Da L’Anima del Palio 22° novella LA GIUSTIZIA


LA GIUSTIZIA

Nel 1982 il Capitano Dario Bianchedi e la Castellana sua moglie Ilaria Moranio, anche se non erano molto affiatati, dovevano condurre le tiritere prima del Palio.

Una coppia rappresentativa, lui signorile ma già dal sorriso vacuo si doveva intuire quanto poco avesse dentro e lei bellissima, ma tormentata dallo sforzo di ottenere una armoniosa giustizia che è poi la sola perfezione che l’uomo può raggiungere.

Le si leggeva in faccia la fatica di rammendare un rapporto iniziato male e sull’orlo della fine.

Tant’è che a febbraio, pur rimanendo la coppia che sovraintendeva i lavori della corsa, si divisero.

Successe di tutto.

Ilaria gli aveva lasciato la custodia dei figli per evitare a loro ulteriori traumi. Aveva preparato il terreno alla sua uscita di casa, non rivelando nulla della disistima che nutriva nei confronti del marito.

In capo a venti giorni se li ritrovò addosso, dilaniati, lacerati e smarriti.

Dario era molto benestante e Ilaria aveva rinunciato a pretendere metà del capitale accumulato insieme, per poter vedere i figli ogni giorno, senza limitazioni od orari.

Un accordo sconveniente che Dario frantumò.

Proibì ad Ilaria di tornare in quella casa, ottenendo il risultato di mandare nelle braccia della madre tutti i figli.

Per umiliare Ilaria che faceva fronte ad una vita totalmente diversa da quella a cui era stata abituata, concedeva della somma concordata dell’assegno degli alimenti che era obbligato a pagare, centomila lire alla volta, ignorando volutamente che lei aveva sempre contribuito con il suo lavoro, a dividere le spese coniugali.

Ilaria fece spallucce e si rimboccò le maniche riuscendo ad organizzare al meglio la routine della nuova famiglia rinata dalle lacrime e dalla disperazione.

Rinunciò al lavoro, era una consulente creativa, libera professionista che collaborava a campagne pubblicitarie e trovò, per compare e comare, casa in affitto basso, in un paesino lontano da Legnano una trentina di chilometri.

 

Scomodità per raggiungere le scuole, pochi soldi per arredare, a prestito, l’abitazione ma, tanto amore in cambio.

Dario si sentiva vinto e invece di guardarsi dentro e capire e crescere, fece sapere ai figli che ne avrebbe fatto a meno di loro, tanto aveva una nuova donna e o figli, gli avrebbero dato solo fastidio.

I ragazzi dimenticarono in fretta il tepore della bambagia in cui erano cresciuti e fecero quadrato attorno ad Ilaria che era continuamente sfinita, senza fiato, stanca, ma immensamente felice.

Dario si dava alla pazza gioia e invece di restituire il prestito che Ilaria gli aveva fatto, cinquanta milioni sull’unghia per aiutarlo a superare un momento di stasi nel mercato tessile, partiva per week end a Parigi o a Montecarlo o a Instanbul con la sua compagna che probabilmente aveva visto in lui una bella pensione per il suo futuro.

Però il tarlo della colpa, rodeva Dario che, con il pretesto di rimediare al male fatto, si presentò a casa di Ilaria con quella donna.

Una donna striminzita, a disagio, guardinga, secca, spigolosa.

Ilaria che non aveva mai cucinato, in vita sua ma delegato alla cuoca il compito di nutrire la sua famiglia, cucinò per tutti.

Dario ignorò i figli pendendo dalle labbra di quella svergognata  che lo accompagnava, che pure avrebbe dovuto capire dal comportamento di Dario, quanto superficiale fosse il loro legame.

Gli dava corda, invece di insegnargli che l’amore per i figli è eterno e che quello, passionale per un partner affettato, dura quanto il consumarsi di due candele. Poco. Molto poco, il tempo di una scopata.

Oltretutto la stronza, era madre anche lei di due figli. Separata dal marito e fidanzata, forse temporaneamente, con un altro in attesa di essere liquidato per Dario.

Ilaria permise nonostante tutto, che i figli andassero a casa del marito. La sua vecchia casa matrimoniale, piena di ombre e ricordi sbriciolati.

Dario non mostrava segni di pentimento nei confronti dei figli che aveva sbattuto fuori casa senza pensarci, soltanto perché amavano la madre.

Accusò Ilaria di non aver mediato a suo favore, di non averlo gisutificato. In fondo lui era irato quando li aveva cacciati e dunque avrebbe potuto essere perdonato.

Non fece neppure una telefonata ai figli per scusarsi, per spiegarsi, per riconciliarsi con le sue paure.

Viveva benissimo da solo, spensierato, meschino cinquantenne e quando i figli lo raggiunsero per un sabato, accompagnati dalla madre , lasciata ad attenderli in strada, lui li catechizzò.

La sua nuova compagna viveva insieme a lui e loro l’avrebbero dovuta accettare perché era felice solo così.

A loro, singolarmente e personalmente, non aveva molto da dire. Si nascondeva dietro la figura di quel nevrotico amore per sentirsi un padre le cui funzioni erano quelle di portarli in giro in vacanza e di portarli al ristorante.

