Meglio essere frustrate che..frustate


Ma certo, racchie, prostitute,  brutte, golose di sesso inappagato…E poi ancora mascoline, arpie, serve, invidiose, limitate, insoddisfatte, asociali, oche, galline starnazzanti,  streghe, megere…

Va tutto bene. Meglio essere frustrate che..frustate

http://27esimaora.corriere.it/articolo/donne-in-piazza-tutte-racchie-o-prostitute-parliamone/

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GIU 09

Che fare quando per smontare la protesta delle donne gli uomini usano con sapienza l’arma insidiosa dell’ironia

Donne in piazza: tutte racchie o prostitute? Parliamone

di Maria Luisa Agnese

Tutti abbiamo visto le fotografie delle cameriere scese in piazza contro Dominique Strauss-Kahn e tutti noi abbiamo pensato nella nostra modestia che erano soltanto solidali con la collega Ophelia (presunta vittima di violenza sessuale), o al massimo ci siamo interrogati sui rischi di una spettacolarizzazione della vicenda che può suonare come condanna preventiva. Ma oggi leggendo il Foglio vengo spiazzata da una brillante acrobazia letteraria che nella sua affilata ironia rischia di accecare: Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista scrive nel suo Riempitivo che quelle immagini delle domestiche scatenate “ci hanno ipnotizzato in ragione di un fatto comune a tutte loro: erano, appunto, racchie. O meglio: di bellezza nascosta. Va bene che quello è pur sempre un banchiere ricco e di sinistra, dunque filantropo ma al puritanesimo un limite dovrebbero pur darlo. Le immolestabili, insomma, stiano al posto loro. Oppure vadano all’Infedele”.

E lì per lì sono tentata di apprezzare la penna ironica di uno scrittore abile come Pietrangelo, di lasciarmi trasportare nel felice mondo della provocazione intelligente, di abbandonarmi a un sorriso indulgente per quanto scorretto (e molto maschile) e di dirmi vabbè per una volta lascia andare. Tanto più che conosco Buttafuoco, e so che é conservatore verace e libero di mente, e potrebbe anche essere un amico se solo ci vedessimo di più. E’ un siciliano gentiluomo e di gran bella scrittura un po’ proprio come era un altro siciliano che considero sommo e il cui capolavoro (IGattopardo) leggo e rileggo per fascinazione fino a che non arrivo a pag. 98, e tutte le volte lì mi incaglio.

Perché quando Giuseppe Tomasi di Lampedusa deve raccontare il clima preelettorale del Plebiscito dell’ottobre 1860 che vide l’annessione delle Due Sicilie al Piemonte, chi fa scendere in piazza a difendere le ragioni del voto alle donne? Leggiamo dunque dal capitolo Terzo: “Prima del tramonto le tre o quattro bagascette di Donnafugata (ve ne erano anche lì, non raggruppate, ma operose nelle loro aziende private) comparvero in piazza col crine adorno di nastrini colorati per protestare contro l’esclusione delle donne dal voto; le poverine vennero sbeffeggiate via anche dai più accesi liberali e furono costrette a rintanarsi”. Che se poi è vero, dovremmo rivolgere a tutte loro un solenne ringraziamentopostumo; ma quello che traspare dalla consueta eccelsa prosa gattopardesca è l’altrettanto solenne disprezzo/avvertimento verso la donna che tentava di uscire dai ranghi, per quanto puntando su avanguardie sui generis.

E allora dico: ma perché se le donne si impegnano devono sempre essere o racchie o prostitute, due modi più o meno signorili per liquidarle, per sminuirle, per farne delle macchiette grottesche quando vogliono uscire dai ghetti e dai ruoli predefiniti? Una vecchia dinamica che si é ripalesata in questi giorni anche nell’ Egitto post Mubarak, dove è stata chiesta patente di verginità ad alcune manifestanti scese in piazza Tahrir a marzo; mentre in Libia le donne possono protestare, sì, ma chiuse in gabbiotti tutti per loro: impure?
Qui non si tratta di siciliani, egiziani, libici, si tratta di comune sentire declinato al maschile: la donna ha altri ruoli primari,madre o prostituta, e quindi ogni volta che da lì esce bisogna ricordarle – magari anche con grande ironia e grande penna – che lì deve ritornare.E allora che fare quando con le armi dell’ironia viene dato quasi scacco matto al nostro impegno: eh sì, perché a volte bisogna pure impegnarsi e far sul serio, non solo scherzare: usare l’ironia come arma o fare sul serio?

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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Una risposta a Meglio essere frustrate che..frustate

  1. business daily ha detto:

    …Che fare quando per smontare la protesta delle donne gli uomini usano con sapienza l arma insidiosa dell ironia …. …Tutti abbiamo visto le fotografie delle cameriere scese e tutti noi abbiamo pensato nella nostra modestia che erano soltanto solidali con la collega Ophelia presunta vittima di violenza sessuale o al massimo ci siamo interrogati sui rischi di una spettacolarizzazione della vicenda che puo suonare come condanna preventiva.

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