Non c’è futuro senza un riequilibrio tra uomo e animale


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Blog di Rosanna Marani

Non c’è futuro senza un riequilibrio tra uomo e animale

Eutanizzare. Prelevare. Contenere. Risolvere. Cucinare. Vestire.

L’ipocrisia si nasconde dietro al significato di verbi che ne hanno solo uno: uccidere.

Esiste un unico aguzzino feroce, l’uomo.

L’uomo, che ha perduto totalmente la compassione. Il sentimento che dovrebbe indirizzare le sue azioni.

No, invece. L’uomo padrone del mondo lo ha distrutto, trivellando, pescando, cacciando, allevando insanamente, edificando.

E sta sterminando e intossicando, via via, ogni forma di vita del cosmo.

In una Europa che si dichiara civile, stiamo assistendo a reiterate programmazioni , calendari di crudeltà inaudita.

Tanto per citarne qualcuna: la Spagna insiste con la sua  corrida e  le sue perreras.

La Francia col suo fegato d’oca.

L’Italia con i suoi palii, le sue sagre medioevali.

La Romania decide l’animalicidio con una leggerezza ed una indifferenza  che dovrebbero allertare e spaventare quella che una volta si chiamava umanità, peculiarità del genere umano.

Nel mondo che si dichiara progredito, gli asiatici commerciano e macellano cani e gatti, scimmie, tartarughe.

Noi non siamo da meno con l’atrocità degli allevamenti intensivi e con la “fabbrica” del latte!

Filmati orrendi, in rete e finalmente,  svelano la vera nostra natura. Svergognano tutta l’oscenità che si celava agli occhi del consumatore.

Per profitto, per vanità, per gusto, ci vestiamo e ci cibiamo di sangue vivo.

Nessun animale si salva da noi. La nostra vittima sacrificale per eccellenza: non può parlare, non può difendersi.

Per falsa scienza squartiamo povere creature, martiri per sadismo ingiustificabile.

Deprediamo e straziamo la natura stessa, che prima o poi ci presenterà il conto da pagare.

Come non essere d’accordo, allora, con le parole del Prof. Gianni Tamino già docente di Biologia Università degli Studi di Padova ?

http://www.almonature.eu/almoblog/sperimentazione-animale/non-ce-futuro-senza-un-riequilibrio-tra-uomo-e-animale/

Prof

Non c’è futuro senza un riequilibrio tra uomo e animale

Sperimentazione animale e antropocentrismo. Sono gli aspetti della stessa medaglia?

Per affrontare in modo completo l’argomento non posso parlare solo di difesa degli animali, ma anche, ed in primo luogo, di difesa della comunità umana. Infatti non c’è futuro per noi se non in un riequilibrio tra uomo e natura, dunque tra uomo e animale. L’uomo, che è uno degli animali, deve obbedire alle leggi, anche se non scritte, di rispetto per gli altri esseri viventi. Negli ultimi due secoli si è creata una strana alleanza: quella di un’area religiosa con una parte del mondo laico positivista, che chiama “progresso” lo sfruttamento sempre più intenso delle risorse naturali per mezzo della tecnologia, una tecnologia che porta alla distruzione del pianeta, in nome di modificazioni della nostra vita spesso tutt’altro che auspicabili. In realtà questa visione antropocentrica e questo tipo di “progresso” non solo non migliorano la nostra vita, ma condannano anche alla fame gran parte dell’umanità ed all’estinzione un gran numero di piante ed animali.

Quindi ci sono delle similitudini tra il pensiero laico scientifico e quello religioso?

Vi sono state in un recente passato due dichiarazioni rilevanti: nell’area religiosa, quella dei Gesuiti sulla supremazia dell’uomo nei confronti degli animali, e nell’area scientifica, il “documento di Heidelberg” redatto da scienziati e “Nobel” che si proclamano gli unici autorizzati a salvare il pianeta, in quanto la Scienza è l’unica in grado di risolvere tutti i problemi.

