Tesi di Laurea di Ilaria Macchi


L’UNIVERSO FEMMINILE NEL MONDO DEL GIORNALISMO SPORTIVO
Il calcio è, per definizione, un ambiente propriamente maschile e in cui le
donne sono sempre guardate con sospetto e diffidenza. Nonostante questo
diffuso pregiudizio, sono sempre più le persone appartenenti al sesso
femminile che troviamo negli stadi italiani e anche quelle che si intendono
sempre di più di questo argomento. Sia nella carta stampata che in
televisione sono diverse le donne che si occupano di sport, e di calcio in
modo particolare, andando quindi contro ogni luogo comune del passato che
voleva che la donna rimanesse a casa ad aspettare il marito che era andato a
vedere la partita. Oggi invece i ruoli si sono capovolti e nel caso delle
giornaliste può capitare il caso contrario. Spesso però si pensa che le
donne si avvicinino all’ambiente del calcio soltanto per i calciatori e che
durante un’ intervista non siano in grado di formulare domande pertinenti.
Anche se nel passato è stato molto difficile per le donne riuscire a
ritagliarsi un proprio spazio in questo settore e si è dovuto lottare tanto
per conquistarsi una certa dose di credibilità, ormai la donna nell’ambiente
del giornalismo sportivo non è più guardata con circospezione.

Una testimonianza importante della difficoltà delle donne di poter emergere
in un mondo prettamente maschile come quello del giornalismo sportivo è
quella di Rosanna Marani, la prima donna affermatasi in questo campo.

Testimonianza di Rosanna Marani

Come ha iniziato ad appassionarsi al calcio?

” Ho respirato calcio fin da piccola e già dall’età di cinque anni
desideravo fare questo mestiere. La passione per lo sport, e per il calcio
in generale, è nata in me grazie alla mamma, che dall’ aspetto sembra una
tranquilla signora, ma che in realtà conosce moltissime statistiche,
risultati e informazioni calcistiche di ogni genere. E’ stata determinante
quindi mia mamma nel farmi crescere questa passione “.

Come ha mosso i primi passi della sua carriera? Come ha iniziato a scrivere?
” Ho iniziato a scrivere a sedici anni, per i giornali della Parrocchia in
cui sono nata, Imola. Poi a diciotto anni mi sono trasferita a Roma per
poter continuare gli studi, ospite di amici di famiglia. Già allora però
avevo l’ aspirazione di fare la giornalista sportiva, ma ero ben consapevole
delle difficoltà che avrei incontrato per iniziare una carriera del genere,
soprattutto perché una donna in questo ambito viene guardata con forte
diffidenza. Ho così sfogliato le ” Pagine gialle ” per cercare i numeri
delle redazioni più importanti per poter avere un colloquio con i rispettivi
direttori.
La prima esperienza in un quotidiano nazionale la svolgo a ” Il Tempo “,
dove un caporedattore Erminio Iattarelli mi affida il compito di occuparmi delle
lettere sul cani del canile di Porta Portese. Approdo poi a ” Agenzia Italia
“, ” Paese sera ” e ” Momento sera “.
L’incontro con Mino Doletti mi porta poi a specializzarmi nello spettacolo, ma
la paga di quel tempo è piuttosto modesta. Occuparmi di spettacolo mi dà la
possibilità di frequentare luoghi prestigiosi, come il Teatro delle Vittorie
a Roma e di fare la conoscenza di personaggi illustri, come la grande Mina.
Continuando su questo filone, ho la possibilità di lavorare in altre
riviste femminili, come ” Sogno e ” Gioia ” e di conoscere Maurizio Costanzo, a
quel tempo a “Grazia”.
Rientro a Imola, poco prima della morte di mio padre, dopo essermi sposata, e avere avuto il mio primo figlio ed essermi separata .
L’incontro con Pirazzoli , un giornalista sportivo del Resto del Carlino mi permette di iniziare una collaborazione con il quotidiano per il quale mi occupo della cronaca della città, ma mi invento
anche altri incarichi: nomino ad esempio la “parrucchiera del mese”, il
“nipote del mese” con lo scopo di vendere il maggior numero possibile di
copie del giornale. A quell’ epoca il caporedattore dello sport era Italo
Cucci, che mi dà il compito di tradurre le agenzie delle Olimpiadi “.

