Da L’Anima del Palio 16° novella L’AZZARDO


L’AZZARDO

Nel 1976 erano raddoppiate le possibilità per la Contrada Flora, in virtù della celebrazione degli ottocento anni trascorsi dal 1176, data della battaglia di Legnano.

Due corse, due rincorse alla vittoria.

La prova e la controprova per perfezionare qualche dettaglio sfuggito al controllo della prima volta.

La Contrada di Sant’Erasmo lucidava le penne del corvo, suo alfiere di casato.

Popolata da medici, burocrati, infermieri, necrofori, che pensavano alla salute, a come mantenerla, a come accompagnarla alla ultima dimora.

I suoi confini ospitavano obitorio, ospedale e ospizio.

Tre arenili, passaggi lenti e obbligati, prima di giungere alla fine del cammino.

Esperti in provette e polverine, questi Contradaioli sapevano bene come esaltare o inibire la prestanza fisica.

E seppero crudamente cogliere il frutto della loro scienza.

Il Capitano della Contrada Flora si era assicurato Felicita, una puledra giusta e continua.

Il fantino Renzo disperato per la mancanza cronica di soldi, azzardava su tutto.

Senza il morso del rischio, si dimostrava, tanto bisognoso, corruttibilissimo.

Di suo, per rimanere sul mercato, nonostante la fama, metteva l’ingordigia di vittoria.

Una minima garanzia quindi la offriva.

Bastava trascurare il tarlo del dubbio sul suo comportamento, se avesse perduto quello che aveva già guadagnato senza averlo ancora incassato, era sicuro che non si sarebbe lasciato soggiogare dal tradimento, pagato profumatamente?

Il Capitano Gualtiero Vecchiati, aveva promesso di azzerargli ogni debito fino ad allora accumulato, a patto che ce la mettesse tutta nel doppio intento.

Si era anche assicurato di lasciargli le tasche vuote per evitargli di puntare pochi spiccioli in scommesse dell’ultima ora.

Renzo aveva promesso sul suo onore. Il fatto è che non sapeva cosa fosse l’onore. Per cui, accettò di puntare addirittura sulla sua doppia sconfitta per una somma esattamente raddoppiata di quella che avrebbe avuto come onorario in caso di vittoria per la Flora.

Strano, uno che scommette sulla propria perdita.

Ma quanti ce ne sono in giro di tipi poco affidabili, poco raccomandabili che giurano di volercela fare e che invece fanno un patto con il male pur di rimanere nelle sabbie mobili dove si sono fatti trascinare!

Camillo Tesotti, il Capitano di Sant’Erasmo aveva avvicinato Renzo, dicendogli che il complotto per far perdere la Flora non sarebbe mai stato scoperto.

Si trattava di un piano congegnato con la massima cura, messo a puntino da rotelle oliate a dovere.

Felicita avrebbe dovuto ingoiare una sostanza, blandamente tossica che l’avrebbe innervosita a tal punto da non farle più intendere gli ordini di Renzo.

Tutti avrebbero visto come la cavalla si sarebbe rifiutata di ubbidire e nessuno avrebbe potuto accorgersi dell’intruglio ingurgitato, poiché pasticciato con una sostanza volatile e quindi dissolubile nella digestione.

Nessun danno, nessun segno esteriore della pozione.

Renzo si mise la coscienza a posto, dicendosi che quelli della Flora avrebbero rimandato la vittoria di un altro anno e che in fondo si sapeva quanto fosse, lui, sensibile ai soldi.

Avrebbe dovuto pensarci bene a suo tempo Gualtiero Vecchiati quando gli aveva fatto la carità di offrirgli appena appena il necessario, per non dichiarare bancarotta.

Felicita bevve la bevanda proibita e non riuscì a scacciare neppure più le mosche che infastidivano le sue caviglie.

Il guizzo del muscolo si allisciò, come potrebbe succedere all’atleta di body building se all’improvviso, smettendo di assorbire anabolizzanti, si ritrovasse metri di pelle floscia attorno ai suoi bicipiti sgonfi.

La cavalla sembrava diventata una giumenta che allatta. Lo sguardo si appannò e le froge smisero di dilatarsi alla ricerca del profumo della sfida.

Non si reggeva i piedi, si piegò sui ginocchi, si sdraiò addormentandosi, inquieta, alla ricerca delle sue praterie.

Renzo svegliatosi dal suo torpore invece si sentì con le spalle al muro, si maledisse, per essersi fatto incastrare e preso dal panico, corse a cercare il Capitano di Sant’Erasmo.

Vennero alle mani prima di trovare una soluzione giudicata onorevole per entrambi, Renzo avrebbe a sua volta bevuto un miscuglio soporifero, dimodoche sarebbe stato trovato addormentato accanto a Felicita e avrebbe potuto dichiararsi raggirato, ma innocente.

Bisognava far presto perché di lì a poco, il Mossiere avrebbe passato in rassegna i cavalli.

I due bari uniti dallo stesso rifiuto della lealtà e dei rispetto, accomunati da una tregua armata, pronti a disfarsi l’uno dell’altro, rientrarono nella stalla della Flora.

Renzo si fece dare un anticipo in contanti che nascose sotto un mattone vicino alla mangiatoia, appena rimase solo prima di mandar giù quello che credeva un abbondante sonnifero.

Convinto della sua furbizia, grato alla sua accondiscendenza che l’aveva, secondo lui tirato fuori dai pasticci, bevve d’un fiato il liquido giallognolo e si coricò sul letto di Felicita, badando bene a ricomporsi sulla paglia come se fosse stato colto da un malore inaspettato.

Morì senza riprendere la conoscenza persa quasi subito, tra dolori atroci che gli contorcevano le budella.

Morì solo, poiché Felicita si salvò con una poderosa lavanda gastrica dopo tre giorni durante i quali si era temuto il peggio.

Mori solo e dannato.

Espiò la sua voglia di scommessa.

Fu trovato sotto il mattone l’anticipo per la sua morte e a tutti parve chiaro il disegno che lo voleva unico colpevole.

Aveva scommesso una volta di troppo.

Contro se stesso.

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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