Da L’Anima del Palio 5° novella LA FEDE


LA FEDE

La Flora in Palio del 1965 doveva lavare l’onta dei pettegolezzi e delle maldicenze che si susseguivano senza sosta dall’anno precedente, per una storia di tradimenti.

Stefano Ravasi, il Capitano era deciso a riportare la gara entro i limiti del buon gusto e signorilità, una volta per tutte.

Infatti la Castellana Anna, stranamente bruttina, piccola, dalla sensualità spigolosa, rigida, anzi meccanica, aveva perso la testa per un Contradaiolo, Giordano votato però a sua moglie.

Lui, pur essendo cresciuto nella tana del matrimonio da solitario, senza verifiche per i suoi palpiti, ma soltanto progredendo nell’età, aveva deciso di mantener fede alla sua scelta.

Aveva pronunciato un sì, e costasse anche rinnegare la sua luce, sarebbe morto con quel reiterato, idiota, sì detto alla moglie.

Bisogna dunque stabilire come si regge una unione, quali spire soffocano la libertà e mantengono, invece cementato un respiro a quattro polmoni. Fosse amore che si rinnova sarebbe comprensibile!

Invece l’abitudine, il gesto automatico nel trovar le calze in quei posto e il cappello nell’altro, nel conoscere la fine, sempre prevedibile, del discorso, patendo d’altronde la mancanza di vitalità, è il metallo della fede nuziale.

Ci si scanna dopo qualche tempo, ci si odia. Ci si allontana, ma si resta insieme.

Si prevarica la debolezza altrui, si piega la sofferenza della morte profonda e della vita apparente pur di non lasciare la via vecchia per la nuova.

Giordano consapevolmente rinunciava a mordere le sensazioni anche se le cercava, per seguire la sua natura avventurosa.

Lui non aveva niente altro che spicchi di sé da offrire, senza regalarsi per onorare la dedizione ad un altro essere umano da proteggere e ritrovare simile nella propria allegria..

Anna si sentiva immensamente bella quando attirava l’attenzione di Giordano. Non capiva però di quale pasta fosse fatto l’uomo.

L’uomo?

L’ometto, l’omuncolo che non prendeva mai decisioni, che aspettava la risoluzione del problema dopo averlo scansato, deposto, nascosto, accantonato, differito.

Gli ostacoli quotidiani erano palle da bowling e lui il birillo da centrare. Mai una volta che cadesse in strike, colpito dalla responsabilità della scelta.

Probabilmente non ricordava affatto come era stato in posizione fetale, lui era venuto al mondo già con le gambe piegate al dribbling.

Ed era gioco forza che fossero gli altri a selezionare per lui, a programmare per lui, a pensare per lui, a vivere per lui.

Questo era il suo fascino. Se fascino può essere l’egoismo più volgare che dietro all’insulso sorriso cela la caduta e non il volo.

Le facenti funzioni del vice quando il titolare è sempre in viaggio.

Anna, tanta confusione, tanta nebulosa insicurezza da renderla incompiuta, trovava in Giordano l’attesa dell’evento spettacolare.

Scambiava la vigliaccheria e l’inazione per punti di forza.

Cascasse il mondo, Giordano era in piedi.

Fu amore insano come tutte le specie d’amore che appagano i bisogni e non si alimentano solo d’amore.

Stefano Ravasi aveva la testa distratta dalle corna di Giordano con Anna ai danni di Ilaria, la moglie.

I giorni  passavano senza che fosse deciso niente in vista dei Palio. Fino a quando intervenne il Cavaliere Pietro Giustiniani che scosse Ravasi dal suo torpore, dicendogli di pensare ai fatti di Contrada e non a quelli di Anna, Ilaria e Giordano.

In fondo erano vaccinati, che se la sbrogliassero da soli.

In tre quindi in compagnia, potevano divertirsi a gorgheggiare sopra le righe del loro spartito.

Il fatto è che Anna era la sorella di Ravasi e insomma, l’onore familiare era offuscato mica poco.

Anna chiese a Giordano un incontro decisivo. Voleva mettere alla prova i suoi legami con il matrimonio e le sue possibilità di infilare scarpe nuove per camminare con lei.

Anna era stranamente brutta anche se si sentiva immensamente bella quando Giordano la guardava.

