Crudeltà sugli animali: chi biasimare?


Non si deve commentare. Si deve solo riflettere: che non si giustifica l’abisso nel quale è sprofondato l’uomo.

Che da persona è diventato rifiuto. Feccia.

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http://petslife.tv/blog/dossier/crudelta-sugli-animali-chi-biasimare/

Crudeltà sugli animali:chi biasimare? La traduzione di un interessante articolo tratto da Care2.

by | Dossier 

sfruttamento animale

Traduzione dell’articolo “Animal Cruelty: Who is to blame?”.

A questo link la versione originale, in inglese.

Per chi come noi è perfettamente consapevole della moltitudine di modi in cui gli animali soffrono per mano dell’uomo in tutto il mondo, quest’onnipresente crudeltà è il tema di giustizia sociale più importante di tutti.

Dal declawing [l’operazione di asportazione degli artigli nei gatti, NdR] al debeaking [l’operazione di rimozione del becco nei volatili d’allevamento intensivo, NdR], dal taglio delle orecchie a quello della coda, le sofferenze che la nostra specie infligge agli animali utilizzati come “cibo”, “vestiti”, “ricerca”, “compagnia” e “divertimento” sembrano non conoscere fine, e i modi brutali con cui obblighiamo gli animali a soccombere ai nostri desideri sembrano essere limitati solamente dalla nostra immaginazione.

Ma qual è la ragione di questa crudeltà? E cosa possiamo fare, individualmente, contro questa orribile brutalità? È facile puntare il dito a chi la dispensa direttamente, indicandolo come il cattivo che deve essere punito dalla giustizia.

È molto più difficile – eppure molto più significativo – indirizzare quell’occhio critico su noi stessi e chiederci: “Cosa sto facendo io per contribuire a tutto questo?”.

È solo ponendosi questa domanda che il percorso da intraprendere per emanciparsi da queste ingiustizie barbariche diventa chiaro.

La maggior parte del tempo, degli investimenti economici e degli sforzi fatti dalle organizzazioni di tutela animale è finalizzato all’ottenimento di nuove leggi e regolazioni relative alla crudeltà verso gli animali. Al contempo, si cerca di obbligare le industrie ad aderire a quelle già ottenute. Questi sforzi spesso e volentieri non riescono a migliorare significativamente la vita degli animali.

Dietro queste campagne si nasconde infatti l’assunto che l’industria animale sia responsabile della crudeltà sugli animali. Ma si tratta di un assunto sempre giustificato? Non è, l’industria, un semplice mezzo messo a punto per fare il lavoro sporco per i consumatori di prodotti animali?

Sebbene sia verissimo che l’industria di sfruttamento animale sia un mezzo volontariamente molto aggressivo, il suo ruolo resta comunque quello di “mezzo”. E così, sebbene gli sfruttatori istituzionalizzati abbiano molte domande cui dover rispondere, sono i consumatori ad essere i primi responsabili della crudeltà sugli animali attraverso i loro acquisti di prodotti di derivazione animale.

Molte persone probabilmente risponderanno che i diritti degli animali, intesi come diritto a non essere schiavizzati e uccisi, non stanno loro a cuore, e che vorrebbero solo evitare l’eccessiva brutalità nell’industria animale: ad esempio la violenza gratuita, e la crudeltà che viene inflitta sugli animali che si stanno recando ai mattatoi, o l’amputazione di becco, corna, coda, mulesing [amputazione di uno strato di pelle e carne sulla zona renale delle pecore da lana, NdR], castrazione, eccetera.

Ma fin tanto che la nostra società continuerà a trattare gli animali come sua proprietà e come merce, il nostro sistema legale continuerà ad accettare queste mutilazioni come un male necessario finalizzato a offrire beni e servizi ad una specie umana fondamentalmente indifferente a quanto accade ogni giorno dietro le porte dei mattatoi o dei laboratori, o degli allevamenti.

In ogni caso, se anche trovassimo un modo per eliminare qualunque pratica includa la mutilazione fisica, schiavitù ed assassinii rimarrebbero comunque schiavitù ed assassinii. Possiamo appiccicare, sui prodotti derivati dalla miseria animale, adesivi che parlano di “allevamento umano”, “compassione”, “produzione etica” e “priva di crudeltà”, ma uccidere senza ragione rimane uccidere senza ragione, e nessuna legge può modificare questa cosa.

È comprensibile che storie individuali di orribile sofferenza spingano la gente a cercare gli aguzzini, a volerli consegnare alla giustizia, a proteggere le potenziali vittime a sperimentare il medesimo trattamento. Ma puntare il dito agli sfruttatori legalizzati ignora il problema più importante – che non importa cosa faccia l’industria, il consumo di animali richiede il sacrificio delle loro vite.

Come ci si può aspettare un comportamento moralmente decente da parte di persone che hanno il compito di allevare, confinare, e infine uccidere e macellare gli animali che noi stessi scegliamo di schiavizzare e mangiare? Si tratta di esseri innocenti che la maggior parte delle persone preferirebbe accarezzare piuttosto che uccidere.

C’è qualcosa di profondamente ingiusto nel fatto che deleghiamo il lavoro più osceno della nostra società a pochi “prescelti” che si sono induriti emotivamente a sufficienza dal portarlo a compimento, e che finiamo comunque col denigrare per la loro assenza di empatia col mondo animale.

Se ci si pensa onestamente, molti di noi non avrebbero il coraggio di macellare un animale. O di strappargli la pelle di dosso, aprire il loro corpo per rimuoverne le interiore, o tagliare a pezzi i loro arti per renderli appetibili per il mercato. Eppure continuiamo a chiedere agli altri di farlo per noi, quando la maggior parte delle persone si rifiuta persino di guardare video che mostrano queste azioni o di ascoltare chiunque ne parli.

Il nostro disgusto nell’essere coinvolti in atti così violenti non è qualcosa da sopprimere. No. Dovremmo invece sentirci grati per la repulsione che sentiamo quando immaginiamo cosa accade agli animali tra la loro nascita e la loro apparizione nel nostro piatto. Il nostro orrore è una reazione sana a pratiche che sono oggettivamente orribili.

Non possiamo separarci dalla depravazione semplicemente perché siamo così fortunati da delegare il lavoro sporco ad altri – dietro i cancelli dei mattatoi e di altri edifici. E tutta la disconnessione e l’indifferenza del mondo non può cambiare il fatto che sia impossibile distinguere l’immoralità di qualcosa che facciamo noi in prima persona da qualunque altro atto di violenza non necessaria.

In qualunque corte del mondo, chiunque sia complice di un crimine è considerato responsabile quanto coloro che lo hanno commesso direttamente.

Come espresso in maniera così eloquente da Ralph Waldo Emerson,

“Avete appena cenato, e per quanto scrupolosamente il macello si trovi a miglia e miglia di distanza, c’è complicità”.

L’articolo è stato scritto da Angel Finn, direttore di Outreach for Gentle World, e Dan Cudahy, autore di Unpopular Vegan Essays: Unpopular Essays Concerning Popular Violence Inflicted on the Innocent.

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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