Arrivò ad invitare una sera in cui gli erano affidati i figli, alcuni loro amici e definitivamente distrusse l’immagine della madre accusandola in sua assenza, di non aver mai pensato a loro negli anni precedenti per via del suo lavoro. Mentre lui…!

Un figlio prese le difese della madre e si tracciò allora il solco che divise Dario dal suo ruolo e dalla paternità.

Definitivamente.

Prese a calci il figlio che, terrorizzato chiamò la madre.

Dario e Ilaria si scontrarono su tutto, Ilaria per proteggere i figli, Dario per proteggere la sua nullità.

Ilaria decise di dissociarsi da quel maniaco di ex marito.

Dario avrebbe preteso di conservarla come amica, per raccontarle in telefonate assurde di mezzanotte quanto fosse felice o infelice con l’altra donna.

Ad ogni richiesta di aiuto da parte di Ilaria, aiuto per la pesantezza della vita dei figli, della mancanza di mezzi, in fondo a Dario era rimasta la casa matrimoniale completa di tutto, Dario rispondeva che lei poteva cavarsi d’impiccio restituendogli i figli.

Avrebbe provveduto lui a mantenerli. Come se i figli fossero una raccomandata espresso con ricevuta di ritorno.

Ilaria si risolse a pretendere che le comunicazioni di Dario avvenissero soltanto attraverso gli avvocati e per liberarsi dal peso di quella che capiva fallimento ed umiliazione, immaginò i giorni della vendetta.

Gli avrebbe tagliuzzato le gomme dell’auto, sarebbe salita in casa e avrebbe spaccato i mobili e i piatti, avrebbe squarciato i quadri, gli avrebbe mandato la finanza in ufficio.

Rimuginò pestaggi ad opera di killer assoldati per l’occasione e una lenta agonia di Dario avvelenato.

Fino a quando capì che stava comportandosi come esattamente Dario avrebbe fatto, vigliacco e superficiale,quale era nato.

Lei per interpretare la parte della bestia furiosa, avrebbe dovuto fare molti tentativi perdendo il rispetto per se stessa.

Allora si fermò, realizzando in un secondo che sprecandosi in quelle identificazioni brutali, stava rimettendoci la salute e le energie.

Doveva recidere il cordone ombelicale che la teneva incatenata al fango, doveva farcela con le sue braccia, doveva volare senza guardarsi indietro.

Divenne una donna serena assieme ai suoi figli che non furono più obbligati a scegliere.

Andavano dal padre se e quando ne avevano voglia loro.

Poiché lui decideva di sottrarsi ai periodi stabiliti dalla legge, adducendo scuse su scuse professionali e qualche volta era vero, qualche volta no, i figli si fecero forza aggrappandosi alla forza vitale di Ilaria, capendo che Dario era davvero un perdente.

Arrivò il giorno del Palio, l’aria era calda, la gente allegra e trepidante per i suoi colori.

Dario e Ilaria si dovettero rivedere.

II sorriso di Ilaria era distaccato, interiore, Dario invece si mostrò livido.

Non poté trattenersi dallo sputare addosso a Ilaria deliranti accuse.

Lei aveva vinto manipolando i figli, lui non aveva mai parlato male della loro madre, lei li aizzava contro di lui.

Ilaria rispose stupefatta che se aveva vinto, aveva vinto una morte, un padre separato dai, figli e che la smettesse e pensasse soltanto a vergognarsi per rinsavire e riappacificarsi con tutto ciò che aveva creato e, con la sua indifferenza distrutto.

Dario doveva sostenere la sua versione per continuare a credersi defraudato di ogni potere e rincarò la dose.

Ed assolversi.

Chiamò i figli e pretese che loro testimoniassero in suo favore, era vero che lui non aveva mai detto che Ilaria era una puttana e che lui si era sempre comportato a dovere?

Ilaria scossa da quella piazzata gli voltò le spalle. Dario, resosi conto di aver perso qualsiasi ascendente su quella donna alla quale aveva sempre negato pubblicamente affetto e stima, lei  che era la sua parte buona, la rincorse, l’afferrò e con la spada medioevale rubata in un lampo di collera furibonda, ad un mossiere, la trapassò.

Finalmente Ilaria taceva, finalmente non la spaventava più, finalmente l’aveva dominata.

Finalmente era sua.

Con la stessa spada, corse come un folle in avanti prima di caderci contro, sotto gli occhi terrorizzati degli astanti, che non fecero in tempo a deviare quella lama vendicatrice verso il proprio costato.

Ilaria rantolava nel suo sangue. Il servizio medico del Palio fu efficientissimo. Tamponò la ferita, Ilaria fu intubata e portata all’ospedale.

Per più di venti giorni rimase appesa ad un filo, ma la sua volontà di vivere per sé e per i suoi figli, fu la migliore medicina.

Guarì e non le importò nulla della cicatrice che le attraversava un seno.

Era più dolorosa quella che portava dentro nel racchiuso del suo cuore e che l’avrebbe soffocata per sempre.

Con la liquidazione sulla polizza vita di Dario, a suo favore, forse l’unico compiuto dall’ex marito nei suoi confronti, recuperò quel benessere che lui, da vivo, le aveva elemosinato.

La Contrada Flora si inchinò a quell’evento, immolando l’ipotesi di vittoria.

Non presero neppure il via il cavallo ed il fantino, sull’altare della armoniosa giustizia che si era in quel modo compiuta.

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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