Francesca Devincenzi:” Ros, siamo state promosse!”


Francesca Devincenzi:” Ros, siamo state promosse!”

Credo che una sorpresa più sorprendente … sia difficile da confezionare!

D’accordo … il mio operato è stato oggetto di Tesi di Laurea … ma questa poi!!!

Francesca Devincenzi è riuscita a strabiliarmi! … Come posso descrivere la sensazione di stupore che mi ha regalato?

Meglio che faccia parlare lei.

Ieri ha sostenuto l’esame orale per diventare giornalista professionista. Ed io? Beh io sono stata la sua … tesina!

Acciderbolina!!!!!! Sacripantissimo!!!! Questa la cronaca … della sua (e mia) giornata indimenticabile … Ovvero … questa la sua telefonata a me, appena ce l’ha fatta!

“Ros, siamo state promosse!!! Ecco che sei entrata, oltre che nella leggenda del calcio, dove già sei da un po’, anche in quella dell’Ordine dei Giornalisti e della storia dell’Esame di Stato.
Prime volte per prime volte, io sono stata la prima a farti argomento di tesina per l’orale. Ed ha funzionato! Due i giornalisti sportivi in commissione, uno non ha fatto domande, l’altro, Michele Giammarioli, il mio relatore,  tra il divertito e il curioso, mi ha tempestato di domande. Tutte inerenti la tesina chiaramente… Ti saranno fischiate le orecchie, ma anche a Rivera, perché abbiamo sorriso di lui, della sua autobiografia,  e di te e di come hai scardinato il tempio sacro del giornalismo sportivo, che prima della tua comparsa,  era  “abitato” solo dallo strapotere maschile: la Gazzetta dello Sport.

Abbiamo anche discusso del se e del come le cose siano cambiate, ma la conclusione è stata deludente. Mica tanto: molte donne giornaliste parlano di calcio o ne scrivono ma siamo ben lontane dalla parità di considerazione…

Giammarioli ha ricordato … le tue belle gambe e ti ha mosso complimenti che ti recapito. Quelle tue gambe che ti portavi a spasso, universalmente riconosciuta, quale pioniera in gonnella dello sport nazionale. Sei stata la prima si: la prima giornalista alla rosea, la prima giornalista professionista dello sport, la prima conduttrice sportiva in tv, la prima e unica firma femminile inserita nel Famedio della Gazzetta, la prima e unica giornalista sportiva per la quale Gianni Brera ha consumato la penna in una prefazione.

Abbiamo parlato così tanto di te, che per le altre domande c’è stato poco tempo, giusto un rapido volo sugli accenni giuridici della professione.

Ehi, tu mi hai aperto le danze e la strada, anche questa volta! All’esame!

Ora davvero posso prendere il tuo testimone boomerang e farne il miglior uso possibile!

Visto che grazie te lo ho già detto troppe volte, mi pare giusto dirti che è arrivato il momento di un brindisi!

Preparati … anzi, mi preparo io, perché tu sei nata pronta.

Ah … dimenticavo di ripetertelo … SIAMO STATE PROMOSSE!!!

Baci baci e un grande abbraccio. Hai una forza tale che devo ancora imparare e fare mia. Conto che tu quando ti incontrerò, saprai trasmettermela tutta intera!!!!!!”

Francesca

Nota: La tesina

Francesca Devincenzi                         

Sessione 116 Orale: 20 marzo 2014

Famedio Gazzetta dello Sport

Rosanna Marani, la prima donna in campo

<<“Ciao, sono Gianni Rivera, ti disturbo? Volevo chiederti se hai una copia dell’intervista che mi hai fatto nel ’73, e se mi firmi la liberatoria per inserirla nella mia pubblicanda autobiografia”. A me è preso un colpo. Ho deglutito, poi gli ho domandato, tra il serio e il faceto, per riprendere fiato, al telefono, quanto avrei dovuto pagare per avere tale onore!>>.

