Quarto libro 6°Lettera Alla cortese attenzione di un occasionale compagno di viaggio


Alla cortese attenzione di un occasionale compagno di viaggio

Ti sei infilato nel treno, acchiappando in corsa la maniglia dello sportello ancora aperto. Ti ho notato per questo. Ho temuto per la tua incolumità.

Hai cercato un posto. Vicino a me.

Chi aveva prenotato non era arrivato in tempo.

Soffermandoti un attimo per riprendere fiato, mi hai guardato. E mi hai visto.

Come lo scorpione paralizza la preda, mi hai lasciato sconvolta e immobile.

A recuperare idee, ancore e profumi vecchi. I miei punti fermi, fissi. Il mio binario consueto.

Idee, profumi e ancore. I miei punti fermi, fissi. Il mio binario consueto.

Il tutto della mia vita, lievitata e gonfia di certezze, certe fino a quel momento e tali in quel modo, il mio binario consueto, già percorso e soltanto mio.

Un attimo di viaggio insieme e davvero insicura.

Ho fissato il soffitto, la maniglia d’arresto mi ha tentata.

Con il cuore arrancato in gola, con la voce senza suono, invece, ho diviso l’atmosfera con te.

C’era l’aurora fuori e dentro freddo, anzi gelo.

Dove sbagliavo? Nel riconoscerti simile al mio piacere e rifiutarti?

Nel sapere, che eri un occasionale compagno di viaggio e accettarti?

Calma e scompiglio, mentre i gemiti soppressi si facevano urla.

Sofferenza e forma d’amore, voglia e desiderio di correrti dentro, di aprire il mio petto e lasciare spazio al tuo abbraccio.

Sui vetri confusi disegni di neve. Una strada, una casa, un albero, la natura divorata dal sole, soffocata dalla tempesta incombente, io pronta a tappare le finestre, a inchiavardare le porte della coscienza.

Lo spiffero della tentazione, soffiava sotto le mie vesti, restavo nuda, senza difese e senza difensore. Il mio guardiano interiore s’era preso un giorno di licenza.

Tu ridevi. Sorridevi. Poteva essere un ghigno, anche la piega della tua bocca.

Invece, due rughe di fossette. Tenere e confortanti. Mie. Per me.

Gli altri viaggiatori? Buttati fuori dal controllore. Spariti. Testimoni scomodi, giudicanti impietosi. Gente invidiosa.

Di una lacrima, di un singulto, di un fremito, di un palpito, di uno slancio che non si potevano fingere.

Nascondere. Mascherare. Ignorare. Sprecare. Sciupare. Buttare via.

Ho raccolto i giornali, le mie robe di donna, le sigarette, gli spiccioli, il piumino del portacipria .

Ti ho fatto posto vicino a me. Ho guardato lontano. Ho provato a non accorgermi di te.

Lo sguardo appannato, era la colpa. Le mani sudate, erano il peccato.

Il respiro affannato, l’attesa di quel che sarebbe accaduto, erano inganni alla mia identità. Non volevo che i miei giorni futuri, i ritagli di ore rubate, ci scoprissero insieme.

Eppure, languivo già di lontananza.

Di pensieri ghiacciati che diventavano acqua se solo ti sentivo parlarmi.

Al di là del bracciolo, ad un soffio dal sangue che ribolliva, nelle mie vene.

Hai attaccato bottone, un ricamo perfetto, un rammendo infinito.

Una tela senza cicatrici. Le zampette del ragno straziato, hanno soffiato la sofferenza.

La mia pelle liscia, senza età apparente, che già gli anni sono passati e lo sapevo, si consumava spasimando.

Ingigantendo l’eccitazione.

Un giocattolo nuovo?

Una nuova espressione di debolezza?

Una affermazione di libertà?

Una prova di forza?

Un boccone di vita?

Non lo so.

Lo sai tu?

Conosco soltanto ciò che ho vissuto e non le prove degli altri.

Le alchimie senza risposta al loro secreto, rimangono ferme ai venti anni.

Noi non avevamo più vent’anni.

Alla stazione, quando sei salito, i venti anni erano, ormai, banditi dal tempo.

Vietato pensare agli appigli d’esperienza.

Non serviva al consumarsi della nostra storia giovane, unica, breve come uno starnuto.

Non serviva al nostro procedere così corto.

Infinita dunque la pazienza di darsi un contegno, per non passare da rapaci , per non rubare dalla vetrina dove erano esposti i sussulti, per non lasciarci accorgere e far svanire i ghirigori di fumo e fiato insieme, il nostro.

A scaldarci nella nostra effimera, ma raggiante natività.

E’ sufficiente? Non me lo chiedo.

E’ stato!

Gli occhi brillano. I tuoi e i mei.

Li vedo al buio, quando il treno rallenta in galleria.

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai pubblicato…

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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6 risposte a Quarto libro 6°Lettera Alla cortese attenzione di un occasionale compagno di viaggio

  1. GIOVANNI ha detto:

    mi ricorda come intensità descrittiva David Herbert Lawrence

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    • Rosanna Marani ha detto:

      Ne sono onorata,ma non sarà un tantino esagerato? Figli ed amanti è un capolavoro, il mio scrivere… un lavoro che il mio sentire mi suggerisce. Io mi limito ad ubbidire..

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      • GIOVANNI ha detto:

        Il tuo scrivere non esce dalla penna ma dal cuore (guarda che non sono un adulatore). Oltre ad essere molto severo con me stesso lo sono anche con gli altri.
        P.s. ti si legge volentieri sei discorsiva e passionale.

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  2. Rosanna Marani ha detto:

    Il mio cuore ti ringrazia…passionalmente, come sa fare lui!

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  3. Good Bear ha detto:

    http://www.rivistaorizzonti.net/selezione.htm
    Partecipa entro il 14.02.12!!! ciao! 🙂

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  4. Rosanna Marani ha detto:

    Grazie mille……

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