Nel corso della sua carriera si è però occupata soprattutto di Milan. Come è
riuscita a farlo?
” Nel ’73
 succede la svolta della mia carriera: in un colloquio con mia
madre faccio infatti una battuta che ha il sapore di una sfida con lei, ma
soprattutto con me stessa, e le dico: ” Vado a farmi assumere alla Gazzetta.
Voglio diventare una giornalista sportiva “. Per realizzare questo obiettivo
mi viene in aiuto Gino Sansoni, editore di ” Diabolik ” e di ” Forza MIlan
“, che mi porta allo stadio ad assistere a Milan – Rapid Vienna. Durante
l’intervallo della partita Sansoni mi presenta Mottana, allora direttore
della ” Gazzetta dello Sport “, che si mostra però piuttosto indifferente
all’incontro e mi considera a malapena. Io allora rimango molto dispiaciuta
di fronte a questa reazione, mi arrabbio moltissimo e, anche in modo
indisponente, sbotto e gli chiedo ” Mi dica lei allora cosa deve fare una
donna che vuole diventare giornalista sportiva. Mi metta alla prova, mi dia
anche il compito più difficile e io lo farò. Se poi non sarò in grado,
allora non le chiederò più niente”. Mottana allora mi fissa un appuntamento,
ma dopo averlo fatto si era già pentito, e mi avverte dicendomi che in un
mondo come quello del calcio non c’è posto per le donne. Questo provoca in
me una forte delusione, divento rossa in volto e iniziano a scendermi sulle
guance delle lacrime; così Mottana, commosso da questa reazione, mi affida
un compito che si presenta subito piuttosto arduo: intervistare il capitano
del Milan di allora, Gianni Rivera, che non parlava da ben sei mesi con i
giornalisti, e ancora meno voleva essere disturbato dalle donne. Per cercare
di scoraggiarmi ulteriormente, il direttore, prima che lasci il suo ufficio,
mi dice di volere dall’ articolo fatti, soprattutto fatti nuovi, non cose
già lette più volte. Già dall’inizio l’impresa si rivela difficile da
realizzare, visto che Rivera si nega più volte al telefono, ogni volta con
una scusa diversa: prima è occupato, poi è appena uscito, etc. Alla fine
però il capitano del Milan cede e l’ intervista viene realizzata. Porto così
l’ articolo in redazione, ma per il responso devo attendere ventiquattr’
ore, durante le quali, per sconfiggere l’ansia, cerco di tenermi impegnata
il più possibile e di distrarmi. L’ articolo esce il giorno dopo, domenica,
quindi il giorno in cui il quotidiano sportivo viene più venduto, a pagina
3, cioè la più importante, e occupa ben nove colonne. Questo mi fa sentire
particolarmente importante e mi chiedo, in modo quasi compiaciuto e con un
pizzico di vanità, come abbia fatto fino a quel momento il mondo del
giornalismo sportivo a sopravvivere senza di me. La mia aspirazione più
importante, quella di potermi realmente considerare una giornalista
sportiva, sembra quindi raggiunta. Per tutto questo, come in tutte le cose
della vita, c’è però un prezzo da pagare. Si diffondono, infatti, numerose
voci per poter giustificare l’intervista che ho realizzato con Rivera, tanto
agognata dai più blasonati colleghi maschi. In diversi giornali dell’ epoca
si ipotizza così che fossi l’ amante del giocatore o di altri uomini
importanti, voci, superfluo commentare, assolutamente infondate. Grazie a quest’ intervista
inizierò a occuparmi del Milan, seguendo la squadra in moltissime trasferte e
negli allenamenti che si svolgono al centro sportivo di Milanello. La mia
carriera da giornalista sportiva mi vede impegnata soprattutto nel calcio,
per cui nutrivo una forte passione, a parte qualche rara incursione in altri
sport nel caso di eventi particolarmente importanti e la mia partecipazione al Giro d’Italia.

