P’ossessione Presentazione di Stefania Piazzo


Stefania Piazzo

Buon … anno!

Già …  perché l’anno comincia appena la Befana scompare all’orizzonte …

Voglio cominciarlo bene … Dicendo grazie a Stefania Piazzo … penna arguta e coltissima … tanto da coniare neologismi… (per il mio stile narrativo … si è inventata questo …proèsia …) che per quel che mi riguarda … sono … magnifiche contrazioni di gioia …

Stefania così mi vede.. così mi presenta … in P’ossessione …
WOW!!!
Eccola

P’ossessione Presentazione di Stefania Piazzo

Pronto? Sono la Marani.

Riattacco, devo scrivere la presentazione al suo primo libro di poesia.

Bella gatta da pelare, perché non sono poesie, non sono racconto, non sono prosa.

Allora te la butto lì, Marani: è proesia, ma l’accento mettilo sulla è.

Riscriviamolo insieme, così: proèsia.

Sembra qualcosa tra il greco e il tragico, suona bene, come in fin dei conti è la metrica sincopata delle tue non rime, delle frasi che si ragionano una dietro l’altra.

E che nascono dalla tua finestra su Milano, la pizzeria sotto casa, il non parcheggio di fronte al tuo portone, dove i taxi girano come l’acqua che va giù dal lavandino.

L’unico luogo fermo, in cui si può parcheggiare nella tua casa e nella mente delle tue poesie è lo sportello del frigorifero, i suoi magneti che ripercorrono i viaggi di qualcuno, il “guarda che bello lo prendo” e il senso del freddo che si ha quando si aprono alcune porte.

La metafora della proèsia di Rosanna è nella cucina della redazione nobile della scrittura, la non rima, magnetica, la non poesia, un’istantanea con ricordo, come la parola che esce strozzata per il dolore e la vita con le sue esperienze.

Un logopedista se ascoltasse le persone, tutte le persone, dovrebbe insegnare a tutti  a scrivere per vedere proiettato nero su bianco questo spartito di esperienze, questo elettrocardiogramma che oscilla e vaga, i vagiti e gli ultimi strazi.

Rosanna lo sa, perché dello scrivere ne ha fatto il suo lavoro e nessuno, come un giornalista, che raccatta tutte le notizie per la strada e le segue facendo finta di niente, sa come spenderle dopo che hanno smesso di rimbombare dentro la testa.

Si può essere poeti e non giornalisti, si può essere giornalisti e anche poeti.

Si è più cinici e meno eroi, c’è meno spleen nel sapere che domani è un altro giorno e c’è altro da scrivere, uno spleen tira l’altro ma hai la certezza che non sarà mai come quello di prima.

Ah che meraviglia fare la proèsia senza poi il calcolo delle battute, senza preoccuparsi del titolo se lo capiranno o no.

E a quel paese la rima, l’importante è che suoni bene.

Non siamo tragici, non siamo coreuti, ma il teatro lo vediamo in ogni cosa, e non sappiamo ancora adesso se arrivò prima l’accento della musica o quello della poesia.

Sì, Marani, la disputa che ci trasciniamo dai greci e dai romani, e poi dai teorici della musica ai cantanti di oggi, è sempre la stessa.

Dove va l’accento, quale ha preminenza?

Si deve adattare la tua poesia o è la musica che si conforma?

Scuole di pensiero si sono fatte la guerra e si sono dichiarate duello e sangue per la primazia dell’una o dell’altra.

Quando era la parola a trasformarsi in segno musicale, quando erano le lettere dell’alfabeto prese e spezzate, ruotate, capovolte a costruire le prime scale di otto suoni e di altri otto ancora per raccontare le differenze dei popoli, e da loro prendere nome, così da dirci se il modo fosse dorico, o frigio, o lidio o misolidio, e inquadrarci subito l’estensione, il colore, il sapore della loro diversa melodia, quando il tono per fortuna era anche semitono e quarto di tono, e tutto aveva il sapore del suono in natura, quando tutto era questo magma più vasto e degno del suono in natura, e la parola si piegava alla volontà di un suono fermato nello spazio, avevamo l’Inno al Sole, l’epitaffio di Sicilo, gli inni delfici.

Era la lava incandescente della musica che eruttava dal centro del mondo.

E così, la proèsia somiglia a questo quarto di tono, alle sfumature ritrovate di 5mila anni fa,  le parole spezzate e sospese e incalzanti sono come le note fenice rotte, spezzate, ruotate, capovolte per fare più scale dei suoni.

Marani, sul frigorifero manca una Lira, quattro corde e poi la musica è finita.

Stefania Piazzo Direttore piazzolanotizia.it

Nota:  Alle persone gentili che mi hanno chiesto dove prenotare P’ossessione e acquistarlo … rispondo che possono rivolgersi al mio editore … Vincenzo Ursini. Grazie.

http://www.ursiniedizioni.it/

Ursini Edizioni

Via Sicilia, 26/A – 88060 Santa Maria di Catanzaro.

tel +39.0961.782928

fax+39.0961.782980

e-mail: ursiniedizioni@libero.it

Copertina

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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2 risposte a P’ossessione Presentazione di Stefania Piazzo

  1. Semplicemente, meraviglioso, Stefania, adeguato alla straordinaria originalità e unicità della Marani (chiamiamola ormai così, come suggerisci tu).

    Grazie per passaggi illuminanti come lanterne all’entrata di un porto, come questo, ad esempio:

    «…Quando era la parola a trasformarsi in segno musicale, quando erano le lettere dell’alfabeto prese e spezzate, ruotate, capovolte a costruire le prime scale di otto suoni e di altri otto ancora per raccontare le differenze dei popoli, e da loro prendere nome, così da dirci se il modo fosse dorico, o frigio, o lidio o misolidio, e inquadrarci subito l’estensione, il colore, il sapore della loro diversa melodia, quando il tono per fortuna era anche semitono e quarto di tono, e tutto aveva il sapore del suono in natura, quando tutto era questo magma più vasto e degno del suono in natura, e la parola si piegava alla volontà di un suono fermato nello spazio, avevamo l’Inno al Sole, l’epitaffio di Sicilo, gli inni delfici…»

    Non si potrebbe dire meglio, sul vincolo di sangue tra la Parola e la Musica, così come la ritroviamo nell’Orto “della Marani”; io in un mio commentino mi ero limitata alla parte semantica e verbale, tu completi e coroni il mio pensiero: sottoscrivo ogni tua parola.

    Con stima grande
    Marianna

    Mi piace

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