Da L’Anima del Palio 8° novella L’INNOCENZA


L’INNOCENZA

Il Palio del 1968 si dichiarava all’alba del Capodanno insonnolito come d’abitudine, quale Palio della riscossa per la Flora.

Già durante le feste di Natale il Capitano aveva convocato lo staff dei volontari per stringere un patto di rivincita contro la malasorte che imperava sorniona e guitta.

Nessuno si era tirato indietro, affermando la volontà di non indossare mai più i panni dei perdenti.

Le altre Contrade, San Bernardino, San Magno, Sant’Ambrogio, Sant’Erasmo, San Martino, San Domenico e Legnarello si davano da fare per comperare sottobanco tutte le chanches, facendo muro compatto contro la Flora.

E che diamine! La passione allora diventava traccia da seguire per rimettere le cose a posto con il guizzo della rivincita.

Il Capitano Angelo Cesati era sposato da diciotto anni con Rossella, una delle più belle Castellane che Legnano ricordi.

Avevano avuto tre figli, Giacomo, Gherardo e Alina. Venti, tredici e cinque anni.

Naturalmente Alina era meravigliosa. Alla sua nascita tutte le fate le avevano fatto omaggio dei loro doni più preziosi.

Che questo rapporto fosse felice era da verificare.

Fatto sta che Rossella era il collante di quella famiglia. L’amore che li univa al contempo li divideva.

Angelo non aveva coscienza della vita, rimandava a domani quello che invece le giornate lo supplicavano di fare subito.

Non che fosse indeciso o insensibile. Ma rifiutava nel modo totale di crescere, scegliere e quindi accettarsi.

Non era mai il momento per nulla se non per ordinare gli attimi in successione senza né privilegiarli, né selezionarli.

Casa e lavoro. E basta.

Avevano una specie di governante che non solo lavava e stirava e faceva da mangiare, ma dirigeva mettendo zizzania in ogni loro pensiero.

Un plagio con la complicità della politica del bisogno.

Angelo era un conservatore, prima di mettersi in moto, passavano mesi e poi, costretto, allora seguiva l’onda e i disastri che l’onda provocava.

Rossella, un caratterino, non voleva subire nessun ruolo preconcetto, desiderava invece reinventarsi ogni lato della sua personalità, sudando sette camicie per tagliare e cucire pregi e difetti.

Con l’esempio sperava di educare, non soltanto i figli ma anche il marito.

Era l’unica in casa, che metteva sulle righe la governante pur tentando di giustificare la sua isteria, con il fatto che era bravissima a spianare ogni piccola cosuccia quotidiana.

Rossella era compratrice di un grande magazzino e viaggiava spesso.

Pur essendo assente, era sempre presente con lunghe telefonate e rientri precipitosi.

Sì, correva dovunque e comunque non risparmiandosi mai.

Rifiutava soltanto di fare la casalinga per obbligo. Il suo compito, tutto da sola sopportava, era davvero gravoso.

Angelo non sì occupava e preoccupava di nulla ma in cambio dava soldi.

Ogni problema ha un costo, diceva, basta pagare e si risolve.

Di sé, della sua fatica, del suo sudore, del suo tempo, nulla. Una avarizia mostruosa e la coperta della ricchezza nascondeva così i conti dell’anima, insoluti che si ammonticchiavano come spazzatura.

Fino a quando la ricchezza si esaurì e Angelo si rinchiuse nel suo disagio, rifiutando addirittura ogni rapporto sessuale con la moglie.

Rossella accettò di andarsene, lasciando sotto bambagia i figli con quell’uomo che non stimava più e che aveva minacciato di chiuderle comunque i cordoni della borsa se avesse lottato per tenere i figli.

Meschino, rotolò nelle braccia della governante che finalmente poté debordare e farla da padrona.

Tanto fece e ottenne di lasciare fuori casa Rossella nonostante gli accordi della separazione e cercò di allontanare i figli dalla madre, calunniandola a dovere.

I figli scoprirono il subdolo gioco, si ribellarono e mollarono casa, governante e padre.

Durante il Palio, Angelo e Rossella si rividero.

Rossella aveva giurato di prendere le distanze dal dolore e di lasciare che Angelo si accollasse i pesi della solitudine da lui perseguita con la inazione.

Ma le fece compassione e pregò i figli di andare ad abbracciare il padre.

Fu straziante rendersi conto che quei figli dimostrarono per Angelo un disprezzo e una indifferenza persino troppo crudele.

Rossella non avrebbe mai voluto vendicarsi con quel trionfo d’amore per lei, tributatole dai figli, ma dovette accettare quel riconoscimento del destino.

Tese la mano ad Angelo cercando di mediare la sua superiorità con l’umanità che in ogni caso le premeva dentro.

Angelo strattonò Rossella urlandole in faccia volgarità indicibili, aveva la voce roca dello sconfitto e, incapace ancora una volta di guardarsi dentro e trarre dalle sue risorse, non era stupido, solo refrattario ad ammettere i propri incolmabili vuoti, l’umiltà, per non ripetere gli errori della sua esistenza.

La colpa della frattura con i figli si doveva attribuire solo a lei.

Lui ne avrebbe fatto a meno dei figli, come se si potessero cancellare i semi sbocciati che non sfioriscono mai, avendo impresso nei petali, quali genitori, il colore dell’immortalità.

Ne avrebbe fatto a meno dei figli, sposandosi con una donna, quella sì una donna e mettendone al mondo altri, quelli sì figli, solo suoi e devoti e riconoscenti e beneducati!

Una sola Contrada è felice alla fine della corsa e sette piangono.

Piansero tutte invece quell’anno.

Alina terrorizzata dallo sproloquio del padre e dall’annichilimento della madre, scappò dalle sue mani e corse lontano.

Imboccò un cancelletto aperto e si ritrovò nel campo proprio mentre i cavalli si ergevano, magnifici, sotto lo sforzo del galoppo verso il traguardo.

La gente eccitata stava urlando i nomi dei suoi beniamini e da lontano non si accorse subito di una vestina bianca che si alzava sotto la spinta dello spostamento d’aria.

Alina fu calpestata dagli zoccoli arroganti del cavallo che guidava in quell’attimo il Palio.

Fu sollevata in alto come un aquilone a cui avessero teso uno spago molto, molto lungo.

Fece una piroetta, inerte, orribile, sgraziata.

Sbatté le braccine al suolo mentre la vestina bianca, stracciata, impolverata, rosseggiava.

Un silenzio gonfio di orrore costrinse tutti ad alzarsi in piedi.

Solo i cavalli trascinarono i rumori di una festa in cui gli invitati prendevano commiato scappando senza voltarsi indietro.

Il Palio fu sospeso, Rossella abbracciò per l’ultima volta Alìna, carezzandola come solo una bambina riesce a fare con la sua bambola quando si immagina grande, prima di essere portata via, dolcemente da quello orrendo, straziante spettacolo.

Impazzì poi, nel tentativo di cancellare dalla mente quel ricordo.

Rossella avrebbe sempre avuto memoria dei suoi tre figli e di quel Palio che la costrinse a regredire nel limbo dell’incoscienza regalando ad Angelo una statura finalmente stabile.

Angelo non poté infatti fare a meno di diventare, a quasi cinquant’anni, uomo e crebbe i suoi figli senza l’aiuto di nessuna governante, dopo aver preso a calci in culo quella che aveva avuto.


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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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