La cotoletta pre-surgelata ha davvero tutto il gusto del pollo


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Blog di Rosanna Marani

Lunedì, 15 Luglio 2013

La cotoletta pre-surgelata ha davvero tutto il gusto del pollo!

Non posso aggiungere altro se non il consiglio di leggere con attenzione  questo articolo che menziona l’orrore venduto  come nutriente cibo, dove è esposta la vita uccisa per gusto e che finisce sulle mense dei bravi consumatori che incitano, spesso e volentieri,  i loro bambini a mangiare il pollo… “che fa tanto bene.. è carne bianca!”

La cotoletta pre-surgelata ha davvero tutto il gusto del pollo!

Purtroppo un tempo mangiavo la carne, naturalmente ignaro ed  inconsapevole di quanto dolore contribuivo ad affliggere a delle creature senzienti come me. Profano com’ero in materia, mai avrei pensato che mangiando una cotoletta di pollo pre-confezionata avrei immesso nel mio organismo “spazzatura”, certo, è tetro definire così crudelmente tutte quelle “parti del corpo viscere comprese” che i carnivori di solito non utilizzano, ma in ogni caso è impossibile esprimere pietà o rispetto parlando di un organismo vivente smembrato e suddiviso in parti commestibili e scarti. Però ora che sono venuto a conoscenza di certi procedimenti industriali, non posso fare a meno di diffondere ciò che so, per far conoscere a quelle persone che ancora ignorano questa materia e non hanno riflettuto sull’origine di ciò che mangiano, cos’è e com’è fatta la cotoletta pre-confezionata.

C’è dell’orrore nella lavorazione subita da quei poveri polli per produrre questo cibo, dell’orrore inflitto per ottenere quell’aspetto standard così innocuo e innaturale e quel sapore così perfettamente plastico ed omogeneo. Dopo aver letto questo, non credo che, chi prima era consumatore inconsapevole, continuerà tranquillamente a mettere in bocca, masticare e deglutire, introducendo nel proprio stomaco questa carne, l’orrore è molto duro da digerire!

Come viene fatta la cotoletta di pollo surgelata? Tutto inizia dalla nascita del pulcino, l’ingresso nella vita di un neonato che in breve tempo finirà nel tuo piatto. Il tenero pulcino appena sbucato dall’uovo viene sottoposto ad una prima angosciante selezione, per decidere se sia idoneo a farlo crescere per farne cibo, nel qual caso gli vengono subito spezzati sia il becco che le ali, per finire rinchiuso in una gabbia piccolissima, con tanti altri pulcini. Se invece è ritenuto inutilizzabile, siccome non si butta via nulla, il piccolo animaletto, appena nato ed ancora vivo, viene passato direttamente in un tritacarne, per poi diventare concime o cibo nelle scatolette per cani e gatti. Non granché come aspettativa di vita, vero? Non che ai pulcini “abili ed arruolati” vada tanto meglio, tanti piccoli esserini piumosi e indifesi privati del becco e mutilati in previsione di un calvario che durerà una quarantina di giorni, con destinazione cotoletta.

Ripeto, quaranta giorni, una vita brevissima ma intensa di terrore e sofferenza, perché trascorsa costantemente sotto luci fortissime che danno tepore, certo, ma che impediscono anche di dormire, cosa già resa impossibile dal chiasso, dalla sporcizia e dalle pesanti punture di ormoni della crescita, perché quaranta giorni sono il tempo massimo entro il quale un pulcino può esistere senza che i costi per “ospitarlo e nutrirlo” diventino superiori al profitto. In fondo, in quaranta giorni un pulcino crescerebbe poco, ma con gli ormoni anche un pulcino fa miracoli. Non dimentichiamo che poi, mangiando, anche noi acquisiamo un po’ di quelle “miracolose” capacità di accumulare i grassi, con buona pace delle diete e salti di gioia dei farmaceutici.

Le punture di antibiotici, dannose anche per chi consumerà, servono invece ad arrotondare un altro antipatico spigolo della voce costi. In quelle condizioni igieniche non riuscirebbe a sopravvivere neppure lo scarafaggio, l’animale più resistente ed adattabile in natura, figuriamoci un piccolo pulcino. Stressato dal terribile, continuo crepitio infernale che tutti quei pulcini ingabbiati assieme in un capannone, sofferenti e terrorizzati fanno piangendo e pigolando a più non posso, accecato e reso insonne dalla luce perenne, senza becco per non ferire se stesso e gli altri spinto dalla pazzia, con le ali spezzate e quasi regolarmente con ferite esposte, le zampe ed i rostri mutilati dal filo arrugginito di cui sono fatte le piccolissime gabbie.