La “me” in questione è Rosanna Marani, monumento vivente del giornalismo sportivo, o meglio pioniera. La prima donna a scrivere e parlare di sport.

Nata a Imola nel 1946, approda alla Gazzetta dello Sport nei primi anni ’70, facendo scalpore con un’intervista a nove colonne a Gianni Rivera (quella di cui sopra), da 6 mesi in silenzio stampa (novembre 1973), è la prima donna a condurre un talk show sportivo (Bar Sport su TeleNordItalia).

Per non annoiarsi, nel mentre, scrive una canzone “Come un tiranno” dedicata al suo primogenito Gabriele,  interpretata da Domenico Modugno e da Rita Pavone e convince Gianni Brera a scrivere la prefazione del suo libro (unica del compianto giornalista) “Una donna in campo”.

Il 2 giugno 1983 è stata insignita del titolo di Cavaliere dellOrdine al merito della Repubblica italiana per aver aperto alle donne una strada fino al suo avvento a loro preclusa.

Lasciata la rosea nel 1984, conclusa la carriera in Rai con Telesogni,  e arrivata l’età della pensione, si occupa di tutela ambiente e degli animali, è Responsabile della Comunicazione Web della Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente, cura il suo Blog, L’orto di Rosanna e scrive poesie.

Alcune di queste, sono state musicate dai Diapasong, artisti jazz, e da altri maestri ed una, “Veglia”, ha vinto il premio Alda Merini nel 2013.

Ed è appena uscito il suo primo libro di liriche “P’ossessione”, per Ursini Edizioni

Vive in una casa upper milanese, bianca, bianchissima: alle pareti nei cassetti e nellaria i ricordi delle sue gesta. Della donna in mostra nel Famedio della Gazzetta (foto di copertina) è rimasta una quasi settantenne bellissima che ha debellato un cancro, il Linfoma di Hodgkin, retto a una ischemia e alla fine di grandi amori.

Ho scelto lo sport perché era un argomento di pertinenza  esclusiva degli uomini. Mi dicevo: perché io no? Così ho fatto il praticantato (non riconosciuto) al Resto Del Carlino, sotto la supervisione di Italo Cucci, che fu il primo a credere in me e affidarmi una rubrica di traduzione delle varie agenzie sulle Olimpiadi – racconta.

Acquisito il tesserino da pubblicista tenta la strada a Milano. Tramite un amico di famiglia, Gino Sansoni, direttore di Forza Milan, cerca appoggio, per diventare giornalista. Gli domanda una mediazione ma lui di primo acchito,  risponde Cara ragazza bella, non conosco nessuno che ti possa far scrivere di ricamo , di moda, su giornali femminili come Grazia, Amica, Gioia!”.

 <<E io – spiega lei – mi incavolo. Ma chi vuole parlare di uncinetto? Non avevo parole, non ci potevo credere. Gli replico: voglio scrivere di sport!. Lui capisce al volo, resta allettato dalla mia sfacciataggine e promette di occuparsene. Mi porta infatti,  in tribuna stampa a San Siro, si gioca Milan – Rapid.  Incontro Mottana, direttore della Gazzetta dello Sport. E’ in lutto per la morte della madre, non mi fila di striscio.

Lo inseguo, e l’apostrofo con determinazione: “direttore, voglio diventare una giornalista della Gazzetta dello Sport!”

Non mi guarda nemmeno, m’impunto, lo inseguo. Ribadisco il concetto. Estorco un appuntamento in sede, nel quale lui mi dice di essersi pentito di avermi ricevuto, io esigo di essere messa alla prova.

Mi fisso, prima strillo, poi mi commuovo, mi escono due lacrimuccie, mentre mi racconto.. che ho ventotto anni, sono vedova con un bimbo piccolo, e senza dubbio  lo guardo con …occhi da cerbiatta. Insomma uso tutte le armi femminili e non,  che ho.

