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Blog di Rosanna Marani

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L’oca è l’animale ritenuto simbolo della stupidità, a causa delle sciocchezze che gli uomini hanno scritto con le sue penne.

Anonimo

Il non rispetto per l’altro da sé, è un seme che si pianta  anche con un linguaggio, un modo di dire che diventa poi luogo comune e si perpetua senza pensiero ma meccanicamente.

Per modificare quel pensiero serve la riflessione, occorre pesare il senso della parola. E capire.

Questo vale per secoli di storia e per ogni creatura ritenuta debole dall’arroganza dell’uomo, il genere maschile che fa e disfa ad immagine del suo ipertrofico ego, la scala gerarchica della società.

Dunque, quello che è accaduto per le donne, (il sesso debole che sta via via diventando forte, con l’eliminazione delle frasi fatte e dei vecchi stereotipi dal quotidiano), accade per gli animali. Gli ultimi tra gli ultimi.

Leggiamo: testardo o ignorante come l’asino, non gufare, sei un coniglio, ah che volpe, in bocca al lupo, crepi il lupo, in cxxx alla balena, hai il cervello di o starnazzi come una gallina, non fare l’oca, la grazia di un elefante, vedo rosso come un toro, sei un maiale o maiala o porco o porca, sei uno stallone, sei un bastardo, solo come un cane, graffi come una gatta, mangi o sei cornuto come un bue, che bella pollastrella, agile come una gazzella, sei una bestia, regale come un leone, una madre come una leonessa, il gatto nero porta sfortuna, sveglio come un grillo, ti sei fatto fregare come un pollo e via discorrendo, senza specificare, giacché credo sia nota, l’accezione negativa che molti di questi esempi offrono, totalmente denigratoria ed inesatta.

Tutto questo attenersi al regno animale da parte dell’uomo dimostra il suo timore di essere paragonato all’aspetto che lui ritiene peggiore dell’animale ma anche quando il paragone esprime la bellezza presa da loro, la sua paura mista ad ammirazione nei confronti di un mondo che non conosce affatto.

Ne risulta un rapporto falsato dai detti popolari, precotti e stantii.

L’animale viene depredato della sua intelligenza. Del suo istinto, assolutamente naturale. Della sua anima. Eppure l’etimo da cui deriva il sostantivo animale parla chiaro: anima.

Credo che si dovrebbe fare punto e a capo.

Cambiare vocabolario, cancellare il dileggio, evitare il paragone negativo. Tenere a mente tutto ciò che invece li definisce migliori di noi.

Poiché ogni motto negazionista della integrità istintuale, connaturata in queste meravigliose creature, pure, intelligenti, senza i difetti che ci appartengono, visto che a differenza nostra, non hanno il pregiudizio che ci rende fallaci, non possedendo infatti nessuna opinione di sé, dovrebbe essere modificato in: non fare l’uomo.

Che, bestia più feroce, crudele di lui sulla faccia della terra, non c’è.

Per capire:

http://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/parole/oca.html

Cervello d’oca, di gallina

«[Mastro Ambrogio] Ma dichiamo di quello invernicarsi il volto con tanto belletto? almeno fussero [le mogli] sì avedute, che lo distendessero egualmente su le guance; ché, ponendolo tutto in un luogo, simigliano mascare modanesi.

[Marescalco] Pazzarelle, pettegole, cervelli di oche.

[Mastro Ambrogio] La architettura che va in acconciarle, è maggiore che non è quella che in uno anno va ne lo arsenale di Vinegia»: con il consueto tono burlesco, qui venato di misoginia, l’Aretino anima uno scambio di battute fra due personaggi del Marescalco, commedia in prosa stampata a Venezia nel 1533.