Uno scienziato non dovrebbe essere contro la scienza…

Noi non siamo contro la “Scienza”, ma per un uso corretto della scienza che ci permetta realmente di migliorare la qualità della vita. Questo può avvenire solo nel rispetto degli altri animali e della natura. La scienza è cosa ben diversa dall’attuale assai diffusa religione laica della scienza. È necessaria una messa in discussione continua delle conoscenze. Noi non accettiamo che nel mondo scientifico vi siano dei dogmi, com’è quello della sperimentazione animale “senza della quale non si può fare ricerca”.

Lei sostiene che la sperimentazione animale è culturalmente comprensibile al suo apparire – quando nasce su una visione meccanicistica della natura – ma non lo è adesso. Che cosa è cambiato?

La sperimentazione animale è fortemente condannabile adesso, a causa delle nostre conoscenze ormai acquisite di chimica, biochimica, biologia, fisica termodinamica, ecc., che ci impediscono di vedere una somiglianza tra esseri viventi e macchine. I collegamenti delle parti di una macchina sono semplici; non così quelli di un essere vivente. La macchina funziona indipendentemente dall’ambiente in cui si trova; non così l’essere vivente condizionato sia dall’ambiente che dagli altri viventi. L’ambiente è fatto di strutture inanimate (cibo, aria, luce), ma anche di altri esseri viventi. Il meccanicismo trascura, nella sua visione, la complessità dell’essere. Questo errore grava su tutta l’attuale pratica medica, con la conseguenza che abbiamo una medicina fatta per aggiustare le parti del corpo umano, ma non per garantire la salute. Ma c’è un’altra cosa, un’altra visione errata della questione…

Ovvero?

Lo scientismo. A causa dello scientismo non si sottopone a critica la conoscenza acquisita. Scientismo e meccanicismo hanno portato a considerare l’uomo come una macchina da aggiustare che comunque (in un’ottica positivista e ottimista) verrà salvata dalla medicina. E’ la stessa presunzione che ha guidato gli scienziati a Heidelberg. “La Scienza risolverà tutti i problemi ambientali” e “la Scienza Medica tutti i nostri problemi di salute…”. Perfino vecchiaia e morte, che sono fenomeni biologici, sono diventate una malattia da eliminare ed un limite da superare. Con questa concezione si tengono in vita anziani in condizioni disumane…

Queste considerazioni tendono a prendere un po’ alla larga il problema della sperimentazione animale…

Affatto! Queste considerazioni aprono alla critica sulla sperimentazione animale, critica che viene ormai da molte parti. Nessun medico o biologo ammette di usare un’impostazione meccanicista ma, in realtà, poi agisce con la logica dei pezzi di ricambio.

Quindi lei mi sta dicendo che l’impostazione meccanicistica riguardo alla sperimentazione animale è fuorviante? In quest’ottica le differenze tra gli organismi viventi sono imprescindibili?

Se la sperimentazione animale fosse fatta nel tentativo di garantire salute all’animale, sarebbe valida (con gli stessi limiti etici con cui è valida la sperimentazione fatta sull’uomo per i fini della medicina umana). Ma la sperimentazione oggi si fa sull’animale per sapere cosa succede nell’uomo. Ed ecco le mie obiezioni:
1) Se utilizzando tre specie animali diverse spesso ottengo tre risultati diversi, come faccio a prevedere quello che succederà nella quarta specie, ad esempio quella umana?
2) La sperimentazione che si fa oggi non viene fatta su di un animale, ma su di un organismo privato di una parte rilevante delle sue caratteristiche di specie, cioè su qualcosa di poco naturale. Si usano animali tenuti in gabbia, isolati dal contesto spazio-temporale e selezionati per il laboratorio, che non vivrebbero nel loro ambiente e sono vittime dello stress. I topi o ratti, ad esempio, che sono animali con una struttura sociale molto complicata, se ingabbiati o isolati vanno incontro a grande sofferenza psico-fisica. Dulbecco ha messo in evidenza che, negli studi sul cancro, l’animale non è utile perché, nella condizione in cui viene tenuto, riduce la sua risposta immunitaria e dà risultati falsati. Tali risultati non vanno bene neanche per il topo o il ratto stesso. Malgrado ciò, si vuole, ancora oggi, utilizzarli per capire cosa succederà nell’uomo!

Tuttavia secondo gli sperimentatori, le prove sugli animali sono necessarie per un orientamento di massima o per ricavare un elemento di conoscenza in più.