Mi risponde spazientito e vinto: “Ok, mi porti Rivera”. Considerato che era in silenzio stampa da sei mesi, fu  un modo elegante per liberarsi di me. Ma io non mollai>>.

 E come arrivare a Rivera? <<Inizio a stressare l’ufficio stampa del Milan per intervistare Romeo Benetti, amico oltre che compagno di Rivera. Un giorno mi presento in ritiro, ad Ancona e lo incontro. A Nereo Rocco, tecnico di quel Milan, quasi viene un colpo e mi apostrofa in dialetto triestino con un “donne e calcio uguale diavolo e acqua santa”.

Parlo con Romeo Benetti,  poi vedo Gianni Rivera scendere le scale e gli dico: “scusi, con lei ho finito, mi presenta … lui?” E così fu. Io a Rivera dico la verità, gli metto nelle mani la mia carriera. Lui generosamente mi concede l’intervista. Che svela l’uomo prima del giocatore. L’articolo a nove colonne, esce una domenica. Folle di felicità e incredula, faccio su e giù in tram e metropolitana per Milano e a tutti quelli  che vedo con la Gazzetta dello Sport tra le dita dico: “Quello l’ho scritto io!”>>.

E la carriera, prende il volo. Tra un’offesa, ed un mirato mobbing, cui lei non bada troppo. 

 

 Intervista a Rivera 1 Intervista a Rivera 2

(su gentile concessione dell’autrice, un dettaglio dell’intervista a Rivera pubblicata dalla Gazzetta dello Sport. Sotto, in piccolo, la pagina intera)

<<Non mi prendo mai troppo sul serio, non lo facevo nemmeno allora. Nella vita è tutto in prestito, sempre. La vita stessa, i figli, gli uomini, nulla è nostro, nemmeno in leasing, solo in prestito. Prendevo delle gran sberle ma andavo avanti, consapevole dei miei limiti e delle mie doti, con percezione della mia bravura e voglia di migliorarmi, credendo sempre in me stessa, gestendo la mia professionalità senza modestia né superbia. Per questo, ci ridevo su, ma era tremendo.Avevo la gonna? Allora ero mestruata, se invece indossavo i pantaloni volevo comandare. Ottenevo un’esclusiva? Allora ero andata a letto con l’intervistato. Facevo la carina? Ero una poco seria. Facevo la dura? Allora passavo per stronza e antipatica. Un incubo>>.

Commenti quotidiani. <<Avevano paura, li capisco. Erano spaventati dalla mia cocciutaggine, dalla mia voglia di levare il burqua intellettuale dal mondo del calcio, dalla rabbia con cui difendevo un mio diritto, ovvero quello di parlare di pallone. Per me era un’ingiustizia non poterlo fare, per loro una violazione del proprio campo che lo facessi”.

Tanto che erano rari persino gli episodi di solidarietà. <<A San Siro, in tribuna stampa non c’era il bagno delle donne, e io dovevo andare in bagno. Ero in fila, con Gianni Brera, che in seguito ha scritto la prefazione di un mio libro (Una donna in campo), e uno mi si avvicina, mi dice che non posso usare il bagno Minaccio: allora la faccio qui nell’angolo del bar, e fingo di alzarmi la gonna fino a quando non mi fanno passare>>.

Non va meglio a Bologna, al Dallara. <<Nel dopo gara, non volevano farmi accedere alla sala stampa. “Lei è una donna”. Ah si, allora adesso tutti giù i pantaloni, voglio vedere se loro hanno gli attributi. Solo allora i colleghi si sono coalizzati per farmi passare, e il giorno dopo ho ricevuto un bel mazzo di fiori a casa>>.

Unico, o raro, caso di solidarietà in una carriera fatta spostamenti a rubriche assurde, a sport impensabili, e piccole, grandi, soddisfazioni.

