Da L’Anima del Palio 14° novella IL COMPROMESSO


IL COMPROMESSO

Il 1974 stese un velo sui pasticci combinati dalla Contrada San Bernardino, che una ne faceva e dieci ne pensava, non curandosi di vincere quanto di far perdere le altre Contrade.

E un classico, tre si mettono d’accordo contro una e il fantino in gara fa i dispetti e gli sgambetti per tenere fede al suo tradimento.

E forse la paura di dispiacere che muove le azioni più balzane, quelle non spontanee, quelle che pesano perché si compiono a favore di un obiettivo da raggiungere che dia il senso della sfida vinta anche barando con la propria coscienza?

Qual è il potere degli altri sulla nostra psiche?

Quando sentiamo di parlare col cuore e desideriamo essere accettati per i nostri limiti e per le nostre doti e l’interlocutore ci scanna, infingardo, facendo leva sulla perversione che viene piantata nella falla lasciata aperta e debole dalla nostra insicurezza, il potere degli altri è infinito.

L’insofferenza degli imbecilli che disapprovano, che respingono ogni lacrima di sensibilità volendo dominare l’intelligenza con l’indifferenza, rende inutile ogni tentativo di piacersi per quello che si è, fino a far sentire ridicolo ogni sforzo per migliorarsi.

La Contrada Flora aveva invitato la Contrada San Bernardino per fumare insieme il tabacco dell’armistizio.

C’era un campanilismo che faceva sragionare. Porre a confronto un fiordaliso e un garofano è dannoso al senso estetico, porre a confronto la Flora e San Bernardino è inutile al senso poetico.

La Flora cercava costantemente di evitare lo sfrenato compromesso, puntando alla qualità, San Bernardino voleva innanzitutto apparire prima, essere re e regina insieme credendo fermamente che molti ori addosso facciano la signora.

Probabilmente la convivenza attorno alla mura di un cimitero, non spiana la strada, se non si è cristiani nel profondo, ad una filosofia allegra.

Fantasmi di ieri, spettri di oggi, spiriti di domani si mescolano per confondere le idee che si lasciano galleggiare sopra la nebbia che avvolge il cuore.

Essere senza chiesa non è come essere senza patria e senza casa?

Abitare dove, se dovunque ci si porta appresso la malagrazia avuta in sorte come eredità gravosa?

II Capitano Filippo Angiò era sicurissimo che Dante Celli, il fantino contattato per il Palio, fosse all’altezza della sua fama.

In Contrada Flora la speranza scivolava sui discorsi della vigilia come la goccia sguiscia dal fico maturo.

Anche alla Contrada di San Bernardino erano convinti del valore di Dante e si mangiavano le nocche rodendole fino all’osso, per la gelosia del meglio, capitato ai nemici storici.

Vivere per conto terzi la vita propria, è una dannazione.

Noi pensiamo di risolvere le contese, i problemi a seconda della nostra sensibilità, senza mai accuratamente fare il punto delle diatribe e renderci conto che forse, proprio per la nostra sensibilità, noi non avremmo mai sollevato né quel problema, né avremmo iniziato quella contesa.

Ci restiamo male perché non siamo capaci di immedesimarci soltanto in noi. Viviamo dunque quotidianamente la vita di quelli che ci circondano, sentendo consumarsi per eccesso la nostra umanità.

La Contrada di San Bernardino avrebbe dovuto far quadrato attorno alle proprie risorse ed accorgersi che si stava trascinando, ammanettato al polso, il cadavere della invidia invece di strologare in che modo, quando e quanto infierire sull’avversario.

Come essere scale senza pioli e forse saperlo, ma pur di sopravvivere, giocare a nascondino con le proprie responsabilità per non lasciarsi toccare e celarsi dietro la fatica di chi accetta anche i carichi degli immaturi, dei pigri, e rimanere sciocchi.

Allora, invece di ammirare e di imparare ciò che è per forza vitale, superiore a noi, invece di considerarsi sempre allievi e non maestri vigliacchi del vuoto, è più facile disprezzare, attaccare, colpire la delicatezza di chi si impegna con la volgarità della superbia.

I ladri sono di questa pasta non lievitata, composta da crusca e acqua e non da farina e sale.

Dante era davvero forte, un professionista capace e umile.

Il successo era una conseguenza della sua tensione. Niente frustate superflue al suo cavallo e tanta pazienza nel giustificare le carenze della sconfitta e gli eccessi della vittoria.

Un equilibrio raggiunto con tenacia.

Lui non poneva barriera alla sua corsa in avanti, sapendo di sé soltanto quello che il suo tempo l’aveva impegnato a fare e a disfare. Ogni giorno aggiungeva un tassello alla sua identità.

Il Cavaliere ideale per galoppare a fianco di Nike.

Nella campagna dì San Bernardino c’erano persone pronte a camuffarsi da banditi pur non essendolo, al fine di compiacere.

Tonio e Giacomo, due contadinoni che badavano al sodo, al raccolto e non alla semina insomma, accettarono l’ordine del Capitano Massimo Dabardi.

Indossando ruvide camicie e pantaloni di fustagno, stivaloni di gomma e un passamontagna per assumere le sembianze di duri e incutere terrore, si apprestarono a rapire Dante.

Raggiunsero il motel dove alloggiava il fantino, si introdussero nella sua camera e muniti di bavaglio cloroformizzato, glielo premettero sulla bocca spalancata.

Dante sospirò a lungo dopo aver tentato un urlo di sorpresa, si dibatté come una cicogna azzoppata dal lancio di un sasso assassino.

Tonio e Giacomo trascinarono un corpo leggero come una piuma che a loro parve pesante come un quintale di piombo.

II fantino doveva essere tenuto nascosto il tempo della gara e poi liberato con tante scuse e un buon indennizzo.

Dante morì soffocato dall’imperizia dei due contadinoni camuffatisi da banditi. Negli occhi suoi, rimase impressa la scia del lungo velo dì Nike, che gli stava tendendo le braccia per accoglierlo.

Il lungo velo sapeva di gelsomino, quell’odore che lo avvolse inebriante e pietoso, mentre si abbandonava al suo abbraccio eterno, impedendogli, così, di presentarsi alla partenza dei Palio.


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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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