Ma l’orientamento può non essere utile per la sicurezza e la salute dell’uomo (e dunque fuorviante), e l’informazione in più non costituisce alcun elemento di garanzia. Anzi è un elemento di maggiore rischio: sulla base delle informazioni avute dall’animale, si fa la sperimentazione sull’uomo, che in Italia è obbligatoria, pur non essendo in alcun modo regolamentata da una legge. La sperimentazione animale può avere anche altri effetti devastanti ed incontrollabili: non troppi anni fa, a seguito dei disordini venutisi a creare con lo scioglimento dell’URSS, 300 scimmie contagiate da AIDS sono fuggite da un laboratorio abbandonato, seminando terrore nella popolazione. Ancora più interessante quanto avvenuto in USA nel ’69, nei laboratori di ricerca militari (fatti resi noti perché in USA dopo 10 anni decade il segreto militare). Furono autorizzate delle ricerche su animali e poi su uomini per individuare degli agenti biologici in grado di ridurre le difese immunitarie umane. Questo è quanto sappiamo. Ma se io, biologo, ricercatore, lavorassi per l’esercito americano in quel periodo (mi sono laureato nel ’70 e ricordo come si operava) procederei così: individuerei un agente patogeno esistente tra gli animali. Lo modificherei per renderlo in grado di aggredire l’uomo. Poi lo sperimenterei, come di prassi, sui carcerati (che in cambio ricevono la riduzione della pena), carcerati che spesso si prostituiscono. Dopo uno o due anni di osservazione, i carcerati non rivelando sintomi di alcun tipo, considererei l’esperimento fallito. I carcerati riacquisterebbero prima o poi la libertà ed ecco, grosso modo, nel ’75, comparire l’AIDS nella comunità omosessuale americana.

La sua è però una supposizione…

Sì, ma è del tutto verosimile.

Cosa pensa della direttiva UE 2010/63?

Penso sia inaccettabile. La nuova direttiva fa addirittura un passo indietro rispetto a quella antecedente del 1983. In contrasto con la precedente direttiva, quella attuale impedisce che gli Stati Membri emanino leggi che garantiscano ai propri animali da laboratorio condizioni migliori di quelle stabilite dalla Direttiva stessa. Non solo apre le porte all’utilizzo delle scimmie antropomorfe ma indica i metodi di soppressione “umana” degli animali, la Direttiva elenca la dislocazione del collo, la distruzione del cervello, il biossido di carbonio, il colpo da percussione alla testa, la decapitazione, il colpo a proiettile libero con fucili o pistole, l’elettrocuzione, il dissanguamento ma soprattutto, cosa gravissima la direttiva non rende obbligatori i metodi sostitutivi neppure laddove esistono.

Può entrare più nel dettaglio?

La prima cosa da dire, circa la nuova normativa, è che appare evidente che questa nasce per agevolare il mercato. Nei Paesi europei dove gli animali godevano di maggiori protezioni, sperimentare costava di più e ai laboratori di quei paesi premeva più di ogni altra cosa eliminare lo svantaggio competitivo rispetto a quelli che adottavano ile misure i requisiti minimi di protezione egli animali. La Direttiva rimedia a queste disparità obbligando tutti i protagonisti ad adeguarsi allo standard qualitativo più conveniente per la comunità scientifica. Da questo deriva l’articolo 2 che vieta ai singoli Stati membri di emanare nuove leggi più favorevoli agli animali. Essi possono soltanto mantenere eventuali misure più favorevoli agli animali che fossero già in vigore nel novembre 2010, ma non possono adottarne di nuove. Terza questione: i metodi sostitutivi non saranno resi obbligatori (articoli 4 e 13) lasciando decadere ciò che enunciava la precedente legge del 1986, più restrittiva. Dall’articolo 4 dell’attuale normativa si evince, invece, che i metodi sostitutivi vanno usati solo “ove possibile”, e dichiarando, all’articolo 13, che sarà obbligatorio usare un metodo alternativo solo se esso è riconosciuto dalla legislazione dell’Unione. Sarà dunque lasciata al ricercatore la facoltà di avvalersene o meno. Altro aspetto gravissimo è che sarà consentito utilizzare un animale per più procedure. Secondo l’articolo 16 il riutilizzo di animali che hanno già subìto dolore e angoscia moderati viene ammesso come pratica corrente mentre il riutilizzo di animali sottoposti ad angoscia e dolore profondi viene sottoposto al vaglio discrezionale dell’”autorità competente”. Ma chi deciderà quanto soffre realmente un animale, e quanto ulteriore dolore è possibile infliggergli? Che limiti pone questa direttiva alla discrezionalità di giudizio della comunità scientifica? Persino il Home Office inglese nutre profonde riserve sulla classificazione delle procedure (più o meno dolorose) riportata nell’Allegato VIII della Direttiva. A pagina 40 della “Consultazione sulle opzioni per il recepimento della Direttiva Europea 2010/63/UE” il ministero degli Interni britannico scrive infatti che essa lascia grande spazio a interpretazioni tra loro inconciliabili.

