Da L’Anima del Palio 21° novella IL PROVINCIALISMO


IL PROVINCIALISMO

Il 1981 arruolava ai nastri di partenza del Palio un cavallo nero che incuteva rispetto.

Manto lucido, vellutato, testa squadrata, linee perfette del corpo. La coda pareva intessuta nella seta.

Zeus il suo nome, a ricordare che se, Giove era l’imperatore degli dei, Zeus era il re tra i cavalli.

Gregorio Fossati il Capitano si sentiva sicuro di farcela quella volta.

Il Gran Priore Roberto Salvemini, collaborava con la sua autorità allo svolgimento dell’iter.

Dalle maglie dell’ordine non sarebbe sfuggito nulla.

La Contrada di San Domenico, Contrada centrale, borghese senza apprezzare la borghesia, intrisa di provincialismo che è poi vivere nel racchiuso del piccolo io, senza avere la gioia di conoscere il diverso al di fuori dell’egoismo, senza sentire il freddo di altri piedi, quando i propri sono al caldo, rappresentava un problema.

Si era fissata sulla vittoria e dato che i soldi non venivano lesinati dagli arricchiti Contradaioli, si erano unte ruote arruginite.

Gregorio Fossati lo sapeva ma rifiutava di spendere oltre misura.

Che i figli di cani si rivelassero quelli che erano!

Avrebbe lasciato le lacrime a loro, perché se ci fosse stata giustizia ci sarebbe stato anche il castigo.

Strana concezione che giustizia non c’è mai stata nel mondo, nei rapporti interpersonali.

Quando si nasce è un terno al lotto, né più, né meno della nostra vita, sia che si punti tutto sul rosso, sia che si sciupi una fiche alla volta.

Chi bara non è scoperto quasi mai, se non dopo aver messo a frutto il capitale del furto.

L’inganno è la prima regola, non avanza chi ne avrebbe i meriti, e il destino che estrae a sorte il futuro di ognuno di noi.

Se si è raccomandati, a terra, è difficile restare e si fa carriera comunque infischiandosene della tutela del meritorio e per questo emarginato.

Se Zeus era davvero tanto abile, bastava trovare la maniera per azzopparlo, renderlo innocuo e sorpassarlo.

Quindi che differenza c’è tra un ronzino che è destinato a vincere e un purosangue al quale viene impedito di vincere?

Se contano i fatti e le parole riempiono soltanto di rabbia la bocca, meglio essere un ronzino spinto a primeggiare che un purosangue legato al palo.

Gregorio aveva una concezione religiosa dei suoi simili.

Presupponeva che il rimorso fosse una chiave che spalancava i cattivi pensieri. facendo svanire le azioni malvage, loro conseguenza.

Roberto Salvemini tentò invano di penetrare quella logica pulita.

In guerra e in amore tutto è lecito, quindi perché, se era questione di soldi accettare l’handicap?

La Flora non era tanto povera da non potersi permettere qualche spesa non prevista.

Gregorio non discusse neppure la cifra. Allontanò il problema, invitando il Priore ad avere fede in Zeus.

Giorgio Schemati il Capitano di San Domenico seppe della questione e avendo via libera, arzigogolò un piano di sicuro effetto.

Venne il giorno del Palio.

I cavalli inquieti erano allineati sulla linea di partenza. La diversità tra Zeus e il ronzino di San Domenico era palesemente offensiva.

In teoria non c’era storia, in pratica gli avvenimenti ribaltarono i pronostici.

Il Mossiere avviò la gara, fu uno sferragliare di zoccoli e garretti.

Le giubbe dei fantini somigliarono alle mongolfiere.

Gonfie di vento, sospinte dalla furia di dimostrare la loro leggera stabilità. E determinate a salire, salire in cielo per continuare a trasportare la loro libera fantasia.

Zeus placava l’ansia della Flora.

Si stava comportando proprio come un dio dell’aria. La fendeva, la riduceva in pulviscolo, la spruzzava in minuscole particelle di sudore.

Che spettacolo vederlo sfiancare gli altri cavalli, che spettacolo vederlo tutt’uno con il suo fantino galoppare in testa!

Corri, vai, giustizia è fatta.

Chi è stato comprato non si ricorda e tu Zeus puoi testimoniare la tua agilità, fregandotene di chi ti voleva carne da macello, indifferente alla tua supremazia.

Zeus pareva sospinto dalla naturalezza con la quale inanellava la corsa, giro su giro.

Si capiva che stava svolgendo il suo compito senza remore, senza paura, senza sbavature.

Giorgio Schemati aspettava l’inversione di tendenza, l’aveva preparata la sua prevaricazione e l’appuntamento non si poteva più rimandare.

Il cavallo di San Domenico e il suo fantino seguivano di poco Zeus, quel tanto però che fa la differenza.

Il cavallo di San Domenico arrancava, al limite delle sue possibilità.

Sfiatato e sfiancato, ubbidiva alla frusta del fantino, quando un ferro partì dal suo zoccolo e come un proiettile impazzito, non mirato, roteò su se stesso e si scagliò seguendo una traiettoria perversa.

Centrò la nuca di Zeus che, preso alla sprovvista, continuò per inerzia la sua andatura.

Un fiore di sangue macchiava la sua criniera nera.

Zeus respirò forte, inspirò ossigeno nei polmoni che si dilatarono a mantice prima di appiccicarsi alle costole, inerti.

Zeus barcollò, ripiegò i ginocchi, si arrese e stramazzò al suolo.

Morì per ingiustizia e fece scandalo la sua morte, la morte di un animale splendido che non aveva potuto finire la sua fatica vincente.

Giorgio Schemati indifferente e soddisfatto per la riuscita del suo piano, pagò profumatamente quel fantino assassino senza alcun rimorso, per aver negato al bello, di essere bello.

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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