Quarto libro 10°Lettera Alla cortese attenzione della malattia


 

Alla cortese attenzione della malattia

Trasparente  e diafana. Subdola. Dai mille volti.

Ti sentiamo dentro muoverti, allucinarci gli occhi.

Rimangono orbite vuote, mentre un soffio freddo di sangue, tremolicchia nelle vene.

Malattia, tu, che sfracassa ossa e linfa, quando continuiamo a perire, mentre il cancro divora le cellule.

Non vediamo, ci allontaniamo dalla pista dove ballano gli altri.

Non sentiamo, ci chiudiamo sordi nelle bolle che inspiriamo dalla tua bile.

Non parliamo, si stracciano balbettando le parole mentre vorremmo gridare il dolore.

Abbiamo la pena. Non sappiamo dove, non localizziamo subito chi sei. Infida.

Sale la febbre. Quel trentanove del termometro cosa sta a significare, cellule cerebrali in fiamme o alito di disperazione di vita?

Siamo a letto, ma siamo ancora in piedi.

Tremano mani e arranchiamo sulle gambe, solo per la voglia che abbiamo di scacciarti dalla pieghe della nostra vista.

Perfidamente ti sei insinuata nella nostra spina, aizzi la percezione di essere vitale nel nostro rettangolo di visuale.

Io a te mi ribello. Ciò che ho segnato da confini appartiene al mio spazio.

Non al tuo.

E se indietreggio o avanzo, rimane niente o solo una scia che evanisce troppo presto.

Nella strada, all’angolo, nell’ospedale, nell’ambulatorio, a piatire l’assistenza della mutua.

Mi identifico nel malato.

In attesa seduta, indecisa, arrabbiata.

Preoccupata.

Posso essere lì, ovunque e tentare di passere inosservata.

Ti scopro quanto ti burli di me.

Ho dimenticato di fare il check-up e avverto un sudore innaturale, marcio che mi costringe a correre al pronto soccorso.

Domandare una fiala per tacitare l’urgenza di ottenere immediate, rassicuranti risposte.

Tanto è come fasciarsi la mente, costringersi a dimenticare quello che abbiamo sbagliato ieri e che oggi rifaremo, dimenticando la tutela che dobbiamo alla nostra salute.

Quando arrivano i tuoi schiaffo, le tue sberle, lunghe giornate, lunghe notti in compagnie        di avventure febbricitanti, rosse, madide di angoscia.

Ma da dove ti trovi, alla traguardo del tuo sfinimento nei nostri confronti, che tieni tu i lacci del nostro fio, non riesci a riandare al capo del filo.

Ti perdi anche tu, per fortuna, tra i miracoli della guarigione.

In fondo, ti accontenti di renderci malati e ti rilavi le unghie sporche, coscienza non ne hai, pronta al boccone che mangerai, di lì a poco, di qualche altro corpo.

A dieta per convalescenza tua, no, vero mai?

Tu malattia, sei sana!

Spargi manciate di semi secchi, di dimenticanze di cura, , regali virus voraci, chicchi di disattenzione, a orari non fissi.

Così’ spargi i bubboni delle malattie. I tuoi figli prediletti.

Situazioni anormali ti fanno godere. Ingrassare.

La norma vuole umanità sana e in pace, ma quando l’umanità devia, appronta guerre  e se le epidemie tardano a manifestarsi, solo per accontentarti , ti offre magari, una pandemia.

Che goduria!

Il tuo massimo orgoglioso successo.

Perché il grande architetto del cosmo rimasto infantilmente labile, si esercita a cercare la perfezione, si ostina accanito, a distruggere il burattino uomo, che mai sarà consapevole di gioia.

Perché non ti capita che mentre stai per far quadrare le angosce,  anche semplici influenze, ti ritrovi col sedere a terra, a domandare solo la grazia di un equilibrio?

