Quarto libro 4°Lettera Alla cortese attenzione del mediocre


Alla cortese attenzione del mediocre

Ti ho incontrato anche io, sai.

Purtroppo e per fortuna.

Purtroppo, perché hai incrinato il cristallo della mia trasparenza.

Per fortuna, perché senza male, non ci si accorge del bene.

Che almeno l’esperienza serva per motivarsi ad esser diversi da te.

No, non per presunzione. E’ un altro passo dell’autocritica questo.

Ma proprio per capire quanto a volte, sia diversa l’aria che si respira quando il magone ti affloscia i polmoni.

Caro mediocre, ce l’ho con te.

Non sono eroicamente cristiana.

Se potessi, ti torturerei facendoti sfilare dinanzi agli occhi, i successi filmati di tutti quelli che denigri.

“Ahi, la sfortuna, se avessi avuto anche io raccomandazioni, chissà dove sarei oggi!”, gracchi ad ogni piè sospinto.

All’inferno saresti!

La sfortuna che ti fa sentire vittima delle circostanze, è solo la tua incapacità ad essere.

E hai sempre poche speranze di diventare.

Giacché la tua vita scorre tra un piagnisteo continuo, tra una cattiveria soffiata nelle orecchie di coloro che vorresti complici della tua mediocrità, e  un alibi alla tua pochezza.

La grandezza del tuo vicino, la serenità altrui ti illividiscono le giornate.

I tuoi nervi si stringono a pugno dalla rabbia di non poter competere e allora lasci libera di petare, puzzolente la tua fantasia. Per avvertire il mondo, che ci sei anche tu. Ma il mondo non ti degna di attenzione, perché sa che non esisti.

Ricettacolo di maligne insinuazioni, che non spurgano mai la loro invidia, mai neppure nel dolore di chi, fragile perché perbene,  quella volta, hai segnato con la tua malalinguaccia.

Certo, disprezzare l’altro ti fa sentire aquila nel tuo nulla, nel tuo cielo di terra, mentre sei solo un pollo di batteria.

Quante volte hai colpito la mia voglia di lavorare, il mio entusiasmo di fare?

Il mio talento?

Già, tutti noi abbiamo l’urgenza di sentirci vivi, di essere “qualcuno” . Aborriamo l’anonimato di massa e non sempre, la voglia di sfidarsi, il desiderio di provarci a realizzarti, l’ambizione sono le nostre sole compagne.

C’è anche l’insicurezza, quando muoviamo i nostri primi passi per identificarci, cercare la nostra identità.

Mediocre, ci avevi mai pensato?

C’è la necessità di mantenere un figlio, all’improvviso quando ti lascia il benessere paterno, perché il padre muore.

Ci avevi mai pensato scarafaggio?

Riuscire ad ottenere un aumento di stipendio, l’iscrizione all’Albo dei giornalisti per una certezza di assistenza medica, quelle molle che allentano l’ansia di essere soli e sperduti nel momento di un bisogno (ed è ogni giorno un bisogno), la stima per il lavoro ben fatto, l’accettazione dei colleghi, ti rendono cisposo e lo sguardo giallastro di bile.

E ti aggrappi con le unghie alla tua strategia di demolizione.

Danneggiare la mia reputazione, bucare il mio successo, nel tentativo di tagliarmi  tutte le possibilità prima che la mia bravura si attesti, fiorisca alta e ti releghi nell’ombra più fredda.

No, non l’ho data via per dovere, per mercimonio, per scambio di favori.

Io non sono un favore di scambio,  io sono una giovane donna che lotta a testa alta, senza dover patire la vergogna.

Come dovresti fare tu, a capo chino.

L’ho data per piacere mio, scegliendo uno per uno i miei si e i miei no.

I si me li tengo per me. Non fanno conto, ne somma per te.

E ti dico, che i no importanti che hanno frenato, per poco, rimandato il mio assalto alla vita, non l’hanno fermato.

Mediocre!

Ti ho visto, mediocre,  ti ho patito ma anche deriso, nei miei momenti più alti.

Friggevi, soffrivi, il tuo ghigno, una smorfia disgustata che sfuggiva persino alla tua ipocrita condiscendenza complimentosa, che non potevi farne a meno di dirmi, brava.

Piegavi il capo a quel destino che paventi tanto.