A quell’ epoca però non c’erano donne che si occupavano di sport? Che tipo
di difficoltà ha incontrato?
” Le difficoltà che devo affrontare per poter lavorare in un mondo come
questo, infatti, sono però solo all’ inizio: quando vado negli spogliatoi
delle squadre per poter realizzare le interviste del dopopartita con i
giocatori, cosa consueta per i colleghi maschi, i carabinieri mi bloccano e
mi impediscono di entrare, addirittura coprendomi gli occhi con la mano, e
affermando che in quel luogo non era possibile l’ accesso alle donne, ma io
mi faccio forza e mi difendo dichiarandomi appunto giornalista sportiva.
In una trasferta a Milanello, Nereo Rocco, allora sulla panchina rossonera,
vedendomi arrivare, mi domanda come mai mi trovassi là, dicendomi, con il
suo celebre accento triestino, che quello non era un luogo per donne,
  alle quali non era concesso entrare perché
avrebbero potuto far perdere la concentrazione ai giocatori. Oltre a questo
devo sopportare lo scetticismo da parte degli addetti ai lavori, che
ritengono che una donna non possa lavorare in questo ambito perché poco
competente e capace di fare sempre solo le stesse domande.
La Gazzetta pensa sia giusto dopo avermi dato le prime pagine e titoloni a nove colonne, mettermi da parte, anzi annullarmi. Sono dunque obbligata a far causa alla rosea, riesco a vincere
sono  riassunta, dopo che l’amministrazione mi aveva offerto una grossa cifra per convincermi ad abbandonare il giornale. E la mia guerra per farmi accettare continua.

Oltre alla ” Gazzetta ” ha svolto anche altri incarichi?
” Successivamente torno a collaborare con la Rai, dove avevo già
precedentemente lavorato, esperienza che mi riempie di entusiasmo perchè la
televisione mi permette di esprimermi a tutto campo.
In quel periodo stava nascendo Canale Cinque, allora chiamata TeleMilano, e
Ludovico Peregrini, meglio conosciuto come ” signor no ” in quanto notaio nei giochi a premi
di Mike Bongiorno, mi porta a conoscere il grande Mike che mi ha insegnato
praticamente tutto sul mondo della Tv. Con lui mi sono occupata
di spettacolo nella trasmissione ” Superflash ”
Nella mia esperienza televisiva nell’ambito dello sport conduco il primo
rotocalco sportivo, ” Bar Sport “, un’ ora settimanale su Telenord Italia e
sono così la prima donna a presentare un programma che si occupa solo di
sport.
Nel 1984 decido però di dimettermi dal mio incarico alla ” Gazzetta dello
Sport “, scelta dettata soprattutto dalla volontà di poter stare
maggiormente vicina ai miei tre figli e di potermi occupare più da vicino della
loro crescita ed educazione. Le apparizioni in televisione, infatti, mi
portano via meno tempo, visto che si limitano semplicemente al momento della
messa in onda della trasmissione, al momento del trucco che la precede e a
qualche ora di preparazione degli argomenti da trattare. Lavoro poi in altre
emittenti televisive, tra cui spiccano gli incarichi a Telemontecarlo e
Odeon Tv, dove porto nel calcio qualcosa di veramente innovativo. In quest’
esperienza televisiva uso il linguaggio dei calciatori per poi trasformarlo
in immagini figurate. Un esempio di questa novità è l’invito ai calciatori:
” Andate alla guerra? E allora Travestitevi da soldati… “. La mia
esperienza lavorativa non si limita però solo alla carriera giornalistica,
ma scrivo anche dei libri, soffermandomi sulla mia esperienza di donna che
ha tanto faticato a emergere in un mondo pieno di pregiudizi verso l’
universo femminile.