“Insomma voglio dire che ho dovuto imparare ad usare linguaggio e maniere colorite, forti per difendere il mio diritto. E così usavo il sarcasmo e il paradosso. Due ottime armi. Per guadagnarmi il rispetto di individuo, non legato al mio sesso femminile. Il rispetto che si deve ad una persona. Ad una collega.”

<<Per il Guerin Sportivo, che nel 2013 mi ha inserito nella classifica delle 100 donne che hanno cambiato lo sport, intervistavo usando l’ironia per sdrammatizzare il mondo del calcio, i giocatori, travestendoli  o addobbandoli con i giocattoli dei miei figli, maschere di carnevale o robe del genere. Per ognuno trovavo un travestimento ad hoc a seconda della stagione calcistica o della attualità di cronaca. Dall’abito di Babbo Natale al Tutù da ballerina, ci sono passati tutti. Volevo rendere il calcio più leggero, e ci sono riuscita. Oggi la Gialappa’s fa cose simili a quelle che facevo io, li ho incontrati. Hanno detto che ero troppo avanti>>.

 Vialli, Cerezo, Mancini

(Cerezo, Vialli e Mancini su una copertina del Guerin Sportivo)

Giocando, e mettendosi in gioco. <<Incocciati l’ho intervistato ballando, in diretta tv: nessuno mi ha più copiato, mentre con Maradona, in silenzio stampa, ho realizzato un’intervista muta. La prima della storia televisiva. Scrivevo un piccolo copione con domande, sceneggiatura, ambientazione e.. risposte. Il risultato era esilarante.. Si perché si parlava sempre in termini calcistici. Ho digitalizzato un vecchio filmato. I miei Travestiti che ho caricato sul mio canale youtube. Una bella testimonianza di puro divertimento. Di quando il calcio era davvero uno sport >>.

Tutto però sempre sul binario della professionalità. <<Con nessuno ho mai varcato la linea di demarcazione tra professione e amicizia, mai ho svelato una confidenza>>.

Nel mentre, scrive una canzone, cantata da Modugno e la Pavone: “Come un tiranno”. <<Ne avevo un 45 giri in lacca, autografato. Me lo hanno rubato insieme alla mia auto >> – ricorda. <<Ma musica ne mastico ancora… i Diapasong mi hanno chiesto di musicare le mie poesie, io le leggo, loro suonano>>.

Ma torniamo al passato..la tv. Conduce, su Telenorditalia, Bar Sport.

Anche in questo, è la prima. Per Telemilano, è inviata dei notiziari, di Buongiorno Italia, Viva le donne, Record, Superflash e de Gli speciali. Per la Rai in: Giorni d’Europa, 7 Giorni al Parlamento (con Gianluca Di Schiena), È quasi goal, Tv7, TG3 Telesogni (con Claudio Ferretti). Tra le interviste realizzate, quella trasmessa dal Tg1 delle 13 a Rosa Bossi, la madre di Silvio Berlusconi, l’unica esistente e di cui possiede tutti i diritti d’autore. Poi Telemontecarlo: Sport Show, e Mondocalcio. Odeon Tv, e Telelombardia, negli anni novanta: a Novantesimo donna, condotto da Eliana Jotta, Rosanna assegna voti di merito e demerito ai calciatori, bacchettando i comportamenti meno sportivi.

E molto altro. Ma non mancano i rimpianti, qualcosa non c’è stato: <<Non aver condotto la Domenica Sportiva, ad esempio. Per questo, perché in Rai qualcuno voleva che “pagassi pegno” e perché io la valletta non la volevo fare, ho sempre optato per le tv private. Poi, di aver guadagnato poco. Avrei potuto arricchirmi, ma ho sempre preferito le sfide ai soldi. E ho fatto poca radio, che ho sempre amato molto. Ne diressi una. Si chiamava Radio Jukebox, l’avevo creata come un gioiellino, poi scoprii che era legata ad un telefono erotico. Delusione terribile. Oggi conduco l’Orto di Rosanna con Dario Nencini su New Life Radio e mi prendo la mia rivincita>>.

