Primo Libro Una Donna in campo


La prima ..spazzolata è finita.

Anni e anni di lavoro riordinati. Uffi!

Taglia, incolla, inserisci nelle cartellette, in ordine casuale, articoli, pezzi, inchieste, servizi e rassegna stampa sul mio lavoro. Ho ritrovato la notizia della morte di mio padre, quella di mia madre, i miei primi articoli pubblicati su Il giornale d’Italia-Carlino sera.

Se avessi avuto coscienza allora, avrei fatto una causa mega.

Per due anni e mezzo, mal pagata e spremuta fino al nocciolo, scrivevo 6 colonne di piombo sulla cronaca di Imola.

Di tutto. Di Più. Ogni giorno.

Ora quei due anni e mezzo di lavoro nero, una scuola dura comunque che mi ha insegnato molto, in campo e in redazione, mi mancano nel conteggio della pensione.

Grazie Gualtiero Vecchietti, primissimo magister e niente grazie al direttore di allora Girolamo Modesti che mi ha succhiato sangue e restituito acqua.

Tanto va come deve andare.

E tutti noi siamo sfruttati e sfruttiamo. Ad altalena.

Oggi carico le foto del mio primo libro: Una donna in campo con la prefazione di Gianni Brera.

Scannerizzare Il Giornale d’italia è una follia: pagine grandi come un lenzuolo.

Fotograferò, quando sarò riposata,qualcosina e provvederò.

Per ora, mi si creda sulla parola.

Da Una donna in campo (primo libro – Sansoni-Agielle, 1975)

Prefazione di Gianni Brera

IN DOLCE VAMPIRIASI, RIFATTI I CONNOTATI AI NOSTRI ACHILLI

La Rosanna Marani è l’ultimo buon acquisto del giornalismo sportivo italiano. Viene dalle Romagne, che sono molte, ma la sua Romagna è diversa da tutte, precisamente come e quanto è diversa lei dalle romagnole, donne fiere ed estroverse, diciamo pure brulle per schiettezza di toni e robustezza di forme. Lei, la Rosanna, evoca a prima vista un titolo dell’Amalia Guglieminetti. I suoi occhi sono grandi e languidi. Il visino è delicato, d’un pallore che intriga a illazioni ingenue fino al sospetto.

Ora, nessuna astuzia è raffinata come questa di apparire debole e indifesa. La Rosanna deve averlo capito dalla nascita. Il suo istinto è della gatta trepidante e schiva. Mentre ti chini a tentare una carezza, lei ti applica vampiretti metallici nei punti migliori, e ti sugge sangue e sentimento con impercettibili moti delle labbra, battiti di ciglia lunghe e molli, sorrisi così timidi da farti impettire nel medesimo istante in cui ti gioca.

Non è, si badi, la donnetta che mena il torrone per gabola. E’ così squisitamente femmina che si lascia soltanto indovinare. E per intravedere la minima piega della sua anima, ti garbi o no, devi mettere a nudo tutto te stesso. Avrete notato che i campioni da lei intervistati le danno tutti del tu. Bene, questa è perfidia autentica. Sotto la più comune battuta di dialogo è la sua vera invenzione.

Eccomi inerme e docile a portata delle tue sgrinfie. Avanti, mettile fuori e di botto mi coglierai come un tenero uccellino. Tu esegui (jam dixi) e lei facilmente constata se queste famose

sgrinfie le possiedi per davvero.

Sembra nulla. E’ la prima offerta, magari accompagnata da teneri sospiri di donna – tutta – immersa – nella – professione – che adora. Le è venuto il ticchio, un certo giorno, e ci s’è provata.

Niente di sulfureo. Ritrattini innocenti, inviti a denudarsi come sentimento comanda (« se mettre à nu» era l’imperativo categorico e insieme la civetteria dei romantici veri): intanto la memoria annota secondo fantasia e impotenza di verità. Non una frase forzata fuor dalla comune concinnitas di un dialogo alla buona. Chi le resiste è un perverso, un frigido prevenuto, insomma qualcuno che somiglia pochissimo a un uomo.

Dio mio, si può mai rimanere indifferenti di fronte a così fragile creatura? Ha il registratore, questo è vero: ma lo porta con sé per non tradire le tue parole: avanti, fa’ che non girino a vuoto le rotelle dei nastri. Il sorriso è più timido che invitante. Proprio in questi attimi ella ti applica i vampiretti alle tempie, al costato, dovunque pulsi più celere e copioso il sangue. Non appena te ne accorgi, nonché ritrarti, abbassi le corna ad ariete.

Non valgono sospetti, non ritrosie. Ti ha giocato, senti: e dato che sei in ballo decidi di ballare. Così, non conosco uno solo che abbia saputo difendersi in decenza

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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Possiedo da spendere la sola moneta del mio sono. Ho investito il mio ero e non so se il mio sarò, potrà fruttarmi l'interesse ad essere.
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