Che tipo di studi ha fatto?
” Non ho raggiunto la laurea, ma ho comunque svolto una carriera che
definisco più che brillante, di cui mi ritengo soddisfatta in pieno. Ho
frequentato il liceo classico, la scuola per interpreti, poi il liceo
linguistico e infine ho conseguito il diploma alla scuola magistrale. Ho
iniziato il magistero di filosofia ( allora non esistevano le scuole di
giornalismo ), senza però terminarlo, privilegiando l’ esperienza sul campo
e spinta dalla forte volontà di lavorare e poter dimostrare la mia bravura “.

C’è qualche lato negativo che ritrova nella sua esperienza?
” Se dovessi però trovare un lato negativo nella mia esperienza, devo però
riconoscere che la mia passione per il calcio mi ha fatto soffrire molto di
solitudine e ho all’ inizio dovuto combattere con le ironie di chi non
condivideva le mie idee, ritenendo una donna poco adatta ad occuparsi di
argomenti del genere. Mi è capitato più volte nella vita di tutti i giorni
di sentirmi anche emarginata: nelle cene tra amici non potevo discutere con
i maschi di calcio, come mi sarebbe piaciuto, perché sarei stata guardata in
modo strano, ma non mi sentivo a mio agio nemmeno tra le donne, che
parlavano di ricamo e arrosti, argomenti di cui non mi interessava e verso i
quali non mi sentiva nemmeno particolarmente ferrata. Questo non mi ha
impedito comunque di conservare appieno la mia femminilità, senza fare
rinunce nella mia vita privata. Mi sono infatti sposata, separata e ho avuto
tre figli, che hanno comunque sempre avuto la priorità su tutto e
per loro ho rinunciato ad avanzamenti di carriera che sicuramente avrei
potuto ottenere. Anche la decisione di dimettermi da un incarico importante
come quello di redattore inviato alla ” Gazzetta ” è stata dettata da questo, ma non mi sono mai
pentita “.
Per quanto riguarda la mia vita privata, ho speso molti soldi per tate, baby
sitter e donne di servizio per poter supplire alla mia lontananza da casa e
ho più volte sentito i compiti dei miei ragazzi al telefono, visto che non
ero presente per poterglieli correggere. Comunque non sono mai stata via di
casa per più di due giorni la settimana e la sera ero sempre a casa per l’
ora di cena, visto che le donne giornaliste non avevano l’ obbligo di fare il turno di notte “.

Se dovesse tracciare un bilancio della sua vita?
” La mia vita è stata bella, ma faticosa, una vita in guardia, sempre in
difesa, pronta all’ attacco, senza padroni nè padrini, senza santi in
Paradiso, senza conoscenze ( non provengo da una famiglia ricca, mio
padre aveva un’ autoscuola) nè raccomandazioni. Con la fine del mio
matrimonio e i figli grandi ora mi ritrovo senza un lavoro,
tra un anno andrò in pensione e svolgo una vita tranquilla. Scribacchio solo
qualcosa in rete, il sabato e la domenica mi godo qualche weeck end in barca con il mio compagno,
e dato che sono nonna  da poco, mi dedico alla cura del mio nipotino.
Sono convinta che ci sia un tempo per tutto, ora non avrei più nè la
voglia nè la forza per andare dietro a una squadra e mi ritengo soddisfatta
di quello che ho fatto sinora”.

Ci può raccontare un aneddoto della sua carriera che le è rimasto impresso?
” Quando lavoravo alla Gazzetta non potevo rispondere al telefono, sia che
cercassero i miei colleghi maschi sia che cercassero me. Mi era proibito di
farlo e questo perché i colleghi maschi non volevano creare possibili
fraintendimenti con le loro mogli che sapevano lavorassero in un ambiente
pieno di uomini e non erano quindi a conoscenza della mia presenza in
redazione”.

 

 Qual è stata la più grande soddisfazione che ha ottenuto nel corso della sua
carriera?
” Mi permetta un attacco di vanità: credo che l’ importanza del mio lavoro
sia testimoniata dal fatto che l’ ex Presidente della Repubblica,
Francesco Cossiga, mi ha nominato Cavaliere della Repubblica per meriti
professionali, per aver aperto alle donne una strada che, fino al mio
arrivo, era prettamente maschile “.


