Quarto libro 8°Lettera Alla cortese attenzione della follia


 

Alla cortese attenzione della follia

Ringhi. Uggioli. Guaisci. Sbavi. Alletti. Conquisti. Bari.

Contorta nel tuo gomitolo di spine, sei tenuta a bada dai soldatini, lacci di piombo, del carattere.

Ti fanno buona guardia e i nervi resinati rimangono, tirati, al coperto.

Assomigli all’alibi, alla giustificazione.

Che lava, a volte succede, l’onta, qualsiasi onta si compia.

Il medio, l’omino, impazzisce. Gli altri (quanti?) danno fuori di matto.

Ma la crème de la crème degli uomini, che sono i molti, i più, insomma la massa degli omini, è preda, causa tua, di esaurimento nervoso.

Tu scorrazzi  libera di colpire, una anguilla che sguscia dalla realtà, un lama che sputa, un pugile che prende a pugni, un guru che lancia improperi.

Nel vuoto.

Giacché le barriere, ma si, le ipocrisie, ti permettono di salivare amaro e covare vendetta col più e di annientare il meno.

Una crisalide siamo. Unica, fragile, paurosa di rimanere larva.

La farfalla follia non si brucia alla nostra luce.

Insufficiente ad attirare anche la erebia più squallida, più puttana.

“Adesso lo ammazzo, adesso lo mando a fanculo, adesso vedrai come lo combino, adesso me lo faccio a fettine.”

Adesso…Adesso…Adesso…

No, non sei mai una rivoluzione. Sei sotto altre vesti, ira. Furia.

Eppure è magnifico, sghignazzare dietro ai tuoi occhiali.

Cambiare prospettiva. Staccarsi dalla realtà e assistere alle tue performances.

Sentirsi eremita, privilegiato, intangibile dalla collera folle, sul cocuzzolo di un faro perennemente acceso, a guidare i naviganti e rotolarti addosso pietre!

Sei l’ultimo baluardo, la linea sottile del borderline, l’ingresso al nulla.

Laddove la mente confonde le sinapsi, si fa impasto di materia cerebrale molliccia e ti lascia lo spazio che brami.

Io, bocconi, boccheggio ai tuoi piedi. Acquattata nell’erba folta, alta, per non impazzirti di follia.

Aderisco al mio guscio quando il mio guscio aderisce a te. E la passo liscia.

Due e due uguale a quattro. Non è vero ma lo insegnano. Lo impariamo

tanto bene da dimenticare quello che siamo.

Che i conti non possono essere quadrati, debbono essere tondi.

Incolonnati dalla logica, dalla regola, dalla norma.

Siamo una fila composta seppur impaziente, per la coda che ci tocca subire.

Si esce da quel seminato, solo per essere violentati a ritornarci.

Da loro.

Dai camici bianchi, il capoufficio, il direttore, l’amministratore delegato, il presidente, da coloro.

Quelli che hanno le capoccia di zolfo in più, il grano di saggezza del poter potere, ma non posseggono schizzi di genialità.

I meccanici della vita, i marchettari, le persone a mezzo servizio dell’intelligenza, ci atterriscono fino a farci avvertire diversi da loro.

E dunque emarginati dal viver comune.

Tu, puoi soccorrere amica mia, quando sei amica e non nemica.

Rotolarsi lascivamente nelle tue lenzuola di forza, godere di te, accoglierti, mi salva.

Gesù Cristo, Napoleone, Giovanna D’Arco, Hitler, Benito Mussolini, Claretta Petacci, Martin Luther King chi sono se non lingue del bene e del male, cresciuti dal tuo ribrezzo o dal tuo amore?

L’Orco, la Sirenetta, Cappuccetto Rosso, Pinocchio, la Fatina Azzurra e le schiere di fantastici spiriti, che altro di diverso potrebbero essere dal tuo caldissimo alito?

Vedo la tua ombra, sarebbe facile infilarsi sotto il tuo mantello e camminare i tuoi stessi passi.

Ma io non voglio, non voglio. Non voglio.

Voglio un altra lapide sulla mia tomba.

Non quella che recita incisa, è morta una folle.

Non scritte trite e ritrite, quelle che leggo sul barattolo ai vetro in cui è imprigionato il tempo.

Sto in mezzo agli altri e li combatto con la mia lucida follia. O folle lucidità.

