Chiazze di poesia … Quando scrivo una poesia


Poesia mia

Chiazze di poesia … Quando scrivo una poesia

Quando scrivo una poesia …

Quando le parole … si buttano dal precipizio del sentore …

Come spinte da una follia suicida …

Tra gli interstizi … sul leggio della perlustrazione…

Arroganti … di umiltà …

Possenti … di fragilità …

Lucenti … di oscurità …

Forti … di debolezza …

Ordinate … di disordine …

Inquiete di serenità …

Serene di inquietudine …

Senza alcuna paura e senza alcun pudore …

Con il coraggio della solitudine …

Con la sfrontatezza dell’amore …

La mia anima … si denuda …

Spogliata dal dolore dello sguardo …

Che l’ha … fatta nascere …

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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6 risposte a Chiazze di poesia … Quando scrivo una poesia

  1. Rosanna Marani Youtube ha detto:

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  2. Rosanna Marani ha detto:

    L’ha ribloggato su L'Orto di Rosannae ha commentato:

    Quando le parole si buttano dal precipizio del sentore
    Come spinte da una follia suicida

    Mi piace

  3. Parole…

    “Parole, parole…” cantava la inarrivabile Mina…
    Tu invece scrivi.
    Scrivi di parole che:

    “si buttano dal precipizio del sentore …

    Come spinte da una follia suicida …”

    Che immagine perfetta, come dà perfettamente il senso “ultimo” della scrittura, quella poetica in particolare!
    Nessuno mi ha trasmesso la consapevolezza dell’importanza delle parole (anzi, della Parola, come preferisco dire io, parafrasando l’incipt divino “in principio era il Verbo”) come te, Rosanna Marani, giornalista, donna audace e poetessa.
    Il lavoro sulla parola, mi hai insegnato senza dirlo ma “facendo”, sta al poeta come il lavoro sul marmo sta allo scultore.
    La parola pare all’inizio come una massa informe, una cosa bianca, compatta, solida, inattaccabile, incorruttibile. Ma c’è chi già ci vede, all’interno, la forma, l’immagine, la vita.
    Questa capacità di pre-visione è ciò che distingue lo scultore dal muratore – ed è ciò che distingue il poeta (e lo scrittore) da un qualunque scrivente.
    Il resto, i colpi di scalpello per liberare la forma, quello è il “Lavoro”, umile, faticoso, mai perfetto, mai finito.
    Questo mi hai insegnato, Rosanna, la genialità e l’umiltà del lavoro dell’artista.
    Certo, non solo tu, ogni artista, ogni poeta degno di questo nome lo dimostra con chiarezza a chi lo accosti e rifletta sull’essenza del suo operato.
    E’ che in te è tutto così scoperto, come i fili di rame che conducono la corrente spogliati del loro rivestimento, pronti a trasmetterci la sberla del 220 a 50Hz (chi l’ha provato sa cosa intendo: un brivido che sa di mortale). Penso alle tue poesie in parola-verso, quasi uniche nel loro genere.

    Qui tuttavia, proprio in questa particolare composizione, peradossalmente, trovo una Rosanna diversa, ancora più consapevole dei suoi mezzi, quasiun “superamento” dell’informalismo – finora la tuachiave migliore – per un a sorta di “nuovo tonalismo”, una nuova volontà di raccontare, di forzare le parole oltre il loro significato, verso questo “suicidio” folle nel precipizio della significanza.
    Lo dici del resto con una chiarezza inusitata – tenendoti con abilità in equilibrio sull’orlo estremo del tuo stile – in questa splendida chiusa, forse una delle cose migliori che abbia letto tra le tue:

    Con il coraggio della solitudine …

    Con la sfrontatezza dell’amore …

    La mia anima … si denuda …

    Spogliata dal dolore dello sguardo …

    Che l’ha … fatta nascere …

    L’anima si denuda, si dispone all’atto d’amore…
    Già, e tutta qua, la poesia…

    Ma che felice “ritorno”, amica mia!

    Tua
    Marianna

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Ciao Marianna, grazie per il tuo pregnante commento. È’ sempre più presente in me, l’amore per la parola. Direi anzi, venerazione, cura, tutela. Perché la parola generata dalla immaginazione, è l’eco scandaglio del pensiero che si traduce infine nel nostro linguaggio. Ovvero il nostro significato, il senso stesso della nostra essenza. Siamo le parole che creiamo.

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  4. (PS: So che non si tratta di una composizione nuova, ma rappresenta pur sempre, nella scelta di rilanciarla proprio ora, proprio così, della volontà ferma di un “ritorno” alla “poesia poetante”)

    M.P.

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