Nel periodo in cui lei ha scritto il libro che più di tutti racconta della
sua esperienza, “Una donna in campo”, Gino Sansoni, figura molto importante
per lei, ha scritto:


” Rosanna Marani ha rappresentato un caso nella storia del giornalismo. In
un’epoca di rivalutazione della donna, non sembra più anacronistico nulla. E
la Marani è riuscita, in breve, ad inserirsi nel mondo del giornalismo
sportivo, caso più unico che raro. Infatti è stata la prima a specializzarsi
nel calcio. suscitando scalpore e curiosità, Ma al di là del chiasso, della
novità, ha potuto dimostrare che una donna, pur violentando un certo buon
numero di «sacre» tradizioni, può, e come, muoversi a suo agio anche nel più
difeso tempio maschile: il calcio. A poco a poco si è creata, senza per
questo perdere la sua prorompente femminilità, un vasto raggio di azione.
Lavora alla Gazzetta dello Sport, il massimo quotidiano-vangelo sportivo, da
circa un anno. Prima ha acquisito una vasta esperienza, avendo cominciato a
Roma con collaborazioni ai vari settimanali sportivi, in altri
settori:cronaca cosiddetta rosa, di cui si è stancata abbastanza presto per
il tipo frivolo e pettegoliero. « Come quello – dice – di certi miei
colleghi sui generis; perché giornalista si nasce, chi ne ha l’animo, e
molto difficilmente lo si diventa scrivendo banalità e così via ». Per due
anni è stata, diciamo, « abusiva » e, quindi, sfruttata… E ciò avveniva a
Bologna, giocava in casa, si può dire, essendo nata a Imola molti pochi anni
fa, ventisei per l’esattezza. Il lavoro svolto, anche allora, fece
abbastanza scalpore perché fu la prima donna che ottenne il « permesso » di
impaginare in tipografia, il che le ha permesso di presentarsi a Milano con
una certa « cognizione di causa »; ed anche pronta a lottare. Perché non è
stato facile camminare tra mentalità troppe volte avvizzite ed
esclusivamente maschili. Comunque il suo posto se lo è onestamente meritato
e se lo tiene caro. Del passato ricorda volentieri l’ anno ininterrotto di
reportage per la nostra televisione. Un modo, a suo dire di giornalismo
sportivo. Dal futuro, vuole quello che sarà in grado di poter avere. Più o
meno tutto si augura. Questa è la sua prima esperienza letteraria. Un
tentativo anche di chi ha creduto in lei. Certo, se si pensa alla sua
giovane età, alla sua esperienza ( otto anni fa, un inizio precoce mescolato
agli studi di pedagogia e psicologia) viene veramente voglia di dirle brava.
Dall’ esordio in terza pagina della Gazzetta ai nostri giorni, ci corrono in
fondo soltanto la sua volontà, il suo entusiasmo, la sua preparazione e
questo libro: UNA DONNA IN CAMPO. “

 

Gianni Brera, uno dei giornalisti sportivi più importanti, ha curato la
presentazione di “Una donna in campo” e ha scritto:


