Più diritti per gli animali, un dovere di civiltà


Il concetto di civiltà si estende al rapporto uomo uomo, uomo ambiente, uomo animali. Ovvero l’uomo interagisce ogni secondo del suo orologio , col mondo che lo circonda. Dunque, la civiltà si manifesta in ogni gesto, esattamente così come l’inciviltà. E non esiste poca civiltà spicchio di civiltà o civiltà di serie a o di serie b. Il comportamento verso il di fuori di sè deve essere uno solo ed improntato al rispetto. Chi rispetta se stesso, rispetta anche l’universo.

Chi non sente il dovere di dare significato alla vita, di prendersene cura, di promuoverla, di tutelarla,  non vive. Vegeta, distrugge, arraffa. E non sceglie ma si fa scegliere. Per essere trascinato alla distruzione.

No, ogni mattina quando ti affacci alla tua giornata, devi sapere da che parte stare perchè ogni sera quando ripieghi il tuo tempo, lo devi trovare senza macchie e senza grinze, prima di riporlo nella tua coscienza…. E solo così, per me, avrai il diritto di essere chiamato uomo.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/130739/piu_diritti_per_gli_animali_un_dovere_di_civilta

Più diritti per gli animali, un dovere di civiltà

Occuparsi dei diritti degli animali è un dovere di civiltà particolarmente difficile in tempo di crisi. Infatti, ai tradizionali ostacoli, alle molte insensibilità, alle troppe ignoranze, si sommano i problemi dovuti alle scarse risorse disponibili.
Si ripropone così una nuova versione della ingiustissima lotta tra poveri che vede contrapporsi di solito operai e impiegati, donne e uomini, giovani e adulti, lavoratori del nord e sud. Se questo fosse lo schema, è chiaro che le politiche per gli animali risulterebbero fortemente penalizzate e le risorse loro destinate sarebbero ancora minori.

Ma questo è un punto di partenza ingiusto e sbagliato anche per gli uomini che sanno del valore del rapporto con gli animali.Come è sbagliato considerare gli animali generi di lusso, oggetto del desiderio di pochi che possono permetterselo. Si torna così indietro di molti anni, quando nel nostro paese valeva ancora l’idea che gli animali fossero solo “oggetto di utilità” per chi lavorava in campagna e oggetto da compagnia per i “signori”. 

Sempre comunque oggetti e non soggetti, lontani da quella definizione di esseri senzienti ormai universalmente riconosciuta dalle convenzioni internazionali. Già in passato abbiamo contestato il fatto che sulle spese veterinarie e sui generi alimentari per i “quattro zampe” ci fosse l’Iva al 20 per cento come per i beni di lusso, anziché al 10 per cento come avviene nei maggiori paesi europei.Oggi questa battaglia è ancora più sentita visto che l’Iva è salita al 21 per cento e il governo ha addirittura inserito le spese veterinarie nel redditometro per far emergere l’evasione fiscale. Si ignorano dati di fatto incontrovertibili.

Gli italiani all’87 per cento hanno sentimenti positivi nei confronti degli animali e al 41,7 per cento hanno in casa un animale domestico, sovente l’unica, ultima compagnia di persone sole, spesso i meno abbienti.
Serve un impegno importante, direi una maggior coscienza civile, che parli al cuore e alle intelligenze della gente. Serve più buona politica e meno politica/spettacolo.
Penso in particolare ad alcune leggi che si potrebbero varare anche senza costi per il paese. Penso alla revisione della legge 281, ancora in discussione alla camera. Penso alla proposta di legge condivisa sulla vivisezione, che giace in commissione sanità al senato, dove è già stata discussa da tempo, il cui iter è fermo in mancanza del parere della commissione bilancio che non arriva perché manca la relazione tecnica del ministero delle finanze, relazione richiesta da mesi.

Quello che non manca invece sono le immagini giornalistiche e le apparizioni televisive di componenti del governo che spesso si occupano delle politiche per gli animali.
Sono di questi giorni le interviste e dichiarazioni della ministra Michela Brambilla, che manifesta contro la vivisezione e si dice contraria e stupita per la decisione dell’Agenzia delle entrate di inserire le spese veterinarie nel redditometro, stupore prontamente condiviso dalla collega Martini che considera «scandaloso» tale provvedimento e che arriva a definire «inaccettabile che le cure per gli animali abbiano l’Iva al 21 per cento, visto che tutte le cure mediche hanno un Iva bassissima».

Ma il ministro Brambilla, così come la sottosegretaria Martini, oltre a dichiarare contrarietà per i provvedimenti del loro governo, potrebbero e dovrebbero almeno pretendere che gli uffici di riferimento del ministero delle finanze producano gli atti indispensabili a far funzionare regolarmente il parlamento.Così almeno camera e senato sarebbero messi in condizione di poter fare il loro lavoro secondo quanto previsto dalla carta costituzionale. Così una nuova legge contro la vivisezione sarebbe approvata in un attimo, con la soddisfazione di tutti e per il bene degli esseri senzienti, ancor prima del recepimento della nuova direttiva europea. Silvana Amati   

Tiziano Terzani  Una strada c’è nella vita. La cosa buffa è che te ne accorgi solo quando è finita. Ti volti indietro e dici “oh, guarda, c’è un filo”. Quando vivi non lo vedi il filo, eppure c’è. Perché tutte le decisioni che prendi, tutte le scelte che fai sono determinate, si crede, dal libero arbitrio, ma anche questa è una balla. Sono determinate da qualcosa dentro di te che è innanzitutto il tuo istinto, e poi da qualcosa che gli indiani chiamano il karma accumulato fino ad allora

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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3 risposte a Più diritti per gli animali, un dovere di civiltà

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  3. las artes ha detto:

    «Per la tutela animale l’Italia – ricorda Melosi – vanta una legislazione che offre a questi “esseri senzienti” le più alte garanzie di tutela penale. Si mobilitano ministri e parlamentari, si sprecano le affermazioni di principio, si scomoda persino il Patrono d’Italia. Ma è una ipocrisia. Il Governo italiano continua a lucrare sugli animali da compagnia, a considerare il cavallo un indicatore nel reddito, a ridurre le detrazioni sulle spese veterinarie per cani e gatti, ad aumentare le tasse portando l’Iva ai massimi livelli storici (21%) sul loro cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia, inclusi furetti, conigli e criceti che sempre più numerosi popolano le case degli italiani. Per via XX Settembre, gli animali sono davvero ‘un Tesorò. Ma evidentemente, per lo Stato italiano la capacità senziente degli animali è stata interpretata come capacità tributaria e di patire la peggiore vessazione fiscale di tutta Europa».

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