Non poteva sottolineare alcuna virtù, essendo così superficiale e capricciosa da perdersi in lamenti continui piuttosto che imparare a sacrificarsi per essere una persona.

Rimaneva brutta perché, amando male non amava affatto e non poteva quindi trasfigurarsi.

Neppure nei ricordi fragili ma non inutili.

Giordano accettò di vedere per l’ultima volta Anna poiché aveva deciso di rientrare alla base, visto che Ilaria era stata avvertita dalle solite voci, che non si fanno mai i fatti propri ma solo quelli degli altri, che il marito aveva una tresca.

Anna si era dovuta confidare con il fratello per alleggerire la coscienza, in fondo lei non era legata a nessuno e poteva coltivare l’idea di far divorziare Giordano.

Ravasi le suggerì di lasciar perdere, ma con poca convinzione.

Anna e Giordano si diedero appuntamento vicino al galoppatoio. Quello che si dissero lo sanno solo loro.

Di certo Anna presentò un certificato medico che accertava il suo stato di gravidanza e questo fu il segno di una maledizione che Giordano non voleva accettare e che proprio da quel momento lo fece uscire di senno.

Lui, sposato da dodici anni con Ilaria, aveva sempre desiderato un figlio.

Forse sarebbe stato anche un buon padre, ma la moglie mal sopportava l’idea di gonfiarsi per mettere al mondo un erede.

Troppo dolore, troppa fatica, troppa responsabilità.

Troppo coraggio.

Giordano implorò Anna di abortire, le avrebbe dato tutto quello che possedeva. Ilaria, ricca di suo, teneva i cordoni della borsa stretti sui desideri di Giordano e questo affronto non lo avrebbe mai potuto sopportare.

Lei la figlia dei notabili della cittadina, la figlia dei salumi e dei garages e delle macellerie Lettami, no, non poteva essere messa da parte come una qualsiasi donnetta del popolo.

Anna non placò la sua furia e giocò quella squallida carta con sarcasmo, senza sapere che con quel cappio si sarebbe impiccata da sola.

Venne il giorno del Palio. Giordano, Ilaria e Anna si incrociarono.

Anna si avvicinò a Ilaria e l’apostrofò con malagrazia.

Le disse che si scopava il marito da cinque mesi.

Ilaria storse il naso ritenendo impossibile che quella bruttezza fosse stata apprezzata da Giordano, anche se non era sincera con se stessa quando si rifletteva nello specchio.

Giordano negava e sudava rimorsi.

Anna mostrò il certificato. Ilaria rise beffarda pronta a coprire le magagne del suo matrimonio con l’ipocrisia tanto comoda a chi si nega i cinque sensi.

Anna estrasse una pistola e sparò a Giordano mentre cavalli sbuffavano pronti a tagliare il filo di lana.

Giordano riuscì a scappare in campo, perdendo la vita che non aveva mai vissuto.

Ilaria prima inebetita, poi succube di quell’orrore che la eccitava come una liberazione placcò Anna che buttata a terra, ululava rabbia incontrollata.

Giordano intanto rotolava sotto le zampe di Fero, il cavallo della Flora che stava vincendo il Palio.

Fu un groviglio, il fantino, Fero e Giordano si ritrovarono pestati e calpestati dal galoppo degli altri cavalli.

Si salvò Fero, si salvò dopo lungo coma il fantino.

Giordano era praticamente spirato sul traguardo.

Anna in prigione partorì Gioia una femminuccia tanto bella da sembrare una principessa.

Scontò meno della pena inflittale, giacché Ilaria le mise a disposizione i migliori avvocati del momento, che appigliandosi a cavilli e codicilli, la fecero uscire per buona condotta.

Ilaria accolse in casa Anna e Gioia e mai più nessun uomo penetrò in quel gineceo.

A parità di dolore, meglio patir da  femmine che da maschi.


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Informazioni su Rosanna Marani

@RosannaMarani Per sapere chi sono stata http://it.wikipedia.org/wiki/Rosanna_Marani http://www.storiaradiotv.it/ROSANNA MARANI.htm Per sapere chi sono...chiedimelo Il mio motto Voglio essere ieri fino a quando non saprò chi sarò domani, mentre imparo chi sono oggi!
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