PRESENTAZIONE di Gianni Brera
La Rosanna Marani è l’ultimo buon acquisto del giornalismo sportivo
italiano. Viene dalle Romagne, che sono molte, ma la sua Romagna è diversa
da tutte, precisamente come e quanto è diversa lei dalle romagnole, donne
fiere ed estroverse, diciamo pure brulle per schiettezza di toni e
robustezza di forme. Lei, la Rosanna, evoca a prima vista un titolo
dell’Amalia Guglielminetti. I suoi occhi sono grandi e languidi. Il visino è
delicato, d’un pallore che intriga a illazioni ingenue fino al sospetto.Ora,
nessuna astuzia è raffinata come questa di apparire debole e indifesa. La
Rosanna deve averlo capito dalla nascita. Il suo istinto è della gatta
trepidante e schiva. Mentre ti chini a tentare una carezza, lei ti applica
vampiretti metallici nei punti migliori, e ti sugge sangue e sentimento con
impercettibili moti delle labbra, battiti di ciglia lunghe e molli, sorrisi
così timidi da farti impettire nel medesimo istante in cui ti gioca.Non è,
si badi, la donnetta che mena il torrone per gabola. È così squisitamente
femmina che si lascia soltanto indovinare. E per intravedere la minima piega
della sua anima, ti garbi o no, devi mettere a nudo tutto te stesso. Avrete
notato che i campioni da lei intervistati le danno tutti del tu. Bene,
questa è perfidia autentica. Soltanto la più comune battuta di dialogo è la
sua vera invenzione. Eccomi inerme e docile a portata delle tue sgrinfie.
Avanti, mettile fuori e di botto mi coglierai come un tenero uccellino. Tu
esegui (jam dixi) e lei facilmente constata se queste famose sgrinfie le
possiedi per davvero.
Sembra nulla. È la prima offerta, magari accompagnata da teneri sospiri di
donna tutta immersa nella professione che adora. Le è venuto il ticchio, un
certo giorno, e ci s’è provata. Niente di sulfureo. Ritrattini innocenti,
inviti a denudarsi come sentimento comanda (« se mettre à nu» era
l’imperativo categorico e insieme la civetteria dei romantici veri) :
intanto la memoria annota secondo fantasia e imponenza di verità. Non una
frase forzata fuor dalla comune concinnitas di un dialogo alla buona. Chi le
resiste è un perverso, un frigido prevenuto, insomma, qualcosa che somiglia
pochissimo a un uomo.
Dio mio, si può mai rimanere indifferenti di fronte a così fragile creatura?
Ha il registratore, questo è vero: ma lo porta con sé per non tradire le tue
parole : avanti, fa’ che non girino a vuoto le rotelle dei nastri. Il
sorriso è più timido che invitante. Proprio in questi attimi ella ti applica
i vampiretti alle tempie, al costato, dovunque pulsi più celere e copioso il
sangue. Non appena te ne accorgi, nonché ritrarti, abbassi le corna ad
ariete. Non valgono sospetti, non ritrosie. Ti ha giocato, senti: e da che
sei in ballo decidi di ballare. Così, non conosco uno solo che abbia saputo
difendersi in decenza.


Quadro generale della carriera di Rosanna Marani:


Rosanna Marani, nata a Imola il 12-10-46, giornalista professionista dal
1973. Fino al 1984 redattrice de “La Gazzetta dello Sport”, prima
giornalista sportiva con la “rosea”. Ha collaborato con “Amica”, “Grazia”,
“Il Guerin Sportivo”, “Resto del Carlino”, “Tempo”, “Agenzia Asca”, “Momento
Sera”: (cronaca nera, sport, politica, spettacoli), “Madam Class”. · Rai:
-“Giorni d’Europa”, “7 Giorni al Parlamento”.  -“E ‘quasi
goal”. 1996 -“Il processo del Lunedì”. “Tv7.” -” TG3 Telesogni”.

Mediaset: “Buongiorno Italia”, “News”, “Wiva le donne”,
“Record”, “Superflash”, “Gli speciali”. Tmc: “Sport Show”, “Mondocalcio”,
“Tg”. Telenorditalia: “Bar Sport” Odeon Tv: “Forza Italia” Videosanterno:
“Tg”. Canale 31: “Number one”, “Number two”. Telelombardia: “Novantesimo
donna”. Antenna 3: “Marinasumagol”, “Cabrioflipper”, “Non solo bici”,
“Antenna tredici”, “Visti a Sansiro”, ” Speciali cronaca e politica”.
Telenova: “Fax 13”. Ha collaborato con numerose emittenti radiofoniche tra
le quali: Radiomontecarlo, Radio Milano International, Rai Stereouno,
Radionova, Radioiukeboxe. E’ autrice di tre libri: “Una donna in campo”,
“La testa nel pallone”, “L’anima del palio”


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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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