Ma nella ebbrezza di sentirmi sicura di me, di quel che ottenevo da me, ancora vergine alla malizia, agli intrighi, ti sottovalutavo.

Desideravo perfino dividere la gioia con te.

Mendicante che si ciba delle briciole del pane del trionfo altrui!

Ti ho visto, mediocre, finto consolatore, mendace assistente di cuore, nei miei momenti più neri.

Quelli che per tuo indefesso lavorio, erano arrivati.

Come leccavi le mie ferite col tuo veleno! Ah quanto eri devoto!

Mi vendevi per consolazione, la tua segreta indifferenza al mio pianto e la tua soddisfazione per esserci riuscito, a farmi piangere.

Poiché non potendo cullare, allevare, meritare tu, un qualsiasi misero successo, la denigrazione degli altri che tu sai migliori della tua brutalità, ti attribuiva uno scranno, ballonzolante e provvisorio, nell’Olimpo dei vincenti, quello dal quale senti e non sai per comprensione di te perdente, di essere escluso.

Ancora una volta sfuggivi al vaglio degli amici e nemici.

Ma il tempo non è ladro. E’ una clessidra di sabbia buona, granelli precisi che filtrano a filo, la verità.

Così, capitava di ascoltare per caso, le tue parole maledette.

La rabbia non mi è mai bastata per rovinarti, giacché è difficile, non avendo l’anima di sterco, calarsi nella tua mentalità, brutto imbecille.

Osceno mediocre!

Perché vedi, lascia che te lo spieghi, il diagramma, la salita e la discesa dall’altare alla polvere, caro, non è dei mediocri. Ma delle persone che valgono, delle persone che ci provano, ad essere uomini degni.

Tu? Tu sei e sarai, sempre nella polvere.

La vita è un bilancio, passivo e attivo che somma e sottrae, le emozioni e gli sforzi. E’ il groviglio di sangue e sudore, di chi non offre resa, di chi non fugge mostrando le terga.

Solo tu rispondi ai richiami delle giornate, con l’elettrocardiogramma piatto

Perché non sei un uomo, ma un parassita, un vegetale che patisce oltreché  subire se stesso, fino alla fine dei suoi giorni.

Ma ti sei mai domandato di quel tuo tenere sempre lo sguardo abbassato?

Che mai riesci a fissarmi, diritto, negli occhi!

Tu non sarai mai, ne alto ne basso.

Perché non sarai mai, ti ripeto.

E, vagabondo, frugando tra gli sputi sulla tua strada, sarai sempre inzaccherato, dagli schizzi di fango che altri piedi nel loro volo, hanno sollevato.

Quel fango quella melma che tu hai sulla lingua.

Non puoi chiedere al cielo, di darti la forza che non sai darti da solo.

Ti seppellisci nella merda, in inane attesa di morte.

Inutile morte, come inutile è la tua vita.

E’ così, mio caro mediocre, che si perde il treno.

Allora ti dico, rigirando il coltello nella tua piaga e che ti faccia scoppiare il fegato, di ira furibonda, il sapere che, nelle carrozze che ti sfilano davanti, ci sono anche io.

E sei stato tu, a regalarmi il biglietto di prima classe.

Da te ho appreso il mio slancio per salire sul treno!

Ora, chiudi pure il tuo pugno di sconfitta, non troverai altro che le mie perle di acqua salata.

Seccate, mio caro mediocre.

Seccate e lucenti.

Splendenti di intima soddisfazione di me.

Alla cortese attenzione è un libro di lettere che ho scritto nel 1976, mai 

pubblicato…

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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4 risposte a Quarto libro 4°Lettera Alla cortese attenzione del mediocre

  1. Good Bear ha detto:

    Accidenti! Ma ce l’avevi forte con sto tipo! 🙂

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  2. Mauro Munari ha detto:

    Mi è capitato poche volte di leggere una cosa così chiara in una dichiarazione di libera identità!!!!
    La condivido su Face book e se mi autorizzi espressamente la pubblico anche sul mio blog!!!
    Complimenti Rosanna!!!!!!
    Non solo per questo bellissimo brano…..ma per quello in cui dimostri di credere e di aver creduto: fermamente in ciò che hai sentito ed hai difeso con tutta te stessa!!!!

    Mi piace

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