Per potere camminare a testa alta ubriacandoti di ipocrisia. Tanto dò, tanto prendo.

Ah certo,  lo intuisco, per non dovere lasciare pensare a noi,  quanto siamo ammalati.

Di tutto. Noia, sconforto, rogna. Amore

Sgrano il rosario dei miei momenti.

Svengo, a volte, ma  poi mi irrido rido perché ricordo di essere inguaribile.

Già, basta una carie in un dente, a far ridimensionare il mio sorriso di immortalità

Il mio sorriso.

La testa mi gira, mi ronza. Non malattia del corpo, ma dell’anima.

Che tanto tu, ti sollazzi con uguale sadismo.

I fumi di una sbornia, sia di alcool che di languore, quando ti aggrappi ai muri per non cadere e non sai che sei già caduto mille volte, attanaglia il desiderio di proseguire.

Un braccio che ti solleva, non è un bastone che ti aiuta a continuare.

Manca il fiato, boccheggi, sei sofferente e pensi di chiudere bottega.

E’ tutto e tanto, tutto inutile.

Anche lo sforzo di guarire.

Che la vitta stessa è una inferma da curare con la morte..

Non penso, allora è meglio diventare satellite senza anelli di congiunzione col tempo e lo spazio. Anello di una catena, al collo della  nostra specie .

La penombra mi può aiutare, a patto che le voci diventino solo rimpallo lontano, lontano e non eco che si inseguono nei mei timpani.

Solo l’anestesia corrente alternata, apri gli occhi non ti piace quel che vedi, ti inietti il farmaco dell’oblio e ripiombi incosciente, potrebbe divenire silenzio vero e non la sua illusione.

Il medico ti cura, i consulti prolungano l’agonia dell’essere.

Quando il mio corpo sta bene, l’insoddisfazione ricomincia a pompare lamenti, nei ventricoli.

Mai, però, possiamo a fare a meno di rimediare alle tue unghiate,

Un prontuario per la respirazione artificiale c’è, a disposizione, quando riescono a pescarti dai gorghi.

Anche la tenda ad ossigeno che ti costringe a insufflare i respiri, per i polmoni che sono due sacche sgonfie.

E le apparecchiature ti tengono in una vegetale, odiosa amaca, senza alcuna collocazione temporale.

Non si scappa da te, malattia. Neppure volendolo.

Il fegato ingrossato, il pancreas che scoppia, le tonsille che si arrossano, l’artrite che storpia le mani. L’infarto, l’ictus.

No, basta, nessun elenco. Tu lo sai a menadito.

Siamo noi, i malati che dobbiamo studiarlo.

Che smacco per te, se il sottile senso di esistenza sfugge all’infermo, mentre cerca il campanello che vorrebbe suonare per far accorrere una infermiera  pietosa, scivola sulle lenzuola bianche della sua fine!

E’ morto e più non t’appartiene!

Tiè!

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai  pubblicato…

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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4 risposte a Quarto libro 10°Lettera Alla cortese attenzione della malattia

  1. Noemi Confortini ha detto:

    “A dieta per convalescenza tua, no, vero mai?” questa è grandiosa!
    Sai cosa mi piace di te che sei una guerriera nata e che queste Signore (malattia e morte) le prendi per i fondelli con grande classe e non sai quanto mi rendi felice !!! Complimenti!!!!

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  2. Noemi mia, io non so davvero se sono guerriera nata, so che lo sono..diventata. Vedi, se la vita è una sfida, accetto il suo guanto buttatomi in faccia e la mia rabbia non voglio che taccia. Anzi ribolle, sobbolle, la mia pelle vender cara io sento. E non mi pento. No, io devo, che il suo veleno, non bevo! Grazie!

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  3. Noemi Confortini ha detto:

    quanto mi piace questa donna!

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  4. E quanto mi piaci tu, dove lo scrivo? Solo qui non vale, sei di sensibilità, un capitale!

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