Credo che pure la felicità sia sofferenza


Melo

Bisogna amare un essere per correre il rischio di soffrire per lui. Bisogna amarti molto per rimanere capace di soffrirti.
Marguerite Yourcenar – Fuochi

Trovo questa affermazione talmente vera e grondante di vita … di amore … che mi lascia attonita …

Credo che pure la felicità sia sofferenza …

La si afferra nelle viscere un attimo e la si perde subito dopo … poiché il tempo divora tutto di noi …

Ci lascia solo eco …. brusio … sensazione di impotenza …

E … Ma … anche la volontà di reiterare quell’attimo …

E … Ma … corriamo col cuore in gola … che pulsa come un imperativo … un istinto …

Al di sopra della nostra capacità di comprendere (meno male … che … pensare fa danni all’emozione … la rende lucida … mentre deve essere impalpabile forza vitale) …

Corriamo dicevo … indefessi verso il fondale di quella felicità di vita …

Verso … quell’albero di cui noi ci sentiamo il frutto …

Noi sentiamo … il dolore del frutto che cade dal ramo di quell’albero …

E .. Ma … anche …  il piacere di essere diventati  frutto …

Io so che … possiamo provare … l’incommensurabile fortuna di conoscere  … chi è il nostro albero …

Il nostro albero …

Io so che … possiamo godere dell’ incommensurabile privilegio di capire di essere … il frutto di quel ramo …

Il suo frutto …

Eva … lo aveva compreso appieno …. Oh si … ne sono certa! …

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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5 risposte a Credo che pure la felicità sia sofferenza

  1. cara Rosanna,

    tu riesci a cogliere la fugacità dell’attimo felice in un modo talmente commovente da rendercelo comprensibile.
    È difficile comprendere ed accettare questo, della vita: la persistenza del dolore e la fugacità della gioia. Quella gioia perfetta, appagata, serena che chiamiamo “felicità”.
    Noi, la nostra intera vita, è una continua, costante, ostinata ricerca, per riuscire a cogliere quell’attimo, quando ci si presenta. Il dolore non ha bisogno di ricerca invece, è lui a venirci addosso, a investirci, ad abbracciarci stretto.
    Tu Rosanna, sai molto del Dolore, e come tutti coloro che sanno molto del Dolore, conosci anche tanto della Gioia. La Gioia è ciò che muove un essere incontro all’altro, perchè istintivamente ci è dato sapere che nell’incontro con l’essere a noi destinato troviamo la fonte più potente e certa di gioia.
    Occorre però tanto impegno, forza d’animo, e, sì, coraggio. Occorre tanto coraggio per aprirsi, abbandonare le proprie difese, e abbandonarsi all’altro. I vili infatti non hanno mai l’esperienza vera e piena dell’amore, poverini. Senza l’abbandono la Gioia non ci avvicina, ci sfugge piuttosto…
    Ma ritorno a te e alla tua Parola. Un tuo concetto mi ha particolarmente impressionata, qui:

    «Noi sentiamo … il dolore del frutto che cade dal ramo di quell’albero …
    E .. Ma … anche … il piacere di essere diventati frutto …»

    Questo essere frutto cresciuto dalla linfa di un ramo del “proprio” albero, è un’immagine da capogiro, ti confesso. Sottende il concetto di sentirsi generati dall’amore dell’altro, di sentire dentro di sé scorrere la sua linfa, che in noi si muta in sostanza zuccherina, in polpa, in nutrimento.
    E anche è terribile e nello stesso tempo emozionante l’immagine del distacco, il frutto che con dolore incommensurabile si stacca ineluttabilmente dal ramo e cade…
    Ma ciò che conta è contenuto nell’ultima parte: noi – a differenza del frutto vegetale – noi “capiamo”.
    Qui tutta la gioia, e qui tutto il dolore.
    Intera gioia. Intero dolore.
    Interezza: ciò per cui vale la pena vivere, insomma.

    Ti devo confessare che tu, Rosanna, mi stai letteralmente salvando la vita: attraverso le tue parole sto comprendendo il valore di ciò che avevo deciso tempo fa di ripudiare e abbandonare. E il fatto che il valore non sta in un edonistico e stupido godimento, ma nell’interezza dell’esperienza vitale, dolore compreso, anzi, dolore per primo, di cui la Gioia non è che una delle sfere che segnano il trascorrere del tempo…

    Tua
    Marianna

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Ero certa che tu comprendessi. Capissi la negazione dell’affermazione. So che solo un animo finissimo può percepire questa che considerò una verità raggiunta dopo molto interrogarmi e sviscerarmi. So oggi che è’ così senza alcun dubbio. La dedico all’uomo che ha condotto il mio amore d’amare a questo stato di grazia. L’uomo il solo che ho amato, che amo e che amerò . L’uomo .. madre. Perché tu sai che ripeto spesso che si ama una volta sola… la madre.. E che ci si innamora svariate volte… il padre.

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      • Mia cara, certo che la comprendo. Non ci vuole molto, la spieghi con tale chiarezza!
        Il mio è un percorso ancora aspro, all’inizio, come (non so se tu hai fatto montagna come me, ma tenderei a pensare di sì) come quando si è all’inizio di una nuova via di roccia: si SA che è QUELLA, e proprio quella, ma si sa anche che è tanto ripida e difficile, e anche rischiosa, e c’è ancora tanta da fare, e che bisogna fare in fretta, prrima che arrivi l’imbrunire…
        Non ho ancora fin qui trovato la persona che mi conduca, come dici tu, a questo stato di grazia… Solo a brevi sprazzi, anche per la mia diversità, che tu conosci, e che mi ha costretto a lottare a lungo con me stessa e il mondo…
        Comunque è vero: si ama una volta sola: la madre.
        Grazie di esistere, mia cara!

        Marianna

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Tesoro.. La vita te la salvi tu. Da sola.

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  2. Rosanna Marani ha detto:

    Pensieri Credo che pure la felicità sia sofferenza

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