E circa la sperimentazione sui primati cosa dice la Direttiva?

Gli esperimenti sui primati saranno possibili nella ricerca di base come pure nelle procedure “condotte allo scopo di evitare, prevenire, diagnosticare o curare affezioni umane debilitanti”.
Secondo: gli esperimenti sui primati catturati in natura – una pratica che persino secondo la Commissione europea doveva finire nel giro di dieci anni – sarà consentita per un periodo più lungo, forse addirittura sine die. Inoltre a prima vista, la Direttiva vieta l’uso delle Grandi Scimmie o scimmie antropomorfe, [scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo] negli esperimenti di laboratorio. In realtà, un loro utilizzo in situazioni “eccezionali e transitorie” è previsto dall’articolo 55 in procedure che perseguano:

  • la profilassi, la prevenzione, la diagnosi o la cura delle malattie, del cattivo stato di salute o di altre anomalie, o dei loro effetti sugli esseri umani, sugli animali o sulle piante;
  • la realizzazione di uno degli scopi qui sopra enunciati nell’ambito dello sviluppo, della produzione o delle prove di qualità, di efficacia e di innocuità dei farmaci, dei prodotti alimentari, dei mangimi e di altre sostanze o prodotti;
  • ricerche finalizzate alla conservazione delle specie.

In sostanza… la comunità scientifica ha chiesto e ottenuto di poter continuare a giocare su tutti i tavoli della sperimentazione animale, anche i più controversi, anche quelli apparentemente desueti (valgano per tutti la sperimentazione sui randagi e la sperimentazione sulle scimmie antropomorfe). L’idea che fosse giunto il momento di porre le basi per un superamento della sperimentazione animale è stata spazzata via, cancellata da considerazioni di ordine economico e dalla volontà di mettere in sicurezza i profitti dei grandi gruppi chimico-farmaceutici, cosmetici e alimentari fondati sulla vivisezione.

Per concludere cosa auspica?

Per concludere vorrei dire che vanno poste regole e limiti precisi alla sperimentazione su qualsiasi essere vivente, la prima delle quali è che deve essere finalizzata a migliorare la salute della stessa specie sulla quale si sperimenta. Ogni estrapolazione ad altra specie è assurda. Anche se vi fosse, come dicono gli sperimentatori, una buona percentuale di casi in cui vi è corrispondenza tra uomo ed animale, la verifica si ha solo dopo aver fatto la prova sull’uomo, e prima di questa prova non si sa nulla del risultato che si avrà sull’uomo, in altre parole si è esattamente allo stesso punto di conoscenza al quale ci si trovava prima della prova animale. La sperimentazione animale è, oltre che sbagliata scientificamente, un alibi per un’ampia ed incontrollata sperimentazione sull’uomo, finalizzata non alla salute dell’uomo, ma ad immettere sul mercato una enorme quantità di prodotti farmaceutici, di cui gran parte inutili e creati solo per scopi commerciali.
Combattere oggi la sperimentazione animale significa difendere gli animali, ma anche e soprattutto

mettere in discussione una visione meccanicistica della medicina, un approccio errato alla salute ed il grande business dei profitti che si fanno oggi sulla nostra pelle.

Prof. Gianni Tamino
Biologo e politico italiano, esponente della Federazione dei Verdi e già parlamentare europeo.
Laureato in Scienze Naturali, è docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova .

Fonte

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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