Tesi di Laurea di Fanny Xhajanka 9


Ringrazio Fanny Xhajanka che ha voluto ricordarmi nella sua Tesi di Laurea.

6.1.3 INTERVISTA

Lei è stata la prima donna a diventare giornalista sportiva professionista nel 1976. Com´è cambiato oggi il ruolo della donna giornalista sportiva rispetto a quegli anni?

“Credo non sia cambiato molto. Le giornaliste e non le ragazze sgabello che utilizzano l´ambiente del calcio come trampolino per il successivo calendario, sono una presenza minoritaria rispetto ai colleghi maschi.

L´erosione ai tabù e pregiudizi è molto lenta. E l´autostima delle donne è messa a dura prova”.

Anche nei giorni nostri è difficile essere donna nel giornalismo sportivo?

“Si. Difficile e faticoso. Solo dimostrando con tenacia e testardaggine sul campo il proprio valore, si può ribaltare e annullare il pregiudizio”.

Quali sono i motivi che impediscono alle donne di essere considerate allo stesso livello dei loro colleghi?

“Babbionaggine: da parte delle donne e da parte degli uomini. I colleghi maschi fanno gruppo e si aiutano tra loro. Le donne vanno in solitario come un cane sciolto e si “abbaiano ” a vicenda. Gli uomini pensano che per scrivere di calcio si debba aver giocato, le donne pensano, a volte, che bastino gambe lunghe e scoperte per farsi spazio nella professione”.

Com´è nata la sua passione per il giornalismo sportivo?

“La mia scelta l´ho vissuta come una sfida. Dato che la vita è una lotta, ho voluto misurarmi con il “nemico” più potente, una donna contro gli uomini che allora non supponevano neppure che una donna da sola, potesse sfidarli e snidarli sul loro stesso terreno. Mi ha aiutato (anche se in seguito ho pagato duramente) l´effetto sorpresa, come ha scritto nella prefazione di un mio libro Gianni Brera”.

     Tra il giornalismo televisivo e quello di carta stampata quale preferisce?

“Entrambi. Sono diversi, unici e perfino complementari. Mi piacciono tutti e due e mi appagano tutti e due”.

Cosa le hanno insegnato le sue esperienze in televisione e quelle nella carta stampata? Somiglianze e differenze tra questi media?

“Nella carta stampata la carriera è più lenta, serve maggiore tempo per diventare una firma riconosciuta dal lettore. Nella tv basta una immagine giusta, un secondo appena, per impressionare e diventare un nome.. La notorietà può essere uno scudo che ti aiuta a proseguire la tua strada.

La carta stampata è analisi, induce alla riflessione. Entri nel mondo del lettore in punta di piedi. La tv è sintesi, induce alla spettacolarizzazione. Scrivere esalta l´intimità, la parola ti entra dentro e ti sveglia. La televisione ti affascina e ti cattura con l´immagine. Salti a piè pari nel mondo del telespettatore. Tutti e due i mezzi ti devono rapire i sensi e rimanerti nell´anima, come tuo patrimonio.

Il giornalista deve dare il là. Lo scrittore prosegue con le altre note”.

Da chi ha imparato il mestiere del giornalismo?

“Da Mino Doletti, Emidio Iattarelli, Gualtiero Vecchietti, Italo Cucci, Lodovico Maradei, Gianni Brera”.

Si ispirava a qualcuno all´inizio?

“No, volevo affermare me stessa. Presuntuosa e sfacciata come ogni giornalista che si rispetti”.

Che definizione darebbe al “giornalismo sportivo”?

“Giornalismo di settore”.

Secondo lei quali sono le caratteristiche che lo contraddistinguono?

“Considerato che si rivolge ad un pubblico di appassionati, tutti mister e C T. Lettori che sanno a memoria tabelloni e risultati, attenti, a volte fondamentalisti, di cultura statica, il giornalista deve sapere la materia a menadito per essere credibile e mescolare informazioni e talento in uguale misura. Ma anche nel giornalismo in generale non si può parlare di quello che non si conosce e che non è verificato”.

Il giornalismo sportivo in che cosa è cambiato negli anni?

“E´ cambiato forse in peggio. Il calcio ai giorni nostri, è marketing e il giornalismo si adegua. Ormai vige la legge del profitto, dello share. Si dà poco spazio alla qualità e ai sentimenti in ogni settore della nostra società”.

    Quali sono le giornaliste sportive che attualmente apprezza di più?

“Quelle che non sbattono gli occhioni, che non si travestono da vamp ridicole, con la camicetta aperta sul seno, che non accavallano le gambe fino all´inguine, quelle che discettano di calcio senza fari di conto sul proprio sesso, quelle che saprebbero fare una telecronaca, quelle che sanno di che cosa parlano come per esempio Laura Alari, Emanuela Audisio”.

    Cosa consiglierebbe alle giovani che vorrebbero intraprendere questa carriera?

“Curiosità, coraggio, faccia tosta, solido bagaglio culturale, grinta, determinazione, costanza, passione e salute di ferro..”

Attualmente nelle trasmissioni sportive l´immagine della donna è associata alla bella ragazza sullo sgabello che non parla e sorride sempre. Cosa ne pensa?

“Fino a quando la donna non pretenderà rispetto, beh allora che si butti via senza lamentarsi. E quelle sono le peggior nemiche delle donne che lottano per affermarsi senza mostrare il tanga”.

Come ci si sente a lavorare in un ambiente di lavoro prevalentemente maschile?

“Sole”.

Come racconterebbe la storia delle giornaliste sportive iniziando dal suo primo articolo nella “Gazzetta dello Sport”?

“C´era una volta un castello che nascondeva una comunità di uomini che non permetteva il libero accesso al suo interno alle donne. Come i monasteri della Grecia con i monaci decisi a tutelare il privilegio della mascolinità. Il castello si chiamava “Piccolo mondo…di calcio… antico”

Il castello era difeso un ponte levatoio e nel fossato nuotavano i coccodrilli. Le donne si tenevano lontane, le gonne lunghe non permettevano movimenti agili. 

Poi…….

INCISO: ho debuttato in Gazzetta il 18 di novembre 1973 in terza pagina intera con una intervista esclusiva a Gianni Rivera in silenzio stampa da 6 mesi”.

Date le sue esperienze, le piacerebbe lavorare in radio?

“Adoro la radio, correrei subito. Purtroppo l´ho frequentata poco e me dolgo. Se qualcuno è in ascolto……”.

 

 

 

 

 

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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