 L’ennesima, di una vita fatta di mobbing e dissacralità. Miti smitizzati, e barriere demolite. Termini inventati, coniati e da altri copiati. Sapete chi ha insegnato a Trapattoni il suo detto più noto, “mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco?”.

Lei. Che mostra, nel rimpianto più grande, una modernità assoluta: <<se avessi avuto uno staff, uno sponsor,  una guida, sai dove sarei arrivata?>>.

Lei, che paga ciò che è da sempre: <<E’ la solitudine il prezzo della mia consapevolezza, della mia autonomia, della mia libertà, della mia autosufficienza. Della mia integrità. Sono stata una madre, buona o cattiva non so. Ho avuto tre figli, Gabriele, Andrea e Giulia, con i quali ho un rapporto da persona a persona e che amo molto proprio come persone. Oggi ho due nipoti, Giacomo e Gaia, che sono la discendenza più somigliante. E che sono sicura, avranno meno problemi di affermazione. Molti pregiudizi sono ormai cascami, retaggio di un passato ostico. Sono stata amata molto da tre uomini, che però non sono riusciti a fermarsi nella mia vita. Resto in compagnia di Toi, il mio cagnetto, e della parola. Io amo  gli animali, che sono  bellezza e purezza e la parola, che è pietra e carezza. E bellezza, purezza, pietra e carezza, hanno trasformato i miei dolori in poesia>>.

Come Veglia, che le è valso il premio “Alda Merini 2013”.

Gazzetta Merini Marani Con Francesca

(Sopra, l’articolo della Gazzetta dello Sport che riporta la vittoria del premio Alda Merini e un momento giocoso del mio incontro con la Marani. Sotto, il testo della poesia)

Veglia

Veglia – Di palpebre – Gusci – Racchiudono – Gheriglio – Del mio pensiero – Abbarbicato a te – Ti protegge –

Da spigoli – Laminati – Puntuti – Affannati – Tronca – Il filo spinato – Che strazia –

Le carni – Della tua anima – Ingabbiata – Ti soccorre – L’artiglio – Di forbici – Acuminate – Del volere – E forza – Ed energia –

Gemelle – Leniscono -Gonfie – D’amore – Di madre – Il tuo costato – Offeso – Lancinante -Sento la pena – Con manette –

Avvinte -Alle mie mani – Inutili – Inani – Per riserbo – Vorrebbero – Invece – Spaccare – Quelle cave – Quelle pietre –

Gravose – Con le unghie – Per fare – Consolazione – Spalanco – Allora le braccia – Per raccogliere – Immobile –

Eco – Di brusio – Sofferente – Mentre – La tua tempra – D’acciaio – Adorata – Incitata – Ruggisce -Giavellotto -Per crivellare –

La sconfitta – Di un’ora – Che fuggirà – Perdente – Guaendo – Per aver osato – Sfidare – Il tuo urlo – Elegante – Di vittoria.

 Nota

Ecco come è nata la storia del detto ” Mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco.”

Un giorno intervistando Giovanni Trapattoni, prima di un derby, lo interruppi:”Mister, mai dire gatto se non l’hai nel sacco!”.
Intendendo dire che prima di avere la vittoria in tasca si sarebbe dovuta … catturarla.
Era un detto romagnolo che avevo sentito ripetere ogni due per tre. Ignota l’origine e probabilmente anche la dizione non era corretta al cento per cento.
Un detto orecchiato da bambina che mi era rimasto impresso. Ecco allora come un motto seppur infantile ripetuto da una persona che a sua volta la ridice, diventa fumosamente famosa.
Attenzione allora quando si parla con qualcuno che fa da cassa di risonanza!
Una schiocchezzuola diventa … verbo!
http://it.wikiquote.org/wiki/Giovanni_Trapattoni

Giovanni Trapattoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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