LETTERA AI MIEI CARI
PER ELENA
Natale 2003
Benvenuta giovane signora nel circo…massimo della nostra famiglia.
Non ti crucciare se a volte non ci capisci, non ti spaventare se a volte alziamo il tono della voce.
E’ per non perdere del tutto quel mistero che rende ogni persona unica e irripetibile, è per farci sentire dal mondo: ci siamo e vogliamo esserci.
E una esperta in comunicazione come te, non poteva non trovare la voce, i gesti, gli sguardi, le parole per farsi capire ed accettare.
Salta in groppa a questo destino pazzo come un cavallo pazzo che ti ha incatenato con le sue briglia a noi, salta in groppa e fallo galoppare usando il frustino, se serve quando serve e la carota quando è necessario.
Pensa alle origini del ceppo che stai aspettando di forgiare, che si culla ancora beato nel tuo pancione.
Parte da Roma una trentina di anni fa (sono 33 o sbaglio?) quando una giovinetta ed un giovinetto si sono innamorati esattamente come te e tuo marito, mio figlio Gabriele, si sono fusi per dar vita e luce alla speranza dell’amore.
Che fatica, che peso, che soddisfazione, che responsabilità!
Grazie per rendermi per la prima volta nonna.
Grazie per stare vicino a mio figlio, grazie per aver reso Gabriele uomo, il bell’uomo che è diventato.
Grazie per avere smussato l’umanità, a volte ombrosa, a altre volte spigolosa del mio figliolo.
Gli hai regalato due traguardi ( e magari anche trampolini di..lancio), basilari di una vita degna di essere vissuta: il matrimonio e la paternità.
Due ruoli che stanno sbocciando e su cui dovrai continuare a vigilare, perché è compito di noi nutrici, governare le tempeste degli uomini.
Io ahimè, spesso ho fallito, ma mi dono come giustificazione che sono stata un autodidatta.
Solo dai libri ho potuto imparare a coniugare pensiero e ragione, non ho avuto una voce maestra che mi indirizzasse a svoltare a destra o a sinistra.
Ad arretrare, ad avanzare. A stare immobile.
Ed ho sbagliato: il libro non parla, suggerisce.
Sei uno scricciolo di forza e di coraggio.
Importanti sono i valori che lasci trasparire dal tuo modo di essere.
Custodiscili sottochiave, non lasciarteli rubare da nessuna solitudine. Da nessun dolore.
La pena necessaria per ricostruire la propria dignità, fa male come un chiodo che si conficca nel piede scalzo.
Tutti i nodi che vengono al pettine, quando in un amen, l’intera ricerca del significato di una vita si ferma a contemplare il suo passato, quando il tempo presente è più corto del tempo futuro e non c’è più molto tempo per essere ancora in tempo, strappano i capelli ormai tinti.
Per non sentire lo strappo allora si ha bisogno di una carezza.
Vuoi farmela?
Ti voglio bene. Ti voglio tanto bene.
Tua suocera
