo sia che si parli di forme chiuse, sia nel verso libero moderno.

    Ecco, nei tuoi lavori più consueti, tu sciorini questo percorso di frammenti legati dal senso e dal controsenso, pilotando il lettore in un crescendo che è non ritmico, ma orgiastico, orgasmico, fino a sfociare a una chiusa che, di solito, è un anello aperto che deve essere idealmente agganciato all’inizio, così da generare un loop, un circolo continuo, una ruota da arrotino, che gira e rigira affilando la lama dell’emozione…
    Qui invece cambia tutto: la rima crea delle particelle binarie, chiuse in sé stesse, come le valve di conchiglie vive, tenaci che non basta la lama del coltello per aprirle, e questo spezza il senso in caselle chiuse e ne rende indecifrabile, o meglio, enigmatico l’ascolto. Dico l’ascolto, non dico la “comprensione”! Qui, come davanti a un quadro di Mondrian non è la “comprensione” che conta, ma la visione, la percezione. L’ascolto appunto, in questo caso…
    Fino alla particella finale, non a caso la più articolata, fuori misura, fuori standard si direbbe:

    “Filastrocca barocca
    nel nulla si arrocca”

    Ecco qua. Questa particella, che pare una porta sbattuta in faccia a chi vuole entrare finalmente in un “senso compiuto”, giurerei è invece il seme da cui, a ritroso, è nata l’intera composizione. Ed è qui, racchiusa, la chiave per decifrare il senso del gioco. Che è un gioco appunto, e come tale, inspiegabile, indecifrabile per definizione. Tranne che una traccia, una chiave, e ben precisa anche, per chi sa coglierla, tu malignamente ce la suggerisci, nei versi proprio poco prima della chiusura – e chi ha orecchie, o semplicemente sguardo attento, per intendere, intenda:

    “All’uomo
    Gnomo
    All’io
    Dio”

    Rosanna, Poetessa, Amica,

    Ti adoro

    Tua

    Marianna

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  3. Rosanna Marani ha detto:

    Che meraviglia leggerti Marianna mia.. Bevo d’un fiato le tue parole … poi appoggio il sapore sulla lingua …Deglutisco… e ricomincio a leggerti… ma questa volta sorseggiandoti. Grazie. Grazie.

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