Il pulcino, come qualsiasi organismo esposto a queste condizioni igienico-sanitarie, non potrà sopravvivere a lungo, ma non importa, una percentuale di “perdite” è fisiologica e a noi basta che sopravviva, letteralmente, sopravviva per quaranta giorni, così è logico che gli vengano somministrate dosi spropositate di antibiotici, che servono a proteggere il profitto, sia chiaro, non quella piccola vita lasciata nella sporcizia più totale al limite dell’igiene, alimentata con mangimi di scarsa qualità, senza nessun ricambio d’aria, rinchiusa assieme ad altre minuscole anime, in capannoni fatiscenti dall’atmosfera nauseabonda dell’odore di cadaveri trascurati, già essa un anticipo di morte.

Trascorso questo breve ma indimenticabile periodo, si arriva alla macellazione, che ai poveri pulcini ormai polletti dovrà rivelarsi come una sorta di liberazione, ma che per noi consumatori, invece rappresenta il punto dove il polletto, in realtà un pulcino palestrato, vede spalancarsi la via della gloriosa carriera che lo destinerà a cotoletta piuttosto che bocconcino da fast food o crocchetta da bar.

Il pollo, quante volte abbiamo pronunciato questa parola pensando alle tenere carni bianche, dimenticando che il pollo, proprio il pollo, è un animale capace di intelletto, di temere, di soffrire. Mi viene spontaneo pensare che siamo noi semmai carenti d’intelletto e stupidamente ottusi, quando pronunciamo questa parola senza associarla all’essere vivente. Perché il pollo, il piccolo pollo che  troviamo nel piatto o al supermercato, è consapevole di ciò che gli accade quando viene introdotto, il più delle volte ancora vivo, in un grande macchinario dove, stremato per una breve orribile vita, entra completamente intero, ed esce triturato integralmente, macinato ed impastato, non più consapevole ormai, ma intriso di orrore e sofferenza, pronto per essere commercializzato.

Se ancora stai leggendo, se ancora non avessi compreso a fondo l’orrenda sequenza di eventi che accompagnano il pollo verso i tuoi bianchi molari, sarò più preciso. All’interno di questo macchinario, il pollo a volte vivo, a volte pietosamente ucciso, passa attraverso una centrifuga chiodata, che ne strappa piume, penne e parte della pelle, dopo di che il piccolo animale viene schiacciato, spremuto e tritato più volte con tutta la sua carcassa, ossa, viscere, piume, testa ed ali, zampe ed unghie, occhi e cervello, escrementi e cibo non digerito, insomma in tutta la sua interezza, per far sì che le cotolette così prodotte abbiano quel gusto totalmente piatto ed uguale, senza parti non commestibili o ossa da evitare, facendoti provare, in fondo, il vero gusto di un pollo intero, becco escluso. Ecco dunque, dopo l’opportuna modellazione e l’aggiunta di aromi (naturali, per carità), un’impanatura spessa e croccante che sembra fatta apposta per nascondere l’omogeneizzato di spazzatura che si trova al suo interno, quell’omogeneizzato che sembra carne vera ma è solo un po’ più consistente delle pappette per bambini che probabilmente son fatte allo stesso modo. Ai nostri pargoletti piace tanto il gusto pollo!

Ecco, ci possiamo rilassare, laviamoci le mani e prepariamo il ketchup che, così saporito, copre eventuali strani sapori ed anche eventuali strani rimorsi, sediamoci e mangiamo la nostra, meritata cotoletta intrisa di dolore e condita con lo strazio di quello che poco tempo prima era un pulcino, la cui vita naturale sarebbe potuta arrivare a vent’anni. Più del gatto e del cane di casa, meno sicuramente della vita di un neonato umano, perché a quaranta giorni un umano è ancora un neonato, mentre per un pollo nei quaranta giorni ci devono stare l’infanzia, una veloce adolescenza e una morte prematura ma, a questo punto, insperata.

Articolo scritto da Icynose

Fonte http://animalvibe.org/2013/03/il-pollo-con-tutta-la-sua-interezza-nella-cotoletta-pre-surgelata/

Video Pulcini maschi (TRITURATI VIVI): http://youtu.be/7dV-dIxOJzM

Pulcini

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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