L’angelo custode


L’angelo custode

Mio padre e mia madre per invogliarmi a seguire e a rispettare le regole del buon vivere, mi promisero un pomeriggio al circo.

Ribelle di natura, pare che la mia prima parola sia stata: ”No”, male mi assoggettavo al “Sissignore”, faticavo a contenere la mia debordante vitalità.

Tanto è vero che pur di farmi stare tranquilla, i miei mi imbottivano di album pieni di figure e disegni.

Ma ahimé,  se nessuno mi seguiva e mi forniva spiegazioni su quella figura e su quel disegno, erano guai.

Mia madre tribolò fino a quando non mi insegnarono a leggere: imparata l’arte di combinare vocali e consonanti, beh, in casa mia regnò il silenzio per molto tempo.

In mezzo alle pagine dei tomi, trovavo la mia acqua da bere. Il libro divenne la mia baby sitter.

Divoravo libri su libri e non contenta, mi fermavo in piazza a Imola, la cittadina dove sono nata, a scorrere tutti gli annunci mortuari pur di immagazzinare quel vorticoso e affascinante intrigo che è la successione, la concatenazione delle lettere.

Tanti soldatini in fila componevano la frase e seppur lontana dal concetto della vita e della morte, trovavo strano che quello che leggevo fosse così intriso di malinconia, rimpianto e tristezza. Mi piaceva comunque affogarmi nelle  storie che quello che leggevo mi suggeriva.

Come dicevo eccedevo, nel bene e nel male e pativo le imposizioni.

Rimarrà la mia costante, eccedere!

Rimuginavo sulla libertà del mio comportamento messa a dura prova dal premio offertomi, credo per disperazione, dai miei.

Non me ne dolsi,  rigai dritto perché ho conservato netto il ricordo, immortalato da una fotografia, di un pomeriggio incantato, passato al circo.

Affascinata dalla trapezista non mi capacitavo di come si potesse stare in equilibrio, in cielo.

Il soffitto di quel tendone, per me era il cielo.

Con il naso all’insù vedevo volteggiare la figurina minuta e scintillante dell’artista, fasciata in un body pieno di lustrini che ad ogni piroetta mandavano una miriade di riflessi d’argento.

Credo che sia stato in quel momento che decisi che sarei diventata anche io un’artista del circo.

Mi appassionai al mondo circense, cominciai a documentarmi andando nella biblioteca comunale a consultare libri e i clown e gli acrobati, diventarono i protagonisti dei miei sogni.

Si certo, sarei diventata una contorsionista.

Già, perché per ragioni che non so, sono nata totalmente snodata e per me, allora piegarmi in tre e stare comoda dentro una valigia, era davvero un gioco da bambini.

I miei non mi mettevano cappi al collo, programmando una carriera o un destino più confacente a loro che ai miei desiderata.

Per cui potevo prefigurarmi futuri sempre diversi. Per quanto, credo che i miei si aspettassero soltanto che mi sposassi e facessi qualche marmocchio.

Di sicuro però mai  e poi mai, avrebbero voluto e permesso alla loro figlia di diventare una contorsionista.

Lasciai perdere il gioco delle parole, mi allontanai dal puzzle delle frasi che trasmettono sensazioni e dirigono le emozioni verso la loro pienezza e mi buttai a capofitto nel mio sogno.

Che sarei diventata giornalista, lo avevo già deciso a 8 anni e quando fui tentata di cambiare rotta, ne avevo 10.

Beh, decisi che sarei scappata di casa e avrei seguito la vita girovaga del circo.

Stazionava in quel periodo nei paraggi di Imola, il circo Togni.

Per giorni e giorni, mi ero avvicinata al tendone senza avere il coraggio di entrare.

Poi avendo provato e riprovato nella mia mente il discorsetto da recitare per farmi “assumere”, bussai alla porta del camper  del direttore.

Un omone pacioso che per nulla meravigliato della visita mi chiese cosa desideravo.

Un biglietto omaggio?”

Tirai un respiro con tutta la capacità dei miei polmoni e spiattellai la mia richiesta.

In tutta risposta mi fu chiesto dove fossero i miei genitori. A me venne in mente di esclamare con faccia contrita, così tutto d’un botto che “Ahimè, ero orfana”.

Invece che” Sentite condoglianze, ah quanto mi dispiace!”, il direttore si mostrò divertito da tanta sfacciataggine e chiaramente subodorando una panzana oltretutto di pessimo gusto, alzò gli occhi al cielo, allargò le braccia e mi intimò di sedermi.

Scoppiò poi in una sonora risata e senza darmi tempo di esibirmi nel mio show che avrebbe dovuto convincerlo, mi fece una bella lavata di capo, un fervorino che durò un tempo infinito. Io mi dimenavo sulla sedia a disagio come fossi seduta su decine di puntine da disegno e mi resi conto solo allora di averla combinata grossa.

Quando alla fine, mi ricordò che per lavorare avrei dovuto aspettare di compiere la maggiore età, ero diventata uno stuoino, conscia che la mia alzata di ingegno avrebbe potuto procurarmi una seria sgradita di guai.

Ma il mio angelo custode dovette essere molto benevolo quel giorno. E decise di salvarmi.

Il direttore scuotendo la testa, volle riaccompagnarmi a casa.

Tremavo pensando a quello che mi sarebbe capitato.

E proprio sull’uscio di casa, con la classica espressione da cagnolotto bastonato andavo incontro rassegnata, alle reprimende che senza alcun dubbio mi sarebbero state rivolte, con relativo castigo.

Lui si fermò, mi fissò negli occhi, lo sguardo diritto come un laser.

Poi all’improvviso strizzò l’occhio e sbuffo “Per questa volta tengo il segreto, ma tu non farlo mai più. Quando ne avrai coscienza, capirai che oggi sarebbe potuto succederti qualcosa di molto brutto se tu avessi incontrato un delinquente. Altro che vita avventurosa nel circo! Ti potevano chessò,  rapire, portarti chissà dove e fare del male, molto male. Devi fidarti dei tuoi genitori e non delle tue illusioni. Se davvero vorrai lavorare nel circo, hai tutto il tempo per verificare le tue aspirazioni. Ora studia e preparati per il tuo futuro.”.

Voltò le spalle e sparì dalla mia vista.

Rimasi inebetita, ringraziai il cielo e entrai con le gambe ad angolo dentro casa. I miei non ne seppero mai nulla, si ritrovarono una figlia meno ribelle e improvvisamente giudiziosa.

Imparata la lezione, evitai di dare seguito a pericolose evoluzioni mentali. Mi tenni stretta la mia fantasia e mi limitai a vivere un mondo parallelo e soltanto mio.

Quel mondo che mi ha portato lontano dal circo, ma come una molla è riuscito a farmi realizzare quei sogni che mi hanno permesso di essere quella che sono: un aquilone libero, svolazzante e colorato, tenuto a terra da un’ancora ben legata ad uno spuntone di roccia di montagna.

 

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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