Non infrequentemente, nel parlare comune, si fa riferimento alle caratteristiche, positive o negative, attribuite a un animale, per qualificare diversi aspetti del comportamento o del carattere di una persona: così, per esempio, avere un occhio di lince è detto di chi ha una vista o un’intelligenza molto acuta, mentre chi si rivela maldestro, privo di tatto e di finezza viene tacciato di avere la grazia o la delicatezza di un elefante. A questo stesso ambito appartiene anche l’espressione, di registro familiare, avere un cervello d’oca o di gallina, largamente usata con riferimento a persona alla quale si attribuisca scarsa intelligenza o poco giudizio e basata sulla presunta relazione fra capacità intellettive e dimensioni del cervello, così come altri analoghi modi di dire, oggi poco usati, ma ampiamente diffusi in passato. Così, per esempio, annota il Tommaseo, nel suo Dizionario, alla voce cervello: «Cervel di formica, di passera, di fringuello, d’oca. L’ultimo dice stupidità e goffaggine, il terzo e secondo meschinità e leggerezza, il primo angustia e minuziosità».

Tali espressioni, ed altre simili, continuano ad essere registrate con costanza anche nei lessici e nei vocabolari italiani del Novecento; due interessanti esempi sono offerti dal Vocabolario della lingua italiana, a cura di Giulio Bertoni, pubblicato dalla Reale Accademia d’Italia nel 1941 («Cervello di gatta, d’oca, di grillo, di passerotto, d’uccellino e simili, persona di pochissima intelligenza») e dal Vocabolario della lingua italiana di Giulio Cappuccini e Bruno Migliorini pubblicato nel 1945 («I cervelli di talune bestie si mangiano; altri servono a paragoni poco lusinghieri. E invece di dire che uno ha il cervello matto, storto, o sim., si dice pure che ha un cervello d’oca, di fringuello, di grillo o sim.»). Diversamente, per trovare una delle prime attestazioni lessicografiche di avere un cervello di gallina bisogna attendere la pubblicazione del Dizionario Enciclopedico dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, 1955-1961 («avere un cervello d’oca, di gallina, d’uccellino, di passero, di fringuello, di grillo, di formica e sim., esser persona di poco giudizio o di scarsa intelligenza»).

Può essere, infine, non inutile ricordare che espressioni similari sono diffuse anche nell’uso colloquiale di altre lingue e, in particolare, dell’inglese (to have the brain of a bird, to be a birdbrain) e del francese (avoir une cervelle d’oiseau, d’autruche, de moineau).

http://animalvibe.org/2012/12/lintelligenza-animale/

L’intelligenza animale

 I pulcini sono in grado di contare come molte altre specie di uccelli, come i corvi, le cornacchie e le nocciolaie. I pulcini di pollo di cinque giorni iniziano a contare da sinistra verso destra, proprio come gli esseri umani. Una gallina che è stata salvata da un allevamento intensivo da una associazione animalista, ha stupito la sua nuova proprietaria. La donna aveva sentito in una trasmissione televisiva che le galline sono più intelligenti di quanto si pensi, allora ha voluto fare una prova: ha preso un mazzo di carte da gioco, ne ha posizionata una di fronte alla gallina, che dopo il primo attimo di esitazione, ha riconosciuto il numero esatto della carta, evidenziandolo battendo il becco tante volte quanto era il numero riconosciuto.. per questa sua prestazione è stata poi ricompensata con dei chicchi di grano che ha gradito molto.

Dei ricercatori australiani hanno invece scoperto che le api sanno contare fino a quattro come i pesci. Sono molte anche le storie di cani che sanno risolvere operazioni di matematica. E da un’altra ricerca recente si è scoperto che gli orsi neri sono intelligenti come i primati e hanno dimostrato di essere in grado di eseguire operazioni numeriche. Da un recente studio si è appreso che proprio gli orsi, mai osservati sotto questo aspetto, potrebbero stupirci con capacità simili a quelle umane, inoltre, nel corso di molte ricerche sono stati documentati casi di scimpanzé adulti che insegnano il linguaggio dei segni ai loro cuccioli.

Uno studio ha dimostrato che i topi sono dotati di metaconoscenza e che la loro psicologia è simile a quella umana. Dunque, visto e preso conoscenza di questi fatti, l’uomo non può più permettersi di vivisezionare gli animali, di triturare vivi i pulcini maschi perché non servono per produrre uova, e nemmeno pescare i pesci, molti infatti pensano che non sentano il dolore.. Senza alcuna intenzione di offendere, basta fare un piccolo ragionamento per comprendere che soffrono anche se non urlano come noi. Tutti sentiamo il dolore, la carne più grassa o più magra, più bianca o più rossa che sia, è sempre carne!

Fonte: noelife.it

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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