Non la tua, troppo spesso sguaiata. Laida.

Appartengo, si ne sono certa, alla tua potentissima setta ma ne rifiuto il distintivo.

Il marchio. Il tatuaggio sulla fronte.

Mi illudo di averti sottratto la fantasia, la genialità, l’intuizione. Il talento.

Insomma quel qualcosa che mi spinge a darti del tu, ma anche a trattarti da vile, a non pendere dalle tue labbra violacee.

Ad amarti e ad odiarti.

Prova se ci riesci, a farmi tua. A conquistarmi tutta e avrò pace di pensiero.

Le prove della tua stima nei miei confronti, non mi bastano.

Tanto mi rimane da fare per essere dichiarata una folle vera e tanto poco mi separa dalle tue spire.

I tuoi riflessi si diluiscono in acqua, cupa sporca. Quotidianamente.

Gelosia ed omicidio, raptus improvviso e suicidio, coltello e tentazione, soldi e corruzione, soperchieria e violenza, ozio e ricatto.

Grasso, succulento, variegato gelato che si scioglie appiccicoso tra le mani.

La tela vischiosa di Satana, tuo complice, che agogna lo squillo di tromba che annuncia la sua vittoria!

Giudizio universale, l’ultimo tuo palcoscenico. L’ultima tua regia.

Nella natura e contro la natura.

Giacché una volta, ancora una volta ne sento il richiamo di addio.

Ci dissero che avendo mangiato la mela, per colpa di una Eva sfacciata, ribelle dovevamo scontare il peccato di essere nati.

Il tuo peccato originale.

Che ci obbliga, pare, a distruggere ogni cosa in successione, dal progresso al regresso, lasciando marcire dopo averli spremuti e sbucciati, gli altri frutti offerti dal cestello.

Rubandoci a vicenda gli spicchi di anima, terrorizzando la fauna, incendiando la flora.

Per ottenere, la distruzione totale di ogni speranza di umano sentire.

Che l’uomo, arrogante, non possa sopravvivere alla plastica, al petrolio, alle bombe batteriologiche, a tutte le sue raffinate torture, portatore di fine e non di inizio.

Al suo stesso virus di crudeltà.

E l’uomo, uno solo, l’ultimo uomo, si spegnerà alla carogna della civiltà.

Tu che farai allora?

Guizzerai leggera, cercando altri pianeti dove crearti la fama di angelo nero? Quali altri meschini spegnerai, abbagliandoli col brillare del tuo lumicino?

Oppure ti esploderai sazia, gravida di cadaveri, sentendo un fremito che sboccerà il tuo rimorso?

Pupille dilatate, artigli adunchi spezzati, lepidottero follia che si pente!

Come quel vecchio che hai preso in giro da sempre, l’attimo che non è mai potuto crescere nel presente, che si consuma di passato, mentre è già futuro.

Il suo farneticare ti aprirà le braccia e sarai tu, forse e finalmente, folle di sapienza.

Ma, nella desertificazione dell’universo spacciato, ormai inutilmente!

 Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato…

Advertisements

Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
Questa voce è stata pubblicata in Alla cortese attenzione, Bibliografia, Divulgazione, Libri, Riflessioni, Segnalazione e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a Quarto libro 8°Lettera Alla cortese attenzione della follia

  1. Evaporata ha detto:

    Scriverne è bello, viverla è diverso. No, non sei tu la follia Rosanna, anche se la conosci bene perché l’ami e ti rapisce.
    La follia ha tutte le facce che hai descritto in questo magnifico trattato. Quasi tutte mostruose, ma qualcuna veramente bella.
    C’era una persona che l’aveva mescolata nel sangue la bella follia: si chiamava Alda Merini, credo che abbia potuto vivere grazie a lei.

    Mi piace

  2. Rosanna Marani ha detto:

    Verissimo Evaporata.Di follia si può vivere, non sempre morire.Grazie

    Mi piace

  3. annagrazia46 ha detto:

    Proprio così. Senza le mie schegge di quotidiana follia non potrei vivere, anche a rischio di essere guardata una seconda volta, e con un sorriso. poi però devo metterle il guinzaglio (alla follia). Ciao

    Mi piace

  4. Manola ha detto:

    Ognuno vive nella sua follia pur a volte negandola anche a se stessi ,il guaio è quando ci si crede “normali “che si diventa veri folli…..

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...