L’UNIVERSALE SOLITUDINE DEGLI ANIMALI


Vegetariani per sempre

L’UNIVERSALE SOLITUDINE DEGLI ANIMALI

Franco Libero Manco

       Associazione Vegetariana Animalista

Associazione di Volontariato Onlus affiliata all’EVU

via Cesena 14 Roma 00182 tel. 06 7022863 – 3339633050

c.c.p.n. 58343153; c.f.n. 97365030580

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Dolorose mi tornano alla mente le immagini di chi in questo istante, in ogni parte del mondo, è vittima della fame, della miseria, delle malattie, della guerra, della violenza e di tutti gli orrori e gli egoismi causati dall’uomo. Mi tornano alla mente le immagini di chi soffre per mancanza di cibo, di medicine, di una casa, di un lavoro, di coloro che muoiono di indigenza, ma anche di coloro che muoiono per troppo benessere. Ma l’egoismo non miete solo vittime umane. Vi è un numero incalcolabile di esseri indifesi quanto innocenti, gli animali, che  in questo istante vengono uccisi anche da parte di coloro che teoricamente si oppongono alle brutture del mondo.

Dolorose mi tornano nella mente le immagini degli animali che in questo istante soffrono a causa dell’uomo. E’ notte, è buio, è freddo ed io vedo con la mente le nobili mucche, i miti vitelli, i possenti cavalli, i tenere agnellini ammassati in angusti e pestilenziali stabulari con gli dolci, senza malizia, che domani saranno macellati, uccisi, fatti a pezzi, arrostiti, confezionati e venduti ai supermercati perché tra pochi giorni è Natale. Ed io non posso fare nulla per impedirlo. Io ho la mia comoda casa, il salotto, la televisione, il telefono, il frigorifero pieno di ogni buona cosa. Posso prendere l’automobile e spostarmi nei luoghi più diversi, incontrare altre persone, posso andare al cinema, a seguire un concerto, o guardare semplicemente le vetrine. E loro sono sempre li, in silenzio, al buio, al freddo tra i loro escrementi e l’aria fetida delle stalle senza che la loro semplicità gli consenta di capire il perché questa loro triste condizione.

Due anni è la vita media di una mucca d’allevamento. Io in due anni quante cose ho vissuto. Ho fatto il bagno nello splendido mare della Puglia, ho visitato molte città importanti, mi sono arrampicato fin su le montagne dello Stelvio. Ho visto i verdi e trasparenti specchi lacustri. E loro sono sempre lì, immobili, con la loro grande e tenera testa pelosa legata alla mangiatoia, muti, doloranti, spaventati. La sola variante della loro misera e brevissima esistenza è che domani saranno caricati sui carri per essere consegnati ai carnefici. E io non posso fare nulla per impedirlo. E me ne vado per le strade ricche di gente, di colori, d’allegria. Tra pochi giorni è Natale, è tempo di regali, è tempo di essere felici eppure qualcosa mi si schianta in petto senza che niente e nessuno possa lenire la mia angoscia, la mia disperazione.

Immagini impietose mi tornano nella mente: volatili che agonizzano nei boschi con le ali spezzate o il ventre squartato da una fucilata e forse quell’uccello aveva dei pulcini che anch’essi moriranno lentamente, molto lentamente perché il crudele cacciatore doveva riempire il suo vuoto esistenziale uccidendo qualcosa, qualcuno. Ed ora l’uccello è li che geme senza speranza, senza perché. Vedo animali agonizzanti sui banchi dei vivisettori, alcuni vivi con il ventre aperto o il cranio trapanato. Ed io sono qui, a cena con gli amici a festeggiare il prossimo Natale è bisogna essere allegri mentre l’animale è sempre lì nella sua schiacciante solitudine, nel suo strazio incomprensibile, senza possibilità di essere aiutato, senza che nulla e nessuno possa lenire la sua agonia.

Rivedo i teneri e morbidi agnellini stipati, ignari come bambini, belanti, impauriti che domani saranno scannati perché qualcuno vorrà mangiare le loro gambe, qualcun altro si delizierà il palato mangiando il loro fegato, qualcun altro mangerà il loro cervello, qualcun altro il loro cuore e le loro ossa saranno gettate in enormi inceneritori e di queste lanuginose e tenere creature non resterà più nulla, nemmeno il ricordo. Appena affacciate alla vita non hanno avuto nemmeno il tempo di accorgersi di esistere.

Vedo i possenti e spavaldi cavalli quando la “bestia” umana gli spara in mezzo alla fronte un proiettile captivo (che come uno scalpello gli pacca la fronte) e il cavallo stramazza, annullato come un cencio, un sacco vuoto.

Ma adesso sono a cena con amici vegetariani, bisogna festeggiare, essere allegri. Sulla tavola non ci sono animali ammazzati. Prima di iniziare chiedo un minuto di raccoglimento e senza chiedere il motivo gli amici accettano ed in silenzio chiedo perdono agli animali, perdono per la mia impotenza: ma questo non cambia il loro crudele destino. Ed è Natale.

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PARLAMI D’AMORE O NOTTE

di Franco Libero Manco

      Mentre dormivi il tuo sonno tranquillo

nelle notti immense dell’esilio invernale

ho sentito il tuo esile lamento inabissarsi

sotto i colpi impietosi dei bastoni.

Ho visto le distese di sangue in Groenlandia

e la morte gridare il suo trionfo sulla vita.

O notte, nella notte in cui l’anima

sprofonda nell’oblio,

concedimi il potere

che placa le tempeste della follia,

che spezza l’orgoglio della fratellanza negata.

Dimmi che la vita non è solo dolore.

Dimmi che l’amore avrà il sopravvento

sugli uragani del disprezzo

e per te innalzerò un tempio nel mio cuore.

Stanotte, solo per stanotte,

dammi l’illusione dell’egoismo disperso

dal lavacro di un’onda redentrice.

Non parlarmi delle fosse comuni nel Kossovo

o dei corpi mutilati dalla lebbra.

Parlami di te o notte,

della tua volta silente di cristallo

e dei suoi occhi incandescenti

mentre cercano invano di celarti.

Parlami dei cuccioli che giocano a rincorrersi

sotto lo sguardo attento delle madri.

Parlami della terra

mentre sposa il seme della vita

e della luna incastonata contro il cielo

nelle notti sfavillanti dell’estate.

Parlai degli oceani, vasti, profondi

e delle loro onde striate da candidi ricami.

Parlami della memoria dell’acqua

mentre finemente si adagia

su sterminati campi di ginepri.

Raccontami dell’alba

mentre l’ombra notturna si addolcisce

alle prime carezze del mattino

e del sole che indugia al tramonto

nei suoi vortici ardenti prima di eclissarsi.

Parlami delle folle di farfalle

che danzano sui fiori rutilanti

e dei colori dei prati che sfumano

nella dolce penombra della sera.

Dimmi del volo radente e rapido dei passeri

sull’erba che s’agita tranquilla

in larghe onde sinuose.

Parlami di questo o notte,

del sogno più antico della vita.

Stanotte, solo per stanotte o notte,

menti a te stessa e parlami d’amore.

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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